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| Phnom Penh |
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| Itinerario 1 Nella terra dei Naga Testo e foto di Federica Lipari Punto di partenza: Siem Reap Punto di arrivo: Bangkok Lunghezza: ca. 350 km Durata: 6 gg. Mezzo di trasporto: bus locali; traghetto; auto o moto a noleggio Difficoltà: nessuna Prezzo: 600 euro circa (in bassa stagione e senza volo aereo intercontinentale) C'era una volta il sovrano del grande regno dell'India, Addicavan. Egli aveva affidato la difesa delle frontiere del suo prezioso regno al figlio primogenito Prah Thon, principe di grande valore, che difese il regno del padre dall'invasione delle tribù d'oltre confine. A causa della guerra il principe stette lontano dal regno molti anni e, quando seppe che si tramava per escluderlo dall'eredità, tornò alla testa del suo esercito. Ma trovò ad attenderlo le guardie di suo padre e fu mandato in esilio con i suoi seguaci e con le loro famiglie. Fuggirono verso est, navigarono per molti giorni, finché giunsero in un vasto golfo circondato da montagne e lì approdarono e costruirono una città. Poco più al largo c'era un'isola sulla quale si ergeva un albero maestoso. Durante i periodi di secca il mare si ritirava ed era possibile raggiungere l'isola a cavallo: qui si organizzavano fruttuose battute di caccia. Ma quando il mare riprendeva la terra l'isola tornava distante e Prah Thon la osservava da lontano rimpiangendo il suo regno. Fu durante una di queste battute sull'isola che il principe esule, passeggiando sotto il grande albero alla luce del plenilunio, scorse una bellissima fanciulla danzare nel cielo circondata dalle sue ancelle. Voleva sposarla, ma lei gli disse che doveva ottenere il consenso del padre, perciò gli ordinò di ritornare al prossimo plenilunio. Prah Thon obbedì e tornò qualche tempo dopo. La fanciulla ricomparve e lo condusse sulla riva del mare. Le acque si misero a ribollire impetuosamente e di lì a poco emersero le nove teste di Bhujang Nagaraja, il re dei Naga, Signore del mare e di tutte le profondità della terra. Egli concesse la mano di sua figlia Dharavatti al principe Prah Thon. Poi chiamò a raccolta tutta la sua corte, comparvero centinaia di Naga che si misero a bere tutta l'acqua circostante, da lì emerse una terra che Dharavatti portava in dote a Prah Thon: la terra di Cambogia. In cambogiano tonlé vuol dire "fiume" e grande si dice thom: Tonlé Thom è il Grande Fiume, il Mekong, il cui lavoro paziente durato migliaia di anni ha dato origine alla terra su cui si trova l'attuale regno di Cambogia. Il Naga è la raffigurazione simbolica del cobra a tre, cinque o sette teste. Nella tradizione dravidica è il Signore delle profondità subacquee e sotterranee e gli artisti khmer lo hanno immortalato nella pietra dei famosi bassorilievi di Angkor. I Naga sono i geni dell'acqua, portatrice di vita, sono i detentori della Sapienza e difendono la meditazione dei mistici. Primo giorno: Siem Reap - Tonlè Sap - Siem Reap Arriviamo in Cambogia provenienti dal Laos e Siem Reap è la nostra prima destinazione. Fino al 1998, anno in cui è morto Pol Pot, erano ammessi nel Regno di Cambogia solo turisti provenienti dall'universo comunista: cinesi, russi, cubani, cechi, vietnamiti. Adesso arrivano un po' da tutto il mondo. In pochi anni nella piccola Siem Reap gli alberghi sono saliti da 3 a 100, più una quarantina di guesthouse. Tempi moderni: e qui intorno costruiscono ancora parecchio. Abbiamo mezza mattinata libera e ne approfittiamo per visitare la città che ha sconfitto i siamesi: questo significa Siem Reap. Lavori in corso lungo le strade: si scavano veri e propri tunnel per ospitare i sottoservizi, per fortuna non si tratta più di trincee belliche. La strada è polverosa e trafficata, fa anche molto caldo, 35°, e c'è molta umidità. Imbocchiamo un primo mercatino, un po' dimesso e in chiusura. Poi proseguiamo su quella che ci sembra la strada percorsa con l'auto al nostro arrivo. Polvere, sole e caldo. Ecco il mercato centrale: entriamo senza indugio. Subito si fa penombra e un odore penetrante di cibo ci assale. File di salsicce e pesce essiccato, frutta, verdure, fiori. I venditori stanno seduti al centro della loro stuoia o si dondolano sulle amache. Una donna con il bilanciere posato sulle spalle fa il giro del mercato portando da bere. Ci sono anche parecchi mendicanti. Pesci ancora vivi guizzano nelle vasche prive d'acqua, il vociare rimbomba. Le banconote vengono appoggiate sulla merce, l'acquisto finisce in una sportina di plastica. Artigianato, carne, verdura, tessuti: tutto si mescola in un turbinio di voci, volti, odori. Il mercato ha un impianto a quadre, ma dopo un po' di giri ci si perde comunque. Pranziamo in un locale gestito da corsi dalla faccia dura, l'aria dei colonizzatori che sfruttano la popolazione locale, in tutti i sensi. Soprattutto le donne. Il pomeriggio prevede un giro sul lago Tonlé Sap (10 USD a testa per il giro in barca da pagare a una specie di posto di blocco ufficiale). Ma prima di arrivare Soo, la nostra guida, ci fa fare due passi attraverso un villaggio alla periferia della città. Case su palafitte emergono dai banani, sentieri in terra battuta rossa, bambini seminudi. Polli, chiocce e pulcini, neonati a bagno nelle tinozze. Molti lavorano il pesce per venderlo al mercato e, sorpresa, ci sono anche qui norie come in Siria. L'acquedotto è un po' più rudimentale, in legno, con pignatte come raccordo tra un tubo e l'altro. In una scuola alunne in divisa bianca e blu saltano all'elastico durante la ricreazione. Di fronte alle case c'è un tempietto piccolo e colorato, qui si pratica un buddhismo con influssi induisti. Sotto le palafitte le amache per il riposo pomeridiano. Risaliamo in auto e percorriamo un sentiero che attraversa una foresta di intricate e polverose mangrovie. Non sembra, ma siamo sul fondo del lago: adesso c'è poca acqua, 3.000 kmq con una profondità di 3 metri scarsi, ma nella stagione della pioggia la superficie lacustre raggiunge i 10.000 kmq e la profondità i 12 metri. Le palafitte qui sono molto malandate: il villaggio è poverissimo, non c'è elettricità, solo alcune pompe per l'acqua. La mortalità infantile in Cambogia è del 10 per cento, le cure mediche sono in mano ai privati. Il lago è una città galleggiante, c'è anche una chiesa cattolica, i numerosi bambini (ogni famiglia ne ha 5 o 6) giocano navigando in tinozze di metallo. Ci sono vivai per il pesce gatto. Un pescatore ha appena catturato un serpente marino lunghissimo, sembra un boa, e lo esibisce orgoglioso. Il villaggio dei pescatori sul Tonlé Sap si sposta secondo la stagione, quando c'è più acqua raggiunge le pendici della collina. C'è solo un approdo qui, con un piccolo museo di pallidi pesci che sembrano marinati. Gli abitanti sono in parte khmer e in parte vietnamiti rifugiatisi qui durante la guerra. Non corre buon sangue fra loro. Torniamo a Siem Reap nel caldo e nella polvere sollevata dai torpedoni di turisti cinesi e thailandesi mentre i bufali si abbeverano nei rigagnoli del lago. Capita di incontrare donne in età, rasate e con una veste bianca, simile ai bonzi. Sono monache; raggiunti i 60 anni e terminati gli impegni legati ai figli e alla famiglia molte donne decidono di seguire questa via. Visitiamo infine una scuola professionale, appena all'ingresso di Siem Reap, che raduna ragazzi in situazioni disagiate e insegna loro un mestiere. Lavorano il legno, la pietra, le stoffe. Purtroppo il negozio annesso non rispecchia la spontaneità del loro lavoro, l'atmosfera da boutique e le insegne che avvisano i clienti della possibilità di acquistare con carta di credito ci allontanano subito. Ci riprendiamo dal caldo con una sosta (Hotel Casa Angkor, Oum Khun Street, Svay Dangkom, a 5 min. a piedi dal centro; 40-45 USD a camera), poi per cena cerchiamo il lungofiume. Ci imbattiamo in un ristorantino raffinatissimo dove tutto viene servito dentro foglie di banano: pesce alla griglia, pesce stufato con latte di cocco e quelle splendide verdurine saltate con la soia che sono una vera golosità (cena per due 15$). Secondo giorno: Siem Reap - Angkor (15 min. di auto) Ci sono alcuni posti al mondo che ti fanno sentire orgoglioso di appartenere al genere umano. Uno di questi è Angkor. Così scriveva Tiziano Terzani: e aveva ragione. Il pass (costo 20 USD, validità 1 gg.; 40 USD, validità 3 gg.; 60 USD, validità 7 gg. intesi sempre consecutivamente; occorrono due foto tessera, si acquista all’ingresso dell’area archeologica) consente una visita che può articolarsi su tre giorni, il sito archeologico è molto vasto e occorre necessariamente fare una scelta. Prendiamo la macchina e facciamo un breve percorso di un quarto d'ora. Alla periferia di Siem Reap si costruisce, ma un accordo tra governo cambogiano e Unesco prevede che le costruzioni nuove siano basse come quelle tradizionali: almeno in questo modo si eviteranno gli orribili grattacieli che devastano molte città orientali anche se, in effetti, i buddhisti osservanti non costruirebbero mai edifici a più piani per il semplice fatto che non tollerano che qualcuno calpesti lo spazio sopra la loro testa: i piedi sono considerati la parte più impura del corpo. Vicino al sito ci sono risaie e una moltitudine di biciclette parcheggiate sotto alberi altissimi. Durante il tragitto la guida ci racconta di questa civiltà che ha raggiunto il proprio apogeo fra il XIV e il XVI sec. d.C., totalmente ignorata dai nostri libri di testo concentrati solo sul Mediterraneo. È anche vero che in Europa questi luoghi sono stati resi tristemente famosi dalla guerra, quindi vengono snobbati dai turisti. A torto, naturalmente. Intanto la strada si addentra nella foresta. Un tempo tutti i monumenti di Angkor erano circondati da un bacino d'acqua: doveva essere uno spettacolo meraviglioso vederli riflessi in queste piscine artificiali. Ecco che ci fermiamo al primo tempio: Preah Rup. Saliamo in cima: da quassù si vede tutta la foresta circostante. Il tempio ha tre torri dedicate alla trimurti induista: Vishnu, Brahma e Shiva, più due torri per ospitarne le mogli. Ogni costruzione ha quattro lati e altrettante porte, una galleria che si snoda tutto intorno al primo livello. Bassorilievi che rappresentano Indra, il dio del cielo, elefante a tre teste, figure di oranti, leoni che vomitano serpenti e fiori di loto. È impossibile descrivere tutto e forse sarebbe anche noioso. Questi monumenti sono la rappresentazione terrestre del mitico monte Meru, sede delle divinità, giacente sopra l'oceano primordiale, da cui nascono le danzatrici sacre e immortali, le Apsara. Il tempio successivo è il Mebon orientale, costruito secondo la tipologia sacra del monte Meru e ornato di quattro bellissimi elefanti in laterite. Il Neak Pean, o Tempio dei serpenti intrecciati, è piccolo ma meraviglioso. Interamente nascosto da un ficus, è stato scoperto quando un fulmine ha distrutto la pianta. Alla vasca centrale, in questa stagione priva di acqua, sono collegate quattro vasche orientate secondo i punti cardinali. A ogni bacino corrisponde una cappella, con una doccia per il bagno dei malati, rappresentata da una testa animale che corrisponde a un elemento: l'uomo è il Sole, il cavallo è l'Aria, l'elefante è l'Acqua e il leone il Fuoco. La malattia è il frutto di un disequilibrio tra i quattro elementi: semplice, no? Terminiamo la mattinata al tempio di Preah Khan, ovvero la Spada sacra, con un ingresso simile a Luxor: una doppia fila di uomini, in realtà dei e demoni, ormai quasi tutti senza testa, che reggono il serpente sacro, il Naga. È qui la magia di Angkor, in questi alberi che sovrastano i monumenti avvolgendoli con le loro radici. Pranziamo in una zona di fronte all'Angkor Wat dove sono allineati alcuni punti di ristoro: il cibo buonissimo viene servito in noci di cocco come casseruole: è l'amok. Il pomeriggio prevede il Thommanom. Costruito e subito abbandonato perché colpito da un fulmine, è privo di decorazioni. Ci inoltriamo sempre più nella foresta e sempre più le radici degli alberi di kapok avvolgono i templi donando a questo paesaggio un aspetto da foresta incantata. Ecco il Preah Ko e poi il Ta Prhom sotto il frinire assordante delle cicale e il verso dei pappagallini. Poi il Bantey Kdei con la sua lunga processione di bassorilievi rappresentanti danzatrici sacre. Qui c'è un Buddha molto venerato e si racconta la leggenda del coccodrillo che si uccise per reincarnarsi in un monaco, ma senza riuscirvi: mai rinunciare alla propria natura, accettarsi è necessario. Alla fine del giro sbuchiamo davanti alla Piscina reale, un vasto bacino artificiale. Siamo decisamente stanchi e fa molto caldo. Consumiamo la cena in città, in un localino semplice ma dignitoso. Terzo giorno: Angkor Wat Si parte presto per approdare al tempio di Angkor Wat quando ancora i rumori intorno sono attutiti e i turisti rari. Il tempio è vastissimo, costruito su cinque livelli, ognuno dei quali è in laterite, pietra arenaria e legno. Le decorazioni sono ovviamente simboliche: c'è il Naga, il serpente sacro le cui scaglie decorano anche le tegole delle coperture, il numero delle porte è sempre 4, le scale sono 12 come i mesi dell'anno. Al primo livello, nella galleria, i monaci hanno scolpito bassorilievi di straordinaria bellezza. Alcuni rappresentano storie mitologiche come l'estrazione dell'elisir dell'immortalità dal mare di latte, cui partecipano dei e demoni intenti ad aiutare Vishnu a legare la montagna sacra, il monte Meru, con il corpo del Naga. Da questo elisir scaturiscono le danzatrici eterne, le Apsara. In altri bassorilievi sono scolpite scene di guerre occorse nei secoli scorsi o la rappresentazione delle 32 pene dell'inferno. C'è comunque sempre la contrapposizione fra il Bene e del Male ma, a differenza delle culture occidentali, non c'è la supremazia di una forza a discapito dell'altra: piuttosto si cerca di raggiungere l'equilibrio tra i due poteri sotto un unico giudice, Vishnu, che garantisce la creazione del mondo. Insomma, non c'è mai una distruzione completa, poiché tutto è necessario alla vita. Così discorrendo saliamo i vari livelli del tempio consacrato a Vishnu fino ad arrivare alle torri gigantesche, dove ogni anno il re viene a pregare l'arrivo della pioggia. Le scale sono ripidissime, in alto non c'è più la statua di Vishnu (trasferita al primo livello) bensì quelle di Buddha, rappresentato nell'atto della pace (con le mani alzate) e del non avere paura (con il pollice e l'indice uniti ad anello). All'uscita si ha un'impressione notevole di tutto il tempio: passiamo tra file di alberi di kapok e venditori di succo di palma, dolcissimo e un po' affumicato. Prima di pranzo visitiamo la Porta Sud di Angkor Thom. Il complesso contava oltre due milioni di abitanti, il doppio di quanti vivevano a Roma all'apogeo dello splendore imperiale. Sulla cima troneggiano quattro facce mentre il ponte sul fossato è fiancheggiato da una doppia fila di dei e demoni che sorreggono il corpo del Naga. Pranziamo al ristorantino di ieri, di fronte all'Angkor Wat. Oggi manzo con ananas e maiale allo zenzero. Il pomeriggio riprende con la visita del Bayon, tempio incantevole per via delle sue 54 torri ognuna delle quali reca i quattro volti del Buddha: compassione, serenità, simpatia e bontà d'animo. Ma se non bastasse ci sono anche i bassorilievi più belli e meglio conservati di Angkor. Oltre alle consuete scene di battaglia, questa volta fra Khmer e l'esercito Cham (cinesi), si vedono rappresentazioni di vita quotidiana di un realismo e di un'attualità impressionante, basta osservare la gente per le strade o nei mercati per rendersene conto. Saliamo fino in cima, di fronte ai faccioni del Buddha. Dentro una torre una monaca è di guardia al monumento: ci invita a entrare per offrire l'incenso, ci spiega a gesti come pregare. Ci chiede se siamo americani. Per carità, no davvero: italiani. E mentre ci inchiniamo tre volte e la cenere dell'incenso ci bruciacchia le mani, la vecchierella ci sventola con un ventaglio scostandoci le camicie che il caldo ci appiccica addosso. In un'altra torre un indovino vestito di bianco attende sbadigliando che qualcuno si faccia predire il futuro. Torniamo dalla monaca, le chiediamo se possiamo fotografarla. Certo che si può, e allora lei si mette a preparare qualcosa. Prende alcune foglie, le spalma con una pasta bianca che sembra calce, poi ci sputa dentro qualcosa che stava masticando. Fa un involto, lo mette in un piccolo cilindro di metallo e pesta con un attrezzo sempre di metallo, riducendole in poltiglia. Inizio a temere che stia preparando questo bocconcino per farmelo assaggiare. Non sembra. Però, a scanso di equivoci, appena la pappa è pronta salutiamo giungendo le mani. e lei ci saluta a sua volta con un largo sorriso della bocca rossa di betel e strizza gli occhi velati dalla vecchiaia. Chissà se quell'ammiccare che pareva ironico era solo il suo modo di sorridere, o voleva dire: "Troppo tosto per voi, eh?!" Lasciato il Bayon passiamo davanti al tempio di Bauphon, purtroppo crollato, per recarci alla Terrazza degli elefanti dietro cui sorgeva il Palazzo reale, residenza in massima parte di legno distrutta da un incendio: sopravvivono solo le mura in laterite. Questa terrazza sembra sia stata una tribuna per il re, i ministri e i religiosi di corte utilizzata per assistere a manifestazioni e gare: combattimenti di galli o elefanti, incontri di boxe e simili che si svolgevano nello stadio antistante, il Prah Sat Sur Prat. Dietro, ai margini della foresta, una fila di 12 torri tra le quali venivano tese le corde su cui si esibivano i funamboli. Nelle vicinanze sorge la Terrazza del re lebbroso che deve il suo nome alla statua soprastante che, coperta di muschio, suggeriva appunto l'idea della lebbra. Questo spazio era usato per le cremazioni. La visita del complesso di Angkor sarebbe terminata, ma Soo ci porta a vedere ancora un tempio a 30 km da qui: il Banteay Srei o tempio delle fanciulle. Piccolo ma preziosissimo per i suoi bassorilievi scolpiti sull'arenaria rosa e ocra, pietra particolarmente resistente e quindi adatta a conservare inalterati e precisi i decori. A sera il sole lo illumina di una luce calda e dorata. Il tempio fu costruito solo per il piacere dei sacerdoti, non fu commissionato da alcun sovrano: era dedicato al culto di Shiva e Vishnu. Quando la guida ha detto: "Andiamo a vedere un tempio in campagna", quest'ultima parola ha evocato ricordi di mine, di cui il Paese era disseminato alla fine della guerra. Poi l'Onu è intervenuta e ha bonificato l'area in gran parte: ora i turisti passeggiano tranquilli tra i percorsi segnalati. Però il pensiero fa una certa impressione. La strada del ritorno è invasa da una moltitudine di biciclette e motorini: sono tutti lavoratori che lasciano la città per fare ritorno alle loro case. Stasera si cena in un ristorantino che propone cucina asiatica in generale: curry di verdure e manzo con le arachidi e, a sorpresa, due ciotolini di piccante "zucchero birmano" alias salsa di soia , aglio e peperoncino. Quarto giorno: Siem Reap - Kompong Thom - Phnom Penh - (km 314 circa di strada parzialmente asfaltata) Stamani, mentre stiamo facendo colazione, ci raggiunge al nostro tavolo un gentile signore con i baffi e ci chiede se siamo italiani. È il responsabile dell'agenzia locale che abbiamo contattato dall'Italia per prenotare i servizi qui in Cambogia (Asco Cambodia Travel, n. 2 St. 179 Sankat Tom Nop Tek, Kham Chamkar Mon, Phnom Penh, cell. 012845881, reservation@ascointernational.com). Vive qui dal 1992, ha sposato una donna cambogiana ed è orgoglioso di avere ottenuto la cittadinanza. È il primo e unico occidentale ad avere ottenuto dal re il titolo di guida di Angkor e ama moltissimo queste pietre al punto che ha scritto una miniguida sul tema, che ci regala. Ci fa notare che in Cambogia tutti i motorini sono senza specchietto retrovisore, nonostante siano prodotti in Thailandia dotati di tutti gli accessori. E come mai? Semplicemente, i cambogiani staccano gli specchietti perché sono roba da barang, ovvero da nasi lunghi (saremmo noi occidentali): quando uno si è specchiato già al mattino, mentre si pettina, che bisogno ha di guardarsi allo specchio anche mentre guida? Lui ha cercato di spiegare alla moglie che il retrovisore non è solo un accessorio, ma lei, niente! E si vergogna moltissimo quando sale sulla moto del marito che è arrivato al compromesso di togliere almeno uno dei due specchietti! Ci sono momenti che sembrano usciti da un film, come questa colazione alle 8, chiacchierando davanti a una tazza di tè, in questa saletta dell'albergo in stile coloniale, con il sole già caldo che entra dalle grandi finestre senza vetri. Prima di partire gli lasciamo quaderni e matite da regalare a qualche scuola: l'alfabetizzazione qui è dell'80% però spesso manca la materia prima per scrivere. Lasciamo Siem Reap passando davanti a un mercato che un tempo era di legno ma, bruciato dai khmer rossi durante la dittatura, è stato parzialmente ricostruito in cemento. Siamo diretti a Phnom Penh passando dall'antico regno del Funan di cui era capoluogo Kompong Thom. La strada ci porterà via un po' di ore anche perché il sito archeologico si trova in una piana in mezzo alla foresta e ci si arriva percorrendo sterrati che attraversano villaggi. File di palafitte affacciano sulla strada rossa. Davanti a ogni casa di solito c'è un piccolo cortile dove talvolta si trova la pompa per l'acqua. Sotto la palafitta, che è abbastanza alta da terra, si svolge in genere la vita durante il giorno. C'è sempre un'amaca, se ci sono bambini viene appesa una rudimentale altalena e poi c'è un tavolo basso dove giocare a carte, i cambogiani amano molto scommettere al gioco. Se la famiglia gestisce un piccolo commercio la merce viene esposta su un tavolino posizionato sulla strada. In genere si vende cibo, acqua e benzina in bottiglie (spesso di Johnny Walker: occhio!). Ovunque razzolano animali e crescono palme. E arriviamo nel regno preangkoriano, l'area di Sambo Preah Kok o Tempio nella Foresta. Si tratta di costruzioni in laterite risalenti al VII sec. d.C., di forma semplice, per lo più torri a base quadrata, rettangolare o ottagonale, con semplici decorazioni sugli architravi: sono i templi di Tropean Rupian, Yay Pourn, Prasat Tao, Prasat Sambo. Ci fermiamo per pranzo lungo la strada: la zona non è molto turistica, il locale consigliatoci si trova nel migliore hotel del villaggio, a parte una comitiva di francesi in età è frequentato da solo locali e da numerose mosche, anch'esse autoctone. Fa caldo, molto, ma appena gli avventori se ne vanno i ventilatori vengono spenti e smontati. Alle nostre spalle c'è anche una rudimentale pista da ballo, con tanto di sfera psichedelica stile discoteca anni '70. Ripartiamo, ci attende ancora una sosta al tempio di Uhango: sembra una chiesa, è tutto in laterite scura, tanto che sembra proprio nero come di pietra lavica. Il tempio sorge dentro l'area di un monastero, c'è una scuola e tantissimi bambini curiosi di noi. Ci intratteniamo un po' distribuendo quel poco che abbiamo (caramelle e shampoo), mentre il maestro e gli anziani del villaggio insistono perché si faccia una fotografia e tengono a bada i bambini, ma non ce n'è bisogno: sono già bravi così, tutti seduti intorno a noi come pulcini, non fiatano, ci guardano stupiti, fanno inchini e distribuiscono sorrisi puliti come noi non ricordiamo più. Riprendiamo la via e ci fermiamo presso alcune venditrici ambulanti che portano in testa un vassoio di. sembrano granchi. E invece no. Mentre il vassoio si avvicina l'occhio mette a fuoco: sono ragni neri, fritti e cosparsi d'aglio. Questa volta non possiamo farcela! Però Soo dice che sono così buoni: sono di allevamento, si nutrono di radici e costituiscono per i cambogiani una vera e propria prelibatezza, infatti costano quattro volte più dei gamberi (qui molto a buon mercato, a dire il vero). Tentiamo l'approccio, però a piccoli pezzi: tutto intero il ragno ci fa troppa impressione. I bambini intorno a noi ridono a crepapelle, sono buffi questi barang! Il ragno, in effetti, è buono davvero, ricorda il sapore proprio del gambero: la testa pare sia la parte migliore, ma anche una zampa pelosa può essere indicativa. Perché stupirsi, in fondo: del resto in Italia si mangiano le lumache e quando lo diciamo ai nostri amici, Soo e l'autista inorridiscono e si fanno una grande risata. È sempre questione di punti di vista. Il paesaggio ora si fa più verde: corriamo lungo il corso del fiume Tonlé Sap, il traffico aumenta, siamo giunti alle porte di Phnom Penh. Baracche sulle rive del fiume che si getterà da qui a poco nel Mekong, rive lasciate libere dal ritirarsi delle acque nella stagione secca e subito occupate da chi arriva per primo, rive che poi scompariranno sott'acqua alla prossima piena. A Phnom Penh salutiamo il caro Soo e ci affidiamo a un distinto signore con il bastone a forma di Naga: è un italiano (Asco Cambodia Travel, sig. Bussolino), è stato uno dei primi esploratori dell'Indocina postbellica. Ha l'aspetto di un monaco guerriero, da 10 anni vive qui rinunciando consapevolmente all'Occidente. Passeggiamo a sera sul lungofiume: il nostro albergo è qui vicino (Hotel Bougainvillier, Sisowath Quay 277 g, circa 60 USD la camera doppia), l'aria è calda e umida. Molta gente è per strada, i bambini giocano, mangiano, corrono. Le bandiere di tutte le nazioni sventolano, ingentilendo la passeggiata: siamo ormai giunti alla confluenza fra il Mekong e il Bassac. Nell'aria rossa del tramonto, solo un po' offuscata dall'umidità, emerge come da un sogno il Palazzo Reale, sovrastato da una falce di luna rovesciata. Siamo veramente stanchi: optiamo per un ristorante internazionale (Friends, 8-9 USD a persona) vicino all'hotel, servono anche cucina cambogiana. Il locale è gestito da francesi, la famigliola ha l'aria annoiata e un po' superba di chi è costretto a vivere all'estero ma non si mescola con la popolazione. Quinto giorno: Phnom Penh Da dove cominciare? Forse dall'elenco delle cose viste oggi: il Palazzo Reale, il Mercato russo e poi, nel pomeriggio, la collina di Phnom Penh con l'elefante, il centro di recupero per disabili, la Pagoda Reale, la Pagoda della Capra e del Mango, il tempio Tao, l'agenzia di pompe funebri cinese, il mercato dei barbieri, il Luna park. Il valore aggiunto è stata la guida che in poche ore ci ha trasmesso una quantità di informazioni su questo Paese e impressioni altrimenti difficili da scoprire. È un vero e proprio mediatore culturale, indispensabile per chi ha pochi giorni per visitare e tentare di capire un Paese così. Iniziamo dal Palazzo Reale, residenza del re e comunque del potere anche durante gli anni dei Khmer rossi. L'edificio è un compendio di arte locale e francese: all'ingresso c'è una pianta che si arrampica sul tronco di una palma, i suoi rami scendono come tentacoli. Sembrano spinosi, in realtà sono pieni di gemme e ogni giorno sbocciano fiori magnifici. Quale posto migliore per collocare le statue di Buddha che ogni giorno riceveranno l'offerta di fiori appena sbocciati? La sala del trono, a guardarla bene, presenta nel suo arredamento elementi khmer e oggettistica in stile francese. Accanto al Palazzo, una casetta in stile preliberty del tutto incoerente con gli edifici attorno. È una residenza interamente smontabile, unica nel suo genere, costruita per la moglie di Napoleone III, Eugenia, in occasione dell'apertura del canale di Suez. La nobildonna non gradiva alloggiare nel palazzo del Sultano d'Egitto, considerandolo persona poco pulita, e si fece costruire una dimora ad hoc trasportabile. Napoleone III finì per regalarla al re Norodin mentendo clamorosamente sul significato di quelle N che ornavano i vetri satinati. Attualmente l'Unesco l'ha chiusa e sta andando in rovina. Nella Pagoda d'argento, accanto al Palazzo, sono raccolti più di 1.800 oggetti, frutto di donazioni. Non sono mai stati catalogati, quindi non se ne conosce l'esatto numero né il nome del donatore. Il semplice fatto che siano stati offerti li rende tutti preziosi allo stesso modo, manufatti d'oro e pietre preziose accanto a fiorellini di plastica e bacchette di legno: la loro sacralità dipende dall'importanza che avevano presso chi li ha donati. Il pavimento della pagoda è in lastre d'argento, rattoppato con lo scotch laddove occorre, alla cambogiana. La zona del Mercato russo in tempo di guerra era sostanzialmente chiusa, ma si potevano trovare merci di contrabbando: adesso si sta riaprendo, è un brulicare di commerci, stoffe, argenti, orologi, oggettistica di legno, ceramica. Qui va fortissima la sezione ricambi per moto: si possono comprare tutti i pezzi e costruire una motocicletta da soli! La zona alimentare è un tripudio di frutta e verdura e il caffè che ci offre la nostra guida in un bar-banchetto è davvero buono. Il caldo è l'umidità sono notevolissimi, ma stiamo tanto bene che quasi non ce ne accorgiamo. Pranziamo sul lungo fiume, lato Tonlé Sap: i gamberetti qui sono freschissimi, costano talmente poco che conviene buttarli se non si mangiano. La collina di Phnom Penh è il luogo sacro della città: sulla cima c'è un tempio taoista dove statue di animali feroci ricevono offerte di carne e uova, queste ultime regolarmente rotte dalle scimmie che popolano la collina, mentre la carne dovrebbe essere bruciata una volta offerta, ma molto pragmaticamente è ormai uso riprenderla e cucinarla, tanto l'importante è offrirla. Nell'adiacente pagoda affrescata e ricca di statue i catechisti insegnano la dottrina buddhista ai bambini illustrando loro gli insegnamenti narrati nei dipinti. Fuori, la statua molto venerata della dama Penh cui si deve la fondazione di questo tempio su una collina artificiale costruita con la terra portata a bacili dai contadini. Alla statua della dama si rivolgono preghiere in caso di problemi di famiglia. Un'usanza molto buddhista, all'insegna della tolleranza più piena, vuole che di fronte al tempio vi siano tre piccole pagode: una è vuota affinché ogni pellegrino non buddhista possa pregarvi il suo dio. Nel giardino in basso, un elefante presta servizio per la municipalità di Phnom Penh e la sera, come ogni buon dipendente comunale, torna a casa, nelle stalle di Palazzo Reale, dopo aver attraversato il lungofiume spiccando per la sua mole nel traffico di bici, motorini, cyclo e qualche vettura. Per strada si incontrano molte persone deformi o amputate: il governo ha predisposto un istituto per la riabilitazione e il loro reinserimento sociale in modo che non debbano vivere ai margini della società urbana. L'istituto ha annesso un negozio dove si commerciano i manufatti per finanziare il progetto: molte di queste persone però preferiscono dedicarsi comunque all'accattonaggio in città, nelle zone turistiche principalmente, poiché è più redditizio. Si distinguono dai veri mendicanti perché questi ultimi non oserebbero mai chiedere soldi a nessuno: non ne hanno bisogno, del resto, in quanto il primo mendicante, in Cambogia, è il monaco. E per tutti c'è una tazza di tè e una ciotola di riso, sempre e comunque. Intorno alle pagode vivono anche laici, famiglie intere o vedove: così è nella Pagoda Reale, dallo stupa colorato che si staglia contro il cielo turchese, o in quella detta della Capra e del Mango, dove un paio di anziane signore ci invitano a riposare su brandine di legno. Ultimamente c'è stato un boom delle vocazioni anche perché il voto dei monaci non è permanente e risolve il problema della disoccupazione, almeno temporaneamente. Ci fermiamo a bere un tè in un tempio taoista dove alcuni uomini giocano a dama. È un posto curioso, sembra più un dopolavoro ferroviario piuttosto che un luogo di culto. Appesi alle pareti sventolano gli oroscopi scritti su carta rossa; le statue dei santi sui loro altari sembrano addirittura grottesche per quanto sono colorate e addobbate. Al mercato che si snoda attraverso le vie della città ci sono molti barbieri, tutti in fila vicino a un'agenzia di pompe funebri, che espone un curioso cartello pubblicitario di un ristorante-pizzeria, proprio sotto il forno crematorio! Ma il divertimento per bambini e soprattutto adulti è il Luna park, una spianata vicino a un moderno Casino dove sono raccolte giostre molto naif, anni '70, razzolate dai vari mercati asiatici che le hanno dismesse. La Cambogia è un paese povero, è vero, ma non misero. Le famiglie dei contadini hanno un appezzamento di terreno che basta alla sussistenza della famiglia. Se qualche membro lavora in città, con i soldi guadagnati può acquistare una mucca o due e fare un salto di qualità. Certo, per i nostri parametri i cambogiani vivono in estrema povertà, ma è anche vero che i loro bisogni non sono condizionati dal mercato come i nostri. Almeno non ancora. Salutiamo la nostra guida e lasciamo arrivare la sera appollaiati sulla balaustra dell'Fccc, il Club della stampa estera che è un raffinato locale in stile coloniale. Osserviamo dall'alto il miracolo dell'incrocio stradale: ci si trova tutti a impegnare il centro della carreggiata e poi, in qualche modo, ognuno trova la sua direzione, senza incidenti e soprattutto senza irritarsi. E visto che i gamberetti sono freschi ce ne mangiamo altri in un localino autentico cambogiano, seminascosto in un viuzza dietro l'albergo. Poi ci ritiriamo presto: siamo stanchi e abbiamo da leggere un documento che ci ha dato il nostro amico relativo alla dittatura di Pol Pot. Sesto giorno: Phnom Penh Abbiamo ancora una giornata prima di ripartire e la sfruttiamo in pieno grazie alla nostra guida preziosa . Iniziamo dal Mercato sino-vietnamita. È una struttura a cupola, di progetto cinese, perfetta per far circolare l'aria e mantenere il luogo fresco anche nel caldo feroce di mezzogiorno. Durante gli anni di Pol Pot il mercato fu chiuso e qui fiorirono erbacce e banani. Ora ha ripreso la sua funzionalità: all'ingresso venditori di frutta, magliette e insetti fritti (ragni, scarafaggi e grilli), molto prelibati. Dentro, proprio al centro, c'è una torretta con otto orologi: i quattro in basso funzionanti e i quattro in alto fermi alle ore 10 del 17 aprile 1975, inizio dell'era di Pol Pot. Da allora, per tre anni, otto mesi e 20 giorni, il popolo fu costretto a vivere privato del tempo, una delle tante torture psicologiche più terribili inflitte ai sopravvissuti. Dalla fine di quel periodo, non a caso, gli orologi sono diventati un bene prezioso: il tempo di cui si è riappropriato chi è sopravvissuto. Ma non chiedere a un cambogiano di quei tre anni, otto mesi e 20 giorni. Nessuno dirà nulla della sua esperienza personale, nessuno spiegherà se stava dalla parte delle vittime o dei carnefici. È passato, e tanto basta. I cambogiani non coltivano l'odio e la vendetta: non spetta all'uomo giudicare e punire, tramite la reincarnazione ognuno risponderà di meriti o colpe. E non capiscono perché in Occidente si processino ancora oggi vecchi ufficiali nazisti, ormai minati dalle malattie, per crimini commessi 60 anni fa. Tuol Sleng è il luogo della memoria di quelle atrocità che durarono un periodo sempre denominato con precisione: tre anni, otto mesi e 20 giorni. Fu scoperto da due giornalisti di Saigon: il luogo era deserto quando vi arrivarono, ma sentirono un odore inconfondibile e trovarono i cadaveri di 14 persone che i Khmer Rossi non erano riusciti a bruciare. Tuol Sleng era una scuola trasformata nel famigerato carcere S-21, luogo di detenzione, tortura ed esecuzione di almeno 14 mila persone il 90% delle quali membri del Partito. Il luogo è agghiacciante quanto scarno, esprime con onestà è lucidità cosa fu quel periodo interfacciando foto di carcerieri e detenuti, senza una didascalia se non la mera denominazione del numero assegnato a ciascuno dei prigionieri. Non ci sono documenti scritti. Nelle prime stanze, nell'ala sinistra dell'edificio, le celle di tortura: in ognuna c'è un letto di ferro, strumenti rudimentali che ricordano tanto i sistemi di Pinochet e la foto scattata dai due giornalisti al momento della scoperta. Le celle di detenzione erano anguste, ma non era così impossibile fuggire: le catene erano fissate a terra da una colata di cemento che si poteva facilmente spezzare, i muri del carcere erano bassi, protetti solo da pochi metri di filo spinato. E non esistevano torrette di guardia. Eppure mai nessuno è fuggito da lì: evidentemente i prigionieri non volevano evadere poiché era stata distrutta in loro la volontà di vivere. Molti dei protagonisti più efferati di quegli anni fanno parte dell'attuale società civile, uomini liberi a tutti gli effetti. C'è chi è morto di morte naturale, chi vive da anonimo cittadino e chi si è riallineato e riveste tuttora ruoli di potere. Solo due sono in carcere, Tamok e Deutch, il responsabile politico e il macellaio di Tuol Sleng, in attesa di un processo che probabilmente mai si compirà. Ufficialmente per mancanza di fondi, in realtà per non smascherare la connivenza della comunità internazionale con i Khmer rossi. E perché ai cambogiani, in fondo, non importa. Cambiamo meta adesso. Visitare il Museo nazionale con la nostra guida è un'esperienza unica e appassionante. Con un'abilità straordinaria ci racconta cosa accadeva contemporaneamente qui e in Europa, come l'arte ellenistica abbia influenzato la statuaria già nell'epoca preangkoriana seguendo la rotta dei commerci della seta e delle spezie. Statue dai lineamenti orientali in cui il panneggio delle vesti ricorda le statue greche: possenti e agili sembrano sul punto di muovere il primo passo. Nel giardino l'altare induista, la Ioni che accoglie l'Ingam, simbolo della Trimurti, e l'elisir dell'immortalità che altro non è che l'acqua, che da secoli permette il perpetuarsi della vita sulla Terra. È giunto il momento di raccattare i bagagli e andare a pranzo. Indugiamo chiacchierando davanti a splendidi gamberetti e involtini primavera, in un ristorante cinese di buon livello, scelto per via dell'aria condizionata oltre che per la bravura del cuoco. Ore 16, andiamo a prendere altri due italiani per fare una gita in barca alla confluenza dei quattro bracci del fiume. Il barcone si chiama L'Odissée: traballante pensilina di legno per salire, il proprietario è un francese rubizzo e cordiale. Il tempo scorre ma non partiamo ancora, in effetti siamo arrivati con mezz'ora di anticipo. Poi anche la mezz'ora passa mentre noi chiacchieriamo, e siamo sempre fermi. Il rubizzo francese è seduto al nostro tavolo e osserva incuriosito il bastone a forma di Naga della guida. Gli facciamo capire che tra un po' dobbiamo andare all'aeroporto, che se la barca non partirà dovremo rinunciare al giro. Lentamente, facendosi largo fra i fumi dell'alcol, la consapevolezza comincia a farsi strada nella mente del barcaiolo. Anche noi capiamo, adesso. Volevamo fare il giro in battello, sì, lo confermiamo. Ah, beh, peccato: la barca ha il motore rotto, non si può, ci spiega serafico il francese. È evidente che ha assorbito in pieno lo stile di vita cambogiano, oltre a qualche birra di troppo. Che fare? Ridere. Il francese ci offre un bicchiere d'acqua, facciamo ancora due chiacchiere: in fondo si sta bene qui, sul barcone. Arriva una piacevole brezza dal fiume e il Mekong, inshallah, lo navigheremo ancora. Alle 5 del pomeriggio il traffico è abbastanza intenso: sono pochi gli incroci regolati dai semafori, in genere i crocevia vengono presieduti da gendarmi, ma spesso a quest'ora le guardie hanno già appeso la mitraglietta a un albero sotto al quale schiacciare un sonnellino nel caldo afoso di questi giorni. Un flusso continuo di auto e motorini ci accompagna all'aeroporto che in cambogiano suona così: il terreno battuto delle barche volanti. E questo non è l'unico neologismo colorito del cambogiano, anche il latte è conosciuto come "il liquido che esce dalle mucche". Non esistono insulti, inoltre: del resto è difficile litigare qui, meglio rilassarsi e guardare il riso che cresce, come recita un vecchio adagio. Salutiamo la nostra guida che con le sue parole ci ha consegnato lo spirito di un Paese ancora intatto, almeno per ora. Anche se, forse, non lo sarà per molto. Torniamo con molte conoscenze in più, alcuni chiarimenti storici importanti, passati e contemporanei. E un gran desiderio di continuare ad approfondire la conoscenza di quest'angolo di mondo. |
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www.imondonauti.it Guida alla CAMBOGIA Testo di Federica Lipari; foto di Giorgio Gambaro Phnom Penh: stupa contenente reliquie del Buddha Phnom Penh: stupa contenente reliquie del Buddha Ventotto anni di guerra, dal 1970 al 1998, e non dimostrarli. Merito probabilmente dello mentalità dei cambogiani, che non concepiscono la vendetta e che, una volta deposte le armi, hanno ripreso a vivere come se nulla fosse successo, assecondando ritmi secolari. Del resto, è giusto così: chi conosce la storia cambogiana sa che in quegli anni i ruoli si sono spesso invertiti, le vittime sono diventate carnefici e viceversa, con il placet della comunità internazionale: Usa a Urss, Onu e Cee, Vietnam e Cina, tutti responsabili del gigantesco mattatoio nel quale sono letteralmente sparite un milione e 200 mila persone. Tuttavia oggi l’atmosfera del Paese è sospesa in un limbo di dolce tranquillità se non di moderata euforia per un benessere che gradualmente, senza fretta, comincia ad affermarsi in alcune città. Come la capitale Phnom Penh o come Seam Reap, paesotto che il turismo ha trasformato nella moderatamente agitata (almeno per la realtà cambogiana) porta di Angkor. Ma è solo un attimo: basta varcare quella soglia e si entra in una città-Stato che riunisce l’equivalente di tutti i tesori della valle del Nilo, tutto concentrato in un’unica area; ed è un’approssimazione per difetto. Un sito archeologico strabiliante, in grado di far ammutolire anche il turista più distratto. Altrove, villaggi disseminati attorno al placido corso del Mekong, una natura sfavillante e una capitale cosmopolita e di grande fascino. La Cambogia non tradisce le aspettative, conservando inoltre un’aura di mistero. Il che, in questi tempi globalizzati, non guasta affatto. IL PAESE Cambogia in cifre Capitale Phnom Penh Superficie Kmq 181.035 Abitanti 13.363.421 (2004) Abitanti capitale 1.500.000 Densità di popolazione 70 ab./kmq Religione Buddhismo Theravada, islamismo, cristianesimo Geografia Click per ingrandire La Cambogia è un Paese abbastanza pianeggiante situato nel cuore dell’Indocina. Confina con il Laos a N-E, con il Vietnam a E e S-E e con la Thailandia a O. A S-O si affaccia sul Golfo del Siam con 443 km di costa quasi incontaminata. Vi sono inoltre due grandi bacini idrografici: il fiume Mekong e il lago Tonlé Sap (Lago grande). Il Mekong nasce in Tibet e dopo aver attraversato il Myanmar, la Thailandia e il Laos scorre in Cambogia per 500 km circa per sfociare poi nel Mar Cinese meridionale, già in territorio vietnamita. All’altezza di Phnom Penh il Mekong si divide in due rami. Quello occidentale prende il nome di Bassac e durante la stagione delle piogge, a causa delle maree e del forte flusso di acqua, inverte per sei mesi il suo corso (dal delta al lago Tonlé Sap), per poi tornare a scorrere verso il mare nella stagione secca. Il Tonlé Sap occupa una vasta area della Cambogia nordoccidentale. Dal suo andamento dipendono l’agricoltura e la pesca in tutto il Paese. Nei periodi di secca (da novembre a marzo) la superficie del lago si riduce a un terzo (2.500 kmq) e la sua profondità è di 2 m appena, poco più di una palude in cui le secche sono in agguato. Al contrario, nella stagione delle piogge il lago triplica la sua superficie fino a 8.000 kmq, con una profondità di 14 m, inondando le strade e le foreste di mangrovie circostanti, giungendo fino alle pendici delle colline. Il Tonlé Sap è ovviamente pescosissimo e ciò costituisce la fortuna degli abitanti del villaggio galleggiante, di etnia Cham e vietnamita (dal tipico copricapo triangolare), cui la religione non impedisce di pescare. I contadini khmer, buddhisti, invece non possono uccidere animali. Popolazione Il 90% della popolazione cambogiana è di etnia khmer, discendenti da popoli di origine indoeuropea giunti in Cambogia dall’India del nord: i loro lineamenti sono caratterizzati da visi perfettamente ovali e pelle scura. Il secondo gruppo etnico è quello vietnamita (1 milione circa): vive prevalentemente nelle città o sul Tonlé Sap. Al terzo posto l’etnia Cham, musulmana, originaria anch’essa del Vietnam; infine cinesi e minoranze delle cosiddette terre alte. Nella struttura statale i khmer amministrano il potere e la cultura, ma sono scarsamente intraprendenti nel commercio gestito prevalentemente da cinesi e vietnamiti. Per capirci: i cambogiani coltivano fiori solo per il piacere dei loro occhi, non per venderli. Clima Villaggio nei pressi di Siem Reap Villaggio nei pressi di Siem Reap Il clima è di tipo monsonico, quindi tra maggio e ottobre la stagione delle piogge porta violenti scrosci d’acqua generalmente limitati al pomeriggio. Da novembre a gennaio le piogge rallentano ed è questo il momento ideale per visitare il Paese: tutto è verde e brillante, l’aria è fresca, le piscine sacre dei templi di Angkor sono colme d’acqua e riflettono le sagome dei monumenti. Tra febbraio e aprile inizia la stagione secca, i corsi d’acqua si abbassano notevolmente. Fra la fine di marzo e aprile, in particolare, il caldo è insopportabile. La temperatura massima varia dai 30° C in media di gennaio ai 40° C di aprile. Di notte, le temperature medie non scendono mai sotto i 15° C per arrivare ai 20°-24° C di aprile Ora Phnom Penh: stupa contenente reliquie del BuddhaI turisti italiani devono mettere avanti l'orologio di 6 h al momento del loro arrivo in Cambogia. Questo significa che quando in Italia sono le 12 in Cambogia sono le 18. Quando invece in Italia c’è l’ora legale la differenza è di 5 ore. Lingua In Cambogia la lingua più diffusa tra la popolazione è il khmer o cambogiano, appartenente al gruppo austroasiatico. La scrittura deriva dal sanscrito e dal pali e l’alfabeto è di derivazione indiana. Tra gli anziani è ancora diffuso il francese mentre i giovani impiegati nelle strutture turistiche parlano soprattutto l’inglese. Religione Il 90% dei cambogiani pratica il buddhismo theravada, detto del piccolo veicolo, basato su quattro nobili verità. Il fedele cerca di guadagnare meriti facendo donazioni ai templi, comportandosi in modo corretto e giusto, rispettando gli altri e cercando di non perdere mai la calma. Il primo voto dei monaci è la mendicità e il primo dovere di un buon buddhista è l’offerta: per questo a chiunque mendichi verrà offerto senz’altro riso e tè. Anche il viaggiatore lungo la strada può trovare otri pieni d’acqua e pentole di riso in caso di necessità. I fedeli vanno alla pagoda prevalentemente durante le feste legate alle fasi lunari (4 volte al mese), offrono cibo ai monaci e poi si fermano a mangiare con loro. Ogni uomo passa qualche anno al monastero (dove si impara anche a leggere e a scrivere), il voto è revocabile in qualsiasi momento. Anche le donne possono prendere i voti: in genere lo fanno dopo una certa età, quando non hanno più l’impegno della famiglia. Allora si rasano la testa e indossano una veste bianca. Accanto al buddhismo sopravvive anche il culto degli spiriti: vicino a ogni abitazione c’è sempre una casetta dove alberga un nume al quale si fanno offerte di cibo o di fiori. La dimensione della casetta è proporzionale alla potenza dello spirito da ammansire. Di fronte alle pagode, invece, c’è sempre un tempietto vuoto, senza il Buddha, affinché chiunque non sia buddhista possa pregare immaginandovi la sua divinità. In quanto a tolleranza religiosa abbiamo molto da imparare dai cambogiani! Tra le minoranze religiose vi sono gruppi di musulmani Cham e di cristiani, questi ultimi soprattutto di etnia cinese e vietnamita. Storia Phnom Penh: Museo Nazionale Phnom Penh: Museo Nazionale I primi abitanti della pianure alluvionali si stabiliscono in questi territori intorno al 200 a.C., vivono su palafitte o nelle caverne e si cibano prevalentemente di riso e pesce. Il primo Stato fiorente sorge nel delta del Mekong verso il 300 d.C. e si chiama Funan. È un regno che prospera intorno ai commerci in quanto si trova lungo la via della seta in un periodo in cui si sviluppa il commercio tra l’Asia e il Medio Oriente. In questo stesso periodo il regno del Funan inizia a importare le tradizioni religiose indiane, prima il culto di Shiva e Vishnu e successivamente il Buddhismo. Negli anni 500-700 d.C. nell’entroterra, vicino alla confluenza del Mekong con il Sap, sorge uno Stato protokhmer chiamato Chenla dai cinesi. Questo regno dà vita anche a uno stile artistico e architettonico proprio, che si può ammirare ancora oggi nella zona di Sambor Prei Kuk. L’Era di Angkor, senza dubbio la più nota, ha inizio nel IX sec. d.C. con il re Jayavaraman II, che si proclama re-dio e si stabilisce a Roluos, vicino ad Angkor. Inizia la costruzione del complesso architettonico di Angkor, un’opera colossale di ispirazione religiosa ma supportata da un raffinato e imponente sistema di irrigazione, che permette lo sviluppo e la crescita del regno. Per secoli l’agricoltura sarà così fiorente che si potranno effettuare 4 raccolti di riso all’anno e dentro la cerchia muraria vivranno 1,2 milioni di persone, più di quante ne ospitasse Roma all’apogeo dell’Impero. Angkor è talmente magnifica da lasciare affascinato perfino un rappresentante di Gengis Khan, pure avvezzo agli splendori della corte cinese. Il culto di Shiva e Vishnu si affianca a quello di Buddha, destinato ad crescere con il tempo. Ovviamente giunge anche per Angkor l’era del declino. I popoli confinanti, Cham e Siamesi, periodicamente compiono incursioni e saccheggi, la capitale del regno viene trasferita più a sud, a Lovek, fino alla capitolazione definitiva nel XVI sec. A metà del XIX sec., in pieno colonialismo, i francesi sbarcano a Saigon e costringono il re Norodom a firmare un trattato che rende la Cambogia un protettorato francese. Vengono ridefiniti i confini con il Vietnam e la Thailandia: al primo viene riconosciuto il controllo sul delta del Mekong mentre la seconda è costretta a cedere alcune province. È corretto affermare che è proprio la presenza francese a salvare, in qualche modo, l’esistenza stessa di uno Stato cambogiano perennemente nel mirino dei due aggressivi vicini indocinesi, Vietnam e Thailandia. Che infatti invade la Cambogia durante le cosiddette guerre d’Indocina. Ma re Sihanuk, salito al potere nel 1942, espelle i thailandesi nel 1946 e ottiene l’indipendenza dalla Francia nel 1953. Durante il periodo della guerra del Vietnam Sihanuk rompe i rapporti con gli Usa. Molti comunisti cercano rifugio in Cambogia, ma il re li considera una presenza sgradita e pericolosa e li perseguita assieme ad altri dissidenti. Nel 1970 con un colpo di Stato della destra, il generale Lon Nol, appoggiato dagli americani, prende il potere: Sihanuk si rifugia a Pechino rivolgendo un appello a tutte le forze antimperialiste e stabilendo i primi contatti organici con i khmer rossi di Pol Pot. Nel 1973 termina la guerra in Vietnam: solo in questo periodo sono state sganciate sulla Cambogia 250.000 tonnellate di bombe! Sul suo territorio, infatti, correva il cosiddetto sentiero di Ho Chi Minh, usato dalle truppe vietnamite per spostarsi lungo il confine e sistematicamente preso di mira dall’aviazione Usa. Il 17 aprile del 1975 Pol Pot e le sue truppe entrano in Phnom Penh, sconfiggono l’esercito di Lon Nol, evacuano tutte le città trasferendo la popolazione nelle campagne e impongono l’obbligo del lavoro agricolo. Pol Pot dà seguito alle teorie sullo sviluppo rurale della Cambogia espresse nella sua tesi di laurea conseguita a Parigi con tanto di lode! Per 3 anni, 8 mesi e 20 giorni la Cambogia vive l’incubo di una dittatura spietata, ma in qualche modo in continuità con le vicende drammatiche avvenute sino ad allora. La connivenza della comunità internazionale è totale: tutte le istituzioni mantengono con il regime di Pol Pot normali contatti diplomatici, anche Sihanuk collabora a vario titolo. Durante questo periodo Pol Pot sopprime tutti i dissidenti: prima si rivolge all’esterno del partito, poi all’interno, perseguitando e uccidendo anche i suoi stessi uomini dopo averli costretti attraverso la tortura a confessare i complotti più assurdi. Alcuni oppositori cambogiani riescono a ottenere l’appoggio dei vietnamiti che nel 1979 entrano a Phnom Penh e la liberano. Il governo di Hanoi istituisce un esecutivo di solidarietà nazionale che rimane al potere fino al 1989, anno in cui i Vietkong si ritirano. I khmer rossi e lo stesso Pol Pot, che d’ora in poi avrà un nome in codice (ma anche Pol Pot è uno psudonimo, il suo vero nome è Kieu Samphan), si rifugiano nelle regioni più remote della Cambogia, da dove continuano la lotta. Sihanuk, fuggito a metà della dittatura, torna dal suo esilio volontario a Pechino nel 1991. Nel 1993 si tengono le prime elezioni sotto il controllo delle Nazioni Unite: partecipano anche i khmer rossi con un loro partito, del tutto legittimo, che non ottiene grandi consensi. Pol Pot muore nel 1998, l’anno dopo vengono arrestati due dei suoi uomini, Tamok e Deuch, responsabili della prigione di Tuol Sleng, a Phnom Penh, l’unica nella quale sono state trovate prove documentali degli eccidi: sono ancora in attesa di processo. Attualmente al governo siede il figlio di Sihanuk, Ranarridh, coadiuvato dall’ex generale dei khmer rossi Hun Sen, poi nemico giurato di Pol Pot, e da altri personaggi di quel terribile periodo che si sono riallineati. Costituzione La Cambogia è una monarchia costituzionale. Attraverso alterne vicende re Sihanouk ha governato il Paese dal 1941 all’ottobre del 2004, quando ha abdicato in favore del figlio Norodom Ranariddh (che ha un quarto di sangue italiano per parte di madre). La Cambogia è diventata ufficialmente una monarchia nel 1993, a seguito delle elezioni organizzate dalle Nazioni Unite dopo il succedersi di vari colpi di Stato tra cui i tragici anni dei regimi di Lon Nol e Pol Pot (1970-1979). A riconoscimento della ritrovata pace la Cambogia è stata ammessa all’Asean, il mercato comune asiatico, nel 1999. Situazione politica Nell’ottobre del 2004 re Sihanouk ha abdicato lasciando il suo trono al figlio Ranariddh dopo essere stato presente nella vita politica del paese per oltre 60 anni. Durante questo periodo Sihanouk ha governato il Paese ad intermittenza, talvolta come primo ministro, talvolta alla guida di un suo partito, talvolta vivendo all’estero (Cina). Costretto a dimettersi e poi allontanato nel 1970 dai militari autori del colpo di Stato del generale Lon Nol, si è alleato con i khmer rossi che nel 1975 prendono il potere in Cambogia e danno il via a 3 anni, 8 mesi e 20 giorni tra i più tragici della storia cambogiana, terminati grazie all’intervento dell’esercito vietnamita. Attualmente solo due rappresentanti del regime sono in carcere (Deuch e Tamok), in attesa di un processo che forse non si farà mai. Gli altri responsabili girano tranquilli per il Paese dichiarandosi estranei ai fatti o partecipando attivamente alla vita politica: è il caso del generale Hun Sen, che condivide il potere con il re Ranariddh e pare stia anche governando con una certa efficacia. Il partito che regge il Paese è di stampo comunista filo-vietnamita anche se fra i due paesi c’è ancora tensione. La popolazione sta vivendo sicuramente un periodo più disteso, nonostante le difficoltà oggettive. Quello che colpisce la mentalità occidentale è il rapporto che i cambogiani hanno con il loro tragico e recente passato: non se ne parla affatto. Tutti, vittime e carnefici, convivono con una ritrovata pace e non accennano all’argomento, al punto che non riescono a capire come in Occidente siano perseguiti ancora i criminali nazisti a tanti anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Economia Mercato di Siem Reap Mercato di Siem Reap L’economia della Cambogia è basata essenzialmente sull’agricoltura e sulla pesca. Ogni contadino dispone di un appezzamento di terreno per produrre quanto basta per sé e per la sua famiglia. La Cambogia è quindi un Paese povero, almeno secondo i criteri occidentali, ma certo non in miseria. Molto proviene anche dall’allevamento e dalla pesca, le acque del Mekong e del Tonlé Sap sono infatti pescosissime. Mancano infrastrutture e fabbriche, i movimenti di merci avvengono soprattutto tramite il fiume il cui delta però si trova interamente in territorio vietnamita, precludendo alla Cambogia l’accesso a una parte dei commerci via mare. Il turismo potrebbe diventare in futuro una fonte di ricchezza. Le strutture per l’accoglienza stanno aumentando a vista d’occhio, solo nella zona di Siem Reap (base per la visita di Angkor) negli ultimi anni si è passati da tre a un centinaio di alberghi, più una quarantina di guesthouses. Meriterebbero restauri anche i siti pre-angkoriani di Kompong Thum, molto affascinanti ma privi di tutela e ormai cadenti. I mercati di Phnom Penh e delle altre cittadine, chiusi e distrutti durante il regime di Pol Pot, stanno adesso riaprendo e il commercio di prodotti artigianali (stoffe, argenti, legno) sta conoscendo un nuovo impulso. La Cambogia importa purtroppo molto dai Paesi confinanti, soprattutto dalla Thailandia, spendendo forse più di quanto possa permettersi. Festival e tradizioni popolari Accanto alle feste celebrate in tutto il mondo (Capodanno, primo maggio) la Cambogia festeggia altri avvenimenti civili e religiosi. Tra gli appuntamenti degni di nota in ambito laico ricordiamo il compleanno del re (3 giorni) e quello della regina. Purtroppo il figlio di Sihanouk, che attualmente è salito al trono, non ha moglie e quindi i cambogiani hanno perso, almeno temporaneamente, la festa della regina. Il 9 maggio si commemorano le vittime dei khmer rossi mentre il 9 novembre è il giorno dell’Indipendenza dalla Francia, ottenuta nel 1953. Il primo febbraio si celebra il Trattato di amicizia tra Vietnam e Cambogia del 1980 anche se fra i due Paesi i motivi di attrito sono ancora vivi e i due popoli si disprezzano. Le feste religiose sono legate a ricorrenze buddhiste e vengono calcolate sull’alternarsi delle fasi lunari e sui cicli delle stagioni. In particolare è molto suggestiva la Festa delle acque (Bon Om Tuk) che si celebra a ottobre, all’inizio della stagione secca, quando il fiume Sap inverte il suo corso e inizia a scorrere dal lago Tonlé Sap verso il mare. In questa occasione a Phnom Penh, dove il Sap confluisce nel Mekong, si tengono gare su barche cerimoniali. Links * www.cambodia-web.net * www.mot.gov.kh Sito ufficiale del Ministero del Turismo cambogiano Guide Per chi viaggia da solo: * Laos e Cambogia - Insight Guide (Guide turistiche del Sole24 ore) Ottima guida cartacea, raccoglie informazioni pratiche dettagliate e precise, inoltre ha buoni capitoli relativi alla storia e all’arte del paese. Per approfondimenti: * C. Bussolino: Angkor un mondo perso nel tempo - Polaris (Città e luoghi del mondo) * C. Bussolino: Cambogia, Angkor e l’Asia dei tempi perduti - Polaris (Città e luoghi del mondo) PRIMA DEL VIAGGIO Burocrazia e sanità in cifre Visto Obbligatorio Passaporto Valido per almeno 3 mesi dopo la data di uscita Febbre gialla Obbligatoria per chi proviene da paesi infetti Profilassi antimalarica Consigliata Vaccino epatite A ed antitifico Consigliati Vaccino epatite B Consigliato per chi sosta a lungo Quando andare Per visitare la Cambogia qualunque stagione potrebbe andare bene. Ricordiamo che tra maggio e novembre piove molto, ma in genere solo al pomeriggio, quindi ci si può muovere con un po’ di fortuna senza troppi inconvenienti, ma bisogna attrezzarsi per il temporale che lava da capo a piedi. La stagione migliore è tra novembre e gennaio, quando smette di piovere ma il Mekong e il Tonlé Sap sono ricchi d’acqua e la temperatura è fresca. Assolutamente sconsigliato aprile: ancora non piove ma l’aria è carica di umidità e fa molto caldo. Burocrazia e visti Per entrare in Cambogia occorre il passaporto in corso di validità. Il visto è necessario, costa 25 USD e si può ottenere all’arrivo: negli aeroporti si trovano i moduli da compilare e occorre essere muniti di fototessera da consegnare all’impiegato. Arrivando in Cambogia via terra il visto deve essere fatto prima, a Ho Chi Minh City per chi arriva dal Vietnam o a Bangkok per chi arriva dalla Thailandia. Se si vuole invece partire già con il visto l’Ambasciata cambogiana competente per i cittadini italiani è quella di Parigi ( 4, rue A. Yvon, tel. 0033-1-45034720). Per ottenere un’estensione del visto oltre i 30 giorni rivolgetevi all’ufficio immigrazione di Phnom Penh ( 5, Street 200, tel. (23)424794) : il costo è di 30 USD. Per visitare il sito di Angkor occorre un pass che può essere fatto sul posto (40 USD), per il quale vi verranno richieste 2 fototessera; il pass vale per tre giorni. Telefono Angkor Wat: Apsara, le danzatrici immortali Angkor Wat: Apsara, le danzatrici immortali Per telefonare in Cambogia dall'Italia bisogna comporre il prefisso internazionale 00855 seguito dal prefisso della città senza lo 0 e dal numero desiderato. Per telefonare in Italia dalla Cambogia bisogna comporre lo 0039 seguito dal numero dell'abbonato. Vaccinazioni Sono consigliate le seguenti vaccinazioni: colera, tifo, tetano, epatite A e B (alta incidenza di portatori del virus HBV), poliomielite, tubercolosi. Per tutto l'anno e in tutto il Paese, ad eccezione della capitale, esiste il rischio di contrarre la malaria principalmente nella forma maligna da P. falciparum. Esiste inoltre la zanzara del dengue che porta una febbre emorragica grave e spesso letale per i bambini: questo insetto vive nella acque stagnanti, è dunque utile portare un repellente per insetti tropicali, indossare pantaloni e vestiti con maniche lunghe e non profumarsi troppo per non attirare gli insetti. Da mettere in valigia In Cambogia fa caldo praticamente tutto l’anno. Sono consigliati abiti di cotone, preferibilmente vestiti che coprano le spalle, le braccia e il petto e pantaloni lunghi, sia per osservanza dei costumi locali (in alcuni luoghi non vi lasciano entrare se l’abbigliamento non è dignitoso), sia per proteggersi dal sole e dagli insetti. Inoltre mettete in valigia scarpe comode e da trekking per visitare il sito di Angkor (ci si arrampica), cappello, occhiali da sole, creme solari, farmaci, un adattatore. Portate qualcosa in più, se potete, da regalare ai maestri delle scuole nei villaggi: li distribuiranno ai bambini (quaderni, matite, penne). Elettricità L’elettricità è a 220 V con prese di corrente rotonde e a lamella; conviene portare un adattatore. Quanto costa Il volo aereo dall’Italia via Bangkok costa circa 960 euro andata e ritorno. Sul posto, nelle principali città (Phnom Penh, Siem Reap, Kompong Som e Battambang), si trovano buone sistemazioni anche economiche. Sopra i 20 dollari tutte le stanze dovrebbero avere aria condizionata, acqua calda e tv satellitare, ma è meglio verificare prima di affittare la stanza, soprattutto l’aria condizionata è indispensabile in alcune stagioni. Il cibo è ottimo anche nei locali più semplici e si può cenare e pranzare spendendo dai 6 ai 20 USD e oltre nei ristoranti più costosi.Affittare un'auto con autista costa circa 20-25 dollari al giorno. Occorre portare qualche dollaro in più per regolare il pagamento del visto in ingresso, delle tasse aeroportuali in uscita e per il pass di accesso al sito di Angkor. Indirizzi utili Indirizzi utili burocrazia Consolati della Cambogia Il Consolato competente per l’Italia è quello di Francia: rue A. Yvon, Paris, tel. 0033-1-45034720, fax. 0033-1-45034740. Ambasciata d'Italia in Cambogia L’Ambasciata competente per l’Italia è quella francese: Monivong Boulevard 1, Phnom Penh, tel. (23) 430020 Indirizzi utili turismo e cultura Ministero del turismo della Cambogia 3 Monivong Bd, Phnom Penh, tel. (23) 216666; info@mot.gov.kh; www.cambodia-web.net Indirizzi utili sanità Ospedale Calmette Hospital, Monivong boulevard, Phnom Penh, tel. (23) 723173; (parte del personale è francese). IL VIAGGIO Quanto stare La Cambogia non è un Paese grandissimo: una prima visita può richiedere un minimo di 6 giorni per vedere almeno il sito di Angkor (2-3 gg.), i dintorni di Siem Reap (Tonlé Sap) e la capitale Phnom Penh (2-3 gg.). Se si ha più tempo a disposizione (15-20 gg.) si può approfittare per visitare il Paese muovendosi in macchina, passando così attraverso la campagna tra Siem Reap e Phnom Penh, dove si estende il sito pre-angkoriano di Kompong Thum, ancora parzialmente inghiottito dalla foresta. Si può trascorrere anche qualche giorno al mare, al sud, in una zona ancora poco turistica, immersa nella natura. Come arrivare Partenza da: Expedia Travel Destinazione: Dal: (GG/MM/AA) Al: (GG/MM/AA) Ulteriori opzioni di ricerca Non esistono voli diretti Italia-Cambogia. Dall’Italia si può giungere in Cambogia con il volo di linea Thai che parte da Roma e arriva a Bangkok e da qui proseguire per la capitale Phnom Penh (circa 12 ore); oppure dal Laos con volo Atr della Lao Aviation che collega Vientiane a Siem Reap. La Cambogia è collegata anche con Ho Chi Minh City, Kuala Lumpur, Hong Kong e Singapore: i voli sono giornalieri. Via terra gli attraversamenti del confine sono tre: Moc Bai al confine con il Vietnam, Poipet al confine con la Thailandia e Voeung Kam al confine con il Laos. Nei primi due casi è consigliabile avere già con sé il visto per la Cambogia, accompagnato da una dichiarazione che attesti l’uscita dai rispettivi Paesi attraverso quei valichi doganali. Sono sconsigliate le strade che portano a Siem Reap e Battambang poiché poco sicure e in pessime condizioni. Per quanto riguarda la frontiera con il Los si raggiunge via terra il valico di frontiera Voeung Kam per scendere poi in battello lungo il Mekong fino a Stung Treng; in questo caso il visto viene concesso alla frontiera. Via mare ci sono navi veloci da Ban Hat Lek, nella provincia thailandese di Trat, e da Hong Kong Town. Anche in questo caso bisogna essere già in possesso del visto per la Cambogia (l’Ambasciata cambogiana a Bangkok si trova al 185 Rajadamri road , tel. (662)2546630, fax (662)2539859). Tasse di ingresso e di imbarco La tassa di ingresso per la Cambogia è di 25 USD e si paga all’arrivo nel Paese al momento dell’ottenimento del visto. La tassa d’imbarco per lasciare l’aeroporto è di 25 USD (le cifre possono variare, si consiglia di verificarle prima di partire). La tassa per i voli nazionali è di 10 USD a Phnom Penh. Cosa vedere e cosa fare Angkor: tempio del Bayon Angkor: tempio del Bayon Sicuramente nell’immaginario collettivo l’attrazione principale della Cambogia è rappresentata dal sito archeologico di Angkor, l’ottava meraviglia del mondo, degno di competere con tutti i gioielli della Valle del Nilo nel loro insieme. Quindi sosta a Siem Reap, a un quarto d’ora dal sito di Angkor, per almeno tre giorni. Se siete appassionati di archeologia ci sono due circuiti (piccolo e grande), più alcuni monumenti un po’ fuori dall’area (notevole il Banteay Srei, 30 km a nordest di Siem Reap). Vicino alla cittadina di Siem Reap da non perdere la visita al villaggio galleggiante sul lago Tonlé Sap, dove i bambini si divertono a navigare dentro conche di alluminio, improvvisando battaglie sull’acqua. Siem Reap ha un affascinante mercato centrale, dove è bello indugiare. Tra Siem Reap e Phnom Penh merita una visita il sito archeologico pre-angkoriano di Kompong Thum, risalente al VII sec. d.C., ancora avvolto dalla vegetazione. È molto bella, ancorché scomoda, la strada che attraverso villaggi di campagna porta al sito. Phnom Penh, la capitale, merita una sosta di almeno due giorni data la moltitudine di cose da vedere. Partiamo dai mercati, dove è straordinario assistere allo svolgersi della vita quotidiana, magari sorseggiando un ottimo caffè. Questi mercati, chiusi e abbandonati durante l’occupazione dei khmer rossi, stanno risorgendo a nuova vita, colorati e vivaci: in particolare il Mercato russo e il Central market in cui campeggia un orologio fermo alle ore 10 del 17 aprile 1975, giorno in cui Pol Pot ha preso possesso della città, accolto da una popolazione festante e ignara di quanto sarebbe accaduto. Il Palazzo Reale, alla fine del lungofiume, Il Quartiere Francese, il Wat Phom e il Museo nazionale sono alcune delle mete imprescindibili di Phnom Penh, così come la navigazione in battello sul fiume fino alla confluenza del Mekong con il Sap e il Bassac. Suggeriamo inoltre di approfondire la conoscenza della storia recente della Cambogia (dal 1975 al 1998), tristemente legata alla guerra e al regime dei khmer rossi, per capire il passato di questo popolo e cogliere fino in fondo le suggestioni con una visita al Museo del crimine e del genocidio di Tuol Sleng, che in modo asciutto e onesto testimonia quei tragici anni. Dormire In Cambogia gli hotel, le pensioni e le guesthouses stanno fiorendo ovunque nei centri di attrattiva turistica, dove si possono trovare sistemazioni per tutte le tasche. Dai 20 USD in su le camere dovrebbero essere dotate di acqua calda, frigo, aria condizionata e talvolta Tv satellitare. Nelle zone di campagna, poco o per nulla frequentate dai turisti, gli alloggi sono molto carenti per il momento. Si consiglia di visionare le camere prima di affittarle e di verificare il funzionamento dell’impianto di condizionamento, indispensabile nella stagione umida. Mangiare La cucina cambogiana è simile a quella thailandese ma non è affatto piccante (in genere aglio e peperoncino vengono serviti a parte). Abbondante la verdura fresca e saporita, la frutta, la carne (maiale, pollo, manzo) e il pesce, quest’ultimo ottimo, soprattutto i gamberetti di fiume. Ogni piatto è accompagnato da riso e tè serviti gratuitamente come prassi. Si trovano anche ristoranti cinesi e vietnamiti. Un piatto particolare è l’amok, stufato di pesce servito nella noce di cocco intagliata a guisa di pentola. I curry di carne o di pesce cotti nel latte di cocco sono squisiti, così come l’insalata di mango e pesce secco. Una costosa prelibatezza sono gli insetti fritti (ragni, cavallette e scarafaggi) e conditi con abbondante aglio: vinta l’impressione iniziale sono davvero buoni, provare per credere! Soprattutto i ragni, che hanno un sapore simile ai nostri crostacei. Dati i trascorsi coloniali francesi, in Cambogia come in Laos si possono trovare croissant e baguette con paté. Non ci sono molti ristoranti in Cambogia ma la maggior parte degli hotel e delle guesthouses prevede il servizio di pranzo e cena anche per chi non è ospite della struttura. Nella capitale si trovano facilmente anche ristoranti vietnamiti, cinesi, indiani, thai mentre per strada si incontrano venditori ambulanti di panini e baguettes. A Phnom Penh segnaliamo il ristorante Friends (215 street 13, nei pressi del Museo nazionale): collabora con l'organizzazione Mith Samlauh che aiuta i bambini di strada. Il locale è bello, il menu ampio e i piatti curatissimi. Posta e telefono Bantey Srei, tempio in arenaria rosa Bantey Srei, tempio in arenaria rosa Il servizio postale cambogiano è molto migliorato ed è relativamente rapido. La posta viene inoltrata via Bangkok. A Phnom Penh il ministero delle Poste e delle telecomunicazioni si trova in Wat Phom street 13. Sempre nella capitale ci sono diversi corrieri internazionali: Dhl Worldwide Express, Federal Express (FedEx), Tnt Express Worldwide. Per telefonare dalla Cambogia in Italia ènecessario comporre lo 0039 seguito dal numero dell'abbonato. Per telefonare si può usare una carta prepagata acquistabile negli hotel o all’Ufficio postale centrale di Phnom Penh. Per telefonare in Italia dalla Cambogia ci si può rivolgere anche agli alberghi, ma il costo è molto elevato (7 USD al minuto), ma il modo più economico è costituito dagli Internet-café, numerosissimi ed efficienti (0,75 USD al minuto). I gestori sono molto disponibili e vi spiegheranno come fare. Unico inconveniente: la voce arriva un po’ in differita. La Cambogia utilizza il sistema GSM 900/1800 compatibile con quello europeo. Moneta, carta di credito e cambio La moneta in Cambogia è il riel: 1 USD vale 4.000 riel. Non esistono monete ma solo banconote. Ovunque, anche al mercato, si può pagare in dollari, procuratevi perciò biglietti di piccolo taglio. Travellers’ cheque e carte di credito sono difficili da usare, solo a Phnom Penh e solo in alcune banche vengono accettati ma con commissioni altissime (10 USD circa!). Non esistono sportelli bancomat per il prelievo di contanti. Spostarsi La Royal Air Cambodge gestisce pochi voli interni. Ci sono tre servizi di pullman con aria condizionata che fanno servizio tra Phnom Penh e le località marine di Kompong Som (Sihanukville): la strada è in condizioni accettabili. Ci sono pullman anche per Siem Reap, la strada è lunga e scomoda e il tragitto dura circa 6-8 ore (costo circa 6 USD). Il treno è assai scomodo e sempre molto affollato, inoltre il servizio è lento e le infrastrutture sono vecchie. Il trasporto pubblico in città è affidato a cyclo o tricicli e a mototaxi, davvero economici (1.000-2.000 riel), meglio accordarsi sul prezzo prima perché nelle zone turistiche la cifra può lievitare. Ad Angkor ci sono molti taxi, una giornata costa circa 20 USD, ma per visitare i templi più lontani si può pagare anche 40 USD. Esistono infine i taxi collettivi, molto economici ma anche affollati. Le strade non sono tutte in ottime condizioni e per questo è forse una fortuna che agli stranieri sia proibito noleggiare auto senza autista. In particolare nelle zone rurali sono ancora rare le strade asfaltate. Il traffico è composto soprattutto da biciclette (una moltitudine alla fine dei turni di lavoro), motorini (sui quali si va anche in quattro, cioè con tutta la famiglia appresso) e cyclo. Il traffico scorre lento e vige la regola della schivata: il tutto con grande calma e serenità. Gli incidenti sono pochi, in effetti. Per noleggiare un’auto, rigorosamente con autista (ed è meglio così!), ci si può rivolgere agli hotel o alle agenzie di viaggio. Il costo è di circa 20-25 USD al giorno. Si possono affittare motociclette da guidare da soli ma soltanto fuori città (8 USD). Una curiosità: i cambogiani usano spesso i motorini, ai quali staccano gli specchietti retrovisori, considerati roba da “barang” (nasi lunghi, il nomignolo con cui chiamano gli occidentali). Sostengono infatti che dopo essersi specchiati a casa, prima di uscire, sia inutile guardarsi mentre si guida. E se arriva qualcuno da dietro? Nessun problema: suonerà il clacson! Va detto che gli incidenti sono scarsissimi e tutti vanno molto piano.Prenota il noleggio auto con Expedia.it Tonlé Sap, villaggio galleggiante Tonlé Sap, villaggio galleggiante Esistono collegamenti con il battello lungo il Tonle Sap tra Siem Reap e Phnom Penh (circa 5 ore di viaggio). I battelli sono moderni e confortevoli, dotati di aria condizionata, ma sono tipo aliscafi: scordatevi il viaggio romantico sul fiume guardando la vita scorrere sulle rive e arrostendo al sole. Lungo il Mekong è possibile navigare con destinazione Kampong Cham, Kratie e Stung Treng. Per chi volesse organizzare il suo viaggio In Cambogia appoggiandosi a un’agenzia locale che dia un supporto logistico ottimale ma, al contempo, voglia sfuggire ai viaggi “da catalogo” suggeriamo di contattare l’Agenzia Asco Travel (Asco Cambodia Travel, Phnom Penh No. 2 St. 179, Sankat Tom Nop Tek, Khan Chamkar Mon – Phnom Penh, tel. (855-23)210831, fax. (855-23)217909 , mobile (24h) 012 845881). Gli stessi propongono diversi itinerari, che possono essere personalizzati scegliendo il tipo di assistenza che si desidera, dal tutto compreso a situazioni più libere, in base a esigenze personali ed economiche. In Cambogia operano attraverso alcune validissime guide italiane che possono accompagnare il viaggiatore alla scoperta del paese non solo dal punto di vista storico-artistico ma anche umano, fornendo anche materiale autoprodotto (opuscoli, ecc…) per approfondire la conoscenza del territorio, proprio per questo un’agenzia abbastanza unica nel suo genere. Sanità Come sempre quando si visitano località a queste latitudini è meglio prendere alcune precauzioni prima di partire. In Cambogia è consigliabile non bere acqua dai rubinetti ed evitare il ghiaccio, non mangiare verdura cruda e frutta che non si possa sbucciare personalmente. Fa molto caldo quindi è bene bere molto, soprattutto quando si visitano i siti archeologici. Negli ultimi tempi è giunta notizia anche in Italia del diffondersi dell’influenza dei polli: colpisce soprattutto chi maneggia animali affetti dal morbo, vivi o morti. Una volta cotto il pollo, il virus viene ucciso e non è più dannoso. Comunque, se non si è sicuri, si possono mangiare molti tipi di carne di altro genere: la scelta non manca. Attenzione ai serpenti e alle sanguisughe; segnalato anche il rischio di rabbia. Il servizio sanitario è ancora piuttosto precario. Per problemi sanitari ci si può rivolgere al Calmette Hospital di Phnom Penh, Monivong boulevard, tel. (23) 723173, oppure farsi trasferire a Bangkok. Per problemi più gravi meglio farsi rimpatriare in Italia: allo scopo è consigliabile stipulare un’assicurazione sanitaria prima di partire (una polizza assicurativa di 30 euro, la più economica, copre circa 7500 euro di spese mediche: ricovero e rimpatrio). Per problemi meno gravi la migliore farmacia, in quanto la più rifornita, è la Pharmacie de la Gare a Phnom Penh, vicino alla stazione ferroviaria. Sicurezza La Cambogia è un Paese tranquillo dove le guardie agli incroci appendono i fucili mitragliatori agli alberi fino alla fine del turno di servizio. Nei mercati i soldi vengono lasciati in bella vista sui banchi e lo scippo è una pratica sconosciuta. È comunque bene, per rispetto verso chi vive in condizioni economiche così semplici non esibire oggetti preziosi o gioielli costosi. Nelle zone più turistiche spesso si viene circondati da venditori o mendicanti, ma non ci sono problemi né fastidi: se non si è interessati all’acquisto o alla questua è sufficiente negare facendo un gesto con la mano o non mostrare interesse e si viene lasciati stare immediatamente. La Cambogia è uno tra i Paesi con il maggior numero di mine inesplose sul suo territorio (province di Battambang, Banteay Meanchey, Pursat, Siem Reap e Kompong Thom): si consiglia pertanto di non lasciare mai i sentieri segnati e di non avventurarsi per proprio conto in mezzo ai campi (l'avvertenza vale anche per i dintorni di Angkor). Meglio quindi viaggiare possibilmente accompagnati da una guida e mai di notte. Banditismo e delinquenza sono diffusi soprattutto nell'area compresa tra Kratie, Snuol e Stung Treng (contrabbando di legname). Comportamenti Angkor Wat: galleria con bassorilevi Angkor Wat: galleria con bassorilevi Come in ogni parte del mondo occorre prestare attenzione a come ci si veste e ci si muove. Preferite abiti che coprano spalle, braccia, petto e gambe; vestiti più succinti o scollati nella migliore delle ipotesi suscitano ilarità, ma in alcuni luoghi potrebbero non consentirvi di entrare (pagode e palazzi). È consigliabile non scambiare effusioni davanti a terzi, nemmeno tra marito e moglie: in particolare è considerato oltraggioso prendere una donna per mano, pare che sia una gestualità infamante, ammessa solo con prostitute. Ci si saluta con un lieve inchino giungendo le mani sopra il capo, davanti al viso o sotto il mento secondo la familiarità con l’interlocutore. In Cambogia ci si esprime sempre con gentilezza, non si urla e non si cede alla collera. Nel lessico cambogiano non esistono gli insulti, il dissenso più totale può essere espresso fissando l’interlocutore negli occhi e puntandogli l’indice contro (senza toccarlo): questo è segno di grande disprezzo. Nelle pagode e nel Palazzo Reale di Phnom Penh si entra senza scarpe (si possono tenere i calzini), ci si siede a gambe incrociate (gli uomini) o raccolte di lato (le donne) Nel Palazzo Reale è vietato fare fotografie all’interno degli edifici, pena il sequestro della pellicola, a causa di un episodio increscioso occorso alcuni anni or sono: sedicenti turisti hanno utilizzato le riprese come sfondo per una pellicola pornografica. Nei centri urbani, presso le zone più turistiche, è facile incontrare persone mutilate che chiedono l’elemosina: suggeriamo ai turisti di non assecondare questo tipo di richieste che tolgono dignità all’individuo. Esiste infatti un programma di riabilitazione e integrazione delle persone rese inabili dalla guerra; l’associazione ha sede a Phnom Penh e si chiama Nacional Centre of Disable Persons' Building (3 Norodom boulevard, ncdp_cambodia@online.com.kh; www.ncdpcam.org. Si possono fare donazioni o acquistare prodotti artigianali, anche se piuttosto cari). Per chi volesse portare con sé quaderni, matite, penne ricordiamo che l’alfabetizzazione in Cambogia è dell’80% e che questo materiale è richiestissimo. Può essere lasciato ai maestri delle scuole che si incontrano durante il viaggio: ècertamente il modo più sicuro per far arrivare aiuti a chi ne ha veramente bisogno (sono graditi anche medicinali di base). I bambini sono molto educati e dolcissimi, gradiscono ricevere caramelle o matite da usare a scuola e ringraziano sempre con un gentile inchino. Vicino ai siti archeologici ce ne sono moltissimi che vendono manufatti graziosi ed economici. Curiosità Il cambogiano è una lingua figurata, talvolta più che con le parole ci si esprime attraverso concetti: è per questo che non esistendo il termine aeroporto né aereo si parla del “terreno spianato delle barche volanti” o a proposito del latte si dice “il liquido che esce dalle mucche”. Le feste del buddhismo theravada vedono come massimo momento per acquisire meriti l’offerta ai templi durante i giorni di festa (che corrispondono alle fasi lunari). L’importante è l’atto di offrire: una volta donato il cibo, ad esempio, questo può essere ripreso e consumato con i monaci. Sono importanti anche gli atti di carità: vicino ai templi ci sono numerose gabbiette piene di passerotti: facendo un’offerta si può liberare un uccellino che ritornerà poi da solo in gabbia, dove sa di trovare cibo, ma l’importante è stato l’atto di carità di chi lo ha liberato anche solo per pochi minuti. Nei mercati in Cambogia si vendono moltissimi orologi, spesso patacche di tutte le fogge, i cambogiani ne vanno pazzi. Ciò ha una ragione: durante i 3 anni 8 mesi e 20 giorni del regime di Pol Pot ai cambogiani fu praticata una singolare tortura psicologica mediante la cancellazione del tempo. Nessuno poteva sapere che ora fosse e tanto meno che giorno o anno: era l’inizio della soppressione di qualunque desiderio di vivere. |
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country dialling code: 855. Ministry of Tourism 3 Preah Monivong Boulevard, Phnom Penh 12258, Cambodia Telephone: (23) 427 130 or 213 911. Fax: (23) 426 107 or 426 877. Email: info@mot.gov.kh Website: www.mot.gov.kh Diethelm Travel (Cambodia) Ltd No 65, Street 240, PO Box 99, Phnom Penh, Cambodia Telephone: (23) 219 151. Fax: (23) 219 150. Email: dtc@dtc.com.kh Website: www.diethelm-travel.com Orbitours Pty Ltd Street address: 3rd Floor, 73 Walker Street, North Sydney, NSW 2060, Australia Postal address: PO Box 834, North Sydney, NSW 2059, Australia Telephone: (2) 8913 0755. Fax: (2) 9956 7707. Email: orbitours@adventureworld.com.au Website: www.orbitours.com.au Royal Embassy of Cambodia in Paris 4 rue Adolphe Yvon, 75116 Paris, France Telephonel: (1) 4503 4720. Fax: (1) 4503 4740. Email: ambcambodgeparis@mangoosta.fr or alexandreloc@yahoo.com (tourist information office) British Embassy 27-29, Street 75, Phnom Penh, Cambodia Telephone: (23) 427 124 or 428 153. Fax: (23) 427 125. Email: britemb@online.com.kh or consular.phnompenh@fco.gov.uk Opening hours: Mon-Thurs 08:00-12:00 and 13:30-17:00, Fri 08:00-13:00. Royal Embassy of Cambodia in the USA 4530 16th Street, NW, Washington, DC 20011, USA Telephone: (202) 726 7742. Fax: (202) 726 8381. Email: cambodia@embassy.org Website: www.embassy.org/cambodia Embassy of the United States of America 16 Street 228, Phnom Penh, Cambodia Telephone: (23) 216 436. Fax: (23) 216 437. Website: http://phnompenh.usembassy.gov Canadian Embassy Villa 9, R.V. Senei Vannavut Out (Street 254), Sangkat Chaktomuk, Khan Daun Penh, Phnom Penh, Cambodia Telephone: (23) 213 470. Fax: (23) 211 389. E-mail: pnmpn@dfait-maeci.gc.ca Website: www.dfait-maeci.gc.ca/cambodia __________Cambodia General Info Area: 69,898 square miles (181,035 square kilometers). Population: 11,437,656 (official estimate 1998). Time: GMT plus 7 hours. Electricity: 220 volts AC, 50Hz. ___________________ International airports Pochentong Airport (PNH) is 5 miles or 8 km. from Phnom Penh. ____________________Cambodia Health/Sanità Cambogia Cambodia Health - TravelPuppy.com Special Precautions Certificate Required Yellow Fever No 1 Cholera Yes 2 Typhoid and Polio 3 N/A Malaria 4 N/A ____________________ Cambodia Currency Riel or CRl = 100 sen. _____________________Cambodia Public Holidays/Feste Pubbliche Cambodia Public Holidays/Feste Nazionali Year 2005 Jan 1 Jan 7 Mar 8 Apr 14-16 Apr 25 May 1 May 19 Jun 1 Jun 18 Sep 24 Oct 23 Oct 30-Nov 1 Nov 7-9 Nov 9 Dec 10 New Year’s Day Victory Day Women’s Day Cambodian New Year Visaka Buja Day (Birth of Buddha) Labour Day Royal Ploughing Day Ceremony International Children’s Day Queen’s Birthday Constitution and Coronation Day Paris Peace Agreement King’s Birthday Water Festival Independence Day UN Human Rights Day _______Special Events/Eventi Speciali The following is a list of special events celebrated in Cambodia: Jan 22 Têt, Vietnamese and Chinese New Year Apr Visak Bochea, Anniversary of the Buddha’s Birth Apr 13-15 Chaul Chhnam, 3-day celebration of the Cambodian New Year May Chrat Prea Nongkoal, ceremonial beginning of the sowing season Jul-Sep Buddhist ‘Lent’ Sep 24-26 Phchum Ben, offerings made to dead ancestors Oct Bonn Kathem (religious festival) Nov Festival of the Reversing Current or The Water Festival, canoe races are held in Phnom Penh; Bon Om Tuk, Phnom Penh and Siem Reap |