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Il Friuli Venezia Giulia è una
regione autonoma a
statuto speciale, formata dal
Friuli (che
costituisce circa il 90% del territorio, con capoluogo
Udine), e dalla
Venezia Giulia, divise fisicamente dal fiume
Isonzo. Le zone urbane di Udine e Trieste viste dal satellite
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GeografiaSuperfice del Friuli Venezia Giulia per zone altimetriche Il Friuli Venezia Giulia è una regione prevalentemente montuosa, infatti le montagne occupano il 42,5% del suo territorio. Le pianure occupano il 38,1% del territorio mentre le colline 19,3% del terriorio regionale.
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Storia recenteIl Friuli-Venezia Giulia è una regione creata a tavolino negli anni del
dopoguerra; dopo il definitivo passaggio di
Trieste
all'Italia (che avvenne appena nel
1954), infatti,
la città era stata privata di tutto il suo entroterra e la Venezia Giulia era
ormai quasi interamente jugoslava. Per tale ragione si decise di unire Trieste
al Friuli,
fornendo anche una certa autonomia alla nuova regione, anche perché essa era
la parte piú meridionale della celebre
Cortina di ferro.
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Economia
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AgricolturaLa morfologia della regione costituisce un ostacolo per l'agricoltura che,
anche se qua e là modernamente organizzata, resta peraltro nel complesso un
settore debole. Discreto ruolo hanno in pianura la produzione di mais e di
barbabietole da zucchero, mentre nell'area collinare una viticoltura molto
specializzata garantisce vini e grappe di alta qualità. Anche l'allevamento
del bestiame, bovino in prevalenza, ormai nettamente superiore al consumo
locale e quindi destinato al commercio con le altre regioni, è al servizio di
un'industria rinomata.
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IndustriaL'industrializzazione del Friuli-Venezia Giulia iniziò con lo sviluppo del settore dell'industria di base, con pochi grandi impianti, concentrata sulla costa. L'industria pesante è, oggi, in fase di generale declino. Si è invece sviluppato con successo il modello dell'azienda manifatturiera medio-piccola, a struttura generalmente familiare, derivante dall'esperienza dell'artigianato e diffusa in ogni parte della regione. È fiorente ormai in molti settori, come quello meccanico, soprattutto a Pordenone, quello tessile e quello dell'arredamento. In provincia di Udine, soprattutto nell hinterland udinese, ha grande peso il settore terziario che rappresenta circa due terzi dell' occupazione totale. Presenti numerosi centri commerciali e centri di distribuzione, concentrati soprattutto a nord di Udine. Le industrie pesanti, un tempo presenti nel capoluogo friulano (acciaierie Bertoli, SAFAU) si sono trasferite nell'hinterland udinese (ABS di Cargnacco) oppure lontano dal capoluogo (Danieli di Buttrio e Pittini di Osoppo). Particolare impulso all'industria manifatturiera è stato dato dall'istituzione dei distretti industriali (distretto della sedia a Manzano, distretto del mobile a Brugnera, i prosciuttifici di San Daniele del Friuli). Per ulterori dettagli vedere Friuli, Economia.
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AmministrazioniLe province della regione
La targa in tutte le lingue della regione al Consiglio Regionale, Trieste
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Voci correlate
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Collegamenti esterni |
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Carta geografica del Friuli Il Friùli (Friûl in friulano Friûl▶ (aiuto), Forum Iulii in latino, Furlanija in sloveno, Friaul in tedesco) è una regione storico-geografica che corrisponde alle odierne province di Udine, Pordenone, Gorizia, parte della provincia di Venezia (mandamento di Portogruaro) e al comune di Sappada, oggi in provincia di Belluno. Capitale storica del Friuli è Udine, città che fu già sede del Patriarcato di Aquileia, centri principali oltre a Udine sono Pordenone (capoluogo di provincia), Codroipo, Cervignano del Friuli, Gorizia (capoluogo di provincia), Cividale del Friuli, Latisana, Tolmezzo e Sacile.
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GeografiaIl Friuli storicamente è delimitato ad ovest dal fiume Livenza, a nord dalle Alpi carniche, ad est dalle Alpi Giulie e dai primi rilievi del Carso e dal fiume Timavo, a sud dal Mar Adriatico. Numerosi sono i fiumi che scorrono da nord verso sud. Tra i più importanti, oltre a quelli già citati, il Torre, il Natisone, lo Stella, l'Isonzo, l'Ausa, il Tagliamento.
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Cultura
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Storia
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Le origini e l'epoca romanaPopolata in origine da genti celtiche, la regione fu colonizzata dai Romani nel II secolo AC, venne profondamente influenzata dalla cultura latina, grazie anche alla presenza importante di Aquileia, quarta città dell' impero con oltre 200.000 abitanti ed importantissimo porto fluviale sul fiume Natissa, capitale inoltre della decima regione augustea (Venetia et Histria); Lo sviluppo di altri centri oltre ad Aquileia, quali Forum Iulii (Cividale del Friuli) e Iulium Carnicum (Zuglio) contribuì ad assicurare alla regione una notevole floridezza. Tuttavia, sempre più esposta alle incursioni barbariche a partire dalla metà del II secolo, iniziò il declino della regione, e l'invasione unna segnò l'inizio della decadenza, quando Aquileia fu letteralmente rasa al suolo da Attila durante l'invasione barbarica da lui condotta. Questa città rimase comunque importante anche nel periodo di declino dell'Impero, grazie alla presenza del Patriarca, una delle massime autorità cristiane del tempo; con il crollo dell'impero, la pianura friulana era sempre meno sicura, poiché da questi luoghi scesero tutte le grandi invasioni barbariche, per cui molte persone si rifugiavano o verso le isole sulla costa o nei borghi fortificati sulle colline.
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Il medioevoIl Nord Italia alla fine del XIV secolo La capitale della regione venne spostata a Forum Iulii, che nel corso del medioevo fu fortificata perché potesse resistere ai barbari. Nel 568 alla breve dominazione bizantina sul territorio successe quella longobarda. Tra le popolazioni che lasciarono il segno ci furono appunto i Longobardi, che crearono un ducato a Cividale del Friuli, che divenne quindi la città più importante del Friuli dell'epoca; alla sconfitta dei Longobardi da parte dei Franchi, assunse sempre maggior importanza il ruolo degli imperatori tedeschi e dei signori che governavano l'attuale Austria, anche se rimaneva sempre aperto il problema delle razzie da est; aumentò nel frattempo il potere del Patriarcato di Aquileia, che controllava la maggior parte del territorio, tanto che il 3 aprile 1077 l'imperatore Enrico IV concesse al Patriarca Sigeardo la contea del Friuli con prerogative ducali per la sua fedeltà al potere imperiale. Linea che fu seguita anche dai sucessori di Sigeardo e che permise loro di consolidare lo stato, la ’’Patrie dal Friûl'’, che oltre a tale regione incluse per periodi diversi anche Trieste, l'Istria, la Carinzia, la Stiria, il Cadore, tali da renderlo uno dei più ampi dell‘Italia di allora. Frattanto il nuovo centro commerciale di Udine andò assumendo sempre maggiore importanza, fino a che questo, da comune diventato signoria dei potenti Savorgnan, cominciò a contendere l'egemonia all' antica capitale.
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Dalla dominazione veneziana al RisorgimentoL'esperienza del Patriarcato, per certi versi molto moderna, si concluse nel 1420, quando il Friuli fu annesso alla Repubblica di Venezia, una delle grandi potenze dell'epoca, che vedeva queste zone come il suo naturale retroterra. Nel 1516 l'Impero Asburgico assunse il controllo del Friuli orientale, mentre il Friuli occidentale rimase veneziano fino al 1797, anno del trattato di Campoformio, quando in seguito alle campagne napoleoniche anche il Friuli venne ceduto all' Austria, che lo perse per un breve periodo in cui fece parte del Regno italico, dal 1805 fino alla Restaurazione. L'udinese ed il pordenonese furono annessi all'Italia nel 1866 assieme al Veneto, mentre il Friuli orientale (la cosiddetta Contea di Gorizia e Gradisca) rimase austriaca fino al termine della Prima Guerra Mondiale.
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Storia contemporaneaDurante il periodo del
fascismo
il Friuli dovette sopportare un processo di ‘assimilazione’, che comprendeva
la modifica di cognomi e nomi di luoghi in favore di forme più ‘italiane’,
oltre al confino per coloro che si opponevano a questi cambiamenti. Dopo il
1943, il
movimento partigiano acquistò una forza sempre maggiore tanto da creare una
Repubblica libera in
Carnia; nel
frattempo il Friuli era stato inglobato nello Stato tedesco, che era
interessato ad avere uno sbocco sull'Adriatico e che mirava al termine della
guerra alla istituzione di uno Stato cuscinetto, separato dal resto
dell'Italia. Tuttavia la sconfitta del
Terzo
Reich portò con sé anche questi progetti e il Friuli ritornò italiano dopo
contrasti anche violenti, si consideri a esempio l'eccidio
di Porzus, effettuato da partigiani comunisti, italiani e iugoslavi, che
miravano a mettere in atto l'idea di
Josip Broz Tito, ossia annettere alla Jugoslavia tutto il territorio sino
il fiume
Tagliamento.
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LinguaPraticamente tutti gli abitanti della regione utilizzano come lingua amministrativa e di cultura l'italiano, e, specialmente a Udine, l'italiano è la prima lingua anche nell'uso domestico, sebbene la lingua friulana sia correntemente utilizzata nelle sue varianti nella maggior parte del territorio del Friuli. Sono presenti numerose minoranze linguistiche, tra cui si annoverano le parlate venete al confine occidentale, nella laguna di Marano e al confine orientale (Isontino), le minoranze tedesche nella Val Canale, a Sappada e nella frazione di Timau, al confine con l'Austria, nonché le numerose comunità slovene nelle Valli del Torre, del Natisone (zona chiamata in lingua locale Benecija) e nel Collio Goriziano (estrema propaggine settentrionale degli Sloveni giuliani). Vanno inoltre ricordate le parlate ladine di Erto e Casso (al confine col Veneto), oggi praticamente estinte in favore dell'italiano e del bellunese, i dialetti Resiani (o resianici, di più antica origine slava) parlati in val di Resia, e la lingua germanofona di Sauris (isola linguistica nella regione montuosa della Carnia). Queste ultime sono considerate dai parlanti nativi come lingue indipendenti rispettivamente dallo sloveno e dal tedesco.
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EconomiaFino alla metà del ‘900 il Friuli rimase una terra profondamente rurale e
molto povera, il che provocava una continua emigrazione verso paesi quali
Stati
Uniti, Canada,
Argentina,
Australia.
Lo sviluppo iniziò negli
Anni ‘60
e portò alla creazione di quel forte tessuto di piccole industrie e imprese
artigianali che sono la base dello sviluppo del Nordest italiano; grande
impulso allo sviluppo industriale fu dato dalla creazione dei distretti
industriali, tra cui ricordiamo il "triangolo della sedia", nella parte
sud-orientale della provincia di Udine (Manzano,
San Giovanni al Natisone), i famosi prosciuttifici di
San Daniele del Friuli, il distretto del mobile nella provincia di
Pordenone (Brugnera);
presente a Pordenone anche la produzione di elettrodomestici con la ex Zanussi
ora acquisita dalla svedese
Electrolux.
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TurismoUna voce importante dell'economia friulana è costituita dal turismo, con le località balneari di Lignano Sabbiadoro e Grado, alcune delle maggiori mete dell'alto Adriatico, con il centro storico di Udine e con i numerosi agriturismi sparsi un po' in tutto il Friuli, mentre nella stagione invernale le località alpine (Tarvisio, Forni di Sopra, Ravascletto, Sella Nevea, Piancavallo) sono frequentate mete sciistiche. Sono mete turistiche inoltre la longobarda Cividale del Friuli, il centro medioevale di Venzone ed il sito archeologico di epoca romana di Aquileia.
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CuriositàLa pronuncia corretta di Friuli è [Fri'u:li], ovvero l'accento cade sulla u. Sebbene vari dizionari ed enciclopedie riportino, data la sua diffusione, in particolare in Italia centrale, la pronuncia alternativa ['Fri:uli], ovvero con l'accento sulla i, va tenuto presente che questa pronuncia non è in alcun modo presente nel territorio friulano né in quelli limitrofi. Trattandosi di un nome proprio, legato ad una forte identificazione culturale, andrebbe ritenuta corretta solo la pronuncia locale. Per i friulani, infatti, il fatto che il nome della propria regione sia spesso storpiato, almeno per il loro modo di sentire, è un chiaro segnale della scarsa considerazione di cui gode, nel resto d'Italia, la loro regione. L'Ente Friuli nel mondo è stato costituito nel 1953 per assistere i friulani che andavano all' estero; i friulani nel mondo si ritrovano nei Fogolârs che sono 46 in Italia e 156 nel resto del mondo. Secondo l'ultimo censimento Aire (2005) i friulani residenti all'estero sono 134.936, di questi il 56.0% risiede in Europa, il 24.0% in Sud America, il 10.3% in Nord America ed il 4.7% in Oceania. I Fogolârs hanno un mensile, "Friuli nel mondo", che supera le 25mila copie distribuite in 78 stati. Le attività dell ente sono informativa, di collegamento e di mantenimento dell'identità friulana soprattutto tra le nuove generazioni. A Ovest di Udine, nella base aerea di Rivolto, ha sede la Pattuglia Acrobatica Nazionale, le famose Frecce Tricolori. A Campoformido, inoltre, nell' aeroporto locale che ha visto nascere le Frecce, ha sede il Parco del volo.
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GastronomiaProdotti tipici friulani sono: Piatti tipici:
Enzo Bearzot, C.T. della nazionale campione del mondo 1982 Fabio Capello, C.T. di Roma, Juventus e Real Madrid Primo Carnera, Pugile, campione del mondo dei pesi massimi Mauro Corona, Scrittore Manuela Di Centa, Sciatrice, più volte campionessa olimpica Giorgio Di Centa, Sciatore più volte campione olimpico Paolo Flores D'Arcais, Filosofo e politologo Pier Paolo Pasolini, Poeta e scrittore Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica Pietro Savorgnan di Brazzà, Esploratore Carlo Sgorlon, Scrittore Dino Zoff, Allenatore e portiere della nazionale campione del mondo 1982
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La Venezia Giulia, anche detta Carsia Giulia, (in friulano Vignesie Julie in sloveno Julijska Krajina e in tedesco Julisch Venetien), ex regione politica sul Mare Adriatico dai confini storicamente non ben definiti. Durante la dominazione Austriaca era chiamata Litorale Austro-Illirico, Küstenland, Primorje. Il nome Venezia Giulia fu proposto dal glottologo goriziano Graziadio Isaia Ascoli nel 1863, che suddivideva l'antico territorio romano della X Regio Augustea "Venetia et Histria", con capitale Aquileia, in tre parti: la Venezia Giulia (Friuli, Istria, Carniola, Iapidia) per l'appunto, la Venezia Tridentina (il Trentino e l'Alto Adige) e la Venezia Euganea (l'attuale Veneto); le cosiddette Tre Venezie. La Venezia Giulia deve il proprio nome alle Alpi Giulie oggi divise tra la Provincia di Udine e la Slovenia. Il concetto ascoliano fu da subito mutato. Nel 1866, a soli tre anni dell'ideazione delle Tre Venezie, parte di questo territorio viene annesso all'Italia: la totalità della Venezia Euganea, il Friuli (allora rientante nell'idea Ascoliana della Venezia Giulia) senza però la sua parte orientale ovvero l'antica contea di Gorizia e Gradisca. Da questo momento si inizia a parlare di Venezia Giulia, definendo solo quel territorio della stessa che ancora "irredento" rimaneva di dominio Asburgico, escudendo da questo insieme il Friuli Occidentale e Centrale che era passato al Regno d'Italia. Oggi, infatti, la regione, definita in senso stretto, risulta compresa tra il corso dell'Isonzo, le Alpi Giulie, il golfo di Trieste e il golfo del Quarnero, e comprende quindi l'altopiano del Carso e l'Istria. Storicamente accertato [citazione necessaria] è l'uso del termine "Venezia Giulia" in senso più esteso, ad identificare anche l'area della Dalmazia romanza, come anche le zone slavofone del retroterra carsico.
[modifica] Storia recente
Venezia Giulia (italiana dal 1918 al 1947)
Fino alla prima guerra mondiale dunque la Venezia Giulia faceva parte dell'Austria-Ungheria. Grazie al Trattato di Saint-Germain del 1919, nel 1920 venne annessa al Regno d'Italia, creando le province di Gorizia (che fino al 1927 formò la "Provincia del Friuli" con quella di Udine), Trieste, Pola e successivamente (1924) Fiume. Al momento del passaggio all'Italia la popolazione neolatina (italiana e friulana) e la popolazione slava (slovena e croata) erano circa pari per numero: gli italiani risiedevano perlopiù nelle grandi città e lungo la costa, l'entroterra carsico era abitato invece principalmente da sloveni, croati e istroromeni. La Venezia Giulia assume consistenza giuridica sotto il Regno d'Italia dopo il Trattato di Saint Germain del 1919 tra le potenze vincitrici e l'Austria e soprattutto dopo il Trattato di Rapallo (12 novembre 1920) tra l'Italia e la Jugoslavia. Quest'ultimo trattato assegna (art. 1) tutta l'Istria, il Carso e l'entroterra fino al crinale delle Alpi Giulie all'Italia, concedendole in alcuni punti anche scollinamenti strategicamente importanti, nonché (art. 2) la città di Zara e (art. 3) le isole dalmate di Cherso, Lussino, Lagosta e Pelagosa. La città di Fiume viene eretta a Corpus separatum, che però dal 1924 (Trattato di Roma) sarà ripartito tra Italia e Jugoslavia, a soluzione della "Questione fiumana". A partire dal 1925, il territorio dei comuni della Venezia Giulia venne definitivamente ripartito in 5 province italiane:
Con il Trattato di Parigi (1947), l'Italia perdette interamente le province di Pola, Fiume e Zara, e gran parte del territorio di quelle di Trieste e Gorizia. Le persecuzione fascista provocò l'emigrazione di diverse decine di migliaia tra sloveni e croati. Dopo la seconda guerra mondiale gran parte della regione è passata a Slovenia e Croazia, allora parti della Jugoslavia, causando l'emigrazione massiccia della popolazione italiana.
[modifica] La Venezia Giulia oggiLa Venezia Giulia italiana di oggi, completamente stravolta rispetto al concetto originario, in senso culturale/linguistico corrisponde alla parte orientale della Provincia di Gorizia (Bisiacaria), situata a sinistra del corso dell'Isonzo e a meridione del Carso, alle terre affacciate sulla Laguna di Grado e alla Provincia di Trieste (circa 679km²). I dialetti romanzi parlati sono di tipo veneto: il triestino è una parlata originata da un più antico dialetto retoromanzo (in parte simile al friulano) fortemente venetizzato, che attorno al seicento\settecento si è progressivamente trasformato convergendo verso il veneziano, a causa dell'influenza della Serenissima che favorì l'immigrazione di veneti nella città (l'antico "tergestino" retoromanzo è sopravvissuto oltre questa trasformazione, per non piu di un secolo, solo come lingua nobiliare: peraltro famose erano le diatribe con la vicina Muggia che anche è stata lungamante sotto il leone marciano, e che ha visto sopravvivere la propria parlata retoromanza fino all'800, ben oltre quella triestina); il bisiaco è invece un'idioma risultato della progressiva venetizzazione della popolazione originariamente friulanofona e storicamente appartenente al Friuli, fatto dovuto alla dominazione veneziana che aveva in Monfalcone una strategica enclave in questo estremo lembo della provincia friulana, ed alla vicinanza di Trieste, fatto anche dimostrato oltre che dalla persistenza di molti elementi lessicali del friulano, anche dall'esistenza di piccole "isole linguistiche friulane" sparse nel proprio territorio, oggi in fortissimo regresso e sopravviventi solo nell'area prossima all'Isonzo. Vi è quindi il gradese, una variante veneta parlata a Grado e nella sua Laguna e ritenuta endemica della località, similmente alla parlata (più arcaica) della vicina località lagunare Marano, appartenente al Friuli. Il Gradese ha avuto come massimo esponente il poeta Biagio Marin. Sono presenti infine parlate slovene nel ristretto cordone del Carso italiano e nella città di Trieste. Inoltre considerando l'intera provincia di Gorizia (e non solo la Bisiacaria) come facente parte della Venezia Giulia, bisogna aggiungere lo sloveno, parlato nel Collio, sul Carso goriziano e nella città stessa, e la lingua friulana diffusa in tutto il resto della provincia, endemicamente friulanofona. Lo sloveno è diffuso anche nella provincia di Trieste (è lingua maggioritaria in 3 dei 6 comuni che compongono provincia), in particolare sull'altopiano carsico, nonché nei sobborghi del capoluogo giuliano. La Venezia Giulia italiana di oggi non è una regione politica: risulta infatti amministrativamente fusa con il Friuli nella regione politica denominata Friuli-Venezia Giulia, pur dovendo sottolineare che le due entità storico-territoriali possono considerarsi, almeno secondo alcune accezioni, parzialmente sovrapposte.
[modifica] Elenco dei comuni appartenti alla ex regioneIl territorio della Venezia Giulia, durante la sua appartenenza all'Italia tra il 1919 e il 1947 era suddiviso in 128 comuni ripartiti, dal 1927, fra 5 province. Dopo la Seconda guerra mondiale 98 comuni (fra cui 3 intere province) furono ceduti completamente alla Jugoslavia. Nel 1947, con la firma del Trattato di pace, Trieste assieme ad una stretta fascia di località divennero indipendenti sotto il controllo militare alleato con la costituzione del Territorio libero di Trieste. In conseguenza di ciò il mandamento di Monfalcone, corrispondente alla Bisiacaria, venne assegnato alla provincia di Gorizia.
[modifica] Voci correlate |
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