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Esso utilizza materiale tratto da   http://it.wikipedia.org/wiki/Canosa_di_Puglia
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Canosa_di_Puglia&action=history

Canosa di Puglia

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 Canosa di Puglia
Stato:  Italia
Regione:  Puglia
Provincia:  Bari
Coordinate:
Latitudine: 41° 13′ 0′′ N
Longitudine: 16° 4′ 0′′ E
Altitudine: 140 m s.l.m.
Superficie: 149 km²
Abitanti:
31.445  
Densità: 204 ab./km²
Frazioni: Loconia 
Comuni contigui: Andria, Barletta, Cerignola (FG), Lavello (PZ), Minervino Murge, San Ferdinando di Puglia (FG)
CAP: 70053
Pref. tel: 0883
Codice ISTAT: 072013
Codice catasto: B619 
Nome abitanti: canosini 
Santo patrono: San Sabino 
Giorno festivo: 1° agosto 
 
Sito istituzionale
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Canosa di Puglia (in dialetto pugliese Canaus, in latino Canusium) è un comune di 31.445 abitanti in provincia di Bari, collocato sul margine nord-occidentale dell'altopiano delle Murge da cui domina la valle dell'Ofanto e l'estesa pianura del Tavoliere delle Puglie, spaziando dal monte Vulture al Gargano, alla costa adriatica.
Canosa è considerata uno tra i principali centri archeologici della Puglia e rappresenta uno dei casi più significativi di città a lunghissima continuità di vita. Reperti e vasi canosini sono in tutti i principali musei e collezioni private del mondo ma, naturalmente, testimonianze del suo glorioso passato sono disseminate nella città attuale e nel territorio circostante.

Il comune confluirà nella nuova Provincia di Barletta-Andria-Trani, non appena essa diventerà operativa (orientativamente entro il 2008).

Indice

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[modifica] Geografia

 

[modifica] Territorio e morfologia

Canosa sorge ad un paio di chilometri dalla sponda orientale del fiume Ofanto e ad una ventina di chilometri dal Mar Adriatico, su un territorio livellato, anticamera dell'Altopiano delle Murge (tra i 105 e i 140 m s.l.m.). Il versante su cui è edificata la città è prevalentemente argilloso e sabbioso sulla superficie, che va a coprire uno strato calcareo ("calcareniti di Gravina") che a sua volta costituisce il tipico tufo di colore bianco-giallastro e facilmente disgregabile.
Questa caratteristica morfologica ha permesso la costruzione sotterranea di grotte artificiali, il riadattamento di altre preesistenti (usate nel XIX secolo come cantine), nonché la creazione degli ipogei. Il tufo ricavato come scarto ha permesso (e permette tuttora) la costruzione di edifici in superficie.

Il territorio circostante si estende verso sud fino alle pendici delle Murge, verso ovest fino all'Ofanto (anche confine provinciale) ed è prevalentmente pianeggiante. I bacini del Rendina e del Locone contribuiscono alla fertilità della vasta area (150 Km2).

 

[modifica] Urbanistica

Canosa, nel corso dei secoli, è cresciuta secondo lo standard delle città-fortezza: nei pressi di un fiume e su un territorio prettamente collinare (ben 7 sono le piccole vette sulle quali sorge la cittadina). In cima ad esse è visibile anche il mare, verso nord.

Dalla zona dell' Acropoli, costituita da un bastione contornato in discesa da un dedalo di scalinate e stretti vicoli (presenti tutt'oggi), il centro si è esteso fino alla piana sottostante, zona delle tombe dapprima daune, poi romane, infine paleocristiane. La città poi si è evoluta in epoca romana, con la costruzione di edifici, acquedotti, un anfiteatro, luoghi di culto e altre tombe in tufi locali e laterizi. La via Traiana attraversava trasversalmente la civitas, che, per la sua morfologia, non era costruita in base ai criteri dell'accampamento romano.

Diventata dal IV secolo d.C., sotto San Sabino, la più importante diocesi pugliese, Canosa viene ulteriormente arricchita da palazzi e chiese.

Dagli inizi dell'800 a oggi, Canosa ha assunto una fisionomia sempre più precisa: due piazze principali, collegate da un corso che ricalcava l'antica via Traiana (corso San Sabino), stabiliscono il centro cittadino: nella prima (Piazza Vittorio Veneto) è presente la Cattedrale di San Sabino; nella seconda (attuale Piazza della Repubblica, già Piazza Colonna [1]) il Municipio (precedentemente un convento) che fungeva da frontespizio all'Acropoli. Diverse strade diramanti da entrambi i larghi conducono ai punti più "strategici" della antica capitale della Daunia. Il percorso del Tratturo Regio sfiorava Canosa nella zona periferica della Madonna di Costantinopoli.

Dagli anni '80 sul Monte Scupolo cresce la Zona 167, destinata inizialmente alle residenze popolari. Attualmente la zona è un secondo centro parallelo (Canosa Alta, già Torre Caracciolo) che accoglie più di un terzo degli abitanti di Canosa, quindi non più destinata solo a cooperative di case popolari, ma a ville, negozi e ristoranti.

Da poco tempo è in corso anche un piano di riqualificazione di strade e piazze canosine.

Ad una dozzina di chilometri da Canosa, direzione Lavello, è presente la frazione di Loconia.

 

[modifica] Storia

 

[modifica] Le origini

Minerva, Tempio italico di San Leucio

Fondata secondo la leggenda dall'eroe Diomede, decantato nell' Iliade, Canosa è stato tra i più importanti centri indigeni della Daunia prima e della Apulia poi.

I primi insediamenti autoctoni (composti dai dauni, ramo settentrionale della tribù Iapigia), stabiliti su quella fascia di terra chiamata dagli archeologi Campi Diomedei, risalgono ad un epoca di gran lunga precedente a quella diomedea, e precisamente al Neolitico (6000-3000 a.C.), per svilupparsi nell'Età dei Metalli. Si va a costituire l'abitato arcaico di Toppicelli, sulla piana ofantina, con presenza di edifici e tombe aristocratiche ricchissime di corredi, appartenenti al ceto di quelli definiti poi "principi dauni".

Molteplici sono le ipotesi avanzate nel spiegare l'etimologia del nome Canosa, usato per indicare il primo vero nucleo sviluppatosi (VIII secolo a.C.): tra le altre, si pensa al greco χάνης (canus, cesto di vimini[2]) o alla derivazione ebraica Chanush (da "Chanuth", taverna). Entrambe integrate dal messapico o iapigio suffisso -ion (poi -ium in latino)[3].

 

[modifica] L'influenza ellenistica e l'inglobamento in Roma

Nel corso dei secoli, Canosa diviene un importante centro commerciale e dell'artigianato (specie di ceramiche e terrecotte). Con lo sviluppo della Magna Grecia, il centro è influenzato dalla cultura ellenica (morfologicamente e urbanisticamente, Canosa è territorio ideale per la formazione di una polis greca). Nel 318 a.C. Canosa diventa città alleata di Roma, accogliendo i Romani anche dopo la disfatta ad opera di Annibale nel 216 a.C. a Canne, piccolo villaggio nei pressi dell'Ofanto. Dall'88 a.C. diventa Municipium e subisce le modifiche tipiche romane: il passaggio della via Traiana (109 d.C.) la costruzione dell'acquedotto di Erode Attico (141), anfiteatro, mausolei e archi. Poco più tardi l'imperatore Antonino Pio eleva il centro al rango di Colonia con il nome Aurelia, Augusta, Pia, Canusium.

Verso la fine del III secolo diviene capoluogo della Provincia Apuliae et Calabriae, diventando dal IV sede di una tra le più importanti diocesi di Puglia. Da qui l'appellativo "città dei vescovi"; la presenza di un quartiere episcopale con superbi e unici luoghi di culto, dimostrano la prevalenza di Canosa (basti pensare che Barletta era il porto del centro pugliese). Questa raggiunge il suo apice sotto l'episcopato di Sabino (514 -566).

 

[modifica] Altre culture fino al 1800

Diventata sede di gastaldo con le invasioni longobarde tra VII e VIII secolo, subisce nel secolo successivo diverse devastazioni per mano dei Saraceni (scacciati intorno all'871).

Solo due secoli dopo Canosa ritrova un certo rilievo (XI - XII secolo) con i Normanni, grazie al particolare interesse mostrato dal principe Boemondo d'Altavilla (che dal 1111 giace nel mausoleo ivi presente) e poi, sotto gli Svevi, da Federico II. Dall'età imperiale incomincia il declino, perdurato sino al XVIII secolo, accentuato dai molteplici terremoti (1361, 1456, 1627, 1659), dai numerosi saccheggi (in particolare, dei tarantini nel 1451 e dei soldati francesi di Napoleone nel 1803) e dalla perdita della sede Vescovile: Canosa diventava un feudo, gestito però da casati di cui alcuni, in seguito, avrebbero segnato la Storia. Vi si annoverano gli Orsini del Balzo, i Grimaldi di Monaco, gli Affaitati di Barletta, i Capece Minutolo di Napoli.

 

[modifica] Dalla seconda metà del XIX secolo ad oggi

Dopo le guerre d'indipendenza e il disastroso terremoto del 1851, Canosa rimase un paese prevalentemente borghese: a dimostrarlo fu la costruzione di palazzi signorili in tufo locale (su tutti il Sinesi[4], il Fracchiolla-Minerva[5], il Rossi, l' Iliceto [6] e il Visconti) che cingevano il centro cittadino, a preservare i segni del tempo dell'Acropoli e della Cattedrale.

Passata praticamente incolume alla Prima guerra mondiale, Canosa subiva gli effetti del primo terremoto Irpino del 1930 (79 anni dopo quello che costrinse alla ricostruzione di parte della Cattedrale di S. Sabino e numerosi edifici) e fu quindi costretta alla riparazione degli ingenti danni.
Il 6 novembre 1943, poco dopo l'armistizio (8 settembre dello stesso anno), il paese veniva bombardato. Alcuni palazzi rimasero danneggiati (comprese le adiacenti chiese di San Francesco e San Biagio[7] e parte del Palazzo di Città), altri ancora rasi al suolo, e 57 persone persero la vita. Nell'aprile 2001 il Comune di Canosa fu insignito della Medaglia di bronzo al Valor Civile in ricordo della tragedia[8].

Nel 1980 Canosa fu nuovamente danneggiata dal terremoto. Come già tante volte in passato, la cittadina si ritrovò in emergenza, con antichi edifici e alcune chiese dichiarate inagibili.

Attualmente Canosa è un centro basato prevalentemente sull'agricoltura, ma con un vantaggio nel terziario (turismo archeologico) e nell'industria e artigianato (tessile, alimentare e manifatturiera).

 

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Luoghi di interesse

 

[modifica] Archeologia

 

[modifica] Il castello

Il Castello

Quello denominato dai paesani Castello, in realtà era l' Acropoli dell'antica Canosa. Le tre grandi torri sono i ruderi del feudo situato in cima all'omonimo colle, a strapiombo sulla valle Ofantina. Originariamente luogo di culto e fortezza di epoca preromana, eretto con blocchi di tufo (come diversi siti canosini), fu ricostruito come bastione con gli stessi materiali dai Normanno-Svevi[9], per poi essere usato come "guardia" dai Grimaldi[10].
L'usura dei blocchi che lo compongono e il colore degli stessi denota il passaggio delle diverse civiltà che hanno elaborato la struttura in epoche differenti.

Lungo la collina scoscesa dell'Acropoli, vi è la parte antica del paese, caratterizzata dalle stradine e le scalinate. Alla base meridionale dell'asperità, giacciono i resti di un anfiteatro romano.

 

[modifica] Ipogei e catacombe

Canosa possiede un vero e proprio tesoro sotterraneo, costituito dagli ipogei (molti probabilmente ancora celati). Questi sono stati usati dapprima dai dauni come catacombe pagane, e, al loro interno, venivano celebrati anche culti funerari, manifestanti una civiltà avanzata per la vastissima epoca (dal 6000 a.C. al II sec. d.C.). Le sepolture negli ipogei (con qualche variazione; dalle rozze tombe a fossa allo stile a grotticella) sono perdurate fino all'epoca romana.
Composti da una dromos conducente a una o più stanze funerarie, gli ipogei contenevano, oltre al defunto (spesso ritrovato in posizione fetale), anche oggetti personali di questo, ritrovabili in urne o deposti in nicchie. Nel corso degli anni, però, molti di questi manufatti (tra cui preziosi monili in oro e bronzo, vasellame in terracotta con figure rosse e askos) sono andati perduti (o in mano a privati) anche a causa dell'opera dei cosiddetti tombaroli.

I più importanti ipogei canosini sono quelli del Cerbero, Lagrasta, Boccaforno e dell'Oplita. Altri reperti recuperati negli ipogei sono visibili presso i locali Palazzo Sinesi e Museo Civico.

Il paese pugliese si mostra manna per l'archeologia: poco distante dal centro abitato sorge, nelle profondità di un terreno argilloso, la necropoli di Santa Sofia, di epoca più recente (intorno al IV sec. d.C., periodo paleocristiano), estesa e diversa rispetto agli altri ipogei (risale al tempo delle persecuzioni cristiane), scoperta intorno al 1960 e attualmente in fase di restauro.[11]

 

[modifica] Templi e chiese arcaiche

Le numerose necropoli lasciavano spazio anche a luoghi di culto, pagani e non. La basilica di San Leucio (IV sec a.C) è il maggior esempio. Situato in uno dei punti più alti del paese, il sito presenta al suo interno mosaici policromi, capitelli e colonne di stile dorico-ionico e resti di statue (sinonimo della fusione delle culture magnogreca e centritalica). Successivamente, in essa vennero svolti riti cristiani (V sec. d.C.), con il riutilizzo e l'adattamento delle strutture preesistenti.

Non distante dalla basilica pagana prima, paleocristiana poi, giace la Basilica di San Pietro, prima cattedrale cristiana della città, trasformata poi in sepolcro di San Sabino (556), patrono di Canosa. [12] Anch'essa presentava mosaici e capitelli dorico-ionici.

Nella vallata è presente il battistero di San Giovanni (VI-VIII sec.). Il corpo centrale, di forma dodecagonale, conteneva una vasca battesimale eptagonale. Le composizioni erano soprattutto in marmo e tufo. Il colonnato che sorreggeva la volta a botte è rimasto danneggiato nel corso del tempo, così come sono andate perse le componenti auree e i mosaici che rivestivano la Fonte (elementi tipicamente bizantini, segno dell'elevato numero di popoli che ha conosciuto Canosa nel corso dei secoli). In corrispondenza dei punti cardinali, partivano quattro piccole navate dal dodecagono, andando a formare una struttura a croce greca.
Negli ultimi tempi, al di sotto del Battistero, sono stati rinvenuti due piani distinti della Basilica di Santa Maria, una delle prime chiese paleocristiane dell'intero Meridione.
[13]

Tempio di età romana è quello di Giove Toro: periptero con sei colonne sui lati corti e dieci sui lati lunghi, laterizi e una scalinata, prende il nome da una statua di Giove trovata sul posto negli scavi ultimati nel 1978.[14]

 

[modifica] Altri siti

Il celebre Ponte Romano sull'Ofanto

Tra gli altri monumenti spicca il Ponte Romano sull'Ofanto (I sec. d.C.), che permetteva il passaggio della Via Traiana da una parte all'altra del fiume (ed è stato utilizzato per il traffico stradale fino agli anni '70), ricostruito ex-novo nel medioevo e restaurato ancora una volta nel 1759.

Notabili sono anche le Torri Casieri e Bagnoli e l'Arco di Terenzio Varrone, monumenti in opus latericium dedicati al passaggio del Console romano in occasione della battaglia di Canne. Le due torri conservavano le spoglie di alcuni caduti nella battaglia.

Ancora relativo alla battaglia punica è un rudere di un'abitazione romana in pieno centro cittadino, probabilmente dimora della Matrona Busa, nobildonna canosina, che ospitò i combattenti. Dal 2000 altri scorci dell'antica civitas romana sono stati rilevati nei pressi di palazzi in costruzione.

Infine, le Terme romane situate in pieno centro cittadino, sono tornate alla luce negli anni '50. Attualmente sono in fase di recupero a cura della Sovrintendenza.

 

[modifica] Architetture

 

[modifica] La Cattedrale di San Sabino

 
La Cattedrale di San Sabino"

La Basilica di San Sabino fu edificata in età Longobarda (VII-VIII sec.) per mezzo del duca Arechi II, dopo l'abbandono dei siti paleocristiani di San Leucio e San Pietro. Dedicata inizialmente ai Santi Giovanni e Paolo, fu intitolata a San Sabino il 7 settembre 1101, ad opera di Papa Pasquale II, circa quattrocento anni dopo la traslazione delle spoglie del Santo nella cripta sottostante per mezzo del Vescovo Pietro il 1° agosto di un anno imprecisato del secolo VIII. Fu riconosciuta come Cattedrale nel 1916 da Papa Benedetto XV[15].

Inizialmente la pianta della basilica era (ed è tuttora) a croce latina, coperta da cinque cupole basse a vela e un'abside (illuminata da tre fineste, la cui centrale è ricoperta da una vetrata raffigurante il patrono), chiaro esempio di stile romanico-bizantino: al di sotto del presbiterio si accedeva alla cripta, reliquiario del Santo. Le cinque volte poggiano su arcate sorrette da complessive diciotto colonne di marmi persichino, granito e cipollino: queste ultime (sei), con capitelli corinzi, furono recuperate da monumenti ormai devastati. Priva di affreschi e pavimentata con marmo bianco, la Cattedrale giace a tre metri al di sotto della piazza dalla quale si accede.
Dopo il terremoto del 1851, la Cattedrale rimase danneggiata: all'imponente opera di restauro proseguì un deciso ampliamento: venne allungato il "piede" della pianta a croce latina, ricostruita la facciata in tufo locale (con costruzione del Campanile laterale, a tre livelli con torretta ottagonale sovrastata da cupolina semisferica[16]) con tre portali, ognuno dei quali in corrispondenza delle navate, a loro volta integrate da 8 cappelle nella zona più antica[17].

La Cattedrale, nella quale si accede dopo una breve discesa, presenta sull'architrave centrale della costruzione ampliata il simbolo degli Altavilla. Le cappelle corrispondenti alla navata destra, intercomunicanti, contengono nell'ordine: una fonte battesimale, per ciò che riguarda la prima dall'ingresso; un altare e un affresco dedicati alla Madonna della Fonte (protettrice di Canosa) la cui icona pervenne dopo la Prima Crociata nel paese dauno nella seconda, nonché le porte bronzee dell'adiacente Mausoleo di Boemondo; la statua lignea e una tela raffigurante Sant'Alfonso Maria de' Liguori e il sepolcro del Beato Padre Antonio Maria Losito (1838-1917)[18] nella terza. Un crocifisso di legno di metà XX secolo anticipa l'ingresso alla sequenza di cappelle.
Sulla navata sinistra, invece, si ha il sepolcro del Vescovo di Lecce Mons. Francesco Minerva (1904-2004) ad anticipare le tre cappelle seguenti: la prima contenente il tesoro del Santo, composto da reliquie, calici, crocifissi e un busto in argento del Santo[19], chiusa da una grata di ferro; la seconda dedicata a Sant'Antonio (ma con tela rappresentante San Francesco d'Assisi); la terza dedicata invece a Sant'Anna. Sul braccio sinistro della croce latina sono presenti altre due cappelle: quella del SS. Sacramento (frontale rispetto all'ingresso), contenente la statua del Sacro Cuore[20] e l'altra di San Giuseppe, all'estrema sinistra.

Il presbiterio presenta l'altare maggiore con ciborio, posto su una base di marmo con tre gradini, sormontato da un baldacchino sorretto da quattro colonne di marmo rosso con capitelli corinzi a piramide ottagonale a due sezioni sorrette complessivamente da 48 colonnine dello stesso marmo, molto simile a quello presente nella Basilica di San Nicola di Bari.
 

Imponente è anche l'ambone di marmo attribuito ad Acceptus (XI sec.) , poggiato su quattro colonne ottagonali. In cima al pulpito dell'ambone vi è un leggio sorretto da un'aquila, sempre in marmo.
 

Mausoleo di Boemondo

Nei pressi dell'abside è posto il seggio episcopale, opera presumibilmente di Romualdo e commissionato dal vescovo Ursone (tra il 1080 e il 1089): di ispirazione bizantina, la cattedra è poggiata su due elefanti stilizzati ed ha alla base una lastra in bassorilievo a rappresentare due aquile.

Nel 2005 è terminato il lungo restauro della Chiesa, iniziato alla fine del XX secolo.

 

[modifica] Mausoleo di Boemondo

Accessibile dal transetto di destra della cattedrale è il Mausoleo di Boemondo d'Altavilla. Eretto dopo il 1111, anno della morte del Principe, il piccolo edificio presenta una parte superiore caratterizzata da un tamburo poligonale sovrastato da una cupoletta emisferica, che va a "coprire" la pianta quadrangolare, con una piccola abside a destra sorretta da arcate non imponenti. Una doppia porta di bronzo asimmetrica (ora conservata nella cappella laterale della Madonna della Fonte nell'attigua basilica)[21], realizzata probabilmente da Ruggero di Melfi[22] (XI sec.), faceva da ingresso alla cappella, sorretta da due colonne di marmo pentelico. All'interno, oltre alle colonne, di cui una scende in profondità, vi è sul pavimento la lapide di marmo greco con la dicitura "BOAMVNDVS".

La struttura è visibile dalla superiore villa comunale.

 

[modifica] Economia

Per approfondire, vedi la voce Monetazione di Canusium.

 

[modifica] Curiosità

  • La cittadina dauna è citata in diversi film recitati da Lino Banfi. A volte anche in qualche sketch di Diego Abatantuono, altro attore pugliese.
  • Il cantante satirico Leone di Lernia ha dedicato una canzone su Canosa, basata su un succeso dance degli anni '90.

 

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Francesco Ventola (CdL) dal 20/05/2002
Centralino del comune: 0883 615707
Email del comune:
urp@canosadipuglia.org

 

[modifica] Frazione

Oltre alle varie contrade circostanti presenti nel territorio (che identificano la presenza di grandi masserie private), Canosa ha come unica frazione il poco distante centro rurale di Loconia.

Per approfondire, vedi la voce Loconia.

 

[modifica] Voci correlate

 

[modifica] Bibliografia

  • Nunzio Iacobone - Canusium (Ed. Salentina, Lecce, 1922)
  • Don Attilio Paulicelli - San Sabino nella storia di Canosa (Tip. San Paolo, Bari, 1967)
  • Gerardo A. Chiancone - La Cattedrale e il Mausoleo di Boemondo in Canosa (Tip. Guglielmi, Andria, 1983)
  • Fondazione Archeologica Canosina, a cura di Raffaella Cassano - Principi, Imperatori, Vescovi - Duemila anni di storia a Canosa (Ed. Marsilio, Venezia, 1992)

 

[modifica] Note

  1. chiamata così per via di una colonna ottocentesca su cui vi è la statua della Madonna, che rappresenta, tra l'altro, l'ingresso alla zona Castello (vecchia Acropoli).
  2. Canosa, sorgendo nei pressi dell'Ofanto, facilmente poteva disporre di giunchi di vimini spontanei.
  3. Analogamente ad altre città pugliesi di simile origine, come ad esempio Venosa o Ginosa.
  4. Ora sede della locale Fondazione Archeologica (F.A.C.) [1].
  5. Detto anche Palazzo Vescovile.
  6. Sede del museo delle marionette.
  7. Ora unificate nell'unica parrocchia dei SS. Francesco e Biagio.
  8. L'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi accompagnò l'assegnazione del riconoscimento con una breve nota: "All'indomani dell'armistizio, abbandonata dai tedeschi, [Canosa] subì un violento bombardamento [...]. La popolazione si prodigò in una generosa gara di solidarietà in aiuto dei superstiti e dei senza tetto, dando prova di elette virtù civiche e grande spirito di abnegazione."
  9. Si presume che la ricostruzione fu voluta da Federico II di Svevia.
  10. Il 15 giugno 1997 il principe Alberto II di Monaco fece visita alla città Dauna: in cima all' Acropoli una lapide ne ricorda l'evento.
  11. A cura della Facoltà di Archeologia dell'Università degli Studi di Foggia.
  12. Solo nella seconda metà dell'ottavo secolo (sicuramente il 1° agosto) le spoglie del santo furono traslate nella cripta dell'attuale Basilica di San Sabino.
  13. Sempre a cura dell'Università degli Studi di Foggia.
  14. Il "Toro", invece, indicava, in epoca medievale, una zona sopraelevata.
  15. Nel transetto di destra alcune lapidi certificano la dedicazione della Basilica a San Sabino e l'elevazione a Cattedrale.
  16. Si presume che nel progetto dell'epoca ve ne fossero due, pressoché identici, ma solo uno fu realizzato.
  17. Di cui sei laterali e due in corrispondenza del braccio sinistro della croce della pianta.
  18. Proprio devoto a sant'Alfonso, morto a Pagani nel 1917 e traslato nella Cattedrale il 9 aprile 1983.
  19. Datato 1767: precedentemente nella stessa cappella vi era un'antica scultura in oro raffigurante il santo, trafugata prima dai longobardi nell'VIII sec. - recuperata in breve tempo - poi da "mano ignota" il 10 novembre 1983.
  20. Il 14 aprile 1912 più persone giurarono di aver visto gli occhi del Cristo muoversi.
  21. Sostituita da due ante in legno
  22. Secondo altra opinione, di Amalfi.

 

[modifica] Collegamenti esterni

Canosa di Puglia su DMoz (Segnala su DMoz un link pertinente all'argomento Canosa di Puglia)


 

Veduta panoramica