Abbazie****
/Punto d'incontro
Google
 
Web Easyvacanze.net

Gorizia Pordenone Trieste Udine
Lignano Sabbiadoro Palmanova Pontebba  
Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Friuli-Venezia_Giulia
Cronologia/Autori:  http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Friuli-Venezia_Giulia&action=history

Friuli-Venezia Giulia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
Questa voce è solo un abbozzo (stub). Se puoi, contribuisci adesso a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Per l'elenco completo degli stub sulla geografia dell'Italia, vedi la relativa categoria.
Wikipedia:WikiProject/WikiProject/Geografia/Antropica/Regioni Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia
regione autonoma a statuto speciale
Stato:  Italia
Zona: Italia nord-orientale 
Capoluogo: Trieste
Superficie: 7.845 km²
Abitanti: 1.191.588  
Densità: 156 ab./km²
Province: Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine
Comuni: Elenco dei 219 comuni
Presidente: Riccardo Illy  al 4.4.05
Sito istituzionale


Il Friuli-Venezia Giulia (Friûl-Vignesie Julie in friulano, Furlanija-Julijska krajina in sloveno, Friaul-Julisch Venetien in tedesco) è una regione dell'Italia Nord-Orientale di circa 1,2 milioni d'abitanti, con capoluogo Trieste.

Il Friuli Venezia Giulia è una regione autonoma a statuto speciale, formata dal Friuli (che costituisce circa il 90% del territorio, con capoluogo Udine), e dalla Venezia Giulia, divise fisicamente dal fiume Isonzo.
Confina ad est con la Slovenia (Goriziano sloveno/Goriška e Litorale/Primorska), a nord con l'Austria (Carinzia), ad ovest con il Veneto, e a sud è bagnata, invece, dal Mar Adriatico.

 
 

Le zone urbane di Udine e Trieste viste dal satellite

Indice

[nascondi]

 

Geografia

 
 

Superfice del Friuli Venezia Giulia per zone altimetriche

Il Friuli Venezia Giulia è una regione prevalentemente montuosa, infatti le montagne occupano il 42,5% del suo territorio. Le pianure occupano il 38,1% del territorio mentre le colline 19,3% del terriorio regionale.

Per approfondire, vedi la voce Zone Altimetriche d'Italia.

Storia recente

Il Friuli-Venezia Giulia è una regione creata a tavolino negli anni del dopoguerra; dopo il definitivo passaggio di Trieste all'Italia (che avvenne appena nel 1954), infatti, la città era stata privata di tutto il suo entroterra e la Venezia Giulia era ormai quasi interamente jugoslava. Per tale ragione si decise di unire Trieste al Friuli, fornendo anche una certa autonomia alla nuova regione, anche perché essa era la parte piú meridionale della celebre Cortina di ferro.
La scelta di mettere come capoluogo Trieste, una città estranea al Friuli, è stata ed è tuttora fortemente osteggiata da Udine, che per molti secoli è stata capitale del Patriarcato di Aquileia prima e della Patrie dal Friûl successivamente e che si vede estromessa dal ruolo che, secondo lei, le spetterebbe, considerando anche il fatto che in provincia di Udine risiede circa la metà della popolazione regionale.
Per la storia precedente vedi le voci specifiche:

Friuli
Venezia Giulia

Economia

 

Agricoltura

La morfologia della regione costituisce un ostacolo per l'agricoltura che, anche se qua e là modernamente organizzata, resta peraltro nel complesso un settore debole. Discreto ruolo hanno in pianura la produzione di mais e di barbabietole da zucchero, mentre nell'area collinare una viticoltura molto specializzata garantisce vini e grappe di alta qualità. Anche l'allevamento del bestiame, bovino in prevalenza, ormai nettamente superiore al consumo locale e quindi destinato al commercio con le altre regioni, è al servizio di un'industria rinomata.
 

Industria

L'industrializzazione del Friuli-Venezia Giulia iniziò con lo sviluppo del settore dell'industria di base, con pochi grandi impianti, concentrata sulla costa. L'industria pesante è, oggi, in fase di generale declino. Si è invece sviluppato con successo il modello dell'azienda manifatturiera medio-piccola, a struttura generalmente familiare, derivante dall'esperienza dell'artigianato e diffusa in ogni parte della regione. È fiorente ormai in molti settori, come quello meccanico, soprattutto a Pordenone, quello tessile e quello dell'arredamento. In provincia di Udine, soprattutto nell hinterland udinese, ha grande peso il settore terziario che rappresenta circa due terzi dell' occupazione totale. Presenti numerosi centri commerciali e centri di distribuzione, concentrati soprattutto a nord di Udine. Le industrie pesanti, un tempo presenti nel capoluogo friulano (acciaierie Bertoli, SAFAU) si sono trasferite nell'hinterland udinese (ABS di Cargnacco) oppure lontano dal capoluogo (Danieli di Buttrio e Pittini di Osoppo). Particolare impulso all'industria manifatturiera è stato dato dall'istituzione dei distretti industriali (distretto della sedia a Manzano, distretto del mobile a Brugnera, i prosciuttifici di San Daniele del Friuli).

Per ulterori dettagli vedere Friuli, Economia.

Amministrazioni

 

Le province della regione

 

 

La targa in tutte le lingue della regione al Consiglio Regionale, Trieste

 

Voci correlate

Collegamenti esterni

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Friuli

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Friuli"
Cronologia/Autori:
http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Friuli&action=history 

Friuli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
 
Nota disambigua - Se stai cercando la regione, vedi Friuli-Venezia Giulia.
Friuli
Città principale: Udine
Province: UD, PN, GO,
VE (solo il Mandamento di Portogruaro), BL (solo il comune di Sappada)
Superficie: 7.147 km²circa  
Abitanti: 900.000 circa  
Lingue: italiano, friulano, sloveno, tedesco
 
«Un piccolo compendio dell' universo,

alpestre piano e lagunoso,

in sessanta miglia da tramontana a mezzodì»

 
(Ippolito Nievo)
 

Carta geografica del Friuli

Il Friùli (Friûl in friulano , Forum Iulii in latino, Furlanija in sloveno, Friaul in tedesco) è una regione storico-geografica che corrisponde alle odierne province di Udine, Pordenone, Gorizia, parte della provincia di Venezia (mandamento di Portogruaro) e al comune di Sappada, oggi in provincia di Belluno. Capitale storica del Friuli è Udine, città che fu già sede del Patriarcato di Aquileia, centri principali oltre a Udine sono Pordenone (capoluogo di provincia), Codroipo, Cervignano del Friuli, Gorizia (capoluogo di provincia), Cividale del Friuli, Latisana, Tolmezzo e Sacile.

Indice

[nascondi]

 

Geografia

Il Friuli storicamente è delimitato ad ovest dal fiume Livenza, a nord dalle Alpi carniche, ad est dalle Alpi Giulie e dai primi rilievi del Carso e dal fiume Timavo, a sud dal Mar Adriatico. Numerosi sono i fiumi che scorrono da nord verso sud. Tra i più importanti, oltre a quelli già citati, il Torre, il Natisone, lo Stella, l'Isonzo, l'Ausa, il Tagliamento.

 

Cultura

 

Storia

 

Le origini e l'epoca romana

Popolata in origine da genti celtiche, la regione fu colonizzata dai Romani nel II secolo AC, venne profondamente influenzata dalla cultura latina, grazie anche alla presenza importante di Aquileia, quarta città dell' impero con oltre 200.000 abitanti ed importantissimo porto fluviale sul fiume Natissa, capitale inoltre della decima regione augustea (Venetia et Histria); Lo sviluppo di altri centri oltre ad Aquileia, quali Forum Iulii (Cividale del Friuli) e Iulium Carnicum (Zuglio) contribuì ad assicurare alla regione una notevole floridezza. Tuttavia, sempre più esposta alle incursioni barbariche a partire dalla metà del II secolo, iniziò il declino della regione, e l'invasione unna segnò l'inizio della decadenza, quando Aquileia fu letteralmente rasa al suolo da Attila durante l'invasione barbarica da lui condotta. Questa città rimase comunque importante anche nel periodo di declino dell'Impero, grazie alla presenza del Patriarca, una delle massime autorità cristiane del tempo; con il crollo dell'impero, la pianura friulana era sempre meno sicura, poiché da questi luoghi scesero tutte le grandi invasioni barbariche, per cui molte persone si rifugiavano o verso le isole sulla costa o nei borghi fortificati sulle colline.

 

Il medioevo

 

Il Nord Italia alla fine del XIV secolo

La capitale della regione venne spostata a Forum Iulii, che nel corso del medioevo fu fortificata perché potesse resistere ai barbari. Nel 568 alla breve dominazione bizantina sul territorio successe quella longobarda. Tra le popolazioni che lasciarono il segno ci furono appunto i Longobardi, che crearono un ducato a Cividale del Friuli, che divenne quindi la città più importante del Friuli dell'epoca; alla sconfitta dei Longobardi da parte dei Franchi, assunse sempre maggior importanza il ruolo degli imperatori tedeschi e dei signori che governavano l'attuale Austria, anche se rimaneva sempre aperto il problema delle razzie da est; aumentò nel frattempo il potere del Patriarcato di Aquileia, che controllava la maggior parte del territorio, tanto che il 3 aprile 1077 l'imperatore Enrico IV concesse al Patriarca Sigeardo la contea del Friuli con prerogative ducali per la sua fedeltà al potere imperiale. Linea che fu seguita anche dai sucessori di Sigeardo e che permise loro di consolidare lo stato, la ’’Patrie dal Friûl'’, che oltre a tale regione incluse per periodi diversi anche Trieste, l'Istria, la Carinzia, la Stiria, il Cadore, tali da renderlo uno dei più ampi dell‘Italia di allora. Frattanto il nuovo centro commerciale di Udine andò assumendo sempre maggiore importanza, fino a che questo, da comune diventato signoria dei potenti Savorgnan, cominciò a contendere l'egemonia all' antica capitale.

 

Dalla dominazione veneziana al Risorgimento

L'esperienza del Patriarcato, per certi versi molto moderna, si concluse nel 1420, quando il Friuli fu annesso alla Repubblica di Venezia, una delle grandi potenze dell'epoca, che vedeva queste zone come il suo naturale retroterra. Nel 1516 l'Impero Asburgico assunse il controllo del Friuli orientale, mentre il Friuli occidentale rimase veneziano fino al 1797, anno del trattato di Campoformio, quando in seguito alle campagne napoleoniche anche il Friuli venne ceduto all' Austria, che lo perse per un breve periodo in cui fece parte del Regno italico, dal 1805 fino alla Restaurazione. L'udinese ed il pordenonese furono annessi all'Italia nel 1866 assieme al Veneto, mentre il Friuli orientale (la cosiddetta Contea di Gorizia e Gradisca) rimase austriaca fino al termine della Prima Guerra Mondiale.

 

Storia contemporanea

Durante il periodo del fascismo il Friuli dovette sopportare un processo di ‘assimilazione’, che comprendeva la modifica di cognomi e nomi di luoghi in favore di forme più ‘italiane’, oltre al confino per coloro che si opponevano a questi cambiamenti. Dopo il 1943, il movimento partigiano acquistò una forza sempre maggiore tanto da creare una Repubblica libera in Carnia; nel frattempo il Friuli era stato inglobato nello Stato tedesco, che era interessato ad avere uno sbocco sull'Adriatico e che mirava al termine della guerra alla istituzione di uno Stato cuscinetto, separato dal resto dell'Italia. Tuttavia la sconfitta del Terzo Reich portò con sé anche questi progetti e il Friuli ritornò italiano dopo contrasti anche violenti, si consideri a esempio l'eccidio di Porzus, effettuato da partigiani comunisti, italiani e iugoslavi, che miravano a mettere in atto l'idea di Josip Broz Tito, ossia annettere alla Jugoslavia tutto il territorio sino il fiume Tagliamento.
Il 9 ottobre 1963, al confine con la provincia di Belluno, avvenne il Disastro del Vajont, causato da una frana staccatasi dal monte Toc e precipitata nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont, provocando 2000 vittime in seguito all'onda che si venne a creare. Il 6 maggio 1976 il Friuli è stato gravemente danneggiato da un forte terremoto (vedi Terremoto del Friuli), che causò un migliaio di morti. A poco più di un decennio dal sisma la ricostruzione era stata completamente ultimata, esempio di efficienza in tutto il mondo.

 

Lingua

Praticamente tutti gli abitanti della regione utilizzano come lingua amministrativa e di cultura l'italiano, e, specialmente a Udine, l'italiano è la prima lingua anche nell'uso domestico, sebbene la lingua friulana sia correntemente utilizzata nelle sue varianti nella maggior parte del territorio del Friuli.

Sono presenti numerose minoranze linguistiche, tra cui si annoverano le parlate venete al confine occidentale, nella laguna di Marano e al confine orientale (Isontino), le minoranze tedesche nella Val Canale, a Sappada e nella frazione di Timau, al confine con l'Austria, nonché le numerose comunità slovene nelle Valli del Torre, del Natisone (zona chiamata in lingua locale Benecija) e nel Collio Goriziano (estrema propaggine settentrionale degli Sloveni giuliani).

Vanno inoltre ricordate le parlate ladine di Erto e Casso (al confine col Veneto), oggi praticamente estinte in favore dell'italiano e del bellunese, i dialetti Resiani (o resianici, di più antica origine slava) parlati in val di Resia, e la lingua germanofona di Sauris (isola linguistica nella regione montuosa della Carnia). Queste ultime sono considerate dai parlanti nativi come lingue indipendenti rispettivamente dallo sloveno e dal tedesco.

 

Economia

Fino alla metà del ‘900 il Friuli rimase una terra profondamente rurale e molto povera, il che provocava una continua emigrazione verso paesi quali Stati Uniti, Canada, Argentina, Australia. Lo sviluppo iniziò negli Anni ‘60 e portò alla creazione di quel forte tessuto di piccole industrie e imprese artigianali che sono la base dello sviluppo del Nordest italiano; grande impulso allo sviluppo industriale fu dato dalla creazione dei distretti industriali, tra cui ricordiamo il "triangolo della sedia", nella parte sud-orientale della provincia di Udine (Manzano, San Giovanni al Natisone), i famosi prosciuttifici di San Daniele del Friuli, il distretto del mobile nella provincia di Pordenone (Brugnera); presente a Pordenone anche la produzione di elettrodomestici con la ex Zanussi ora acquisita dalla svedese Electrolux.
Nella zona di Udine all'industria siderurgica (Safau, Bertoli) ed alimentare (Birra Moretti) di un tempo si è sostituita una fitta rete di distribuzione commerciale di dimensioni medio-grandi concentrata specialmente a nord della città, mentre le industrie pesanti (acciaierie ABS, Danieli) si sono trasferite nell'hinterland udinese oppure lontano dal capoluogo (Danieli di Buttrio e Pittini di Osoppo). In provincia di Udine, al 2005, circa due terzi della forza lavoro è ormai impegnata nel settore terziario.
Grande sviluppo ha avuto negli ultimi anni il distretto industriale dell'Aussa-Corno, incentrato sul porto fluviale di San Giorgio di Nogaro mentre a Cervignano del Friuli negli anni 90 è stato realizzato un importante interporto ferroviario per lo smistamento delle merci nelle direttrici nord-sud (Udine-Pontebbana) ed est-ovest verso la Slovenia e l'est europeo.

 

Turismo

Una voce importante dell'economia friulana è costituita dal turismo, con le località balneari di Lignano Sabbiadoro e Grado, alcune delle maggiori mete dell'alto Adriatico, con il centro storico di Udine e con i numerosi agriturismi sparsi un po' in tutto il Friuli, mentre nella stagione invernale le località alpine (Tarvisio, Forni di Sopra, Ravascletto, Sella Nevea, Piancavallo) sono frequentate mete sciistiche. Sono mete turistiche inoltre la longobarda Cividale del Friuli, il centro medioevale di Venzone ed il sito archeologico di epoca romana di Aquileia.

 

Curiosità

La pronuncia corretta di Friuli è [Fri'u:li], ovvero l'accento cade sulla u. Sebbene vari dizionari ed enciclopedie riportino, data la sua diffusione, in particolare in Italia centrale, la pronuncia alternativa ['Fri:uli], ovvero con l'accento sulla i, va tenuto presente che questa pronuncia non è in alcun modo presente nel territorio friulano né in quelli limitrofi. Trattandosi di un nome proprio, legato ad una forte identificazione culturale, andrebbe ritenuta corretta solo la pronuncia locale. Per i friulani, infatti, il fatto che il nome della propria regione sia spesso storpiato, almeno per il loro modo di sentire, è un chiaro segnale della scarsa considerazione di cui gode, nel resto d'Italia, la loro regione.

L'Ente Friuli nel mondo è stato costituito nel 1953 per assistere i friulani che andavano all' estero; i friulani nel mondo si ritrovano nei Fogolârs che sono 46 in Italia e 156 nel resto del mondo. Secondo l'ultimo censimento Aire (2005) i friulani residenti all'estero sono 134.936, di questi il 56.0% risiede in Europa, il 24.0% in Sud America, il 10.3% in Nord America ed il 4.7% in Oceania. I Fogolârs hanno un mensile, "Friuli nel mondo", che supera le 25mila copie distribuite in 78 stati. Le attività dell ente sono informativa, di collegamento e di mantenimento dell'identità friulana soprattutto tra le nuove generazioni.

A Ovest di Udine, nella base aerea di Rivolto, ha sede la Pattuglia Acrobatica Nazionale, le famose Frecce Tricolori. A Campoformido, inoltre, nell' aeroporto locale che ha visto nascere le Frecce, ha sede il Parco del volo.

 

Gastronomia

Prodotti tipici friulani sono:
- Prosciutto di San Daniele e prosciutto di Sauris
- Vini: Friulano (ex Tocai), Verduzzo, Merlot, Cabernet, Sauvignon
- Formaggio Montasio

Piatti tipici:
- Frico
- Brovada e muset
- Gubana
- Cjarsons


Friulani celebri

Enzo Bearzot, C.T. della nazionale campione del mondo 1982

Fabio Capello, C.T. di Roma, Juventus e Real Madrid

Primo Carnera, Pugile, campione del mondo dei pesi massimi

Mauro Corona, Scrittore

Manuela Di Centa, Sciatrice, più volte campionessa olimpica

Giorgio Di Centa, Sciatore più volte campione olimpico

Paolo Flores D'Arcais, Filosofo e politologo

Pier Paolo Pasolini, Poeta e scrittore

Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica

Pietro Savorgnan di Brazzà, Esploratore

Carlo Sgorlon, Scrittore

Dino Zoff, Allenatore e portiere della nazionale campione del mondo 1982

 

Collegamenti esterni

Il Friuli.it

Friuli.net

Il Nuovo Friuli

La patrie dal Friûl

Ente Friuli nel mondo

Friulanos en Argentina

Fogolârs furlans nel mondo

Estnordest, Italy. Fotoblog del Friuli

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Venezia_Giulia
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Venezia_Giulia&action=history

Venezia Giulia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
Venezia Giulia
Città principale: Trieste
Stati: Italia, Slovenia, Croazia
Superficie: 9.850 km²circa  
Abitanti: 1.060.500 circa  
Lingue: italiano (incluse parlate venete e bisiache), sloveno, croato,
istrioto
(romanzo istrioto meridionale),
istrorumeno
(quasi estinto),
friulano
(provincia di Gorizia, ma appartenente al Friuli Storico)

La Venezia Giulia, anche detta Carsia Giulia, (in friulano Vignesie Julie in sloveno Julijska Krajina e in tedesco Julisch Venetien), ex regione politica sul Mare Adriatico dai confini storicamente non ben definiti.

Durante la dominazione Austriaca era chiamata Litorale Austro-Illirico, Küstenland, Primorje.

Il nome Venezia Giulia fu proposto dal glottologo goriziano Graziadio Isaia Ascoli nel 1863, che suddivideva l'antico territorio romano della X Regio Augustea "Venetia et Histria", con capitale Aquileia, in tre parti: la Venezia Giulia (Friuli, Istria, Carniola, Iapidia) per l'appunto, la Venezia Tridentina (il Trentino e l'Alto Adige) e la Venezia Euganea (l'attuale Veneto); le cosiddette Tre Venezie.

La Venezia Giulia deve il proprio nome alle Alpi Giulie oggi divise tra la Provincia di Udine e la Slovenia.

Il concetto ascoliano fu da subito mutato. Nel 1866, a soli tre anni dell'ideazione delle Tre Venezie, parte di questo territorio viene annesso all'Italia: la totalità della Venezia Euganea, il Friuli (allora rientante nell'idea Ascoliana della Venezia Giulia) senza però la sua parte orientale ovvero l'antica contea di Gorizia e Gradisca. Da questo momento si inizia a parlare di Venezia Giulia, definendo solo quel territorio della stessa che ancora "irredento" rimaneva di dominio Asburgico, escudendo da questo insieme il Friuli Occidentale e Centrale che era passato al Regno d'Italia.

Oggi, infatti, la regione, definita in senso stretto, risulta compresa tra il corso dell'Isonzo, le Alpi Giulie, il golfo di Trieste e il golfo del Quarnero, e comprende quindi l'altopiano del Carso e l'Istria.

Storicamente accertato [citazione necessaria] è l'uso del termine "Venezia Giulia" in senso più esteso, ad identificare anche l'area della Dalmazia romanza, come anche le zone slavofone del retroterra carsico.

Indice

[nascondi]

[modifica] Storia recente

Venezia Giulia (italiana dal 1918 al 1947)

Fino alla prima guerra mondiale dunque la Venezia Giulia faceva parte dell'Austria-Ungheria. Grazie al Trattato di Saint-Germain del 1919, nel 1920 venne annessa al Regno d'Italia, creando le province di Gorizia (che fino al 1927 formò la "Provincia del Friuli" con quella di Udine), Trieste, Pola e successivamente (1924) Fiume.

Al momento del passaggio all'Italia la popolazione neolatina (italiana e friulana) e la popolazione slava (slovena e croata) erano circa pari per numero: gli italiani risiedevano perlopiù nelle grandi città e lungo la costa, l'entroterra carsico era abitato invece principalmente da sloveni, croati e istroromeni.

La Venezia Giulia assume consistenza giuridica sotto il Regno d'Italia dopo il Trattato di Saint Germain del 1919 tra le potenze vincitrici e l'Austria e soprattutto dopo il Trattato di Rapallo (12 novembre 1920) tra l'Italia e la Jugoslavia. Quest'ultimo trattato assegna (art. 1) tutta l'Istria, il Carso e l'entroterra fino al crinale delle Alpi Giulie all'Italia, concedendole in alcuni punti anche scollinamenti strategicamente importanti, nonché (art. 2) la città di Zara e (art. 3) le isole dalmate di Cherso, Lussino, Lagosta e Pelagosa. La città di Fiume viene eretta a Corpus separatum, che però dal 1924 (Trattato di Roma) sarà ripartito tra Italia e Jugoslavia, a soluzione della "Questione fiumana".

A partire dal 1925, il territorio dei comuni della Venezia Giulia venne definitivamente ripartito in 5 province italiane:

Con il Trattato di Parigi (1947), l'Italia perdette interamente le province di Pola, Fiume e Zara, e gran parte del territorio di quelle di Trieste e Gorizia.

Le persecuzione fascista provocò l'emigrazione di diverse decine di migliaia tra sloveni e croati. Dopo la seconda guerra mondiale gran parte della regione è passata a Slovenia e Croazia, allora parti della Jugoslavia, causando l'emigrazione massiccia della popolazione italiana.

 

[modifica] La Venezia Giulia oggi

La Venezia Giulia italiana di oggi, completamente stravolta rispetto al concetto originario, in senso culturale/linguistico corrisponde alla parte orientale della Provincia di Gorizia (Bisiacaria), situata a sinistra del corso dell'Isonzo e a meridione del Carso, alle terre affacciate sulla Laguna di Grado e alla Provincia di Trieste (circa 679km²).

I dialetti romanzi parlati sono di tipo veneto: il triestino è una parlata originata da un più antico dialetto retoromanzo (in parte simile al friulano) fortemente venetizzato, che attorno al seicento\settecento si è progressivamente trasformato convergendo verso il veneziano, a causa dell'influenza della Serenissima che favorì l'immigrazione di veneti nella città (l'antico "tergestino" retoromanzo è sopravvissuto oltre questa trasformazione, per non piu di un secolo, solo come lingua nobiliare: peraltro famose erano le diatribe con la vicina Muggia che anche è stata lungamante sotto il leone marciano, e che ha visto sopravvivere la propria parlata retoromanza fino all'800, ben oltre quella triestina); il bisiaco è invece un'idioma risultato della progressiva venetizzazione della popolazione originariamente friulanofona e storicamente appartenente al Friuli, fatto dovuto alla dominazione veneziana che aveva in Monfalcone una strategica enclave in questo estremo lembo della provincia friulana, ed alla vicinanza di Trieste, fatto anche dimostrato oltre che dalla persistenza di molti elementi lessicali del friulano, anche dall'esistenza di piccole "isole linguistiche friulane" sparse nel proprio territorio, oggi in fortissimo regresso e sopravviventi solo nell'area prossima all'Isonzo. Vi è quindi il gradese, una variante veneta parlata a Grado e nella sua Laguna e ritenuta endemica della località, similmente alla parlata (più arcaica) della vicina località lagunare Marano, appartenente al Friuli. Il Gradese ha avuto come massimo esponente il poeta Biagio Marin. Sono presenti infine parlate slovene nel ristretto cordone del Carso italiano e nella città di Trieste. Inoltre considerando l'intera provincia di Gorizia (e non solo la Bisiacaria) come facente parte della Venezia Giulia, bisogna aggiungere lo sloveno, parlato nel Collio, sul Carso goriziano e nella città stessa, e la lingua friulana diffusa in tutto il resto della provincia, endemicamente friulanofona. Lo sloveno è diffuso anche nella provincia di Trieste (è lingua maggioritaria in 3 dei 6 comuni che compongono provincia), in particolare sull'altopiano carsico, nonché nei sobborghi del capoluogo giuliano. La Venezia Giulia italiana di oggi non è una regione politica: risulta infatti amministrativamente fusa con il Friuli nella regione politica denominata Friuli-Venezia Giulia, pur dovendo sottolineare che le due entità storico-territoriali possono considerarsi, almeno secondo alcune accezioni, parzialmente sovrapposte.

 

[modifica] Elenco dei comuni appartenti alla ex regione

Il territorio della Venezia Giulia, durante la sua appartenenza all'Italia tra il 1919 e il 1947 era suddiviso in 128 comuni ripartiti, dal 1927, fra 5 province. Dopo la Seconda guerra mondiale 98 comuni (fra cui 3 intere province) furono ceduti completamente alla Jugoslavia. Nel 1947, con la firma del Trattato di pace, Trieste assieme ad una stretta fascia di località divennero indipendenti sotto il controllo militare alleato con la costituzione del Territorio libero di Trieste. In conseguenza di ciò il mandamento di Monfalcone, corrispondente alla Bisiacaria, venne assegnato alla provincia di Gorizia.

Per approfondire, vedi la voce Elenco dei comuni della Venezia Giulia italiana.

 

[modifica] Voci correlate