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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Giappone Cronologia: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Giappone&action=history http://it.wikipedia.org/wiki/Giappone http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Giappone&action=history GiapponeDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il Giappone (in giapponese 日本 Nihon o Nippon) è uno stato insulare dell'Asia orientale. Il Giappone si estende sulla maggior parte dell'arcipelago giapponese, nell'Oceano Pacifico nord-occidentale, al largo delle coste della Cina e della Corea. La sua capitale è Tokyo (antico nome Edo). Il Giappone rivendica le isole Curili meridionali e ha un contenzioso sull'isola di Takeshima o Tokto, che appartiene alla Corea del Sud. Il Giappone é detto anche "Paese del Sol levante", dal nome in lingua originale: 日, Sole e 本, origine.
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Storia
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Geografia
L'arcipelago è costituito da 4 isole principali: Hokkaido, Honshu, Kyushu, Shikoku, formanti un vasto arco aperto da sud-ovest verso nord-est e accompagnate, a sud-ovest, da un ulteriore arcipelago di piccole isole chiamato Ryu Kyu la cui isola maggiore è Okinawa e da un migliaio di altre isole minori. Il Giappone, essendo popolato da quasi di 128 milioni di persone e con una superficie di 377.835 km2 ha di conseguenza un'alta densità demografica pari a 335 abitanti/km2. Questo ha portato alla creazione di enormi megalopoli, a partire dalla capitale Tokyo, che ospita 12 milioni di abitanti.
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Economia
Un' espansione economica iniziata negli anni 1950 e praticamente ininterrotta ha permesso al Giappone di divenire la seconda potenza mondiale dopo gli Stati Uniti con un prodotto lordo pro capite di 38.160 $ annui.
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Basi dell'economiaLo sviluppo è stato particolarmente rilevante nel decennio 1961-1970, durante il quale il tasso medio di accrescimento annuo del prodotto nazionale si è aggirato sul 10%, di gran lunga superiore a quello dei grandi paesi altamente industrializzati. L'economia poggia eminentemente sull'industria, che ha raggiunto livelli eccezionali e che ha trasformato radicalmente le strutture produttive di un paese rimasto fondamentalmente agricolo quando già altrove, in Europa e in America, si era da tempo realizzata la rivoluzione industriale. Essenzialmente il formidabile sviluppo giapponese è riconducibile alla felice associazione dell'abbondanza di manodopera e dell'ampia reperibilità di capitali all'interno del paese. Non minor peso hanno avuto da un lato la stabilità politica e la tranquillità del clima sociale, dall'altro l'azione governativa, che ha saputo formulare adeguati programmi operativi e ha concesso opportune agevolazioni fiscali e creditizie alla industrie. Pur rimanendo fedele al principio dell'economia liberista, il governo ha sempre avuto fin dall'epoca Meiji un ruolo decisivo per orientare i piani di sviluppo. Dopo la guerra questo ruolo di guida si è accentuato. L'industrializzazione, che sin da principio ha riguardato essenzialmente i settori di base (siderurgia, chimica, petrolchimica, metalmeccanica, macchinari e impianti industriali, navi e automobili), è stata facilitata dall'esistenza di aree adatte all'insediamento degli stabilimenti. Con gli anni settanta lo spettacolare sviluppo produttivo ha registrato un rallentamento del ritmo di crescita e il Giappone è stato investito dalla gravissima crisi dei rincari energetici; tuttavia non solo la recessione economica giapponese non ha mai raggiunto la gravità denunciata in Occidente, ma l'apparato produttivo nel suo complesso rivela una dinamicità e una vitalità che lo distinguono nettamente dagli andamenti delle altre economie altamente industrializzate. Per combattere il costo sempre crescente delle materie prime e la concorrenza ormai pericolosa presentata da alcuni paesi (Taiwan, Corea del Sud) nel settore della siderurgia, della metalmeccanica e in genere dell'industria pesante, la produzione si è sempre più andata orientando verso settori ad alta tecnologia e a basso contenuto di materie prime e di consumo energetico, principalmente verso l'elettronica, l'informatica, le telecomunicazioni, la meccanica di precisione altamente sofisticata, l'aeronautica, la tecnologia spaziale, la farmaceutica e in genere la chimica fine, ecc., settori nel quale il mercato internazionale è tuttora apertissimo. Contemporaneamente, per alleggerire le attualmente molto elevate importazioni di petrolio, colossali investimenti vengono destinati al settore della ricerca sia per l'ottenimento di maggiori risparmi energetici durante i processi produttivi sia per un migliore sfruttamento delle fonti di energia alternativa privilegiando soprattutto l'energia nucleare.
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Cucina giapponese
I giapponesi utilizzano come base per le proprie ricette il riso, che viene di norma cotto a vapore utilizzando degli appositi bollitori elettrici. Il riso risulta essere abbastanza colloso in modo da poter essere agilmente preso mediante i bastoncini, mezzo con cui mangiano. In tavola vengono portati tutti i cibi, slegandosi dal concetto del primo, secondo, contorno, frutta ecc. ecc., e molti piatti sono conviviali, nel senso che vengono cotti oppure si attinge tutti da un piatto centrale. Oltre al riso vengono utilizzate molte verdure cotte che in bocca risultano essere molto croccanti. I piatti principali sono : Sushi.
Varietà di okonomiyaki con Aonori e Katsuobushi.
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Trasporti
Shinkansen "Hikari" La frammentazione insulare e il notevole sviluppo orografico hanno costituito un forte ostacolo alla realizzazione di una rete di vie di comunicazione; fin dai secoli più lontani la trama delle comunicazioni stradali si articolò lungo le coste, sulle quali ebbe sempre i suoi nodi principali. Il paese è dotato oggi di un sistema organico di vie di comunicazione, anche se forse non all'altezza della sua economia globale. Percorso e fermate dello Shinkansen. Le ferrovie, in larghissima parte statali, si sviluppano per circa 26.000 km, concentrate sulle aree convergenti sulle città; celebri sono alcuni treni veloci detti Shinkansen, in particolare quello in servizio sulla linea del Tokaido (tra Osaka e Tokyo). Honshu è naturalmente l'isola meglio servita, ma numerosi traghetti e tunnel sottomarini assicurano raccordi ferroviari nell'intero arcipelago; dal 1979 il Giappone può contare sul più lungo tunnel ferroviario, il Daishimizu di oltre 22 km. Anche le strade si snodano soprattutto lungo le coste, allacciando tra loro le città costiere. Porti: dimensioni gigantesche e attrezzature tecnologicamente d'avanguardia caratterizzano i porti nazionali, il cui movimento è veramente poderoso; tra i maggiori scali marittimi, sono Chiba, Kobe, Yokohama e Nagoya; di poco inferiore il porto di Kawasaki. Gran parte del traffico marittimo è svolto da navi nazionali; la marina mercantile nazionale dispone di oltre 10.000 navi, con una stazza lorda di 27 milioni di t. Aeroporto di Nagoya. In primo piano un velivolo della Japan Airlines. Per le comunicazioni aeree internazionali il Giappone si avvale della compagnia Japan Air Lines (JAL), che effettua collegamenti diretti con tutto il mondo, incluse rotte transpolari e transiberiane; numerose le compagnie aeree minori, tra cui la Air Nippon Airways. I maggiori aeroporti sono quelli internazionali di Tokyo (Narita e Haneda) e di Osaka (Kansai).
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TurismoQuanto al turismo, sono oltre 4,2 milioni gli stranieri che annualmente visitano il Giappone, ma assai più alto il numero di Giapponesi che si recano all'estero. Il turismo in Giappone ha radici molto lontane, risale all'epoca di Edo quando l'aristocrazia feudale si recava per determinati periodi alla corte di Kyoto. Oggi il turismo che si sviluppa in Giappone riguarda quello interno e quello verso l'estero mentre è ancora limitato quello proveniente dall'estero. Le principali mete verso l'estero sono gli Stati Uniti, Hong Kong, Taiwan dove è abbastanza diffusa la lingua giapponese poco conosciuta e parlata altrove. Oltre alle mete già citate abbiamo Cina, Singapore, Thailandia e Indonesia che negli ultimi anni hanno registrato degli aumenti vertiginosi di giapponesi. Con il sud-est asiatico, invece, il Giappone intrattiene rapporti economici e finanziari. L'isola di Bali presenta molte strutture ricettive per giapponesi con personale che sa proporre in modo adeguato gli spettacoli tradizionali. Le mete principali europee sono la Francia ma discreta importanza riveste anche l'Italia dove i giapponesi arrivano per assaporare la cultura occidentale. Le strutture ricettive giapponesi sono molto sviluppate non in relazione alle entrate dall'estero, che come abbiamo detto sono abbastanza limitate, ma in relazione al turismo interno. Gli alberghi sono ancora divisi in alberghi "per giapponesi" e alberghi "per stranieri". Per quanto riguarda gli alberghi giapponesi presentano le "rykan", stuole di paglia, al posto di materassi, "tatami", locande a gestione familiare e dei villaggi vacanze situati sulle montagne oppure sulle rive dei laghi. Gli alberghi per stranieri, invece, appartengono a moderne catene alberghiere. Molti turisti, però, amano alloggiare nelle locande tradizionali per assaporare ancora meglio la tradizione del Paese. Il motivo del limitato flusso turistico dall'estero è dovuto sia alla difficoltà di raggiungere il territorio per la sua conformazione fisica e sia all'elevato tenore di vita che rende poco competitivi i soggiorni.
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CulturaEdicola in Giappone. L'industria editoriale giapponese può contare su un ampio mercato interno.
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Alfabetizzazione
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IstruzioneL'analfabetismo in Giappone è pressoché inesistente. La scuola primaria ha la durata di 6 anni, alla fine dei quali è obbligatoria la frequenza della scuola secondaria inferiore di tre anni. La secondaria superiore prevede un ulteriore ciclo di tre anni ad indirizzo generale o tecnico. L'istruzione superiore è affidata alle università, i cui corsi durano per lo più 4 anni, e a college con corsi biennali o triennali. Sia le università che i college sono organizzati per la formazione di docenti, mentre i college ad indirizzo tecnico forniscono tecnici in molti campi dell'ingegneria. Il Giappone occupa il secondo posto nel mondo nella proporzione fra università, scuole superiori e popolazione: ve ne sono circa 400 in tutto il paese. Le università sono statali, privati o dipendenti dalle autorità locali. Sedi di università statali: Chiba (1949), Sapporo (1918), Kobe (1949), Kyoto (1897), Fukuoka (1910), Nagoya (1939), Osaka (1931), Sendai (1907), Tokyo (1877). Sedi di università private a: Yokohama (1949), Osaka (1925), Tokyo (Kokugakuin 1882, Komazawa 1952, Meiji 1903, Nihon 1903, Waseda 1882), ecc. Molte le scuole superiori d'arte, musica, tecnica agraria, ecc.
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ArteLa pianta del ciliegio viene spesso usata come metafora nella cultura giapponese La produzione primitiva appartiene al complesso delle culture del Pacifico orientale e solo con l'inizio del Neolitico si fanno risentire gli influssi cinesi. Gli edifici più importanti dell'epoca sono i dolmen per le loro ricche suppellettili e la ceramica, ed i templi shintoisti. L'influsso della civiltà cinese aumenta a partire dal V secolo in concomitanza della diffusione del buddhismo, a cui si deve la ricca scultura in legno e bronzo dell'epoca ed i numerosi templi. Poi nel VII ed VIII secolo si sviluppa una corrente naturalista (affreschi nel Kondo di Nara ed i gruppi scultorei dei custodi delle porte). L'evoluzione del naturalismo portò ad un arricchimento della decorazione e allo sviluppo della pittura (Koseno Kanaoka ed inoltre dall'affrancamento dall'influsso cinese ed al formarsi di un'arte cortigiana. Nell'epoca Kamakura (1185-1337) si ha una reazione per il ritorno al naturalismo ed a forme più semplici e severe. Ciò principalmente nella scultura ad opera di Kokei e Unkei, mentre per converso l'architettura e la scultura tendono, specie in un secondo tempo, ad appesantirsi. La pittura ebbe un secondo periodo di splendore con le scuole Sung, accostandosi alla produzione ci nese ed adottando la tecnica del bianco e nero. Tokyo fu in epoca Tokugawa (1573-1868) il centro della vita culturale giapponese. Di grande pregio è la produzione delle maschere per il Nō e quella della scultura minuta in lacca ed avorio, e poi la produzione di porcellane. L'ascesa della borghesia determinò un'evoluzione della pittura che tralasciò l'affresco per dedicarsi alla decorazione. L'ultima scuola giapponese, l'Ukiyo-e si dedicò principalmente con Harunobu e Hiroshige ad una rappresentazione realistica della vita, mentre l'architettura diventò sempre più barocca. Con l'arrivo della civiltà occidentale non si può più parlare di un'arte autonoma, ma l'arte giapponese si inserisce vigorosamente nelle più moderne correnti artistiche, specie architettoniche. Per quanto riguarda le arti tradizionali giapponesi, che sono tutte permeate dalla filosofia zen, esse hanno costituito per secoli un unicum che non ha corrispondenza in occidente. Sono giunte fino a noi pressoché intatte e sono tuttora vive e vitali. Sono praticate in tutto il mondo da decine di migliaia di persone ed hanno costituito un vettore essenziale della conoscenza all'estero della cultura giapponese. Tutte sono fondate sul principio della "via" (dō) cioè su un cammino interiore da percorrere per giungere all'illuminazione. Ma al di là della loro valenza filosofica, hanno comunque un contenuto estetico che può essere percepito autonomamente. Queste forme espressive costituiscono il nucleo più autentico della cultura giapponese e ad esse i giapponesi sono stati e sono molto legati. Elemento costante e centrale di esse è la rappresentazione istantanea della bellezza, espressa, il più sinteticamente possibile, col segno, la forma o il gesto. Le più note sono: il cha no yu (o chadō) la via del tè, l'ikebana (o kadō) la via dei fiori, lo shodō la via della calligrafia.
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MusicaÈ di netta derivazione cino-coreana sia per quel che riguarda gli strumenti sia per l'impostazione teorica. La musica ha sempre costituito, per la sua spiccata politonalità, un elemento importantissimo per il Nō. Quella moderna, abbandonata la monofonia, non si distacca molto dalle correnti occidentali. Strumenti tradizionali sono: gong, tamburi, flauti, shamisen (simili a chitarre). Accanto all'arte aulica e sacra esisteva però un'espressione popolare basata su una scala di 12 suoni cromatici, la cui costruzione risale al 1500 a.C.. Dal sistema dei 12 toni si sviluppa però la possibilità teorica di estendere il numero delle disposizioni variamente trasportate e alternate fino a 84 scale diverse in seguito dal XIV al XVI secolo, la musica strumentale, corale e la danza danno luogo a primitive e popolari rappresentazioni sceniche.Tale presentazione tipicamente giapponese, altrettanto caratteristica quanto rudimentale e ferma, per il senso conservatore della razza gialla, sulle acquisite posizioni secolari, è ancora oggi eseguita con gli strumenti originali trasmessi ai nostri giorni ai tempi più remoti: il koto ( simile al salterio), la bina ( specie di liuto), la Shamisen ( chitarra a 3 corde a plettro) oltre agli strumenti a fiato e a percussione. Per molto tempo i musicisti giapponesi si sono nutriti di elementi prevalentemente germanici; dopo la prima guerra mondiale i favori si sono, invece,volti sempre più verso la musica francese e soprattutto italiana.
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LetteraturaCiliegio in fiore La letteratura nazionale deve molto all'influsso di due civiltà esterne, quella cinese e quella occidentale. Del primo periodo poco è rimasto: solo alcuni componimenti poetici e religiosi inseriti in opere storiche posteriori. Tuttavia in questo periodo viene a formarsi il substrato su cui sorgerà la grande letteratura giapponese, poiché in questo periodo si va diffondendo nel paese la cultura cinese, con la diffusione della scrittura, dovuta principalmente alla diffusione del buddhismo (552). L'epoca d'oro della letteratura sono i successivi periodi Nara ed Heian. Del periodo Nara ci sono rimaste le opere storiche "Kojiki" e "Nihongi", poi documenti burocratici ed un'opera di poesia, il "Man'yōshū". Illustrazione dal Genji Monogatari. L'originale è conservato al Tokugawa Museum in Giappone. Poi si sviluppò una tipica letteratura cortigiana che a poco a poco si sottrasse agli influssi cinesi, dando vita a partire dal X secolo ad una produzione tipicamente nazionale, che raggiunse il suo vertice con il Genji Monogatari, scritto da Murasaki Shikibu (ca 978 - ca 1014), il capolavoro della letteratura giapponese e una delle massime opere a livello mondiale. La poesia presenta la raccolta "Kokin-shū", ma è la prosa con i monogatari (racconti) ad avere uno sviluppo notevole. Non mancano però altri generi di prosa, come i nikki, diari, i sōshi, zibaldoni, ed alcune opere biografico-storiche. Ma naturalmente i periodi dei torbidi civili susseguenti al 1183 ebbero una vasta ripercussione sulla cultura facendola decadere. Unici centri di cultura rimangono di monasteri buddisti, nei quali si sviluppa una letteratura religiosa ed intima ("Hojoki" ed "Tsure-zure-gusa") e poi una letteratura cavalleresca come "Heiji monogatari". Unico isolato ma ottimo esempio di lirica è lo "Shin Kokin-Wakashū". Nel frattempo si sviluppa il dramma classico, il Nō, e sorge una letteratura popolare composta principalmente di novelle. L'ascesa al potere dei Tokugawa segna l'inizio dell'epoca di pace ed insieme di un risveglio delle arti. Tuttavia la letteratura si divide in due parti: da un lato la produzione popolare, con l'invenzione della stampa, assume uno sviluppo prodigioso, con Ihara Saikaku nasce il romanzo di costume, proibito per la sua immoralità nel 1791 e che lascerà il posto al più morale yomi-hon (libro di lettura). Nel XIV secolo si sviluppò anche il romanzo comico con Juppensha Ikku e Shikitei Samba. La letteratura delle classi colte si riallaccia ancora alle tradizioni cinesi e predomina ancora il Nõ. Però già alla fine del XVIII secolo si andò formando una corrente più nazionalista, con Motoori Norinaga e Hirata Atsutane, che avrà una grande importanza nella resistenza agli stranieri. Contemporaneamente si sviluppò una forma di teatro, il Kabuki, una specie di dramma popolare ma nettamente inferiore a quello occidentale, e che lasciò per un breve periodo il posto al teatro della marionette Bunraku, di cui il maggiore esponente fu Chikamatsu Monzaemon. Durante i primi decenni seguenti all'apertura delle frontiere il Giappone assorbì tutte le correnti di pensiero europee ed americane. La prima conseguenza fu la nascita del romanzo realista ad opera di Tsubouchi Shōyō. Ad esso seguì il naturalismo con Tayama Katai. Poi si sviluppò una letteratura esaltante la pace, rappresentata dal gruppo della Shirakaba e da Ryûnosuke Akutagawa, che venne travolta dalla guerra, al termine della quale si sviluppò una letteratura popolare nettamente apolitica. La poesia si è adattata ai modelli occidentali con Kitahara Tokoku, ma presto sorse un movimento di reazione in favore della poesia indigena dei coniugi Yosano Tekkan e Yosano Akiko, concretizzatosi con una rivalutazione di vecchi drammi e commedie, anche se non manca un'opera più moderna derivata dallo spirito europeo e di cui principali esponenti sono Osanai Kaoru e Okamoto Kidõ.L'epoca storico-musicale sembra risalire al terzo millennio a.C..
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SanitàIl sistema sanitario è pubblico.
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AmbienteIl 7% del territorio è protetto. Trattati internazionali ambientali sottoscritti:
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Parchi nazionali
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FloraAlla divisione dell'arcipelago in diversi domini climatici, uno subtropicale e l'altro temperato, si deve la varietà degli aspetti vegetali del paese. A tale varietà hanno anche contribuito le oscillazioni climatiche delle epoche passate, cui si deve l'introduzione di specie di domini ancora differenti. La foresta subtropicale è caratterizzata da specie sempreverdi, rappresentate da bambù, querce, alberi della canfora, ecc. Queste e altre specie formano spesso, nel sud, una sorta di macchia o boscaglia rada (genya), derivata dalla degradazione della foresta primaria e nella quale prevale sovente il bambù nano (sasa) in fitta associazione; le specie subtropicali si spingono verso nord fin sulla costa dell'Honshu centrale. La foresta temperata è la più estesa ed è rappresentata da latifoglie (pioppi, querce, frassini, castagni, faggi) e da conifere varie, con prevalenza di pino rosso. Nelle zone elevate e nell'Hokkaido compaiono le conifere d'ambiente boreale (abeti vari) che nell'aree più fredde e a maggiori altitudini lasciano il posto alle praterie (agli stessi livelli si hanno anche macchie arbustive di pini) e alle tundre di ambiente nivale. In un paese così popolato come il Giappone il manto vegetale naturale è stato largamente alterato dall'uomo; tuttavia, data la montuosità delle isole e il prevalere della popolazione lungo le coste, il manto boschivo è tuttora molto esteso, rappresentando ben il 68% dell'intera superficie dell'arcipelago, dato secondo nel mondo solo a quello della Finlandia; nelle zone montagnose interne meno accessibili vi sono estese aree boscose intatte.
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FaunaIn Giappone ci sono molte specie di mammiferi, di uccelli, di rettili, di anfibi e pesci. Tra i primati di diffusione, la scimmia è prima in classifica.
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PoliticaOrdinamento monarchia costituzionale ereditaria (la costituzione è del 3 novembre 1946), la funzione dei poteri statali è conferita alle due camere della Dieta (Camera dei Deputati con 480 membri e durata di 4 anni, Camera dei Consiglieri di 252 membri e durata di 6 anni rinnovabile per meta dopo tre anni). L'imperatore è privo di poteri sostanziali ed è semplicemente simbolo dello stato e dell'unità del popolo. Il diritto di voto è universale per i cittadini con età maggiore di 20 anni. Imperatore: Akihito.
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Organizzazioni internazionaliIl Giappone è membro APEC dal 1989, membro del G7 dal 1975, membro OCSE dal 1961 e membro OMC dal 1994
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
Giappone · Monarchia costituzionale · Regioni · Prefetture · Bandiera giapponese · Lingua giapponese Categorie:
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Rei_%28saluto%29 Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Rei_%28saluto%29&action=history Rei (saluto)Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
[modifica] SignificatoLa parola può essere interpretata in diversi modi; è il rei del reigi (da REI, rispetto e GI, abito) che significa "etichetta, cortesia, educazione" ed è anche il rei di keirai che significa "saluto" o "inchino" ed è un concetto fondamentale per tutte le arti marziali. Rei è espressione della cortesia, del rispetto e della sincerità. Il rituale del saluto è semplice nella sua forma esteriore, ma molto complesso nel suo aspetto interiore, è una presa di coscienza di se stessi, dei compagni, della palestra e dell'arte che si sta per praticare e non deve mai diventare un automatismo, un'abitudine o un obbligo imposto dal maestro. Il saluto non simboleggia una superficiale manifestazione di educazione, ma un lavoro completo sulla persona: la ricerca di una migliore adesione alla via (Do). Il praticante, attraverso il saluto, si predispone correttamente all'allenamento, che richiede pazienza, umiltà e controllo dei propri sentimenti e dunque un lavoro disciplinato, costante e diligente. Questo è lo spirito della via marziale: l'umiltà è un atteggiamento che bisogna assumere nella vita, la prima lotta che bisogna vincere è quella contro la propria presunzione.
[modifica] Il termine Oss
[modifica] Come viene fattoLa complessità simbolica del saluto implica, in senso posturale, l'allineamento perfetto del ventre, del busto e della testa, centri, rispettivamente, della volontà, dell'emotività e dell'intelletto. La posizione del saluto è inizialmente verticale ed esprime la "via spirituale"; si inclina poi orizzontalmente, ad indicare la "via materiale". Dal punto di vista tecnico il saluto può essere collettivo o individuale, effettuato in piedi (ritsurei) o nella tipica posizione inginocchiata giapponese (seiza). Prima di entrare in palestra bisogna salutare, si rimane in piedi, l'inchino deve essere discreto e sincero e deve essere eseguito ogni volta che i karateka si pongano di fronte o eseguano un esercizio di forma (Kata).
[modifica] Ritsurei - saluto in piediIl saluto in piedi è scandito in tre tempi: per prima cosa si uniscono i talloni in modo che i piedi formino un angolo retto, seguendo l'apertura naturale delle anche, mantenendo il busto e la nuca ben eretti si portano le mani con le dita tese e serrate lungo le cosce; questa posizione va mantenuta fino a che lo stato d'animo si sia fatto calmo e consapevole, si piega poi in avanti il busto, che deve restare rigido. la testa non deve superare questa inclinazione e deve esprimere intenzione: tale atteggiamento significa "io sono disponibile". Nell'ultimo tempo si torna alla posizione eretta: "sono presente con il corpo, l'anima e lo spirito".
[modifica] Seiza - saluto in posizione inginocchiataIl modo corretto per eseguire il saluto da posizione
inginocchiata è il seguente: bisogna girare leggermente le anche in senso
orario e posare a terra il ginocchio sinistro poi quello destro, le dita
dei piedi restano a contatto mentre i talloni, posti verso l'esterno,
formano un appoggio che viene usato per sedere; schiena e testa erette,
mani poggiate sulle cosce, spalle rilasate, ginocchia aperte in modo
naturale determinano la stabilità della postura. Il praticante deve tenere
la colonna vertebrale diritta per potere respirare in modo corretto. La filosofia racchiusa nel saluto si radica durante
l'esercizio e deve estendersi a tutti gli aspetti quotidiani. Rei offre
un'occasione di riflessione ad ogni praticante circa il comportamento da
tenere verso gli uomini e verso la vita.
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Sushi Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Sushi&action=history SushiDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Sushi assortito
Nella cucina giapponese il sushi (鮨 o 鮓 o, più comunemente 寿司) è un cibo a base di riso cotto con aceto di riso, zucchero e sale e combinato con un ripieno o guarnizione di pesce, alghe, vegetali o uova. Il ripieno può essere crudo, cotto o marinato e può essere servito disperso in una ciotola di riso, arrotolato in una striscia di alga o disposto in rotoli di riso o inserito in una piccola tasca di tofu. In Giappone la parola sushi si riferisce ad una vasta gamma di cibi preparati con riso. Al di fuori del Giappone viene spesso inteso come pesce crudo, o come riferimento ad un ristretto genere di cibi giapponesi, come il maki o anche il sashimi (che è pesce servito senza il riso).
[modifica] Tipi di sushiL'ingrediente più comune in tutti i differenti tipi di sushi è il riso sushi. La varietà del piatto nasce dalla scelta dei ripieni e guarnizioni, nella scelta degli altri condimenti e nella maniera in cui vengono combinati. Gli stessi ingredienti possono essere assemblati in maniere completamente differenti per ottenere effetti differenti. Questa sezione elenca le maniera diverse di costruire il sushi, indipendentemente dal tipo di ripieni e guarnizioni.
[modifica] Ingredienti
[modifica] Riso sushiIl riso sushi (sushi-meshi) viene preparato con un riso bianco, dolce a grano corto, cotto con aceto di riso, zucchero, sale, konbu e sake. Viene raffreddato alla temperatura del corpo prima di essere usato. Il riso usato è la qualità Japonica che ha una consistenza diversa da quelle normalmente mangiate al di fuori del Giappone. Il requisito essenziale è l'appiccicosità. Se è troppo appiccicoso il gusto è eccessivamente dolciastro, ma se non lo è sufficientemente ha un gusto secco. Il riso raccolto di fresco (shinmai) contiene normalmente troppa acqua e richiede del tempo ulteriore per essere asciugato dopo esser stato lavato. Ci sono varianti regionali nel riso sushi e naturalmente chef individuali hanno i propri loro metodi. La maggior parte delle varianti sono nel condimento di aceto: la versione di Tokyo usa tipicamente più sale, quella di Osaka ha più zucchero. Il riso sushi deve tipicamente essere mangiato poco dopo esser stato preparato.
[modifica] NoriL'avvolgimento vegetale usato nel maki e nel temaki è detto nori (海苔). È un'alga commestibile tradizionalmente coltivata nei porti del Giappone. Originariamente le piante venivano raschiate dai pali del porto, pressate in fogli e seccate al sole, con un procedimento simile a quello usato per la carta. Il Nori viene tostato prima di essere usato nei cibi. Oggigiorno il prodotto commerciale viene coltivato, prodotto, tostato, impacchettato e venduto in fogli di dimensioni standard: circa 18 cm per 21 cm. Il nori di qualità migliore è spesso, liscio, luminoso e privo di buchi.
[modifica] FrittataPer produrre il fukusazushi, viene usata come avvolgimento una frittatina spessa come un foglio al posto del nori. La frittata viene tradizionalmente preparata con una padella rettangolare (makiyakinabe), ed usata per formare una tasca per il riso ed il ripieno.
[modifica] Ripieni e guarnizioni
[modifica] Condimenti
[modifica] Un'arte millenariaLe origini del sushi sono molto incerte quanto all’epoca. L’opinione più diffusa è che sia stato portato dai monaci buddisti tornati dalla Cina nel VII secolo. Molto simile al sushi fu un preparazione che comparve in Giappone già con l’introduzione della coltivazione del riso, intorno al IV secolo ac, variante di un antico metodo per conservare il pesce molto diffuso in Asia sud-orientale e in Cina: il pesce crudo veniva disposto a strati con il sale alternato al riso e tenuto pressato per qualche settimana; in seguito veniva lasciato fermentare per mesi. Questo tipo di sushi si chiama naresushi, ancora molto apprezzato nella zona di Tokyo. Nel XVII secolo si cominciò ad aggiungere aceto di riso per abbreviare i tempi di fermentazione del riso e il pesce veniva marinato o cotto. Fu soltanto intorno al 1820 che comparve ad Edo (l’odierna Tokyo) la ricetta più vicina al sushi dei nostri tempi. Hanaia Yonei è l’ideatore del nigirizushi; fu il primo a servire sul suo banco bocconcini di riso aromatizzati all’aceto con sopra fettine di pesce crudo. Da allora la vendita del sushi per strada diventò un uso diffuso. Una cosa curiosa era la tenda bianca fissata alle bancarelle alla quale i clienti si pulivano le mani dopo aver consumato il sushi. Un sistema infallibile per individuare il miglior rivenditore era quello di guardare la tenda: più era sporca, più il posto era frequentato e quindi migliore il sushi che lì veniva servito. Da allora, il sushi si è diffuso in tutto il Giappone e in tutto il mondo dando vita a tantissime varianti.
[modifica] Maestro di sushiVolontà e disciplina sono le doti indispensabili per diventare cuoco di sushi, completate da forte personalità. Durante i primi due anni, un apprendista può soltanto osservare il proprio Shokunin e inoltre svolgere mansioni di lavapiatti o pulizia di pavimenti. In seguito imparerà la tecnica di cottura del riso (preparazione molto importante e difficile) e solo dopo quattro anni potrà apprendere l’arte del taglio del pesce e della composizione del sushi. In questo stesso periodo imparerà anche ad acquistare il pesce al mercato, cosa che richiede molta esperienza. Quella dello chef di sushi è da sempre una professione maschile: tradizionalmente si riteneva che le mani femminili avendo mediamente una temperatura più alta, rovinassero il pesce durante la manipolazione. Oggi però si può trovare una donna alla preparazione del sushi (anzi, di solito la miscela di dedizione, creatività e precisione appare in modo più frequente in un soggetto femminile).
[modifica] Sushi BarEntrando in un Sushi Bar degno di questo nome, si troverà un’atmosfera molto calda e accogliente. Sedendosi al bancone si può ammirare, disposti in bella mostra, varietà di pesce e di verdure per verificarne la freschezza. In un piano rialzato che si appoggia al banco si potrà prendere quanti più piatti si desidera di sushi che abilmente lo chef, in camice bianco e bandana, prepara davanti ai vostri occhi. Dopo aver consumato le vostre pietanze il conto viene stabilito in base a quanti piatti vi saranno rimasti davanti. Come per usanza tipica dei ristoranti giapponese, è molto diffusa l’usanza di esporre all’esterno alcune copie di cera delle varietà di piatti (sushi in questo caso) disponibili, prodotte da artigiani specializzati con una maestria tale da non poter distinguere un nigirizushi vero da uno di cera.
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Musica_giapponese Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Musica_giapponese&action=history Musica giapponeseDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.La musica giapponese comprende molti generi diversi. Molti cantanti spaziano dalla musica popolare alla musica classica europea. Il termine musica in giapponese è 音楽 (ongaku), combinando l'ideogramma 音 (suono) con l'ideogramma 楽 (musica). Il panorama musicale nel Giappone moderno comprende una larga schiera di cantanti che variano dal rock giapponese alla salsa giapponese, dal tango giapponese al country giapponese. Il popolo ama molto la musica e va matto per il karaoke, una forma di spettacolo dilettantistico di canto su di una base musicale, che si svolge nei bar e nelle piccole discoteche.
Il taiko è considerato un semplice ma spirituale
strumento
[modifica] Le caratteristicheFuori dal Giappone la gente ha una opinione particolare sulla musica giapponese che è considerata un bubblegum pop, canzoni che sono un miscuglio di liriche in giapponese con ritornelli in un inglese incomprensibile. Le pop star (aidoru kashu in giapponese) di questo genere musicale, generalmente giovani attraenti, sono rappresentate da band di ragazzi e gruppi di ragazze. Il compositore di canzoni John Clewley ha desritto la produzione musicale giapponese come un coacervo di generi che spazia dal buddismo antico salmodiato dei vecchi stili urbani a stili popolari come il kayokyokue e l' enka, dalla musica classica occidentale al jazz e ad ogni forma di musica pop occidentale.
La musica giapponese è una produzione eclettica in quanto ha preso a prestito strumenti musicali, scale e stili dalle culture dei paesi vicini. I primi poemi, canzoni e musica religiosa presero a prestito soltanto alcune note. Contaminazioni, essenzialmente dalla Cina, iniziarono nel V secolo. Il gagaku, che viene composto ancora oggi, proviene dalla Cina e la canzone buddista dalla Corea entrambe nel VI secolo. Alcuni strumenti come il koto fu importato nel IX secolo. Essi accompagnavano il testo recitato dell'opera tradizionale del teatro Noh, con la musica popolare del XIV secolo suonata dallo shamisen uno strumento simile alla chitarra.
[modifica] Musica classica
Noh è normalmente accompagnato da musica, uta (謡)
e hayashi (囃子)
In Giappone esistono innumerevoli generi di musica classica come il sho-myo (声明) o musica buddista salmodiata e il gagaku (雅楽) genere di musica orchestrale di corte entrambe risalenti ai periodi Nara e Heian. Il gagaku era un tipo di musica classica che veniva eseguita alla corte Imperiale sin dal periodo Heian. Kagurauta (神楽歌), azumaasobi (東遊) e yamatouta (大和歌) sono musiche relative a repertori indigeni. Il tōgaku (唐楽) e il komagaku (高麗楽) sono musiche originarie della dinastia cinese Tang e della Corea. In altri termini la musica di quel periodo si suddivide in kangen (musica strumentale) e bugaku (danze accompagnate da gagaku). Originarie dei primi anni del XIII secolo sono gli honkyoku ("pezzi originali"). Questi erano composizioni solistiche come gli shakuhachi pezzi suonati da mendicanti, seguaci della setta Fuke (monaci appartenenti a una stta scismatica dello Zen) e monaci Zen. I monaci fuke, detti komusō ("monaci stravaganti"), suonavano il honkyoku per chiedere l'elemosina. La setta fuke cessò di esistere nel XIX secolo, ma alcune trascrizioni dei loro honkyoku vengono ancora eseguiti nei concerti di musica classica giapponese. Il teatro fu molto sviluppato in giappone sin dai tempi più remoti. Il teatro Noh o del no (能) nasce da varie tradizioni teatrali nel XIV secolo e si sviluppa in un'arte molto raffinata. Esso raggiunse il più alto livello con i lavori di Kan'ami (1333-1384) e Zeami (1363 ?-1443). In particolare Zeami scrisse il nocciolo del repertorio Noh e scrisse dei trattati che hanno aiutato a comprendere i segreti della tradizione Noh (fino all'era moderna questi non erano ancora stati decifrati. Un'altra forma di teatro giapponese è il teatro delle marionette, spesso conosciuto come bunraku (文楽). Questo teatro ha le sue radici nelle tradizioni popolari fiorite durante Chonin nel periodo Edo (1600 - 1868). Esso è normalmente accompagnato da recitazione (vari stili di jōruri) e musica (shamisen). Durante il periodo di Edo attori umani (dopo il 1629 solamente uomini; dopo il 1652 solo maschi adulti) rappresentarono teatro kabuki (歌舞伎). Il kabuki che poteva essere costituito da ricostruzioni storiche o danze, era spesso accompagnato da canti in stile nagauta e dallo shamisen (strumento a corda simile al liuto).
[modifica] Biwa hōshi, Heike biwa, e mōsōIl biwa, una sorta di liuto dal manico corto, era suonato da un gruppo di suonatori itineranti chiamato biwa hōshi, che lo usavano per accompagnarsi durante la narrazione di storie. La più famosa di queste storie é Il racconto di Heike, una storia del XIII secolo che narra del trionfo del clan Minamoto su Taira. I biwa hōshi cominciano ad associarsi fra loro creando una corporazione detta tōdō nei primi anni del XIII secolo. Questa associazione ebbe il controllo di gran parte della musica nell'intero Giappone. Oltre questi, numerosi piccoli gruppi di musicisti itineranti ciechi si erano costituiti specialmente nell'isola di Kyushu. Questi musicisti, conosciuti come mōsō (monaci ciechi), giravano per le case cantando una varietà di musiche religiose e semi-religiose, apportando la purificazione della casa e augurando buona salute e fortuna ai suoi abitanti. Essi inoltre avevano un repertorio di tipo profano. Il biwa che essi suonavano era molto più piccolo del Heike biwa suonato dai biwa hōshi.
[modifica] TaikoIl taiko è un tamburo giapponese, esistente in varie misure, ed è usato per suonare una varietà di generi musicali. È divenuto particolarmente popolare nei recenti anni come lo strumento centrale di complessi di percussioni che eseguono musiche popolari e musiche del passato. Tale musica di taiko viene eseguita dai grandi complessi di percussioni chiamati kumi-daiko. Le sue origini sono incerte, ma possono essere verosimilmente indicate fra il VI e il VII secolo per merito di una tavoletta di argilla dell'epoca che riproduce un tamburo di quella foggia. La Cina e la Corea influenzarono la musica dei periodi successivi ma lo strumento e la musica di quel tempo rimasero giapponesi. Il taiko, in quel periodo, veniva usato durante le battaglie per intimidire i nemici e per inviare comandi. Esso continua ad essere usato anche ai giorni nostri nella musica religiosa del buddismo e dello shintoismo. In passato i suonatori di taiko erano dei santi uomini , che suonavano soltanto in occasioni speciali ed in piccoli gruppi, ma al giorno d'oggi uomini laici, raramente donne, suonano il taiko in feste semi-religiose come la danza bon. Gruppi moderni di taiko si dice siano stati inventati da Daihachi Oguchi nel 1951. Lo strumentista jazz Daihachi Oguchi, suonatore di percussioni, inserì questo strumento e la sua musica, in grandi complessi che egli stesso formò. Lo stile molto potente di questo strumento rese il gruppo molto famoso in tutto il Giappone e rese la regione di Hokuriku il centro della nuova musica taiko. I musicisti che sono emersi da questa forma musicale sono Sukeroku Daiko Seido Kobayashi. Nel 1969 venne alla luce il gruppo Za Ondekoza fondato da Tagayasu Den. Za Ondekoza riunì un gruppo di giovani musicisti che ripresero le vecchie radici del taiko che furono usate come la base per un nuovo stile di vita. Nel corso degli anni settanta il governo giapponese stanziò dei fondi per preservare l'antica cultura e come conseguenza vennero fondati molti gruppi taiko. Verso la fine del XX secolo gruppi taiko si sono diffusi nel mondo ed in particolare negli Stati Uniti. Ora esiste anche un video game dal titolo Taiko Drum Master basato sulla cultura taiko.
[modifica] YukarFra la minoranza etnica del popolo Ainu del nord del Giappone, yukar la mimica è una forma di poema epico. Le storie generalmente sono incentrate su Kamui, il dio della natura e Pojaumpe, un orfano guerriero.
[modifica] Min'yō: Musica folkLe canzoni folkloristiche giapponesi (民謡 min'yō) possono essere raggruppate eclassificate in molti modi ma è forse meglio suddividerle in quattro grandi categorie: canzoni sul lavoro, canzoni religiose (come il sato kagura, una forma di musica shintoista), canzoni per l'intrattenimento, come nei matrimoni, funerali e feste (matsuri e specialmente obon) e canzoni per bambini warabe uta. Nella musica min'yō, i cantanti sono solitamente accompagnati da una sorta di liuto a tre corde detto shamisen, tamburi taiko ed un flauto in bambù detto shakuhachi. Altri strumenti che possono fare da accompagnamento sono un flauto traverso detto shinobue una campana detta kane, un tamburo a mano detto tsuzumi ed un cordofono a 13 corde detto koto. Ad Okinawa, lo strumento principale è il sanshin. Questo è uno strumento tradizionale giapponese, ma moderni strumenti elettronici come chitarre elettriche e sintetizzatori vengono usati regolarmente nella musica moderna giapponese quando i cantanti enka (genere musicale giapponese) cantano le canzoni min'yō. Quando si parla di min'yō si sente spesso parlare di ondo, bushi, bon uta e komori uta. La musica ondo è costituita da canzoni folk con uno swing che può essere paragonato ad un tempo di 2/4 (non eseguito normalmente da gruppi beat). La tipica canzone folk udita al festival di Obon sarà molto probabilmente un ondo. Una bushi è una canzone dalla melodia ben determinata. Il suo nome significa "sezione o nodo". Il nome non è quasi mai usato da solo ma viene premesso da un termine riferito ad una occupazione, luogo o nome di persona. Bon uta, come il nome stesso dice, sono canzoni per la festa delle lanterne dei morti. Le komori uta sono delle ninna-nanna per i bambini. I nomi delle canzoni min'yo spesso contengono termini descrittivi, quasi sempre alla fine. Ad esempio: Tokio ondo, Kushimoto bushi, Hokkai bon uta, Itsuki no Komoriuta... Molte di queste canzoni hanno degli accenti accessori su certe sillabe i così detti kakegoe. I kakegoe sono come degli strilli, ma nei min'yō sono spesso inclusi in una parte corale. Vi sono diversi tipi di kakegoe che variano da regione a regione. Ad Okinawa, l' Okinawa min'yō fa, per esempio, "ha iya sasa!". Nel Giappone continentale (nelle isole maggiori), è più facile udire "a yoisho!", "sate!", o "a sore!". Altri possono essere "a donto koi!" e "dokoisho!" Recentemente un sistema basato sull'associazione, noto come sistema iemoto, è stato applicato ad alcune forme di min'yō. Questo sistema era stato sviluppato per trasmettere i generi classici come nagauta, shakuhachi o koto, ma essendo stato ritenuto molto efficiente dagli insegnanti e gradito agli allievi che intendevano ottenere certificazioni di profitto e di valore artistico, ha consentito la diffusione del genere min'yō ad altre forme di musica che erano tradizionalmente trasmesse più informalmente. Al giorno d'oggi alcuni min'yō sono stati inseriti in questa organizzazione pseudo-familiare ed un lungo apprendimento è abbastanza usuale.
[modifica] Musica popolare di OkinawaL'isola di Okinawa è stata sotto il controllo del Giappone fin dal 1609, a parte un breve periodo in cui fu sotto il dominio degli Stati Uniti durante e dopo la Seconda guerra mondiale. Gli umui, canzoni religiose, shima uta (canzoni ballabili) e specialmente il katcharsee (musica celebrativa), erano molto popolari. La musica popolare di Okinawan varia dalla restante musica popolare giapponese in molte sfaccettature.. Per prima cosa nella strumentazione. La musica di Okinawa è accompagnata spesso dallo sanshin, mentre nel resto del Giappone viene accompagnata dallo shamisen. Gli altri strumenti di Okinawa sono il Sanba (che produce un suono schioccante come quello delle nacchere ed un fischio acuto come quello di un uccello). Secondariamente la tonalità. Una scala pentatonica che coincide con la scala pentatonica maggiore della musica occidentale, è spesso usata nel min'yō delle isole principali del Giappone. In questa scala la sottodominante e la dominante (quarto e settimo grado della scala maggiore europea) sono mancanti e danno luogo ad una scala senza semitoni fra ogni nota. (Do, Re, Mi, So, La nel solfeggio o gradi 1, 2, 3, 5 e 6). Il min'yō di Okinawa è caratterizzato da scale che includono i semitoni esclusi dalla scala giapponese. Pertanto la più comune scala usata nella musica di Okinawa comprende i gradi 1, 2, 3, 4, 5 e 7. [modifica] La scoperta della musica occidentaleDopo la Restaurazione Meiji (1866 - 1869), che introdusse la scala musicale europea nelle isole nipponiche, un burocrate di nome Izawa Shuji scrisse canzoni come Auld Lang Syne e scrisse canzoni usando delle melodie pentatoniche. La musica occidentale, specialmente le marce militari, divenne molto popolare. Le due forme principali di musica che si svilupparono in questo periodo furono la shoka che fu realizzata per portare la musica occidentale nelle scuole e la gunka che era costituita da marce militari occidentali addizionate da elementi di musica giapponese. Quando il Giappone si avviò verso la democrazia rappresentativa, alla fine del XIX secolo, le personalità politiche assunsero dei cantanti affinché vendessero delle copie delle loro canzoni che diffondevano le idee da loro portate avanti, in quanto a quei tempi era proibito a chiunque di parlare in pubblico. Questo diede il via allo sviluppo di una forma di ballata chiamata enka, che divenne molto popolare nel XX secolo, anche se la sua popolarità è andata scemando verso gli anni settanta e ha avuto poco successo con i giovani. Famosi interpreti di enka sono Misora Hibari e Ikuzo Yoshi. alla fine del XIX secolo ad Osaka divenne famoso un tipo di cantante che si esibiva agli angoli delle strade; esso veniva chiamato ryūkōka. In questo genere i più famosi interpreti furono Yoshida Naramura e Tochuken Kumoemon.
Più tardi negli anni cinquanta, il tango ed altre musiche latino-americane, specialmente cubane, diventarono molto popolari nell'impero del sol levante. Una speciale forma di tango giapponese venne sviluppata e prese il nome di dodompa. Il kayokyoku viene associato completamente alla musica giapponese mentre la musica più vicina allo stile occidentale fu chiamata pop giapponese. Negli anni sessanta i gruppi giapponesi imitarono i Beatles, Bob Dylan ed i Rolling Stones assieme alla musica folk appalachiana, al rock psichedelico, al mod ed a generi similari. Questo stile fu definito Group sounds. Da allora, il bubblegum-pop ed il J-pop diventarono i generi musicali più venduti in Giappone e furono utilizzati nella musica da film e specialmente nei film di animazione. La crescita del pop spazzatura abbinata all'affermazione del fenomeno karaoke, ha indotto molti critici ad affermare che tutti e due i fenomeni erano dovuti al consumismo e alla superficialità. A questo proposito, Kazufumi Miyazawa dei The Boom, affermò: "Odio questi acquisti, ascoltare e buttar via e la mentalità del canto al karaoke." Negli anni novanta si assiste all'arrivo di molti nuovi artisti come Ayumi Hamasaki e Utada Hikaru. Ad oggi Hasamaki ha venduto 43 milioni di dischi tanto da fare di lei la cantante che ha venduto il maggior numero di dischi in Giappone, mentre il primo album di Utada Hikaru ha venduto 7,6 milioni di copie risultando così l'ambum maggiormente venduto nell'arcipelago giapponese. [modifica] Rock giapponese o JRock
Il rock giapponese si sviluppò a partire dagli anni sessanta. Artisti come Happy End sono ritenuti come i capostipiti del genere. Durante gli anni settanta esso diventa sempre più popolare; il gruppo di Okinawa Chanploose assieme ai Carol, RC Succession e Shinji Harada furono molto famosi e contribuirono alla definitiva affermazione di questo genere musicale. Negli anni ottanta i Boøwy ed i Southern All Stars divennero le maggiori band della storia del rock giapponese ed ispirarono alcuni gruppi di rock alternativo come gli Shonen Knife, i Boredoms ed i Tama & Little Creatures. Negli anni ottanta si sviluppò la Yellow Magic Orchestra, che si dedicò alla sperimentazione della musica elettronica, diretta da Haruomi Hosono. Nell'ultimo periodo degli anni ottanta fece il suo debutto il duo B'z. Essi tennero sempre la testa della classifica delle vendite per tutti i loro singoli ed album, sin dal primo singolo Taiyou no Komachi Angel del 1990. Questo è il record giapponese nel campo della musica. Nel 1980, Huruoma and Ry Cooder, un musicista americano, collaborarono nella produzione dell'album Shoukichi Kina con la collaborazione del gruppo di Okinawa Champloose. Furono poi seguiti da Sandii & the Sunsetz che mescolarono musiche giapponesi e di Okinawa. Nello stesso periodo cantautori come Mana e Hyde divennero molto famosi.
[modifica] Latino-americana, reggae giapponese e musica skaAltre forme di musica, dall'Indonesia, dalla Giamaica e da altri paesi, vennero assimilate nella produzione locale. Il soukous africano così come la musica latina, il reggae giamaicano e lo ska, vennero interpretati dai gruppi Rankin' Taxi e Tokyo Ska Paradise Orchestra.
[modifica] Roots musicAlla fine degli anni ottanta i gruppi di roots music come i Shang Shang Typhoon e The Boom divennero molto popolari. Le roots band di Okinawa come i Nenes e Kina, ebbero un notevole successo di critica e di pubblico. Questo portò alla seconda ondata di musica di Okinawa guidata dal gruppo Rinkenband. Seguì una nuova leva di gruppi musicali compreso il ritorno dei Champloose e Kina così come i nuovi Soul Flower Union. Una forma moderna di folk di Okinawa chiamata kawachi ondo divenne popolare a seguito della interpretazione da parte di Kikusuimaru Kawachiya; molto simile al kawachi ondo è il goshu ondo dei Tademaru Sakuragawa.
[modifica] Musica classica occidentale
Ritratto incompiuto di Frédéric Chopin, dipinto da
Eugène Delacroix.
La musica classica occidentale ha una notevole presenza in Giappone ed esso è fra i mercati più importanti del mondo per questo tipo di musica. Un gruppo di compositori giapponesi hanno scritto musica classica di tipo occidentale come Toru Takemitsu (famoso per la sua musica appartenente all'avanguardia musicale e per le sue colonne sonore). Altrettanto famoso è il direttore d'orchestra Seiji Ozawa. Dal 1999 il pianista Fujiko Hemming, che suona Liszt and Chopin, è diventato molto famoso ed i suoi CD hanno venduto milioni di copie.
[modifica] JazzDagli anni trenta, escluso il periodo della II guerra mondiale, quando questa fu vietata come musica del nemico, il jazz, come la musica classica hanno avuto una grande diffusione nel paese del sol levante. Il mercato giapponese è diventato uno dei mercati più importanti e non è inconsueto che delle musiche di scarsa esecuzione si possano trovare incise soltanto in Giappone. Oggi, un notevole numero di giapponesi suona il jazz e non è soltanto un ascvoltatore. Musicisti come Hiromi, Keiko Matsui, June Kuramoto e Sadao Watanabe have un notevole numero di estimatori al di fuori del loro paese.
[modifica] Musica per video gamesI primi video games, a causa dei poco potenti chip dei computer di allora, avevano dei commenti musicali poco attraenti. Con l'avanzare della tecnologia la qualità del suono prodotto dalle schede audio dei computer aumentò in maniera esponenziale. Il primo game ad imporsi per la qualità della sua musica fu Xevious, altrettanto ammirato per la complessità, per quei tempi, della sua realizzazione. Anche se molti videogiochi hanno avuto delle ottime musiche per accompagnare le azioni di gioco, una delle più importanti musiche mai scritte per un videogioco è quella musica più bella mai scritta è quella di Dragon Quest. Koichi Sugiyama, un compositore noto per aver scritto la musica per vari film, fu coinvolto nel progetto di dare una vera colonna sonora ai videogiochi. Prima di questo suo coinvolgimento, la musica era spesso dimenticata nella produzione di un videogioco ed i programmatori, a corto di conoscenze musicali, erano forzati a produrre delle musiche che non stancassero i giocatori dopo ore e ore gi gioco. Un altro noto compositore di colonne sonore per videogiochi è Nobuo Uematsu. Le prime sue composizioni per la serie Final Fantasy sono state arrangiate per orchestra. Koji Kondo, il principale compositore per Nintendo, è anche uno dei massimi esponenti sulla scena giapponese della musica per videogiochi. Egli è noto per aver scritto le musiche per la serie The Legend of Zelda: Twilight Princess e Mario. Oggi le colonne sonore dei videogiochi più famosi sono vendute su CD. Famose cantanti come Utada Hikaru spesso cantano delle canzoni destinate alle colonne sonore dei videogiochi, così come si ha l'improvvisa notorietà per dei cantanti che interpretano una canzone in un videogioco di successo.
[modifica] Strumenti tradizionali
[modifica] Bibliografia
[modifica] Collegamenti esterni
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_giapponese Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Lingua_giapponese&action=history Lingua giapponeseDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il giapponese (nome nativo nihongo, 日本語) è la lingua ufficiale del Giappone. È parlata principalmente nell'arcipelago giapponese ma anche da diverse comunità presenti nelle aree di immigrazione giapponese come ad esempio in Brasile, in Perù e negli Stati Uniti (soprattutto Hawaii e California). Gli immigrati giapponesi di queste comunità sono chiamati nisei 二世, ovvero "seconda generazione" ma raramente parlano giapponese correntemente.
[modifica] Classificazione genealogicaIl giapponese viene solitamente fatto rientrare nella classe delle lingue isolate. Nonostante si abbiano abbondanti fonti scritte a partire dal VI sec. d.C., queste non bastano a ricostruirne i rapporti genealogici. Molte sono le somiglianze con il Coreano (anch'esso lingua isolata) da un punto di vista sintattico, così come risulta tuttavia altrettanto marcata la distanza sul piano lessicale (per quanto riguarda il lessico autoctono) e morfologico.
[modifica] Classificazione tipologicaIl giapponese è una lingua agglutinante del tipo SOV (secondo alcuni linguisti sarebbe però più correttamente definibile come "semi-agglutinante"). Presenta inoltre, così come Cinese e Coreano, una struttura "tema-commento". Al contrario di quanto però è comunemente ritenuto, il giapponese, prossimo al coreano, è invece radicalmente diverso dal cinese.
[modifica] Origini della lingua giapponeseSulle origini della lingua giapponese in ambito asiatico tre sono le teorie prevalenti. In ordine inverso di importanza:
[modifica] Teoria AinuTeoria scarsamente accreditata, è tuttavia ancora da esplorare approfonditamente. Giapponese e Ainu presentano caratteristiche molto diverse, e i contatti tra le due lingue sembrano risolversi unicamente in una serie limitata di prestiti linguistici. Tuttavia nell'Ainu sono rinvenibili tratti altaici per certi versi comuni col giapponese. Alcuni studiosi hanno ipotizzato l'esistenza nel passato di un linguaggio comune nella Siberia nord-orientale da cui sarebbero derivati giapponese, coreano e ainu. Quest'ultima sarebbe la lingua rimasta maggiormente vicina all'originale, laddove Giapponese e Coreano avrebbero subito diversi influssi e apporti dalle lingue limitrofe.
[modifica] Teoria AustronesianaTeoria che lega il Giapponese alle lingue austronesiane: Giavanese, Samoano, Malese, Tagalog, Indonesiano. Le somiglianze tra il Giapponese e le lingue austronesiane sarebbero le seguenti:
Notevoli tuttavia anche le differenze, specie nella sintassi: ad esempio nelle lingue austronesiane l'attributo segue il sostantivo cui si riferisce, contrariamente al giapponese.
[modifica] Teoria AltaicaÈ la teoria ritenuta maggiormente plausibile, che lega il Giapponese alle lingue uralo-altaiche: principalmente il Coreano, quindi Mongolo, Turco, Mancese. Caratteristiche comuni tra il Giapponese e le lingue altaiche:
Il sistema fonetico giapponese è tuttavia molto più povero di quello delle lingue uralo-altaiche, molte delle quali, inoltre, non sono sillabiche. L'armonia vocalica, poi, tipica di queste lingue, è assente nel Giapponese, anche se si può ipotizzare esistesse comunque nel Giapponese più antico. Notevoli restano in ogni caso le similarità sintattiche e grammaticali tra il Giapponese e le lingue uralo-altaiche. In conclusione, l'ipotesi prevalente oggigiorno definisce il Giapponese come esito di un incontro tra le lingue polinesiane, che ne farebbe il substrato, e quelle uralo-altaiche, a fare da sovrastrato.
[modifica] Indicazioni generaliLa lingua giapponese è stata orale per molti secoli, riducendo così strategicamente molta parte della struttura grammaticale, risultando quindi, contrariamente al comune sentire, una lingua tendenzialmente semplice. Questa riduzione grammaticale della lingua Giapponese si può riscontrare nella totale assenza del plurale (che si deve desumere dal contesto, poiché non esiste nessuna differenza, né morfologica né fonetica):
Mancano anche totalmente gli articoli e le forme possessive o i pronomi (per esprimerli si usa la particella "no")
Non esiste la coniugazione dei verbi a seconda delle persone e nemmeno una forma per indicare il futuro, che si può esprimere integrando la frase con dei complementi di tempo. In linea generale i verbi si inseriscono sempre alla fine di una frase, proposizione o espressione e la forma interrogativa si forma semplicemente aggiungendo la particella "ka".
[modifica] La scritturaIl sistema di scrittura giapponese si basa sui due kana (hiragana e katakana), alfabeti sillabici creati — secondo la tradizione — intorno al IX secolo dal bonzo Kūkai (Kōbō Daishi), e sui kanji (caratteri di origine cinese), gli ideogrammi. I primi due alfabeti sono composti ciascuno da 45 sillabe (che comprendono le vocali) e da una consonante, la N. Oltre a questi suoni seion, puri, ci sono 20 suoni dakuon o impuri (ottenuti dalla nigorizzazione, ovvero dall’aggiunta di due trattini chiamati nigori a destra dei caratteri, che sonorizza le consonanti), 5 suoni handakuon o semipuri (con un cerchietto, maru, a destra dei caratteri) e 36 suoni yōon o contratti, derivati dalla combinazione di alcuni dei precedenti.
[modifica] Il sillabario Hiragana
Lo hiragana è impiegato specialmente per i prefissi, i suffissi, le particelle (o posposizioni) — parti grammaticali giapponesi che non si rappresentano con i kanji. Viene usato inoltre per trascrivere la pronuncia dei kanji (prendendo il nome di furigana), sia per motivi didattici (nel caso di kanji rari) sia per scrivere sul computer (ogni ideogramma è scritto inizialmente come sequenza di segni hiragana e poi sostituito da uno dei kanji che hanno quella pronuncia).
[modifica] Il sillabario Katakana
Il katakana, in alcuni punti simile allo hiragana, ma più rigido e squadrato, è attualmente impiegato soprattutto per trascrivere le parole di origine straniera (adattate naturalmente alla fonotassi giapponese: non tutti i suoni stranieri sono infatti presenti nell'alfabeto katakana, per esempio a causa del rotacismo). Inoltre può essere usato quando si vuol dare una maggior enfasi a determinati termini giapponesi all'interno di un testo. Fra i giovani è sempre più diffuso l'uso dei katakana per scrivere sostantivi giapponesi dai kanji troppo difficili o antiquati. Vengono infine usati per la scrittura delle voci onomatopeiche.
[modifica] Il rōmajiIl rōmaji (lett. "Segni di Roma") è il sistema di traslitterazione dal giapponese ai caratteri latini. Ci sono più tipologie di rōmaji: i più usati sono il sistema Hepburn e il sistema Kunrei. Qui viene usato il sistema Hepburn, che si differenzia dal Kunrei solo per qualche sillaba e per la scrittura dei suoni contratti. Il primo si avvicina di più alla pronuncia; il secondo è più schematico (dove lo Hepburn scrive ta, chi, tsu, te, to, il Kunrei scrive ta, ti, tu, te, to). Attenzione: i giapponesi non usano mai il rōmaji per scrivere (anche se da tempo si è diffuso il modo di scrivere orizzontale sinistra-destra, alto-basso, occidentale, al posto del "classico" — e naturalmente tuttora impiegato — sistema di scrittura verticale alto-basso, destra-sinistra). Il rōmaji è comunque insegnato nelle scuole perché attraverso la sillabazione in caratteri romani si possono scrivere i testi in giapponese su apparecchi elettronici (computer, telefonia, ecc.)
[modifica] I kanjiI kanji (lett. "Segni della Cina" da "Kan" = "Cina") sono propriamente caratteri di origine cinese. Sono migliaia, ma quelli considerati "principali" (jōyō kanji) sono 1945. Essi sono formati da uno dei 214 radicali, che può trovarsi a sinistra, sopra, intorno, …, e da altri elementi riconducibili ad altri kanji. I radicali a loro volta sono dei kanji a sé che solitamente non hanno molti tratti. Perché è importante riconoscere i radicali? Perché aiutano nella comprensione dei kanji. Infatti questi hanno un significato preciso (e varie pronunce — di solito da una a tre — a seconda della loro posizione nelle parole. Adottando gli ideogrammi cinesi, i giapponesi hanno importato anche la loro pronuncia — detta on —, modificata secondo la propria fonetica, specialmente per le parole composte, data la brevità di tali pronunce — la lingua cinese scritta di epoca classica era di fatto quasi totalmente monosillabica). Esempio: la parola 休み (yasumi) significa "vacanza, riposo"; e il kanji (il secondo è la sillaba mi in hiragana) è composto dal radicale di "uomo" e da "albero". Si forma pertanto l’immagine di un uomo sotto un albero… che riposa.
[modifica] Scrivere senza spaziGli spazi nella lingua giapponese sono una introduzione piuttosto recente ad uso dei bambini e di coloro che devono apprendere la lingua iniziando dagli alfabeti sillabici. A volte la divisione fra parola e parole si basa su metodi meramente convenzionali (alcuni legano le post-particelle ai nomi che li precedono, altri no, stesso discorso per la desinenza -masu dei verbi nella forma di cortesia). In realtà l'alternanza di kanji e hiragana fa sì che ci sia un'alternanza delle parti del discorso pienamente distinguibile. Dopo ogni sostantivo (scritto in kanji) segue una particella in hiragana; anche verbi e aggettivi hanno una prima parte in kanji e una desinenza in hiragana. Conoscendo questa struttura diventa semplice delimitare una parola dall'altra.
[modifica] La pronunciaCome è già stato detto, il giapponese si basa sulle sillabe semplici, formate da consonante + vocale. La pronuncia standard è basata sull'accento di Tokyo. Rimane da dire che queste possono essere raddoppiate (se precedute da una piccola tsu, o, in alcuni casi, da una n), e anche le vocali possono essere allungate (con la ripetizione della stessa o con l’aggiunta di una u o di una i a seconda dei casi). Suona strano ad un italiano il raddoppio del suono sh, ma anche questo è presente nella lingua giapponese. Le consonanti hanno un suono molto simile all'italiano, con pochissime eccezioni: la h è aspirata; la r ha un suono più vicino a una l e ha una sfumatura del suono della d; wa si legge come ua facendo avvicinare le labbra ma senza che si tocchino; fu ha un suono simile a hu aspirato; il suono tsu (つ) è come la nostra z sorda, invece zu (ず) corrisponde alla z sonora (suono dzu). Non esiste un accento tonico come concepito nelle lingue neolatine. La vocale i della sillaba shi e la u tendono a non essere pronunciate (es. desu, deshita, si leggono rispettivamente des' e desh'ta). L'accento regionale della zona del Kansai (Osaka, Kyoto) invece tende a pronunciare marcatamente anche le u e le i di shi.
[modifica] Pronunce irregolariSolo 3 particelle hanno una pronuncia irregolare: は (ha) che si pronuncia wa, を (wo) che si pronuncia o e へ (he) che si pronuncia e. Queste letture irregolari si applicano solo quando il fonema è usato come particella. Nel caso di は ci sono anche altre poche eccezioni dovute a rimanenze arcaiche della particella d'argomento in parole ormai indipendenti, per esempio ではありません (dewa arimasen, traduzione: non è) o こんにちは (konnichiwa, buongiorno). La sillaba を è esclusivamente particella e non compare in nessuna altra parola giapponese.
[modifica] Note Grammaticali
[modifica] La sintassiÈ quasi inversa a quella italiana. All'inizio della frase in genere si trova l'argomento della frase, che spesso è il soggetto stesso, contrassegnato dalla particella wa は. Poi vengono i complementi indiretti come quelli di luogo, di mezzo, di agente eccetera. Seguono il soggetto reale (se non coincide con l'argomento, particella ga が) e il complemento diretto (complemento oggetto o を). I complementi di specificazione (particella no の) e gli aggettivi precedono sempre il sostantivo al quale si riferiscono. Infine viene il verbo. Esempio: "Watashi wa tomodachi ni nihongo de nagai tegami o kakimasu" "私は友達に日本語で長い手紙を書きます。", traduzione ""Io (letteralmente parlando di me) scrivo una lunga lettera in giapponese a un amico". Questa diversa struttura determina anche una logica del discorso opposta alla nostra: le cose secondarie e i particolari hanno più risalto mentre l'oggetto centrale del discorso è invece più nascosto, sfumato, evitando di dare così alle frasi un tono troppo diretto. La mancanza di tempi verbali, di singolare, plurale, maschile e femminile danno anche alla frase una sfumatura più vaga e ambigua rispetto all'italiano.
[modifica] L'ordine delle parole[Soggetto] + Tempo + Luogo/Mezzo + Oggetto indiretto + Oggetto + Verbo
[modifica] Uso delle ParticelleIl Soggetto non è obbligatorio nella struttura. Una volta introdotto un discorso, ed evidenziato un certo soggetto non è più necessario ripeterlo, a meno che non ne venga introdotto uno nuovo. Per definire il soggetto della frase si utilizza la particella "wa" che viene generalmente posta dopo il sostantivo-soggetto, mentre se il soggetto della conversazione è stato compreso, ma viene ripetuto nella conversazione, viene usata la particella "ga". Il Tempo è indicato dalla particella "ni" dopo la parola che lo indica. Generalmente, si usa "ni" per indicare specifici attimi nel tempo o specifici intervalli di tempo.Ad eccezione di questa regola generale, ci sono le espressioni deittiche, che non vogliono l'uso della particella (come per esempio "Ashita"= domani)
[modifica] La frase copulativasoggetto WA + predicato nominale + DESU WA è la posposizione che indica il soggetto della frase. DESU è la copula (verbo essere). La copula può essere omessa dopo l'aggettivo nelle frasi informali ES: watashi WA gakusei DESU = Io sono uno studente neko WA kuroi DESU = Il gatto è nero (o informale: neko WA kuroi.) Maria WA itariajin DESU = Maria è italiana
[modifica] Forma negativasoggetto WA + predicato nominale + DEWA ARIMASEN DEWA ARIMASEN ( DEWA NAI nelle frasi informali) è il negativo di DESU e significa non è / non sono. ES: watashi WA sensei DEWA ARIMASEN = Io non sono un insegnante neko WA shiroi DEWA ARIMASEN = Il gatto non è bianco Maria WA nihonjin DEWA ARIMASEN = Maria non è giapponese
[modifica] Forma interrogativasoggetto WA + predicato nominale + DESU + KA soggetto WA + predicato nominale + DEWA ARIMASEN + KA KA è la particella usata per le interrogative. ES: anata WA gakusei DESU KA? = Tu sei uno studente? neko WA shiroi DEWA ARIMASEN KA? = Il gatto non è bianco? Maria WA itariajin DESU KA? = Maria è italiana?
[modifica] La frase esistenzialeIn giapponese i verbi di esistenza traducibili con il nostro "esserci, c'è, ci sono" sono due:
La struttura base della frase esistenziale è data dallo schema: Soggetto + GA + ARIMASU Soggetto + GA + IMASU Es: Isu GA ARIMASU = C'è una sedia Neko GA IMASU = C'è un gatto N.B. GA è la particella che indica il soggetto, ma nella frase esistenziale non può essere sostituita da WA
[modifica] Forma negativasoggetto wa + ARIMASEN soggetto wa + IMASEN ARIMASEN è il negativo di ARIMASU e significa non c'è / non ci sono (rifetito a cose). IMASEN è il negativo di IMASU e significa non c'è / non ci sono (rifetito a persone o animali). ES: Isu GA ARIMASEN = Non ci sono sedie Sensei GA IMASEN = Non c'è l'insegnante
[modifica] Forma interrogativaPer la forma interrogativa è sufficiente aggiungere la particella interrogativa KA in fondo alla frase. ES: isu GA ARIMASU KA? = Ci sono sedie? sensei GA IMASEN KA? =non c'è l'insegnante?
[modifica] Altre particolarità della lingua giapponese
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
[modifica] BibliografiaKubota Yoko (1989). Grammatica di giapponese moderno.
Libreria Editrice Cafoscarina.
ISBN 88-85613-26-8.
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| Giappone Nome Hotel Indirizzo Hotel Zona Hotel Hotel a 5 stelle Nagoya Tokyu Hotel 4-6-8 Sakae, Naka-ku - 460-0008 Centro citta' Hotel a 3 stelle Nagoya Crown Hotel 1-8-33 Sakae, Naka-ku - 460-0008 Centro citta' Daiichi Fuji Hotel 13-17 Tubaki-cho, Nakamura-ku - 453-0015 Vicino stazione ferroviaria Hotel Kiyoshi Nagoya 1-3-1 Heiwa, Naka-ku - 460-0021 Vicino stazione ferroviaria Hotel Kiyoshi Nagoya (2nd Building) 15-22 Heiwa, Naka-ku - 460-0021 Centro citta' Nagoya Flower Hotel 15-4 Tsubaki-cho, Nakamura-ku - 453-0015 Vicino stazione ferroviaria Nagoya Flower Hotel Part 2 5-6 Takebashi-machi, Nakamura-ku - 453-0016 Vicino stazione ferroviaria Chisan Hotel Nagoya Sakae 3-2 Shinsakaemachi, Naka-ku - 460-0004 Hotel Palace Nagoya 3-10-6 Taiko, Nakamura-ku - 453-0801 Vicino stazione ferroviaria Nome Hotel Indirizzo Hotel Telefono Albergo NAGOYA TOKYU Hotel NAGOYA 6-8, SAKAE 4-CHOME 81 (52) 2512411 (52) 2512422 NAGOYA CASTLE Hotel NAGOYA 3-19 HINOKUCHI-CHO, NISHI-KU 81 (52) 5212121 (52) 5313313 NAGOYA KANKO Hotel NAGOYA 19-30 NISHIKI 1-CHOME, NAKA-KU 81 (52) 2317711 (52) 2317719 BUSINESS KIYOSHI NAGOYA 1-3-1 HEIWA, NAKA-KU 81 (52) 3215663 (52) 3226769 CASTLE PLAZA Hotel NAGOYA 4-3-25 MEIEKI, NAKAMURA-KU 81 (52) 5822121 (52) 5828666 INTERNATIONAL HOTEL NAGOYA 3-23-3 NISHIKI, NAKA-KU 81 (52) 9613111 (52) 9625937 MEITETSU GRAND Hotel NAGOYA 1-2-4, MEIEKI, NAKAMURA-KU 81 (52) 5822211 (52) 5822230 NAGOYA CROWN Hotel NAGOYA 1-8-33 SAKAE, NAKA-KU 81 (52) 2116633 (52) 2114412 :::::::Nome Hotel Indirizzo Hotel Zona Hotel Hotel a 4 stelle Mitsui Urban Hotel Osaka 3-18-8 Toyosaki, Kita-ku - 531-0072 Vicino alla metropolitana Mitsui Urban Hotel Osaka Bay Tower 1-2-1 Benten, Minato-ku, Benten-cho - 552-0007 Centro citta' Hotel a 3 stelle Apa Hotel - Osaka Temma 2-16-15 Doushin, Kita-ku - 530-0035 Vicino stazione ferroviaria Sunplaza Rinkai 4-4-16 Toyosaki, Kita-ku - 531-0072 Kishu Tetsudo Osaka Umeda Hotel 2-9-15 Shibata, Kita-ku - 530-0012 Centro citta' Osaka Castle Hotel 1-1 Tenmabashi Kyomachi, Chuo-ku - 540-0023 Vicino autostrada Hotel Nankai Namba 1-17-11 Nambanaka, Naniwa-ku - 556-0011 Apa Hotel Osaka Tanimachi 1-3-12 Uchi-honmachi, Chuo-ku - 540-0026 Vicino autostrada Nome Hotel Indirizzo Hotel Telefono Albergo RIHGA ROYAL Hotel OSAKA 5-3-68 NAKANOSHIMA, KITA-KU 81 (6) 4481121 (6) 4446570 ANA OSAKA Hotel OSAKA 3-1 DOJIMAHAMA 1-CHOME, KITA-KU 81 (6) 3471112 (6) 3489208 THE PLAZA Hotel OSAKA 2-2-49, OYODO-MINAMI, KITA-KU 81 (6) 4531111 (6) 4540169 THE WESTIN OSAKA OSAKA 1-1-20, OYODO NAKA, KITA-KU 81 (6) 4401111 (6) 4401100 ANA GATE TOWER OSAKA RINKU, ORAI-KITA, IZUMISANO - OPENING 01.10.1996 81 (6) 6341117 (6) 6341160 CREVETTE Hotel OSAKA NISHITENMA - 3-J-23, KITA-KU 81 (6) 3617201 (6) 8430043 CREVETTE AIRPORT OSAKA 9-6, 1-CHOME, KUKO, IKEDA-SHI 81 (6) 8437201 (6) 8430043 OSAKA DAI-ICHI OSAKA 1-9-20 UMEDA, KITA-KU 81 (6) 3414411 (6) 3414930 OSAKA TERMINAL OSAKA 3-1-1, UMEDA, KITA-KU 81 (6) 3441235 (6) 3441130 TOYO Hotel OSAKA 3-16-19 TOYOSAKI, KITA-KU 81 (6) 3728181 (6) 3728101 HOLIDAY INN OSAKA NANKAI OSAKA 15-5, 2-CHOME, SINSAIBASHISUJI, CHUO-KU 81 (6) 2138281 (6) 2138640 SHIN Hotel OSAKA SEN-I CITY OSAKA 2-2-17 NISHI MIYAHARA 81 (6) 3943331 (6) 3943335 :::::::::: Nome Hotel Indirizzo Hotel Telefono Albergo TOKYO HILTON TOKYO 6-2 NISHI-SHINJUKU, 6-CHOME 81 (3) 33445111 (3) 33426094 AKASAKA TOKYU TOKYO 14-3, NAGATA-CHO 2-CHOME 81 (3) 35802311 (3) 35806066 ANA TOKYO Hotel TOKYO 12-33 AKASAKA 1-CHOME, MINATO KU 81 (3) 35051111 (3) 35051155 TAKANAWA PRINCE TOKYO 13-1 TAKANAUA, 3 CHOME, MINATO-KU 81 (3) 34471111 (3) 34460849 TOKYO PRINCE Hotel TOKYO 3-3-1 SHIBAKOEN, 3-CHOME, MINATO-KU 81 (3) 34321111 (3) 34345551 AKASAKA SHANPIA TOKYO 7-6-13 AKASAKA, MINATO-KI 81 (3) 35860811 (3) 35890575 ASAKUSA VIEW Hotel TOKYO 3-17-1 NISHI-ASAKUSA, TAITOU-KU 81 (3) 38471111 (3) 38422117 ROPPONGI PRINCE TOKYO 2-7 ROPPONGI 3-CHOME, MINATO-KU 81 (3) 35871111 (3) 35870770 HOLIDAY INN Hotel TOKYO KUNITACHI TOKYO 984-1 YAHO 81 (425) 712311 (425) 712013 MARKS INN Hotel KAMATA TOKYO 5-12-12, KAMATA 81 (3) 57100771 (3) 57100772 SHINJUKU PRINCE TOKYO 30-1 KABUKI-CHO 1-CHOME 81 (3) 32051111 (3) 320519527984, fax 00813-35888524; |
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