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* I prodotti tipici
* Le aziende di promozione turistiche

:::::::::::
Campania

Prodotti tipici

* Acciughe sotto sale
* Burro di Bufala
* Caciocavallo Silano DOP
* Capicollo affumicato
* Carciofo di Paestum IGP
* Carne di bufalo campana
* Carne ovina di Laticauda
* Castagna di Serino
* Colatura di alici
* Coniglio di fosso dell'isola d'Ischia
* Fico bianco del Cilento DOP
* Fior di latte Appennino Meridionale
* Fleppa
* Limoni di Sorrento IGP
* Mela limoncella
* Melannurca campana IGP
* Mozzarella di Bulala Campana DOP
* Mozzariello
* Nocciola di Giffoni IGP
* Noci di Sorrento
* Olio extravergine di oliva Cilento DOP
* Pasta di Gragnano
* Pizza napoletana
* Pomodori secchi sott'olio
* Pomodorino vesuviano
* Pomodoro San Marzano DOP
* Salame Napoli
* Salsiccia di polmone
* Salsiccia sotto sugna
* Sidro di mela limoncella edue le parti, scolarle ed asciugarle posandole su carta assorbente. Servirle subito calde.

_______________Primi piatti


Le ricette

* Cannelloni alla napoletana
* Conchiglioni alla parmigiana
* Gli gnocchi
* Gnocchi alla caprese
* Linguine ai ricci di mare
* Maccheroni con la ricotta
* Parmigiana di melanzane
* Pasta e fagioli con le cozze
* Sartù di riso
* Scialatielli alla pescatora
* Spaghetti con le cozze e i pelati
* Strascinati con fagioli e salsiccia
* Tagliatelle broccoli e prosciutto
* Tubetti cacio e uova
* Vermicelli alla marinara
* Vermicelli alla pizzaiola
* Vermicelli alla pulcinella
* Vermicelli alla vesuviana
* Vermicelli alle seppioline
* Vermicelli con le acciughe
* Vermicelli di Positano
* Vermicelli di Scammaro
* Zite ripiene
_____
Le ricette

* Alici ammollicate
* Alici arreganate
* Alici in tortiera
* Alici nella tiella
* Anguilla arrostita
* Braciolette all'antica
* Calamari ripieni
* Capitone alla marinara
* Capretto alla napoletana
* Coniglio all'ischitana
* Cozze gratinate
* Fegato di maiale con la rezza
* Frittelle di baccalà
* Frittelle di cozze
* Gamberi alla vesuviana
* Maiale al latte
* Milza imbottita
* Mozzarella alla pizzaiola
* Polpette al sugo
* Polpette alla napoletana
* Polpi veraci affogati
* Salsiccie al pomodoro
* Saltimbocca di Sorrento
* Sarchiapone
* Sautè di vongole
* Scaloppine alla napoletana
* Scaloppine alla pulcinella
* Seppie ripiene alla pescatora
* Spiedini di anguilla marinata
* Teglia di anguille
* Zeppole di baccalà

______
Le ricette

* Caponata di pomodori
* Involtini di verza
* Melanzane a funghetto
* Melanzane fritte
* Patate in tortiera
* Peperoncini verdi fritti
* Pomodori gratinati
* Zucchine alla scapece



______

* Coviglia al caffè
* Croccante
* Crostata di mandorle e ricotta
* Il babà
* Le graffe
* Pastiera
* Sciù al cioccolato
* Struffoli
* Zuppa inglese alla napoletana
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Libro di cucina
Ricette
Struffoli

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Libro di cucina/Ricette/Struffoli

Tempo di preparazione: 20 min. + tempo frittura Difficoltà: media

[modifica] Ingredienti

Per 10 persone

  • 600 g farina
  • 4 uova
  • 1 tuorlo
  • 2 cucchiai zucchero
  • 80 g burro (una volta si usava lo strutto: 25 g)
  • 1 bicchierino di limoncello o rum
  • scorza di mezzo limone grattuggiata
  • 1 pizzico sale
  • olio (o strutto) per friggere

Per condire e decorare:

  • 400 g miele
  • confettini colorati (in Campania si chiamano "diavulilli")
  • confettini cannellini (confettini che all'interno contengono aromi alla cannella)
  • 100 g di arancia candita
  • 100 g di cedro candito
  • 50 g di zucca candita

[modifica] Preparazione

  1. Disponete la farina sul piano di lavoro e impastatela con uova, burro, zucchero, scorza grattugiata di mezzo limone, un bicchierino di rum e un po' di sale.
  2. Ottenuta un amalgama omogenea, dategli la forma di una palla e fatela riposare mezz'ora.
  3. Poi lavoratela ancora brevemente e dividetela in pallottole grandi quanto il pugno di una mano, da cui ricavare, rullandoli sul piano infarinato, tanti bastoncelli spessi un dito
  4. Tagliateli a tocchettini che disporrete senza sovrapporli su un telo infarinato.
  5. Al momento di friggerli, porli in un setaccio e scuoterli in modo da eliminare la farina in eccesso.
  6. Friggeteli pochi alla volta in abbondante olio bollente
  7. Prelevateli gonfi e dorati, non particolarmente coloriti e soprattutto non bruciati
  8. Sgocciolateli e depositateli ad asciugare su carta assorbente da cucina.
  9. Fate liquefare il miele a bagnomaria in una pentola abbastanza capiente, toglitela dal fuoco e unitelo agli struffoli fritti, rimescolando delicatamente fino a quando non si siano bene impregnati di miele.
  10. Versare quindi la metà circa dei confettini e della frutta candita tagliata a pezzettini e rimescolare di nuovo.
  11. Prendete quindi il piatto di portata, e disponete gli struffoli su di esso.
  12. Poi, a miele ancora caldo, prendete i confettini e la frutta candita restanti e spargetela sugli struffoli in modo da cercare di ottenere un effetto esteticamente gradevole.
  13. Quando il miele si sarà solidificato, togliete delicatamente il barattolo dal centro del piatto e servite gli struffoli.

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Libro di cucina
Ricette
Pastiera

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Libro di cucina/Ricette/Pastiera

La pastiera è un dolce napoletano tipico del periodo pasquale, uno dei capisaldi della Cucina napoletana.

[modifica] Ingredienti

(per 8/10 persone) Ingredienti per il ripieno:

  • 1 barattolo di grano già cotto da 580 gr. (circa)
  • 200 gr. latte
  • 40 gr. strutto
  • 1 scorza di limone
  • 500 gr. di ricotta
  • 400 gr. di zucchero semolato
  • 6 uova intere
  • 3 tuorli d'uova
  • 1 bustina di vaniglia
  • 1 fiala di fior d'arancio
  • mezza bustina di cannella
  • 150 gr. di canditi.

Ingredienti per la pasta frolla:

  • 500 gr. di farina
  • 3 uova intere
  • 200 gr. di zucchero semolato
  • 200 gr. di burro (o strutto)

[modifica] Preparazione

  • Procedimento per la pasta frolla: mescolare tutti gli ingredienti formando una palla e lasciare riposare per circa un'ora.
  • Procedimento per il ripieno: mettere il grano in una casseruola con il latte, lo strutto, ed una grattatina di limone, portare il tutto ad ebollizione e girare finché non si ha una consistenza cremosa; togliere dal fuoco e lasciare raffreddare.

A parte passare al setaccio la ricotta aggiungere, le uova e lo zucchero mescolate precedentemente, 1 bustina di vaniglia, la fiala di fior d'arancio e la cannella ed in ultimo i canditi tagliati a pezzettini. Unire il tutto al grano e mescolate accuratamente.

Ungere una teglia e ricoprirla con la pasta frolla fino ai bordi, versare l'impasto e guarnire con striscioline di pasta frolla messe da parte. Cuocere a temperatura di forno moderata da un minimo di 50 min. una volta raffreddata cospargere di zucchero a velo.

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Mozzarella di bufala campana

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Mozzarella di Bufala Campana DOP
Paese di origine: Italia
Settore: Formaggi
Zona di produzione: Tutti i comuni delle province di Caserta e Salerno, alcuni comuni delle province di Napoli, Benevento, Latina, Roma, Frosinone e Foggia.
Riconoscimento DOP/IGP: Reg.CE n. 1107/96
Consorzio di tutela: Consorzio per la tutela del formaggio Mozzarella di Bufala Campana

La mozzarella di bufala è un prodotto caseario dell'Italia meridionale, prodotto tradizionalmente in Campania, soprattutto nelle province di Salerno e Caserta, ma anche in alcune aree del napoletano e del beneventano. La mozzarella di bufala campana, in seguito all'unità d'Italia, è inoltre prodotta anche nel basso Lazio (storicamente territorio campano), e in alcuni comuni del foggiano, ossia quelli confinanti con la regione campana (Manfredonia e San Giovanni Rotondo).

Il termine mozzarella deriva dal nome dell'operazione di mozzatura compiuta per separare dall'impasto i singoli pezzi.

È spesso definita regina della cucina mediterranea, ma anche oro bianco o perla della tavola, in ossequio alle pregiate qualità alimentari e gustative del prodotto.

Indice

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Cenni storici [modifica]

Il bufalo della mozzarella, Bubalus bubalis, è un bovino originario dell'Asia, di corporatura massiccia, di colore scuro e con pelo corto, abituato a vivere in zone paludose, nei cui fanghi suole rotolarsi per la salute della propria pelle e per difendersi dall'eccessiva irradiazione solare.
Le ipotesi sulla nascita della mozzarella sono diverse, ma si collocano tutte nel Medioevo.

Secondo alcune fonti storiche molto accreditate il fertile incontro delle genti campane con il bufalo e il suo prodotto principe la mozzata avvenne alle foci del fiume Garigliano. Secondo queste fonti sarebbero stati i Saraceni a trasportare i bufali prima in Sicilia e poi nella paludosa piana del Garigliano, quando vi si stabilirono con un vero e proprio Ribat dal quale partivano per saccheggiare città e monasteri di mezza Italia, da Spoleto alle Puglie. Il popolo germanico si sarebbe imbattuto nell'animale dopo avere sconfitto i Saraceni nella Battaglia del Garigliano del 915 d.C. combattuta insieme ai Bizantini ed all'esercito di Papa Giovanni X uniti nella lega Cristiana. I Longobardi alla foce del fiume campano, oltre alle bufale avrebbero raccolto anche i monaci che i Saraceni nel corso degli anni di permanenza avevano catturato e fatto loro schiavi. Questi avrebbero poi tramandato ai confratelli quanto appreso dai Saraceni. La cosa spiegherebbe così la diffusione del formaggio nel basso Lazio nelle zone nelle quali si trovavano numerosi monasteri ed abbazie. Secondo altri invece fu importato dai Longobardi tra il VI secolo e il X secolo; in epoca medievale esso era impiegato soprattutto per i duri lavori nei campi.

Le prime notizie storiche certe si hanno proprio in un documento longobardo. Secondo queste fonti, già nel XI secolo la principessa Aloara, vedova del Principe di Capua Pandolfo Testadiferro, distribuiva una "mozza" con un pezzo di pane ai monaci dell'Abbazia di San Lorenzo ad Septimum alle porte di Aversa, componenti del Capitolo ove ogni anno vi si recavano in processione. Secondo altri la mozzarella l'avrebbero inventata i monaci stessi: mentre le bufale si trovavano nelle vallate acquitrinose, i conventi erano invece dislocati sulle alture; per trasportare meno peso sù per la montagna, il latte veniva lavorato con un procedimento veloce direttamente sui pascoli, concentrandolo in un latticino che poi veniva trasportato su in convento.
Secondo altri invece gli inventori della mozzarella sarebbero stati i Normanni, la cui contea-città era Aversa dove tutt'oggi sono attivi numerosi caseifici nei quali si produce e si vende la tipica Mozzarella Aversana.

Dell'uso, della lavorazione e del consumo dei prodotti derivati dal latte di bufala (il casicaballus, il butyrus, la recocta, il provaturo), abbiamo attestazioni in documenti risalenti al XII secolo conservati presso l'archivio episcopale di Capua.

Il primo documento ufficiale che parla della mozzarella aversana è recente e risale agli inizi del XV secolo.

Dagli anni Novanta il riconoscimento della "DOP" (Denominazione di Origine Protetta) assicura i consumatori e specifica l'area geografica in cui essa viene prodotta.
Ancora oggi le mozzarelle di grande pezzatura vengono definite mozzarellone aversane come riporta anche la denominazione data dal CNR.

 

Denominazione d'Origine [modifica]

Un decreto del Ministero dell'Agricoltura italiano (21 luglio 1998) vieta l'utilizzo della locuzione "mozzarella di bufala" (anche senza la dicitura aggiuntiva "campana") per i formaggi a pasta filata derivati da solo latte di bufala che però non siano soggetti al disciplinare della DOP, ai quali è consentito indicare esclusivamente – anche nello stesso campo visivo – la denominazione di vendita "mozzarella" unitamente alla specificazione "di latte di bufala" a condizione che i singoli termini "mozzarella" e "latte di bufala" vengano riportati in caratteri di uguale dimensione e che tra il termine "mozzarella" e la successiva specificazione "di latte di bufala" compaia l'indicazione di un nome di fantasia o del nome, o ragione sociale, o marchio depositato del fabbricante.

Questo anche se il prodotto è realizzato solo con latte di bufala intero, senza aggiunta di latte di altri animali, ancorché il latte provenga dai comuni di cui al DPCM 10/05/1993.

V'è differenza, dunque, tra mozzarella di bufala e mozzarella da latte di bufala.

È configurabile il reato di frode nell'esercizio del commercio qualora venga consegnata all'acquirente mozzarella qualificata come "bufala campana d.o.p.", la quale sia stata prodotta, anche se solo in parte, con latte bufalino surgelato anziché fresco, dovendosi ritenere obbligatorio, per il detto tipo di alimento, l'impiego esclusivo di latte fresco, come è dato desumere dal disposto, di cui all'art.3 del relativo disciplinare di produzione approvato con il citato d.p.c.m. del 1993, nella parte in cui stabilisce che "il latte deve essere consegnato al caseificio entro la sedicesima ora dalla mungitura".

 

Tipologie [modifica]

In aree specifiche ove le bufale siano allevate con metodi specifici frutto della tradizione locale[1], la mozzarella di bufala campana può assumere le specificazioni di "aversana" o "piana del Volturno", "pontina", "piana del Sele". La famiglia Serra di Aversa (CE) è nota come fondatrice della tradizione campana del XX secolo.

La mozzarella di bufala campana è prodotta nelle tipiche forme tonde (in varie pezzature, dal bocconcino di 80-100 grammi alle forme di mezzo chilo) e a treccia (quest'ultima specialmente nell'agro aversano e nella piana del Volturno). Esiste anche in versione affumicata, che non va confusa con la provola.

 

Allarme diossina e blocco delle importazioni [modifica]

Il 21 marzo del 2008, il popolare quotidiano statunitense The New York Times pubblica un articolo nel quale si riportano le difficoltà incontrate dai produttori campani di mozzarella nell'evitare la contaminazione da diossine dei prodotti caseari, esclusivamente nell'area casertana,[2] e nel gestire la conseguente crisi delle vendite locali. L’articolo, poi ripreso da blog ed altre pubblicazioni[3], fa riferimento alla crisi dello smaltimento dei rifiuti in Campania e rimanda ad altri pezzi pubblicati dall’International Herald Tribune e vari altri quotidiani nazionali ed internazionali [4]. Questi articoli segnano l’inizio di un tam-tam mediatico internazionale che alza la soglia dell’attenzione collettiva sulla potenziale nocività delle mozzarelle di bufala provenienti dalla Campania. In particolare, essi segnalano in varia misura una relazione tra gli incendi dei cumuli di immondizia ed il rilascio di diossine ed altre sostanze cancerose, che sarebbero finite nei pascoli degli animali da latte. Allarmato da alcuni rilievi positivi al test delle diossine, il governo della Corea del Sud è tra i primi a proibire l’importazione di mozzarelle di bufala italiane, promettendo di rimuovere il bando soltanto quando i riscontri confermassero l’eventuale contaminazione e l’identificazione dei produttori responsabili. Ne è seguita una reazione a catena, nella quale vari paesi tra cui Giappone, Cina, Russia e Germania hanno preso vari provvedimenti che vanno dal mero innalzamento della soglia di attenzione alla sospensione delle importazioni[5]. Le istituzioni italiane hanno attivato quasi immediatamente, anche in risposta alle pressanti richieste venute dall'Unione Europea, una serie di controlli ed hanno sospeso in alcuni casi la vendita di prodotti caseari provenienti dalle province incriminate. I primi test hanno mostrato livelli di diossine superiori alla norma in almeno il 14% dei caseifici analizzati nelle province di Napoli, Caserta e Avellino. Nelle province di Salerno e Benevento, nessun controllo ha inizialmente indicato positività alle diossine. La contaminazione riguardava comunque in maniera limitata gli allevamenti impiegati per produrre la mozzarella di bufala campana DOP[6]. Il 19 aprile, la Cina ha definitivamente rimosso il bando sulle mozzarelle, originariamente attivato il 28 marzo del 2008.

 

Zone di produzione [modifica]

Le zone più importanti per la produzione della mozzarella sono:

Per ottenere la DOP le aziende produttrici devono associarsi al Consorzio e produrre il formaggio esclusivamente con latte proveniente da bufale allevate nei seguenti comuni:

Campania

Lazio

Puglia

 

Curiosità [modifica]

La mozzarella di bufala di Aversa è citata da Totò nel film Miseria e nobiltà.

 

Note [modifica]

  1. ^ Roberto Saviano ...quale territorio aveva il primato della mozzarella più buona era impossibile stabilirlo. I sapori erano troppo diversi, quello dolciastro e leggero della mozzarella di Battipaglia, quello salato e corposo della mozzarella aversana e poi quello puro della mozzarella di Mondragone. Una prova però della bontà della mozzarella i mastri caseari mondragonesi ce l'avevano. La mozzarella per essere buona deve lasciare in bocca un retrogusto, quello che i contadini chiamano "'o ciato 'e bbufala" ossia il fiato di bufala. Se dopo aver buttato giù il boccone non rimane in bocca quel sapore di bufala, allora la mozzarella non è buona.
  2. ^ «So it was a blow when health authorities found high levels of dioxins, nasty byproducts of chemical manufacturing, in samples of buffalo milk from farms near Caserta, north of Naples, in recent weeks, and began a sweeping criminal investigation and the quarantine of dozens of herds of buffalo.», da The New York Times, Italy’s Mozzarella Makers Fight Dioxin Scare, 21 marzo 2008
  3. ^ Articolo del The New York Times
  4. ^ Articolo di International Herald Tribune
  5. ^ Articoli vari
  6. ^ Vedi il comunicato stampa del 20-04-2008 del Consorzio di tutela del formaggio mozzarella di bufala campana DOP. URL consultato il 6-10-2008.

 

Collegamenti esterni [modifica]

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Cucina campana

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La pizza

La cucina campana è, come tutte le cucine regionali, vincolata ai prodotti e al clima del luogo, e risente fortemente delle origini greche della popolazione, quanto ad abitudini, linguaggio ed -ovviamente- alimentazione.

Vi sono tuttavia delle differenze tra le preparazioni culinarie delle singole province. Ad esempio, i legumi (che pure sono noti in tutto il territorio), nella cucina dell'avellinese sono serviti come primi piatti ma anche come contorno e come piatto unico, mentre nel napoletano (zona più legata a tradizioni marinare) fanno parte di originali ricette come quella dei fagioli con le cozze

Simbolo di questa cucina è senza dubbio la pizza margherita, preparata con pomodoro, mozzarella e basilico in onore del tricolore e della regina Margherita in visita a Napoli. Ferdinando IV di Napoli faceva cuocere le pizze nei forni di Capodimonte, gli stessi nei quali nascevano le famose ceramiche, per servirla nei suoi banchetti. Molto diffuso è anche il consumo del calzone fritto, una variante napoletana del tipico calzone pugliese, con ripieno di ricotta, salame, sugo di pomodoro, pepe, mozzarella o provola, ciccioli (gli stessi usati per la polenta).

Napoli inoltre rivaleggia con la Cina per l'invenzione degli spaghetti. La pasta in origine veniva cotta lungo la strada in grossi pentoloni sempre pieni d'acqua bollente e cosparsi con abbondante parmigiano, consumati con le mani.


 

Indice

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Prodotti tipici [modifica]

La mozzarella

Prodotti tipici impiegati come ingredienti nella cucina campana:

 

Piatti tipici [modifica]

Sfogliatelle

Una lunga serie di ricette appartiene al patrimonio culturale campano (e napoletano in particolare).

 

Antica cucina campana [modifica]

Caprese

Molte delle preparazioni culinarie campane hanno origini antiche (anche se non tanto antiche quanto la pizza, che risale addirittura al secondo millennio a.C.).
Le cervellatine sono classiche salsicce di carne magra suina e lardo, condite con sale, pepe e vino rosso e insaccate in budelline d'agnello.
I diavulilli sono confettini piccolissimi (usati per guarnire ad es. gli struffoli), dai mille colori, per la prima volta elaborati da un convento di frati camaldolesi.
Le pupatelle sono fichi del salernitano fatti asciugare nel forno, imbottiti di frutta secca (mandorle, noci, nocciole) e ricoperti di cioccolato.
I susamielli sono biscotti della tradizione natalizia a forma di "esse", in origine fatti con semi di sesamo e miele (da cui il nome).
I burrielli, detti anche bocconcini di cardinale, sono piccole mozzarelle conservate nel siero in anfore di creta.
Il capecuollo è un salume preparato con i muscoli dorsali del suino: viene utilizzato il pezzo intero, senza tagli né macinazione.
Infine, le salsicce di bufala sono un'antica specialità casertana, preparata con carne di bufalo giovane e di polpa di tacchino tritati insieme a grasso di maiale e insaporite di sale, peperoncino rosso, semi di finocchio e anice.

 

Abitudini gastronomiche [modifica]

Spaghetti alla puttanesca

Da ricerche storiche, sembrano emergere tre diversi filoni che cercano di spiegare il significato etimologico del nome puttanesca (un sugo per condire pastasciutta:

  • un primo approccio (scherzoso) fa risalire l'origine del nome agli inizi del secolo XX, quando il proprietario di una casa di appuntamenti nei Quartieri Spagnoli di Napoli aveva preso l'abitudine di offrire ai propri ospiti questo piatto rapido e facile da preparare.
  • secondo un diverso punto di vista, puttanesca farebbe riferimento agli indumenti intimi delle ragazze della casa di appuntamenti che, indossavano biancheria di ogni tipo, soprattutto di colori vistosi: i colori di questo abbigliamento si ritroverebbero nell’omonima salsa: il verde del prezzemolo, il rosso dei pomodori, il viola scuro delle olive, il grigio-verde dei capperi, la tinta forte dei peperoncini.
  • le ricerche effettuate da Jeanne Carola Francesconi ("La Cucina Napoletana", ed. Newton Compton) conducono ad un piatto che in origine si chiamava "spaghetti alla marinara", poi ribattezzati "alla puttanesca" dopo la seconda guerra mondiale, a Ischia, dal pittore Eduardo Colucci.

 

Proverbi napoletani legati alla cucina [modifica]

  • dicette 'o pappicio alla noce: damme tiempo ca te spertoso (disse il tarlo alla noce: dammi tempo che ti buco (lat. gutta cavat lapidem)
  • astìpete 'o milo pe' quann tiene sete (conservati una mela per quando hai sete, cioè non scialacquare come la cicala)
  • tiene a' vocca e' zuccaro (hai la bocca come lo zucchero, cioè quando parli fai incantare)
  • si proprio na galletta e' castiellammare (sei come i biscotti di Castellammare di Stabia, cioè sei duro di carattere)
  • a' capa è na sfoglia e' cepolla (la testa è come una sfoglia di cipolla, cioè fragile come il rivestimento della cipolla)
  • aglje, fravagljie, fattura ca' nun quaglje, corne e bicorne, cap'alice e capa d'aglje (antica formula di scongiuro contro la malasorte)
  • cavurara vecchia, vrognole e pertose (come la pentola vecchia ha ammaccature e buchi, così la persona anziana ha sempre qualche piccolo o grosso malanno quale traccia del tempo)
  • a tiana rotta, cient'anne pa' casa (la pentola rotta dura cento anni: proprio perché è rotta, non la si usa e quindi può durare a lungo)
  • quanno 'a gallina scacateja è ssigno ca à fatto ll'uovo (gallina che starnazza ha fatto l'uovo: lat. excusatio non petita, accusatio manifesta)

 

Epiteti ed espressioni ingiuriose [modifica]

  • cachisso 'nzuvarato! (espressione comico-ingiuriosa rivolta a persona tanto sgradita quanto può esserlo un kaki acerbo)
  • si nu' piatto vacante (locuzione metaforica che si rivolge a persone di cui si ritiene inutile l'esistenza, al pari di un piatto vuoto)
  • cuoppo a'llessa! (lett. cartoccio di castagne lesse, riferito a persona insulsa)
  • spernocchia (lett. cicala di mare, per traslato, donna coriacea, scostante)

 

Collegamenti esterni [modifica]

Spaghetti allo scoglio

 

Bibliografia [modifica]

  • Arthur Scwartz, Naples at table, ed. Harper Collins