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Giappone

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 Giappone
Motto: 
Informazioni
Nome completo: Giappone
Nome ufficiale: 日本国
Lingua ufficiale: giapponese
Capitale: Tokyo  (12.544.205 ab. / 2005)
Politica
Governo: Monarchia costituzionale
Imperatore: Akihito del Giappone
Primo Ministro: Junichiro Koizumi
Indipendenza: 1600 (fondazione dello stato)
Ingresso all'ONU: Dal 18 dicembre 1956
Area
Totale: 377.835 km²
Pos. nel mondo: 60°
% delle acque: 0,8 %
Popolazione
Totale: 127.333.002 ab.  (2004)
Pos. nel mondo: 10°
Densità: 337 ab./km²
Geografia
Continente: Asia
Fuso orario: UTC +9
Economia
Valuta: Yen
Energia:  
Varie
TLD: .jp
Prefisso tel.: +81
Sigla autom.: J
Inno nazionale: Kimi ga yo
Festa nazionale: 3 maggio
 

Il Giappone (in giapponese 日本 Nihon o Nippon) è uno stato insulare dell'Asia orientale.

Il Giappone si estende sulla maggior parte dell'arcipelago giapponese, nell'Oceano Pacifico nord-occidentale, al largo delle coste della Cina e della Corea. La sua capitale è Tokyo (antico nome Edo). Il Giappone rivendica le isole Curili meridionali e ha un contenzioso sull'isola di Takeshima o Tokto, che appartiene alla Corea del Sud.

Il Giappone é detto anche "Paese del Sol levante", dal nome in lingua originale: 日, Sole e 本, origine.

Indice

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Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia del Giappone.

 

Geografia

Per approfondire, vedi la voce Geografia del Giappone.

L'arcipelago è costituito da 4 isole principali: Hokkaido, Honshu, Kyushu, Shikoku, formanti un vasto arco aperto da sud-ovest verso nord-est e accompagnate, a sud-ovest, da un ulteriore arcipelago di piccole isole chiamato Ryu Kyu la cui isola maggiore è Okinawa e da un migliaio di altre isole minori.

Il Giappone, essendo popolato da quasi di 128 milioni di persone e con una superficie di 377.835 km2 ha di conseguenza un'alta densità demografica pari a 335 abitanti/km2. Questo ha portato alla creazione di enormi megalopoli, a partire dalla capitale Tokyo, che ospita 12 milioni di abitanti.

 

Economia

Per approfondire, vedi la voce Economia del Giappone.

Un' espansione economica iniziata negli anni 1950 e praticamente ininterrotta ha permesso al Giappone di divenire la seconda potenza mondiale dopo gli Stati Uniti con un prodotto lordo pro capite di 38.160 $ annui.

 

Basi dell'economia

Lo sviluppo è stato particolarmente rilevante nel decennio 1961-1970, durante il quale il tasso medio di accrescimento annuo del prodotto nazionale si è aggirato sul 10%, di gran lunga superiore a quello dei grandi paesi altamente industrializzati. L'economia poggia eminentemente sull'industria, che ha raggiunto livelli eccezionali e che ha trasformato radicalmente le strutture produttive di un paese rimasto fondamentalmente agricolo quando già altrove, in Europa e in America, si era da tempo realizzata la rivoluzione industriale. Essenzialmente il formidabile sviluppo giapponese è riconducibile alla felice associazione dell'abbondanza di manodopera e dell'ampia reperibilità di capitali all'interno del paese. Non minor peso hanno avuto da un lato la stabilità politica e la tranquillità del clima sociale, dall'altro l'azione governativa, che ha saputo formulare adeguati programmi operativi e ha concesso opportune agevolazioni fiscali e creditizie alla industrie.

Pur rimanendo fedele al principio dell'economia liberista, il governo ha sempre avuto fin dall'epoca Meiji un ruolo decisivo per orientare i piani di sviluppo. Dopo la guerra questo ruolo di guida si è accentuato. L'industrializzazione, che sin da principio ha riguardato essenzialmente i settori di base (siderurgia, chimica, petrolchimica, metalmeccanica, macchinari e impianti industriali, navi e automobili), è stata facilitata dall'esistenza di aree adatte all'insediamento degli stabilimenti.

Con gli anni settanta lo spettacolare sviluppo produttivo ha registrato un rallentamento del ritmo di crescita e il Giappone è stato investito dalla gravissima crisi dei rincari energetici; tuttavia non solo la recessione economica giapponese non ha mai raggiunto la gravità denunciata in Occidente, ma l'apparato produttivo nel suo complesso rivela una dinamicità e una vitalità che lo distinguono nettamente dagli andamenti delle altre economie altamente industrializzate.

Per combattere il costo sempre crescente delle materie prime e la concorrenza ormai pericolosa presentata da alcuni paesi (Taiwan, Corea del Sud) nel settore della siderurgia, della metalmeccanica e in genere dell'industria pesante, la produzione si è sempre più andata orientando verso settori ad alta tecnologia e a basso contenuto di materie prime e di consumo energetico, principalmente verso l'elettronica, l'informatica, le telecomunicazioni, la meccanica di precisione altamente sofisticata, l'aeronautica, la tecnologia spaziale, la farmaceutica e in genere la chimica fine, ecc., settori nel quale il mercato internazionale è tuttora apertissimo. Contemporaneamente, per alleggerire le attualmente molto elevate importazioni di petrolio, colossali investimenti vengono destinati al settore della ricerca sia per l'ottenimento di maggiori risparmi energetici durante i processi produttivi sia per un migliore sfruttamento delle fonti di energia alternativa privilegiando soprattutto l'energia nucleare.

 

Cucina giapponese

Per approfondire, vedi la voce Cucina giapponese.

I giapponesi utilizzano come base per le proprie ricette il riso, che viene di norma cotto a vapore utilizzando degli appositi bollitori elettrici. Il riso risulta essere abbastanza colloso in modo da poter essere agilmente preso mediante i bastoncini, mezzo con cui mangiano.

In tavola vengono portati tutti i cibi, slegandosi dal concetto del primo, secondo, contorno, frutta ecc. ecc., e molti piatti sono conviviali, nel senso che vengono cotti oppure si attinge tutti da un piatto centrale.

Oltre al riso vengono utilizzate molte verdure cotte che in bocca risultano essere molto croccanti.

I piatti principali sono :

 
 

Sushi.

  • Sushi, 寿司: polpettine di riso cotto al vapore quindi trattato con aceto di riso, zucchero e sale, con una guarnizione o ripieno di pesce
  • Sashimi 刺身: Fettine di pesce crudo
  • Miso 味噌: Zuppa a base di riso e soia, può essere servita con Tofu, oppure verdure, carne
  • Tōfu 豆腐: Specie di formaggio derivante dalla soia. Non ha sapore in quanto lo prende dai cibi a cui si accompagna
  • Ramen ラーメン: Zuppa con carne, spaghetti di grano, uova e alghe crude
  • Soba 蕎麦: spaghetti di grano saraceno serviti freddi
  • Yakitori 焼鳥: spiedini di pollo
  • Tempura 天麩羅: verdura o pesce in una pastella molto leggera, fritti per immersione
  • Katsudon カツ丼: carne di vitello servito in una scodella con sotto una base di riso
  • Tendon 天丼: come il katsudon ma con il tenpura al posto della carne
  • Onigiri お握り: involtini a base di riso e alghe crude, solitamente di forma triangolare. Possono essere di solo riso oppure ripeni di pesce o carne. Molto diffusa e' la versione con all'interno l'umeboshi 梅干 una tipica prugna giapponese seccata con il sale, dal sapore aspro.
 
 

Varietà di okonomiyaki con Aonori e Katsuobushi.

  • Okonomiyaki お好み焼: la chiamano anche pizza giapponese, può essere composta da verdure e carne, con uova e salsa di soia, che si cuoce su una piastra direttamente al tavolo
  • Yakiniku 焼肉: piccole fettine di carne, tipicamente maiale e vitello, cotte su una griglia direttamente al tavolo.
  • Shabu shabu シャブシャブ: fettine di carne di vitello e maiale molto sottili che vengono lessate direttamente al tavolo.
  • Sukiyaki 鋤焼: piatto conviviale che consiste in fettine sottili di carne bovina cotte in un largo contenitore, in cui si è lasciato sciogliere del grasso di rognone, insieme con verdure varie come porri, rape ed altro; il commensale preleva dal tegame la carne e le verdure e le immerge nella propria ciotola in cui, a piacere, ha versato salsa di soya ed un uovo crudo

 

Trasporti

  • Strade: 11,6 milioni di km.
  • Autostrade: 6.070 km.
  • Ferrovie: 20.175 km.
  • Canali navigabili: 1.770 km.
 
 

Shinkansen "Hikari"

La frammentazione insulare e il notevole sviluppo orografico hanno costituito un forte ostacolo alla realizzazione di una rete di vie di comunicazione; fin dai secoli più lontani la trama delle comunicazioni stradali si articolò lungo le coste, sulle quali ebbe sempre i suoi nodi principali. Il paese è dotato oggi di un sistema organico di vie di comunicazione, anche se forse non all'altezza della sua economia globale.

 
 

Percorso e fermate dello Shinkansen.

Le ferrovie, in larghissima parte statali, si sviluppano per circa 26.000 km, concentrate sulle aree convergenti sulle città; celebri sono alcuni treni veloci detti Shinkansen, in particolare quello in servizio sulla linea del Tokaido (tra Osaka e Tokyo). Honshu è naturalmente l'isola meglio servita, ma numerosi traghetti e tunnel sottomarini assicurano raccordi ferroviari nell'intero arcipelago; dal 1979 il Giappone può contare sul più lungo tunnel ferroviario, il Daishimizu di oltre 22 km. Anche le strade si snodano soprattutto lungo le coste, allacciando tra loro le città costiere.

Porti: dimensioni gigantesche e attrezzature tecnologicamente d'avanguardia caratterizzano i porti nazionali, il cui movimento è veramente poderoso; tra i maggiori scali marittimi, sono Chiba, Kobe, Yokohama e Nagoya; di poco inferiore il porto di Kawasaki. Gran parte del traffico marittimo è svolto da navi nazionali; la marina mercantile nazionale dispone di oltre 10.000 navi, con una stazza lorda di 27 milioni di t.

 
 

Aeroporto di Nagoya. In primo piano un velivolo della Japan Airlines.

Per le comunicazioni aeree internazionali il Giappone si avvale della compagnia Japan Air Lines (JAL), che effettua collegamenti diretti con tutto il mondo, incluse rotte transpolari e transiberiane; numerose le compagnie aeree minori, tra cui la Air Nippon Airways. I maggiori aeroporti sono quelli internazionali di Tokyo (Narita e Haneda) e di Osaka (Kansai).

 

Turismo

Quanto al turismo, sono oltre 4,2 milioni gli stranieri che annualmente visitano il Giappone, ma assai più alto il numero di Giapponesi che si recano all'estero. Il turismo in Giappone ha radici molto lontane, risale all'epoca di Edo quando l'aristocrazia feudale si recava per determinati periodi alla corte di Kyoto. Oggi il turismo che si sviluppa in Giappone riguarda quello interno e quello verso l'estero mentre è ancora limitato quello proveniente dall'estero.

Le principali mete verso l'estero sono gli Stati Uniti, Hong Kong, Taiwan dove è abbastanza diffusa la lingua giapponese poco conosciuta e parlata altrove. Oltre alle mete già citate abbiamo Cina, Singapore, Thailandia e Indonesia che negli ultimi anni hanno registrato degli aumenti vertiginosi di giapponesi. Con il sud-est asiatico, invece, il Giappone intrattiene rapporti economici e finanziari. L'isola di Bali presenta molte strutture ricettive per giapponesi con personale che sa proporre in modo adeguato gli spettacoli tradizionali. Le mete principali europee sono la Francia ma discreta importanza riveste anche l'Italia dove i giapponesi arrivano per assaporare la cultura occidentale.

Le strutture ricettive giapponesi sono molto sviluppate non in relazione alle entrate dall'estero, che come abbiamo detto sono abbastanza limitate, ma in relazione al turismo interno. Gli alberghi sono ancora divisi in alberghi "per giapponesi" e alberghi "per stranieri". Per quanto riguarda gli alberghi giapponesi presentano le "rykan", stuole di paglia, al posto di materassi, "tatami", locande a gestione familiare e dei villaggi vacanze situati sulle montagne oppure sulle rive dei laghi. Gli alberghi per stranieri, invece, appartengono a moderne catene alberghiere. Molti turisti, però, amano alloggiare nelle locande tradizionali per assaporare ancora meglio la tradizione del Paese. Il motivo del limitato flusso turistico dall'estero è dovuto sia alla difficoltà di raggiungere il territorio per la sua conformazione fisica e sia all'elevato tenore di vita che rende poco competitivi i soggiorni.

 

Cultura

 
 

Edicola in Giappone. L'industria editoriale giapponese può contare su un ampio mercato interno.

 

Alfabetizzazione

  • Tasso di alfabetizzazione: 99%.
  • Studenti universitari: 3.900.000.

 

Istruzione

L'analfabetismo in Giappone è pressoché inesistente. La scuola primaria ha la durata di 6 anni, alla fine dei quali è obbligatoria la frequenza della scuola secondaria inferiore di tre anni. La secondaria superiore prevede un ulteriore ciclo di tre anni ad indirizzo generale o tecnico. L'istruzione superiore è affidata alle università, i cui corsi durano per lo più 4 anni, e a college con corsi biennali o triennali. Sia le università che i college sono organizzati per la formazione di docenti, mentre i college ad indirizzo tecnico forniscono tecnici in molti campi dell'ingegneria. Il Giappone occupa il secondo posto nel mondo nella proporzione fra università, scuole superiori e popolazione: ve ne sono circa 400 in tutto il paese. Le università sono statali, privati o dipendenti dalle autorità locali. Sedi di università statali: Chiba (1949), Sapporo (1918), Kobe (1949), Kyoto (1897), Fukuoka (1910), Nagoya (1939), Osaka (1931), Sendai (1907), Tokyo (1877). Sedi di università private a: Yokohama (1949), Osaka (1925), Tokyo (Kokugakuin 1882, Komazawa 1952, Meiji 1903, Nihon 1903, Waseda 1882), ecc. Molte le scuole superiori d'arte, musica, tecnica agraria, ecc.

 

Arte

 
 

La pianta del ciliegio viene spesso usata come metafora nella cultura giapponese

La produzione primitiva appartiene al complesso delle culture del Pacifico orientale e solo con l'inizio del Neolitico si fanno risentire gli influssi cinesi. Gli edifici più importanti dell'epoca sono i dolmen per le loro ricche suppellettili e la ceramica, ed i templi shintoisti. L'influsso della civiltà cinese aumenta a partire dal V secolo in concomitanza della diffusione del buddhismo, a cui si deve la ricca scultura in legno e bronzo dell'epoca ed i numerosi templi. Poi nel VII ed VIII secolo si sviluppa una corrente naturalista (affreschi nel Kondo di Nara ed i gruppi scultorei dei custodi delle porte).

L'evoluzione del naturalismo portò ad un arricchimento della decorazione e allo sviluppo della pittura (Koseno Kanaoka ed inoltre dall'affrancamento dall'influsso cinese ed al formarsi di un'arte cortigiana. Nell'epoca Kamakura (1185-1337) si ha una reazione per il ritorno al naturalismo ed a forme più semplici e severe. Ciò principalmente nella scultura ad opera di Kokei e Unkei, mentre per converso l'architettura e la scultura tendono, specie in un secondo tempo, ad appesantirsi. La pittura ebbe un secondo periodo di splendore con le scuole Sung, accostandosi alla produzione ci nese ed adottando la tecnica del bianco e nero. Tokyo fu in epoca Tokugawa (1573-1868) il centro della vita culturale giapponese. Di grande pregio è la produzione delle maschere per il e quella della scultura minuta in lacca ed avorio, e poi la produzione di porcellane. L'ascesa della borghesia determinò un'evoluzione della pittura che tralasciò l'affresco per dedicarsi alla decorazione.

L'ultima scuola giapponese, l'Ukiyo-e si dedicò principalmente con Harunobu e Hiroshige ad una rappresentazione realistica della vita, mentre l'architettura diventò sempre più barocca. Con l'arrivo della civiltà occidentale non si può più parlare di un'arte autonoma, ma l'arte giapponese si inserisce vigorosamente nelle più moderne correnti artistiche, specie architettoniche. Per quanto riguarda le arti tradizionali giapponesi, che sono tutte permeate dalla filosofia zen, esse hanno costituito per secoli un unicum che non ha corrispondenza in occidente. Sono giunte fino a noi pressoché intatte e sono tuttora vive e vitali. Sono praticate in tutto il mondo da decine di migliaia di persone ed hanno costituito un vettore essenziale della conoscenza all'estero della cultura giapponese. Tutte sono fondate sul principio della "via" (dō) cioè su un cammino interiore da percorrere per giungere all'illuminazione. Ma al di là della loro valenza filosofica, hanno comunque un contenuto estetico che può essere percepito autonomamente. Queste forme espressive costituiscono il nucleo più autentico della cultura giapponese e ad esse i giapponesi sono stati e sono molto legati. Elemento costante e centrale di esse è la rappresentazione istantanea della bellezza, espressa, il più sinteticamente possibile, col segno, la forma o il gesto. Le più note sono: il cha no yu (o chadō) la via del tè, l'ikebana (o kadō) la via dei fiori, lo shodō la via della calligrafia.

 

Musica

È di netta derivazione cino-coreana sia per quel che riguarda gli strumenti sia per l'impostazione teorica. La musica ha sempre costituito, per la sua spiccata politonalità, un elemento importantissimo per il . Quella moderna, abbandonata la monofonia, non si distacca molto dalle correnti occidentali. Strumenti tradizionali sono: gong, tamburi, flauti, shamisen (simili a chitarre).

Accanto all'arte aulica e sacra esisteva però un'espressione popolare basata su una scala di 12 suoni cromatici, la cui costruzione risale al 1500 a.C.. Dal sistema dei 12 toni si sviluppa però la possibilità teorica di estendere il numero delle disposizioni variamente trasportate e alternate fino a 84 scale diverse in seguito dal XIV al XVI secolo, la musica strumentale, corale e la danza danno luogo a primitive e popolari rappresentazioni sceniche.Tale presentazione tipicamente giapponese, altrettanto caratteristica quanto rudimentale e ferma, per il senso conservatore della razza gialla, sulle acquisite posizioni secolari, è ancora oggi eseguita con gli strumenti originali trasmessi ai nostri giorni ai tempi più remoti: il koto ( simile al salterio), la bina ( specie di liuto), la Shamisen ( chitarra a 3 corde a plettro) oltre agli strumenti a fiato e a percussione. Per molto tempo i musicisti giapponesi si sono nutriti di elementi prevalentemente germanici; dopo la prima guerra mondiale i favori si sono, invece,volti sempre più verso la musica francese e soprattutto italiana.

 

Letteratura

Ciliegio in fiore

La letteratura nazionale deve molto all'influsso di due civiltà esterne, quella cinese e quella occidentale. Del primo periodo poco è rimasto: solo alcuni componimenti poetici e religiosi inseriti in opere storiche posteriori. Tuttavia in questo periodo viene a formarsi il substrato su cui sorgerà la grande letteratura giapponese, poiché in questo periodo si va diffondendo nel paese la cultura cinese, con la diffusione della scrittura, dovuta principalmente alla diffusione del buddhismo (552). L'epoca d'oro della letteratura sono i successivi periodi Nara ed Heian. Del periodo Nara ci sono rimaste le opere storiche "Kojiki" e "Nihongi", poi documenti burocratici ed un'opera di poesia, il "Man'yōshū".

Illustrazione dal Genji Monogatari. L'originale è conservato al Tokugawa Museum in Giappone.

Poi si sviluppò una tipica letteratura cortigiana che a poco a poco si sottrasse agli influssi cinesi, dando vita a partire dal X secolo ad una produzione tipicamente nazionale, che raggiunse il suo vertice con il Genji Monogatari, scritto da Murasaki Shikibu (ca 978 - ca 1014), il capolavoro della letteratura giapponese e una delle massime opere a livello mondiale. La poesia presenta la raccolta "Kokin-shū", ma è la prosa con i monogatari (racconti) ad avere uno sviluppo notevole. Non mancano però altri generi di prosa, come i nikki, diari, i sōshi, zibaldoni, ed alcune opere biografico-storiche.

Ma naturalmente i periodi dei torbidi civili susseguenti al 1183 ebbero una vasta ripercussione sulla cultura facendola decadere. Unici centri di cultura rimangono di monasteri buddisti, nei quali si sviluppa una letteratura religiosa ed intima ("Hojoki" ed "Tsure-zure-gusa") e poi una letteratura cavalleresca come "Heiji monogatari". Unico isolato ma ottimo esempio di lirica è lo "Shin Kokin-Wakashū". Nel frattempo si sviluppa il dramma classico, il , e sorge una letteratura popolare composta principalmente di novelle.

L'ascesa al potere dei Tokugawa segna l'inizio dell'epoca di pace ed insieme di un risveglio delle arti. Tuttavia la letteratura si divide in due parti: da un lato la produzione popolare, con l'invenzione della stampa, assume uno sviluppo prodigioso, con Ihara Saikaku nasce il romanzo di costume, proibito per la sua immoralità nel 1791 e che lascerà il posto al più morale yomi-hon (libro di lettura). Nel XIV secolo si sviluppò anche il romanzo comico con Juppensha Ikku e Shikitei Samba. La letteratura delle classi colte si riallaccia ancora alle tradizioni cinesi e predomina ancora il . Però già alla fine del XVIII secolo si andò formando una corrente più nazionalista, con Motoori Norinaga e Hirata Atsutane, che avrà una grande importanza nella resistenza agli stranieri. Contemporaneamente si sviluppò una forma di teatro, il Kabuki, una specie di dramma popolare ma nettamente inferiore a quello occidentale, e che lasciò per un breve periodo il posto al teatro della marionette Bunraku, di cui il maggiore esponente fu Chikamatsu Monzaemon.

Durante i primi decenni seguenti all'apertura delle frontiere il Giappone assorbì tutte le correnti di pensiero europee ed americane. La prima conseguenza fu la nascita del romanzo realista ad opera di Tsubouchi Shōyō.

Ad esso seguì il naturalismo con Tayama Katai.

Poi si sviluppò una letteratura esaltante la pace, rappresentata dal gruppo della Shirakaba e da Ryûnosuke Akutagawa, che venne travolta dalla guerra, al termine della quale si sviluppò una letteratura popolare nettamente apolitica. La poesia si è adattata ai modelli occidentali con Kitahara Tokoku, ma presto sorse un movimento di reazione in favore della poesia indigena dei coniugi Yosano Tekkan e Yosano Akiko, concretizzatosi con una rivalutazione di vecchi drammi e commedie, anche se non manca un'opera più moderna derivata dallo spirito europeo e di cui principali esponenti sono Osanai Kaoru e Okamoto Kidõ.L'epoca storico-musicale sembra risalire al terzo millennio a.C..

 

Sanità

Il sistema sanitario è pubblico.

 

Ambiente

Il 7% del territorio è protetto. Trattati internazionali ambientali sottoscritti:

  • protezione aree umide (Ramsar)
  • CITES
  • rifiuti tossici (Basilea)
  • emissione di CFC (Protocollo di Montreal)
  • biodiversità (CBD)
  • effetto serra (Protocollo di Kyoto)

 

Parchi nazionali

  • Chichibu Tama
  • Fuji-Hakone-Hizu
  • Ise-Shima

 

Flora

Alla divisione dell'arcipelago in diversi domini climatici, uno subtropicale e l'altro temperato, si deve la varietà degli aspetti vegetali del paese. A tale varietà hanno anche contribuito le oscillazioni climatiche delle epoche passate, cui si deve l'introduzione di specie di domini ancora differenti. La foresta subtropicale è caratterizzata da specie sempreverdi, rappresentate da bambù, querce, alberi della canfora, ecc. Queste e altre specie formano spesso, nel sud, una sorta di macchia o boscaglia rada (genya), derivata dalla degradazione della foresta primaria e nella quale prevale sovente il bambù nano (sasa) in fitta associazione; le specie subtropicali si spingono verso nord fin sulla costa dell'Honshu centrale. La foresta temperata è la più estesa ed è rappresentata da latifoglie (pioppi, querce, frassini, castagni, faggi) e da conifere varie, con prevalenza di pino rosso.

Nelle zone elevate e nell'Hokkaido compaiono le conifere d'ambiente boreale (abeti vari) che nell'aree più fredde e a maggiori altitudini lasciano il posto alle praterie (agli stessi livelli si hanno anche macchie arbustive di pini) e alle tundre di ambiente nivale. In un paese così popolato come il Giappone il manto vegetale naturale è stato largamente alterato dall'uomo; tuttavia, data la montuosità delle isole e il prevalere della popolazione lungo le coste, il manto boschivo è tuttora molto esteso, rappresentando ben il 68% dell'intera superficie dell'arcipelago, dato secondo nel mondo solo a quello della Finlandia; nelle zone montagnose interne meno accessibili vi sono estese aree boscose intatte.

 

Fauna

In Giappone ci sono molte specie di mammiferi, di uccelli, di rettili, di anfibi e pesci. Tra i primati di diffusione, la scimmia è prima in classifica.

 

Politica

Ordinamento monarchia costituzionale ereditaria (la costituzione è del 3 novembre 1946), la funzione dei poteri statali è conferita alle due camere della Dieta (Camera dei Deputati con 480 membri e durata di 4 anni, Camera dei Consiglieri di 252 membri e durata di 6 anni rinnovabile per meta dopo tre anni). L'imperatore è privo di poteri sostanziali ed è semplicemente simbolo dello stato e dell'unità del popolo. Il diritto di voto è universale per i cittadini con età maggiore di 20 anni. Imperatore: Akihito.

 

Organizzazioni internazionali

Il Giappone è membro APEC dal 1989, membro del G7 dal 1975, membro OCSE dal 1961 e membro OMC dal 1994

 

Voci correlate

 

Collegamenti esterni

Giappone · Monarchia costituzionale · Regioni · Prefetture · Bandiera giapponese · Lingua giapponese

Categorie: Storia · Geografia · Cultura · Economia · Politica · Cucina · Personaggi
_________
Geografia politica del Giappone
Regioni
Hokkaido | Tohoku | Kantō | Chubu (Hokuriku - Koshinetsu - Tokai) | Kansai | Chūgoku | Shikoku | Kyūshū
Prefetture
Aichi | Akita | Aomori | Chiba | Ehime | Fukui | Fukuoka | Fukushima | Gifu | Gunma | Hiroshima | Hokkaido | Hyogo | Ibaraki | Ishikawa | Iwate | Kagawa | Kagoshima | Kanagawa | Kochi | Kumamoto | Kyoto | Mie | Miyagi | Miyazaki | Nagano | Nagasaki | Nara | Niigata | Oita | Okayama | Okinawa | Osaka | Saga | Saitama | Shiga | Shimane | Shizuoka | Tochigi | Tokushima | Tokyo | Tottori | Toyama | Wakayama | Yamagata | Yamaguchi | Yamanashi
Principali città (designate dal governo)
Quartieri speciali di Tokyo | Chiba | Fukuoka | Hiroshima | Kawasaki | Kitakyushu | Kobe | Kyoto | Nagoya | Osaka | Saitama | Sakai | Sapporo | Sendai | Shizuoka | Yokohama

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Rei (saluto)

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«Senza cortesia il valore del Karate va perso Gichin Funakoshi»
   


 


 

Indice

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[modifica] Significato

La parola può essere interpretata in diversi modi; è il rei del reigi (da REI, rispetto e GI, abito) che significa "etichetta, cortesia, educazione" ed è anche il rei di keirai che significa "saluto" o "inchino" ed è un concetto fondamentale per tutte le arti marziali. Rei è espressione della cortesia, del rispetto e della sincerità. Il rituale del saluto è semplice nella sua forma esteriore, ma molto complesso nel suo aspetto interiore, è una presa di coscienza di se stessi, dei compagni, della palestra e dell'arte che si sta per praticare e non deve mai diventare un automatismo, un'abitudine o un obbligo imposto dal maestro. Il saluto non simboleggia una superficiale manifestazione di educazione, ma un lavoro completo sulla persona: la ricerca di una migliore adesione alla via (Do). Il praticante, attraverso il saluto, si predispone correttamente all'allenamento, che richiede pazienza, umiltà e controllo dei propri sentimenti e dunque un lavoro disciplinato, costante e diligente. Questo è lo spirito della via marziale: l'umiltà è un atteggiamento che bisogna assumere nella vita, la prima lotta che bisogna vincere è quella contro la propria presunzione.

 

[modifica] Il termine Oss


Nelle arti marziali il saluto è spesso accompagnato dalla parola oss, è l'abbreviazione di "onegai shimasu" una frase di ringraziamento che in questo caso significa "onorato di imparare con voi". Questa espressione viene usata in palestra quando si salutano i compagni o il maestro, o quando si manifestano approvazione e conferma; trasmette, inoltre, un importante messaggio: il rispetto per l'arte e per la via.

 

[modifica] Come viene fatto

La complessità simbolica del saluto implica, in senso posturale, l'allineamento perfetto del ventre, del busto e della testa, centri, rispettivamente, della volontà, dell'emotività e dell'intelletto. La posizione del saluto è inizialmente verticale ed esprime la "via spirituale"; si inclina poi orizzontalmente, ad indicare la "via materiale". Dal punto di vista tecnico il saluto può essere collettivo o individuale, effettuato in piedi (ritsurei) o nella tipica posizione inginocchiata giapponese (seiza). Prima di entrare in palestra bisogna salutare, si rimane in piedi, l'inchino deve essere discreto e sincero e deve essere eseguito ogni volta che i karateka si pongano di fronte o eseguano un esercizio di forma (Kata).

 

[modifica] Ritsurei - saluto in piedi

Il saluto in piedi è scandito in tre tempi: per prima cosa si uniscono i talloni in modo che i piedi formino un angolo retto, seguendo l'apertura naturale delle anche, mantenendo il busto e la nuca ben eretti si portano le mani con le dita tese e serrate lungo le cosce; questa posizione va mantenuta fino a che lo stato d'animo si sia fatto calmo e consapevole, si piega poi in avanti il busto, che deve restare rigido. la testa non deve superare questa inclinazione e deve esprimere intenzione: tale atteggiamento significa "io sono disponibile". Nell'ultimo tempo si torna alla posizione eretta: "sono presente con il corpo, l'anima e lo spirito".

 

[modifica] Seiza - saluto in posizione inginocchiata

Il modo corretto per eseguire il saluto da posizione inginocchiata è il seguente: bisogna girare leggermente le anche in senso orario e posare a terra il ginocchio sinistro poi quello destro, le dita dei piedi restano a contatto mentre i talloni, posti verso l'esterno, formano un appoggio che viene usato per sedere; schiena e testa erette, mani poggiate sulle cosce, spalle rilasate, ginocchia aperte in modo naturale determinano la stabilità della postura. Il praticante deve tenere la colonna vertebrale diritta per potere respirare in modo corretto.
La posizione inginocchiata è indicata per eseguire la meditazione taciturna (mokuso), che viene effettuata nel più profondo silenzio per consentire il raggiungimento dell'armonia e delle concentrazione.
Uno degli elementi essenziali di questa cerimonia si esprime nell'immobilità fisica e nel silenzio, che permettono di spogliarsi delle proprie preoccupazioni e di farsi ricettivi agli insegnamenti impartiti dal maestro.
Il secondo tempo del saluto consiste nell'inchino: il viso si avvicina al terreno ed alle mani, poste come un triangolo, con le punte delle dita distese in avanti ed i pollici in squadra, si poggia prima la mano sinistra e poi la destra: eredità delle antiche tecniche marziali che permettevano ai samurai di sguainare agevolmente la spada in caso di necessità anche da una posizione così svantaggiata.
Le espressioni verbali che accompagnano il saluto, scandite dal capofila, possono variare secondo le circostanze, ma iniziano sempre con lo shomen ni rei: il saluto al lato anteriore della palestra esprime la riconoscenza dei praticanti per il karate. Il suo significato riposa sul principio filosofico che l'uomo debba rivolgersi a qualcosa di più grande ed importante di lui prima di dedicarsi alle cose mondane, prosegue con il sensei ni rei, il saluto al maestro, se presente, oppure con il senpai ni rei, il saluto all'allievo più anziano, che sostituisce il maestro. Otagai ni rei è il saluto dell'uno all'altro: simboleggia l'unità ed esprime il rispetto che si deve agli altri. Shihan ni rei è il saluto al maestro superiore, altamente onorato: shihan o hanshi richiama infatti il maestro di 9° o 10° dan, esterno dalla gerarchia della scuola, che insegna nel dojo solo in rare circostanze.
Nella parte finale del saluto si torna alla posizione eretta, con intenzione ed energia. La tradizione vuole che durante il rituale di apertura e di chiusura della lezione il maestro si tenga di fronte, al centro del muro nord della palestra (shomen), punto in cui si trova appeso il quadro con l'immagine del fondatore dello stile. Gli allievi stanno dietro di lui, allineati da est a ovest, ordinati per grado. Dopo il saluto vengono enunciate le cinque regole di palestra dojo kun, il maestro si alza e gli allievi, rispettando l'ordine di grado, lo imitano: si riacquista cosi la posizione iniziale.

La filosofia racchiusa nel saluto si radica durante l'esercizio e deve estendersi a tutti gli aspetti quotidiani. Rei offre un'occasione di riflessione ad ogni praticante circa il comportamento da tenere verso gli uomini e verso la vita.
Il saluto è l'anima dell'arte marziale: se andasse perso, lo sarebbe anche il valore dell'arte marziale.

 

[modifica] Voci correlate

Sport
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Sushi

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Sushi assortito

Nella cucina giapponese il sushi (鮨 o 鮓 o, più comunemente 寿司) è un cibo a base di riso cotto con aceto di riso, zucchero e sale e combinato con un ripieno o guarnizione di pesce, alghe, vegetali o uova. Il ripieno può essere crudo, cotto o marinato e può essere servito disperso in una ciotola di riso, arrotolato in una striscia di alga o disposto in rotoli di riso o inserito in una piccola tasca di tofu.

In Giappone la parola sushi si riferisce ad una vasta gamma di cibi preparati con riso. Al di fuori del Giappone viene spesso inteso come pesce crudo, o come riferimento ad un ristretto genere di cibi giapponesi, come il maki o anche il sashimi (che è pesce servito senza il riso).

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[modifica] Tipi di sushi

L'ingrediente più comune in tutti i differenti tipi di sushi è il riso sushi. La varietà del piatto nasce dalla scelta dei ripieni e guarnizioni, nella scelta degli altri condimenti e nella maniera in cui vengono combinati. Gli stessi ingredienti possono essere assemblati in maniere completamente differenti per ottenere effetti differenti. Questa sezione elenca le maniera diverse di costruire il sushi, indipendentemente dal tipo di ripieni e guarnizioni.

  • Makizushi (sushi arrotolato). 巻き寿司. Una polpettina cilindrica formata con l'aiuto di un tappeto di bambù detto makisu. Il Makizushi è il tipo di sushi più familiare alla maggior parte degli occidentali. Generalmente è avvolto nel nori, un foglio di alga seccato che racchiude il riso ed il ripieno.
    • Futomaki (rotoli larghi). 太巻き. Una polpetta cilindrica con il nori all'esterno. Tipicamente è spessa due o tre centimetri e larga quattro o cinque centimetri. E' spesso fatta con due o tre ripieni scelti in modo da completarsi a vicenda in gusto e colore.
    • Hosomaki (rotoli sottili). 細巻き. Una polpettina cilindrica con il nori all'esterno. Tipicamente è spessa circa due centimetri e larga due centimetri. Generalmente ha un solo tipo di ripieno, per il semplice motivo che non ce ne può stare di più.
    • Temaki (rotoli mano). 手巻き. Una polpetta a forma di cono, con il nori all'esterno e gli ingredienti che sporgono dall'estremità larga. Tradizionalmente lungo dieci centimetri, va mangiato tenendolo con le dita, perché sarebbe troppo difficile da sollevare con i bastoncini.
    • Uramaki (rotoli interno-esterno). 裏巻き. Una polpetta cilindrica di dimensioni medie con due o più ripieni. L'Uramaki differisce da altri maki perché il riso è all'esterno ed il nori all'interno. Il ripieno è al centro circondato da un foglio di nori, quindi uno strato di riso ed una guarnizione esterna di un altro ingrediente, come uova di pesce o semi di sesamo tostati.
  • Oshizushi (sushi pressato). 押し寿司. Un blocco formato usando una forma di legno detta oshibako. Il cuoco allinea il fondo dell'oshibako con la guarnizione, lo copre con riso sushi e preme il coperchio della forma per creare un blocco compatto e rettangolare. Il blocco viene rimosso dalla forma e tagliato in pezzi delle dimensioni di un boccone.
  • Nigirizushi (sushi modellato a mano). 握り寿司. Piccola polpettina simile al sushi pressato o arrotolato, ma fatta usando un makisu o oshibako. Il nigirizushi è sorprendentemente difficile da preparare bene. Nella sua forma più semplice è un blocchetto di riso sushi con una punta di wasabi ed una fettina sottile di guarnizione avvolta sopra, possibilmente legata con una striscia sottile di nori.
    • Gunkanzushi (sushi nave da battaglia). 軍艦寿司. Una polpettina di forma ovale, simile per forma all''hosomaki. Un pugnetto di riso viene avvolto a mano in una striscia di nori, ma invece di avere un ripieno al suo interno, ha degli ingredienti, come uova di pesce, impilati sopra.
  • Inarizushi (sushi ripieno). 稲荷寿司. Una piccola tasca o cavità riempita con riso sushi e altri ingredienti. La tasca viene ricavata da un pezzo di tofu fritto (油揚げ o abura age), da una sottile frittata (帛紗寿司 o fukusazushi), o da delle foglie di cavolo (干瓢 o kanpyo).
  • Chirashizushi (sushi sparpagliato). 散らし寿司. Una ciotola di riso sushi con gli altri ingredienti mischiati. Detto anche barazushi. ばら寿司.
    • Edomae chirashizushi (Sushi sparpagliato allo stile di Edo). Gli ingredienti crudi sono miscelati con arte sopra al riso in una ciotola.
    • Gomokuzushi (sushi nello stile del Kansai). 五目寿司. Ingredienti cotti o crudi miscelati insieme al riso nella ciotola.
  • Narezushi (なれ鮨) una forma più antica di sushi. Si rimuovono gli organi interni e le squame dai pesci, quindi li si riempiono di sale, si mettono in un barile di legno, miscelati con sale e pressati con un pesante tsukemonoishi o una pietra. Vengono lasciati fermentare per un periodo da dieci giorni ad un mese, quindi rimossi e immersi in acqua per un tempo da quindici minuti ad un'ora. Infine vengono piazzati in un altro barile a strati con riso bollito freddo e pesce. Ancora una volta vengono sigillati con un'otosibuta e una pickling stone. Con il passare dei giorni l'acqua fermentata filtra all'esterno e viene rimossa. Dopo sei mesi questi funazushi possono essere mangiati, ma si può attendere anche altri sei mesi o più.

 

[modifica] Ingredienti

 

[modifica] Riso sushi

Il riso sushi (sushi-meshi) viene preparato con un riso bianco, dolce a grano corto, cotto con aceto di riso, zucchero, sale, konbu e sake. Viene raffreddato alla temperatura del corpo prima di essere usato.

Il riso usato è la qualità Japonica che ha una consistenza diversa da quelle normalmente mangiate al di fuori del Giappone. Il requisito essenziale è l'appiccicosità. Se è troppo appiccicoso il gusto è eccessivamente dolciastro, ma se non lo è sufficientemente ha un gusto secco. Il riso raccolto di fresco (shinmai) contiene normalmente troppa acqua e richiede del tempo ulteriore per essere asciugato dopo esser stato lavato.

Ci sono varianti regionali nel riso sushi e naturalmente chef individuali hanno i propri loro metodi. La maggior parte delle varianti sono nel condimento di aceto: la versione di Tokyo usa tipicamente più sale, quella di Osaka ha più zucchero.

Il riso sushi deve tipicamente essere mangiato poco dopo esser stato preparato.

 

[modifica] Nori

L'avvolgimento vegetale usato nel maki e nel temaki è detto nori (海苔). È un'alga commestibile tradizionalmente coltivata nei porti del Giappone. Originariamente le piante venivano raschiate dai pali del porto, pressate in fogli e seccate al sole, con un procedimento simile a quello usato per la carta. Il Nori viene tostato prima di essere usato nei cibi.

Oggigiorno il prodotto commerciale viene coltivato, prodotto, tostato, impacchettato e venduto in fogli di dimensioni standard: circa 18 cm per 21 cm. Il nori di qualità migliore è spesso, liscio, luminoso e privo di buchi.

 

[modifica] Frittata

Per produrre il fukusazushi, viene usata come avvolgimento una frittatina spessa come un foglio al posto del nori. La frittata viene tradizionalmente preparata con una padella rettangolare (makiyakinabe), ed usata per formare una tasca per il riso ed il ripieno.

 

[modifica] Ripieni e guarnizioni

  • Pesce
Sia per motivi sanitari, che per ragioni estetiche, il pesce mangiato crudo deve essere di qualità e freschezza maggiore di quello cotto. Un cuoco di sushi professionista è addestrato a riconoscere il buon pesce, che odora di pulito, ha un colore vivido ed è libero da parassiti dannosi. Solo il pesce d'oceano viene usato crudo nel sushi, il pesce d'acqua dolce, che con maggior probabilità ospita parassiti, viene cotto.
I pesci comunemente usati sono tonno, salmone, snapper, sarde e sugarello. L'ingrediente considerato di miglior qualità è detto toro, un taglio grasso e marmorizzato di tonno.
  • Cibi marini
Altri ingredienti marini sono polpo, piovra, gamberetti, anguilla, uova di pesce, riccio di mare, e vari tipi di conchiglie. Le ostriche comunque non vengono usate, il loro gusto non si accoppia bene a quello del riso.
  • Vegetali
Daikon sottaceto, rafano, semi di soia fermentati (natto), avocado, cetrioli, tofu, prugne sottaceto.
  • Carne rossa
Manzo e prosciutto.
  • Altri ingredienti
Uova (nella forma di sottili frittate dolci), uova di quaglia crude.

 

[modifica] Condimenti

 

[modifica] Un'arte millenaria

Le origini del sushi sono molto incerte quanto all’epoca. L’opinione più diffusa è che sia stato portato dai monaci buddisti tornati dalla Cina nel VII secolo.

Molto simile al sushi fu un preparazione che comparve in Giappone già con l’introduzione della coltivazione del riso, intorno al IV secolo ac, variante di un antico metodo per conservare il pesce molto diffuso in Asia sud-orientale e in Cina: il pesce crudo veniva disposto a strati con il sale alternato al riso e tenuto pressato per qualche settimana; in seguito veniva lasciato fermentare per mesi. Questo tipo di sushi si chiama naresushi, ancora molto apprezzato nella zona di Tokyo. Nel XVII secolo si cominciò ad aggiungere aceto di riso per abbreviare i tempi di fermentazione del riso e il pesce veniva marinato o cotto.

Fu soltanto intorno al 1820 che comparve ad Edo (l’odierna Tokyo) la ricetta più vicina al sushi dei nostri tempi. Hanaia Yonei è l’ideatore del nigirizushi; fu il primo a servire sul suo banco bocconcini di riso aromatizzati all’aceto con sopra fettine di pesce crudo. Da allora la vendita del sushi per strada diventò un uso diffuso.

Una cosa curiosa era la tenda bianca fissata alle bancarelle alla quale i clienti si pulivano le mani dopo aver consumato il sushi. Un sistema infallibile per individuare il miglior rivenditore era quello di guardare la tenda: più era sporca, più il posto era frequentato e quindi migliore il sushi che lì veniva servito.

Da allora, il sushi si è diffuso in tutto il Giappone e in tutto il mondo dando vita a tantissime varianti.

 

[modifica] Maestro di sushi

Volontà e disciplina sono le doti indispensabili per diventare cuoco di sushi, completate da forte personalità. Durante i primi due anni, un apprendista può soltanto osservare il proprio Shokunin e inoltre svolgere mansioni di lavapiatti o pulizia di pavimenti. In seguito imparerà la tecnica di cottura del riso (preparazione molto importante e difficile) e solo dopo quattro anni potrà apprendere l’arte del taglio del pesce e della composizione del sushi. In questo stesso periodo imparerà anche ad acquistare il pesce al mercato, cosa che richiede molta esperienza.

Quella dello chef di sushi è da sempre una professione maschile: tradizionalmente si riteneva che le mani femminili avendo mediamente una temperatura più alta, rovinassero il pesce durante la manipolazione. Oggi però si può trovare una donna alla preparazione del sushi (anzi, di solito la miscela di dedizione, creatività e precisione appare in modo più frequente in un soggetto femminile).

 

[modifica] Sushi Bar

Entrando in un Sushi Bar degno di questo nome, si troverà un’atmosfera molto calda e accogliente. Sedendosi al bancone si può ammirare, disposti in bella mostra, varietà di pesce e di verdure per verificarne la freschezza. In un piano rialzato che si appoggia al banco si potrà prendere quanti più piatti si desidera di sushi che abilmente lo chef, in camice bianco e bandana, prepara davanti ai vostri occhi. Dopo aver consumato le vostre pietanze il conto viene stabilito in base a quanti piatti vi saranno rimasti davanti.

Come per usanza tipica dei ristoranti giapponese, è molto diffusa l’usanza di esporre all’esterno alcune copie di cera delle varietà di piatti (sushi in questo caso) disponibili, prodotte da artigiani specializzati con una maestria tale da non poter distinguere un nigirizushi vero da uno di cera.

 

[modifica] Collegamenti esterni

 

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Musica giapponese

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La musica giapponese comprende molti generi diversi. Molti cantanti spaziano dalla musica popolare alla musica classica europea. Il termine musica in giapponese è 音楽 (ongaku), combinando l'ideogramma 音 (suono) con l'ideogramma 楽 (musica).

Il panorama musicale nel Giappone moderno comprende una larga schiera di cantanti che variano dal rock giapponese alla salsa giapponese, dal tango giapponese al country giapponese. Il popolo ama molto la musica e va matto per il karaoke, una forma di spettacolo dilettantistico di canto su di una base musicale, che si svolge nei bar e nelle piccole discoteche.

Il taiko è considerato un semplice ma spirituale strumento

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[modifica] Le caratteristiche

Fuori dal Giappone la gente ha una opinione particolare sulla musica giapponese che è considerata un bubblegum pop, canzoni che sono un miscuglio di liriche in giapponese con ritornelli in un inglese incomprensibile. Le pop star (aidoru kashu in giapponese) di questo genere musicale, generalmente giovani attraenti, sono rappresentate da band di ragazzi e gruppi di ragazze. Il compositore di canzoni John Clewley ha desritto la produzione musicale giapponese come un coacervo di generi che spazia dal buddismo antico salmodiato dei vecchi stili urbani a stili popolari come il kayokyokue e l' enka, dalla musica classica occidentale al jazz e ad ogni forma di musica pop occidentale.


La musica giapponese è sempre stata collegata a rituali legati alla cultura, alla letteratura ed alla danza del paese. La musica per il teatro è un settore molto importante nella tradizione giapponese. La musicologa Isabel Wong attribuisce all'"amore dei giapponesi per la narrazione il rituale della loro musica classica". Nota anche quanto i giapponesi siano molto più attenti alle parole che alla musica. Ê per questo motivo che tutti gli strumenti musicali giapponesi furono sviluppati per emulare la voce umana. Ella descrive la musica classica giapponese come musica da camera.

La musica giapponese è una produzione eclettica in quanto ha preso a prestito strumenti musicali, scale e stili dalle culture dei paesi vicini. I primi poemi, canzoni e musica religiosa presero a prestito soltanto alcune note. Contaminazioni, essenzialmente dalla Cina, iniziarono nel V secolo. Il gagaku, che viene composto ancora oggi, proviene dalla Cina e la canzone buddista dalla Corea entrambe nel VI secolo. Alcuni strumenti come il koto fu importato nel IX secolo. Essi accompagnavano il testo recitato dell'opera tradizionale del teatro Noh, con la musica popolare del XIV secolo suonata dallo shamisen uno strumento simile alla chitarra.

 

[modifica] Musica classica

Noh è normalmente accompagnato da musica, uta (謡) e hayashi (囃子)

In Giappone esistono innumerevoli generi di musica classica come il sho-myo (声明) o musica buddista salmodiata e il gagaku (雅楽) genere di musica orchestrale di corte entrambe risalenti ai periodi Nara e Heian.

Il gagaku era un tipo di musica classica che veniva eseguita alla corte Imperiale sin dal periodo Heian. Kagurauta (神楽歌), azumaasobi (東遊) e yamatouta (大和歌) sono musiche relative a repertori indigeni. Il tōgaku (唐楽) e il komagaku (高麗楽) sono musiche originarie della dinastia cinese Tang e della Corea. In altri termini la musica di quel periodo si suddivide in kangen (musica strumentale) e bugaku (danze accompagnate da gagaku).

Originarie dei primi anni del XIII secolo sono gli honkyoku ("pezzi originali"). Questi erano composizioni solistiche come gli shakuhachi pezzi suonati da mendicanti, seguaci della setta Fuke (monaci appartenenti a una stta scismatica dello Zen) e monaci Zen. I monaci fuke, detti komusō ("monaci stravaganti"), suonavano il honkyoku per chiedere l'elemosina. La setta fuke cessò di esistere nel XIX secolo, ma alcune trascrizioni dei loro honkyoku vengono ancora eseguiti nei concerti di musica classica giapponese.

Il teatro fu molto sviluppato in giappone sin dai tempi più remoti. Il teatro Noh o del no (能) nasce da varie tradizioni teatrali nel XIV secolo e si sviluppa in un'arte molto raffinata. Esso raggiunse il più alto livello con i lavori di Kan'ami (1333-1384) e Zeami (1363 ?-1443). In particolare Zeami scrisse il nocciolo del repertorio Noh e scrisse dei trattati che hanno aiutato a comprendere i segreti della tradizione Noh (fino all'era moderna questi non erano ancora stati decifrati.

Un'altra forma di teatro giapponese è il teatro delle marionette, spesso conosciuto come bunraku (文楽). Questo teatro ha le sue radici nelle tradizioni popolari fiorite durante Chonin nel periodo Edo (1600 - 1868). Esso è normalmente accompagnato da recitazione (vari stili di jōruri) e musica (shamisen).

Durante il periodo di Edo attori umani (dopo il 1629 solamente uomini; dopo il 1652 solo maschi adulti) rappresentarono teatro kabuki (歌舞伎). Il kabuki che poteva essere costituito da ricostruzioni storiche o danze, era spesso accompagnato da canti in stile nagauta e dallo shamisen (strumento a corda simile al liuto).

 

[modifica] Biwa hōshi, Heike biwa, e mōsō

Il biwa, una sorta di liuto dal manico corto, era suonato da un gruppo di suonatori itineranti chiamato biwa hōshi, che lo usavano per accompagnarsi durante la narrazione di storie. La più famosa di queste storie é Il racconto di Heike, una storia del XIII secolo che narra del trionfo del clan Minamoto su Taira. I biwa hōshi cominciano ad associarsi fra loro creando una corporazione detta tōdō nei primi anni del XIII secolo. Questa associazione ebbe il controllo di gran parte della musica nell'intero Giappone.

Oltre questi, numerosi piccoli gruppi di musicisti itineranti ciechi si erano costituiti specialmente nell'isola di Kyushu. Questi musicisti, conosciuti come mōsō (monaci ciechi), giravano per le case cantando una varietà di musiche religiose e semi-religiose, apportando la purificazione della casa e augurando buona salute e fortuna ai suoi abitanti. Essi inoltre avevano un repertorio di tipo profano. Il biwa che essi suonavano era molto più piccolo del Heike biwa suonato dai biwa hōshi.

 

[modifica] Taiko

Il taiko è un tamburo giapponese, esistente in varie misure, ed è usato per suonare una varietà di generi musicali. È divenuto particolarmente popolare nei recenti anni come lo strumento centrale di complessi di percussioni che eseguono musiche popolari e musiche del passato. Tale musica di taiko viene eseguita dai grandi complessi di percussioni chiamati kumi-daiko. Le sue origini sono incerte, ma possono essere verosimilmente indicate fra il VI e il VII secolo per merito di una tavoletta di argilla dell'epoca che riproduce un tamburo di quella foggia. La Cina e la Corea influenzarono la musica dei periodi successivi ma lo strumento e la musica di quel tempo rimasero giapponesi. Il taiko, in quel periodo, veniva usato durante le battaglie per intimidire i nemici e per inviare comandi. Esso continua ad essere usato anche ai giorni nostri nella musica religiosa del buddismo e dello shintoismo. In passato i suonatori di taiko erano dei santi uomini , che suonavano soltanto in occasioni speciali ed in piccoli gruppi, ma al giorno d'oggi uomini laici, raramente donne, suonano il taiko in feste semi-religiose come la danza bon.

Gruppi moderni di taiko si dice siano stati inventati da Daihachi Oguchi nel 1951. Lo strumentista jazz Daihachi Oguchi, suonatore di percussioni, inserì questo strumento e la sua musica, in grandi complessi che egli stesso formò. Lo stile molto potente di questo strumento rese il gruppo molto famoso in tutto il Giappone e rese la regione di Hokuriku il centro della nuova musica taiko. I musicisti che sono emersi da questa forma musicale sono Sukeroku Daiko Seido Kobayashi. Nel 1969 venne alla luce il gruppo Za Ondekoza fondato da Tagayasu Den. Za Ondekoza riunì un gruppo di giovani musicisti che ripresero le vecchie radici del taiko che furono usate come la base per un nuovo stile di vita. Nel corso degli anni settanta il governo giapponese stanziò dei fondi per preservare l'antica cultura e come conseguenza vennero fondati molti gruppi taiko. Verso la fine del XX secolo gruppi taiko si sono diffusi nel mondo ed in particolare negli Stati Uniti. Ora esiste anche un video game dal titolo Taiko Drum Master basato sulla cultura taiko.

 

[modifica] Yukar

Fra la minoranza etnica del popolo Ainu del nord del Giappone, yukar la mimica è una forma di poema epico. Le storie generalmente sono incentrate su Kamui, il dio della natura e Pojaumpe, un orfano guerriero.

 

[modifica] Min'yō: Musica folk

Geisha con il suo shamisen, 1904

Le canzoni folkloristiche giapponesi (民謡 min'yō) possono essere raggruppate eclassificate in molti modi ma è forse meglio suddividerle in quattro grandi categorie: canzoni sul lavoro, canzoni religiose (come il sato kagura, una forma di musica shintoista), canzoni per l'intrattenimento, come nei matrimoni, funerali e feste (matsuri e specialmente obon) e canzoni per bambini warabe uta.

Nella musica min'yō, i cantanti sono solitamente accompagnati da una sorta di liuto a tre corde detto shamisen, tamburi taiko ed un flauto in bambù detto shakuhachi. Altri strumenti che possono fare da accompagnamento sono un flauto traverso detto shinobue una campana detta kane, un tamburo a mano detto tsuzumi ed un cordofono a 13 corde detto koto. Ad Okinawa, lo strumento principale è il sanshin. Questo è uno strumento tradizionale giapponese, ma moderni strumenti elettronici come chitarre elettriche e sintetizzatori vengono usati regolarmente nella musica moderna giapponese quando i cantanti enka (genere musicale giapponese) cantano le canzoni min'yō.

Quando si parla di min'yō si sente spesso parlare di ondo, bushi, bon uta e komori uta. La musica ondo è costituita da canzoni folk con uno swing che può essere paragonato ad un tempo di 2/4 (non eseguito normalmente da gruppi beat). La tipica canzone folk udita al festival di Obon sarà molto probabilmente un ondo. Una bushi è una canzone dalla melodia ben determinata. Il suo nome significa "sezione o nodo". Il nome non è quasi mai usato da solo ma viene premesso da un termine riferito ad una occupazione, luogo o nome di persona. Bon uta, come il nome stesso dice, sono canzoni per la festa delle lanterne dei morti. Le komori uta sono delle ninna-nanna per i bambini. I nomi delle canzoni min'yo spesso contengono termini descrittivi, quasi sempre alla fine. Ad esempio: Tokio ondo, Kushimoto bushi, Hokkai bon uta, Itsuki no Komoriuta...

Molte di queste canzoni hanno degli accenti accessori su certe sillabe i così detti kakegoe. I kakegoe sono come degli strilli, ma nei min'yō sono spesso inclusi in una parte corale. Vi sono diversi tipi di kakegoe che variano da regione a regione. Ad Okinawa, l' Okinawa min'yō fa, per esempio, "ha iya sasa!". Nel Giappone continentale (nelle isole maggiori), è più facile udire "a yoisho!", "sate!", o "a sore!". Altri possono essere "a donto koi!" e "dokoisho!" Recentemente un sistema basato sull'associazione, noto come sistema iemoto, è stato applicato ad alcune forme di min'yō. Questo sistema era stato sviluppato per trasmettere i generi classici come nagauta, shakuhachi o koto, ma essendo stato ritenuto molto efficiente dagli insegnanti e gradito agli allievi che intendevano ottenere certificazioni di profitto e di valore artistico, ha consentito la diffusione del genere min'yō ad altre forme di musica che erano tradizionalmente trasmesse più informalmente. Al giorno d'oggi alcuni min'yō sono stati inseriti in questa organizzazione pseudo-familiare ed un lungo apprendimento è abbastanza usuale.

 

[modifica] Musica popolare di Okinawa

L'isola di Okinawa è stata sotto il controllo del Giappone fin dal 1609, a parte un breve periodo in cui fu sotto il dominio degli Stati Uniti durante e dopo la Seconda guerra mondiale. Gli umui, canzoni religiose, shima uta (canzoni ballabili) e specialmente il katcharsee (musica celebrativa), erano molto popolari.

La musica popolare di Okinawan varia dalla restante musica popolare giapponese in molte sfaccettature..

Per prima cosa nella strumentazione. La musica di Okinawa è accompagnata spesso dallo sanshin, mentre nel resto del Giappone viene accompagnata dallo shamisen. Gli altri strumenti di Okinawa sono il Sanba (che produce un suono schioccante come quello delle nacchere ed un fischio acuto come quello di un uccello).

Secondariamente la tonalità. Una scala pentatonica che coincide con la scala pentatonica maggiore della musica occidentale, è spesso usata nel min'yō delle isole principali del Giappone. In questa scala la sottodominante e la dominante (quarto e settimo grado della scala maggiore europea) sono mancanti e danno luogo ad una scala senza semitoni fra ogni nota. (Do, Re, Mi, So, La nel solfeggio o gradi 1, 2, 3, 5 e 6). Il min'yō di Okinawa è caratterizzato da scale che includono i semitoni esclusi dalla scala giapponese. Pertanto la più comune scala usata nella musica di Okinawa comprende i gradi 1, 2, 3, 4, 5 e 7.

[modifica] La scoperta della musica occidentale

Dopo la Restaurazione Meiji (1866 - 1869), che introdusse la scala musicale europea nelle isole nipponiche, un burocrate di nome Izawa Shuji scrisse canzoni come Auld Lang Syne e scrisse canzoni usando delle melodie pentatoniche. La musica occidentale, specialmente le marce militari, divenne molto popolare. Le due forme principali di musica che si svilupparono in questo periodo furono la shoka che fu realizzata per portare la musica occidentale nelle scuole e la gunka che era costituita da marce militari occidentali addizionate da elementi di musica giapponese.

Quando il Giappone si avviò verso la democrazia rappresentativa, alla fine del XIX secolo, le personalità politiche assunsero dei cantanti affinché vendessero delle copie delle loro canzoni che diffondevano le idee da loro portate avanti, in quanto a quei tempi era proibito a chiunque di parlare in pubblico. Questo diede il via allo sviluppo di una forma di ballata chiamata enka, che divenne molto popolare nel XX secolo, anche se la sua popolarità è andata scemando verso gli anni settanta e ha avuto poco successo con i giovani. Famosi interpreti di enka sono Misora Hibari e Ikuzo Yoshi. alla fine del XIX secolo ad Osaka divenne famoso un tipo di cantante che si esibiva agli angoli delle strade; esso veniva chiamato ryūkōka. In questo genere i più famosi interpreti furono Yoshida Naramura e Tochuken Kumoemon.


La musica occidentalizzata è detta kayōkyoku che si dice abbia avuto inizio con "Kachūsha no uta" nel 1914. Questa canzone fu composta da Nakayama Shimpei ed apparve per la prima volta nel lavoro tratto dal romanzo Resurrezione di Leone Tolstoj, cantata da Matsui Samako. La canzone divenne subito un grande successo enka è fu uno dei primi dischi di successo in Giappone. Il kayokyoku diviene la musica più diffusa in Giappone specialmente dopo l'arrivo della stella Misora Hibari.

Più tardi negli anni cinquanta, il tango ed altre musiche latino-americane, specialmente cubane, diventarono molto popolari nell'impero del sol levante. Una speciale forma di tango giapponese venne sviluppata e prese il nome di dodompa. Il kayokyoku viene associato completamente alla musica giapponese mentre la musica più vicina allo stile occidentale fu chiamata pop giapponese. Negli anni sessanta i gruppi giapponesi imitarono i Beatles, Bob Dylan ed i Rolling Stones assieme alla musica folk appalachiana, al rock psichedelico, al mod ed a generi similari. Questo stile fu definito Group sounds. Da allora, il bubblegum-pop ed il J-pop diventarono i generi musicali più venduti in Giappone e furono utilizzati nella musica da film e specialmente nei film di animazione. La crescita del pop spazzatura abbinata all'affermazione del fenomeno karaoke, ha indotto molti critici ad affermare che tutti e due i fenomeni erano dovuti al consumismo e alla superficialità.

A questo proposito, Kazufumi Miyazawa dei The Boom, affermò: "Odio questi acquisti, ascoltare e buttar via e la mentalità del canto al karaoke."

Negli anni novanta si assiste all'arrivo di molti nuovi artisti come Ayumi Hamasaki e Utada Hikaru. Ad oggi Hasamaki ha venduto 43 milioni di dischi tanto da fare di lei la cantante che ha venduto il maggior numero di dischi in Giappone, mentre il primo album di Utada Hikaru ha venduto 7,6 milioni di copie risultando così l'ambum maggiormente venduto nell'arcipelago giapponese.

[modifica] Rock giapponese o JRock

Per approfondire, vedi la voce J-Rock.

Il rock giapponese si sviluppò a partire dagli anni sessanta. Artisti come Happy End sono ritenuti come i capostipiti del genere. Durante gli anni settanta esso diventa sempre più popolare; il gruppo di Okinawa Chanploose assieme ai Carol, RC Succession e Shinji Harada furono molto famosi e contribuirono alla definitiva affermazione di questo genere musicale. Negli anni ottanta i Boøwy ed i Southern All Stars divennero le maggiori band della storia del rock giapponese ed ispirarono alcuni gruppi di rock alternativo come gli Shonen Knife, i Boredoms ed i Tama & Little Creatures.

Negli anni ottanta si sviluppò la Yellow Magic Orchestra, che si dedicò alla sperimentazione della musica elettronica, diretta da Haruomi Hosono. Nell'ultimo periodo degli anni ottanta fece il suo debutto il duo B'z. Essi tennero sempre la testa della classifica delle vendite per tutti i loro singoli ed album, sin dal primo singolo Taiyou no Komachi Angel del 1990. Questo è il record giapponese nel campo della musica.

Nel 1980, Huruoma and Ry Cooder, un musicista americano, collaborarono nella produzione dell'album Shoukichi Kina con la collaborazione del gruppo di Okinawa Champloose. Furono poi seguiti da Sandii & the Sunsetz che mescolarono musiche giapponesi e di Okinawa. Nello stesso periodo cantautori come Mana e Hyde divennero molto famosi.

 

[modifica] Latino-americana, reggae giapponese e musica ska

Altre forme di musica, dall'Indonesia, dalla Giamaica e da altri paesi, vennero assimilate nella produzione locale. Il soukous africano così come la musica latina, il reggae giamaicano e lo ska, vennero interpretati dai gruppi Rankin' Taxi e Tokyo Ska Paradise Orchestra.

 

[modifica] Roots music

Alla fine degli anni ottanta i gruppi di roots music come i Shang Shang Typhoon e The Boom divennero molto popolari. Le roots band di Okinawa come i Nenes e Kina, ebbero un notevole successo di critica e di pubblico. Questo portò alla seconda ondata di musica di Okinawa guidata dal gruppo Rinkenband. Seguì una nuova leva di gruppi musicali compreso il ritorno dei Champloose e Kina così come i nuovi Soul Flower Union.

Una forma moderna di folk di Okinawa chiamata kawachi ondo divenne popolare a seguito della interpretazione da parte di Kikusuimaru Kawachiya; molto simile al kawachi ondo è il goshu ondo dei Tademaru Sakuragawa.

 

[modifica] Musica classica occidentale

Ritratto incompiuto di Frédéric Chopin, dipinto da Eugène Delacroix.

La musica classica occidentale ha una notevole presenza in Giappone ed esso è fra i mercati più importanti del mondo per questo tipo di musica. Un gruppo di compositori giapponesi hanno scritto musica classica di tipo occidentale come Toru Takemitsu (famoso per la sua musica appartenente all'avanguardia musicale e per le sue colonne sonore). Altrettanto famoso è il direttore d'orchestra Seiji Ozawa. Dal 1999 il pianista Fujiko Hemming, che suona Liszt and Chopin, è diventato molto famoso ed i suoi CD hanno venduto milioni di copie.

 

[modifica] Jazz

Dagli anni trenta, escluso il periodo della II guerra mondiale, quando questa fu vietata come musica del nemico, il jazz, come la musica classica hanno avuto una grande diffusione nel paese del sol levante. Il mercato giapponese è diventato uno dei mercati più importanti e non è inconsueto che delle musiche di scarsa esecuzione si possano trovare incise soltanto in Giappone. Oggi, un notevole numero di giapponesi suona il jazz e non è soltanto un ascvoltatore. Musicisti come Hiromi, Keiko Matsui, June Kuramoto e Sadao Watanabe have un notevole numero di estimatori al di fuori del loro paese.

 

[modifica] Musica per video games

I primi video games, a causa dei poco potenti chip dei computer di allora, avevano dei commenti musicali poco attraenti. Con l'avanzare della tecnologia la qualità del suono prodotto dalle schede audio dei computer aumentò in maniera esponenziale. Il primo game ad imporsi per la qualità della sua musica fu Xevious, altrettanto ammirato per la complessità, per quei tempi, della sua realizzazione. Anche se molti videogiochi hanno avuto delle ottime musiche per accompagnare le azioni di gioco, una delle più importanti musiche mai scritte per un videogioco è quella musica più bella mai scritta è quella di Dragon Quest.

Koichi Sugiyama, un compositore noto per aver scritto la musica per vari film, fu coinvolto nel progetto di dare una vera colonna sonora ai videogiochi. Prima di questo suo coinvolgimento, la musica era spesso dimenticata nella produzione di un videogioco ed i programmatori, a corto di conoscenze musicali, erano forzati a produrre delle musiche che non stancassero i giocatori dopo ore e ore gi gioco. Un altro noto compositore di colonne sonore per videogiochi è Nobuo Uematsu. Le prime sue composizioni per la serie Final Fantasy sono state arrangiate per orchestra.

Koji Kondo, il principale compositore per Nintendo, è anche uno dei massimi esponenti sulla scena giapponese della musica per videogiochi. Egli è noto per aver scritto le musiche per la serie The Legend of Zelda: Twilight Princess e Mario.

Oggi le colonne sonore dei videogiochi più famosi sono vendute su CD. Famose cantanti come Utada Hikaru spesso cantano delle canzoni destinate alle colonne sonore dei videogiochi, così come si ha l'improvvisa notorietà per dei cantanti che interpretano una canzone in un videogioco di successo.

 

[modifica] Strumenti tradizionali

 

[modifica] Bibliografia

  • Brandon, James R., William P. Malm, and Donald H. Shively. Studies in Kabuki: Its Acting, Music, and Historical Context. Honolulu: University Press of Hawaii, 1978.
  • Clewley, John. The Culture Blender" in Broughton, Simon and Ellingham, Mark with McConnachie, James and Duane, Orla (Ed.) (a cura di) World Music, Vol. 2: Latin & North America, Caribbean, India, Asia and Pacific''. Rough Guides, 2000. 143-159. ISBN 1858286360
  • Malm, William P. Japanese Music and Musical Instruments. 1st ed. Tokyo, Rutland, Vt.: C. E. Tuttle Co., 1959.
  • ---. Nagauta: The Heart of Kabuki Music. Westport, Conn.: Greenwood Press, 1973.
  • Wong, Isabel. The Music of Japan in Excursions in World Music. 2nd Ed.. Upper Saddle River, New Jersey, Prentice Hall, 1997. 104 - 129 ISBN 0132306328

 

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Esso utilizza materiale tratto da   http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_giapponese
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Lingua_giapponese&action=history

Lingua giapponese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
 
Giapponese (日本語 [Nihongo])
Creato da: {{{creatore}}} nel {{{anno}}}
Contesto: {{{contesto}}}
Parlato in: Giappone, Brasile, Hawaii, California, Guam, Isole Marshall, Palau
Regioni:Parlato in: {{{regione}}}
Periodo: {{{periodo}}}
Persone: 127 milioni
Classifica: 9
Scrittura: Hiragana, Katakana, Rōmaji, Kanji
Tipologia: SOV semiagglutinante
Filogenesi: (Controversa)
 Altaico o linguaggio isolato
  Giapponese
   
    
     
      
       
        
         
          
           
            
             
              
Statuto ufficiale
Nazioni: Giappone, Angaur (Palau)
Regolato da: Governo giapponese
Codici di classificazione
ISO 639-1 ja
ISO 639-2 jpn
ISO 639-3 jpn
SIL JPN  (EN)
SIL {{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
すべての人間は、生まれながらにして自由であり、かつ、尊厳と権利とについて平等である。人間は、理性と良心とを授けられており、互いに同胞の精神をもって行動しなければならない。
Il Padre Nostro
すべての人間は、生まれながらにして自由であり、かつ、尊厳と権利とについて平等である。人間は、理性と良心とを授けられており、互いに同胞の精神をもって行動しなければならない。
Traslitterazione
 
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Indice

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Il giapponese (nome nativo nihongo, 日本語) è la lingua ufficiale del Giappone. È parlata principalmente nell'arcipelago giapponese ma anche da diverse comunità presenti nelle aree di immigrazione giapponese come ad esempio in Brasile, in Perù e negli Stati Uniti (soprattutto Hawaii e California).

Gli immigrati giapponesi di queste comunità sono chiamati nisei 二世, ovvero "seconda generazione" ma raramente parlano giapponese correntemente.

 

[modifica] Classificazione genealogica

Il giapponese viene solitamente fatto rientrare nella classe delle lingue isolate. Nonostante si abbiano abbondanti fonti scritte a partire dal VI sec. d.C., queste non bastano a ricostruirne i rapporti genealogici. Molte sono le somiglianze con il Coreano (anch'esso lingua isolata) da un punto di vista sintattico, così come risulta tuttavia altrettanto marcata la distanza sul piano lessicale (per quanto riguarda il lessico autoctono) e morfologico.

 

[modifica] Classificazione tipologica

Il giapponese è una lingua agglutinante del tipo SOV (secondo alcuni linguisti sarebbe però più correttamente definibile come "semi-agglutinante"). Presenta inoltre, così come Cinese e Coreano, una struttura "tema-commento". Al contrario di quanto però è comunemente ritenuto, il giapponese, prossimo al coreano, è invece radicalmente diverso dal cinese.

 

[modifica] Origini della lingua giapponese

Sulle origini della lingua giapponese in ambito asiatico tre sono le teorie prevalenti. In ordine inverso di importanza:

 

[modifica] Teoria Ainu

Teoria scarsamente accreditata, è tuttavia ancora da esplorare approfonditamente. Giapponese e Ainu presentano caratteristiche molto diverse, e i contatti tra le due lingue sembrano risolversi unicamente in una serie limitata di prestiti linguistici. Tuttavia nell'Ainu sono rinvenibili tratti altaici per certi versi comuni col giapponese. Alcuni studiosi hanno ipotizzato l'esistenza nel passato di un linguaggio comune nella Siberia nord-orientale da cui sarebbero derivati giapponese, coreano e ainu. Quest'ultima sarebbe la lingua rimasta maggiormente vicina all'originale, laddove Giapponese e Coreano avrebbero subito diversi influssi e apporti dalle lingue limitrofe.

 

[modifica] Teoria Austronesiana

Teoria che lega il Giapponese alle lingue austronesiane: Giavanese, Samoano, Malese, Tagalog, Indonesiano.

Le somiglianze tra il Giapponese e le lingue austronesiane sarebbero le seguenti:

  • Mancanza di genere grammaticale
  • Struttura sillabica
  • Mancanza di raggruppamenti consonantici a inizio e fine parola
  • Mancanza di dittonghi, affricata, e di distinzione tra "l" e "r"

Notevoli tuttavia anche le differenze, specie nella sintassi: ad esempio nelle lingue austronesiane l'attributo segue il sostantivo cui si riferisce, contrariamente al giapponese.

 

[modifica] Teoria Altaica

È la teoria ritenuta maggiormente plausibile, che lega il Giapponese alle lingue uralo-altaiche: principalmente il Coreano, quindi Mongolo, Turco, Mancese.

Caratteristiche comuni tra il Giapponese e le lingue altaiche:

  • Mancanza di raggruppamenti consonantici a inizio parola
  • Mancanza di genere grammaticale
  • Mancanza di articoli definiti o indefiniti
  • Agglutinazione
  • Attributi posti prima del termine cui si riferiscono

Il sistema fonetico giapponese è tuttavia molto più povero di quello delle lingue uralo-altaiche, molte delle quali, inoltre, non sono sillabiche. L'armonia vocalica, poi, tipica di queste lingue, è assente nel Giapponese, anche se si può ipotizzare esistesse comunque nel Giapponese più antico.

Notevoli restano in ogni caso le similarità sintattiche e grammaticali tra il Giapponese e le lingue uralo-altaiche.

In conclusione, l'ipotesi prevalente oggigiorno definisce il Giapponese come esito di un incontro tra le lingue polinesiane, che ne farebbe il substrato, e quelle uralo-altaiche, a fare da sovrastrato.

 

[modifica] Indicazioni generali

La lingua giapponese è stata orale per molti secoli, riducendo così strategicamente molta parte della struttura grammaticale, risultando quindi, contrariamente al comune sentire, una lingua tendenzialmente semplice. Questa riduzione grammaticale della lingua Giapponese si può riscontrare nella totale assenza del plurale (che si deve desumere dal contesto, poiché non esiste nessuna differenza, né morfologica né fonetica):

ES:
 
"neko" = gatto - "neko" = gatti

Mancano anche totalmente gli articoli e le forme possessive o i pronomi (per esprimerli si usa la particella "no")

ES:
 
"il mio gatto" = "watashi no neko"
(dove watashi indica "io").

Non esiste la coniugazione dei verbi a seconda delle persone e nemmeno una forma per indicare il futuro, che si può esprimere integrando la frase con dei complementi di tempo.

In linea generale i verbi si inseriscono sempre alla fine di una frase, proposizione o espressione e la forma interrogativa si forma semplicemente aggiungendo la particella "ka".

 

[modifica] La scrittura

Il sistema di scrittura giapponese si basa sui due kana (hiragana e katakana), alfabeti sillabici creati — secondo la tradizione — intorno al IX secolo dal bonzo Kūkai (Kōbō Daishi), e sui kanji (caratteri di origine cinese), gli ideogrammi.

I primi due alfabeti sono composti ciascuno da 45 sillabe (che comprendono le vocali) e da una consonante, la N. Oltre a questi suoni seion, puri, ci sono 20 suoni dakuon o impuri (ottenuti dalla nigorizzazione, ovvero dall’aggiunta di due trattini chiamati nigori a destra dei caratteri, che sonorizza le consonanti), 5 suoni handakuon o semipuri (con un cerchietto, maru, a destra dei caratteri) e 36 suoni yōon o contratti, derivati dalla combinazione di alcuni dei precedenti.


 

 

[modifica] Il sillabario Hiragana

あ (a) い (i) う (u) え (e) お (o)
か (ka) き (ki) く (ku) け (ke) こ (ko)
が (ga) ぎ (gi) ぐ (gu) げ (ge) ご (go)
さ (sa) し (shi) す (su) せ (se) そ (so)
ざ (za) じ (ji) ず (zu) ぜ (ze) ぞ (zo)
た (ta) ち (chi) つ (tsu) て (te) と (to)
だ (da) ぢ (ji) づ (zu) で (de) ど (do)
な (na) に (ni) ぬ (nu) ね (ne) の (no)
は (ha) ひ (hi) ふ (fu) へ (he) ほ (ho)
ば (ba) び (bi) ぶ (bu) べ (be) ぼ (bo)
ぱ (pa) ぴ (pi) ぷ (pu) ぺ (pe) ぽ (po)
ま (ma) み (mi) む (mu) め (me) も (mo)
や (ya)   ゆ (yu)   よ (yo)
ら (ra) り (ri) る (ru) れ (re) ろ (ro)
わ (wa)       を (wo)
ん (n)        

Lo hiragana è impiegato specialmente per i prefissi, i suffissi, le particelle (o posposizioni) — parti grammaticali giapponesi che non si rappresentano con i kanji. Viene usato inoltre per trascrivere la pronuncia dei kanji (prendendo il nome di furigana), sia per motivi didattici (nel caso di kanji rari) sia per scrivere sul computer (ogni ideogramma è scritto inizialmente come sequenza di segni hiragana e poi sostituito da uno dei kanji che hanno quella pronuncia).

 

[modifica] Il sillabario Katakana

ア (a) イ (i) ウ (u) エ (e) オ (o)
カ (ka) キ (ki) ク (ku) ケ (ke) コ (ko)
ガ (ga) ギ (gi) グ (gu) ゲ (ge) ゴ (go)
サ (sa) シ (shi) ス (su) セ (se) ソ (so)
ザ (za) ジ (ji) ズ (zu) ゼ (ze) ゾ (zo)
タ (ta) チ (chi) ツ (tsu) テ (te) ト (to)
ダ (da) ヂ (ji) ヅ (zu) デ (de) ド (do)
ナ (na) ニ (ni) ヌ (nu) ネ (ne) ノ (no)
ハ (ha) ヒ (hi) フ (fu) ヘ (he) ホ (ho)
バ (ba) ビ (bi) ブ (bu) ベ (be) ボ (bo)
パ (pa) ピ (pi) プ (pu) ペ (pe) ポ (po)
マ (ma) ミ (mi) ム (mu) メ (me) モ (mo)
ヤ (ya)   ユ (yu)   ヨ (yo)
ラ (ra) リ (ri) ル (ru) レ (re) ロ (ro)
ワ (wa)       ヲ (wo)
ン (n)        

Il katakana, in alcuni punti simile allo hiragana, ma più rigido e squadrato, è attualmente impiegato soprattutto per trascrivere le parole di origine straniera (adattate naturalmente alla fonotassi giapponese: non tutti i suoni stranieri sono infatti presenti nell'alfabeto katakana, per esempio a causa del rotacismo). Inoltre può essere usato quando si vuol dare una maggior enfasi a determinati termini giapponesi all'interno di un testo. Fra i giovani è sempre più diffuso l'uso dei katakana per scrivere sostantivi giapponesi dai kanji troppo difficili o antiquati. Vengono infine usati per la scrittura delle voci onomatopeiche.

 

[modifica] Il rōmaji

Il rōmaji (lett. "Segni di Roma") è il sistema di traslitterazione dal giapponese ai caratteri latini. Ci sono più tipologie di rōmaji: i più usati sono il sistema Hepburn e il sistema Kunrei. Qui viene usato il sistema Hepburn, che si differenzia dal Kunrei solo per qualche sillaba e per la scrittura dei suoni contratti. Il primo si avvicina di più alla pronuncia; il secondo è più schematico (dove lo Hepburn scrive ta, chi, tsu, te, to, il Kunrei scrive ta, ti, tu, te, to). Attenzione: i giapponesi non usano mai il rōmaji per scrivere (anche se da tempo si è diffuso il modo di scrivere orizzontale sinistra-destra, alto-basso, occidentale, al posto del "classico" — e naturalmente tuttora impiegato — sistema di scrittura verticale alto-basso, destra-sinistra). Il rōmaji è comunque insegnato nelle scuole perché attraverso la sillabazione in caratteri romani si possono scrivere i testi in giapponese su apparecchi elettronici (computer, telefonia, ecc.)

 

[modifica] I kanji

I kanji (lett. "Segni della Cina" da "Kan" = "Cina") sono propriamente caratteri di origine cinese. Sono migliaia, ma quelli considerati "principali" (jōyō kanji) sono 1945. Essi sono formati da uno dei 214 radicali, che può trovarsi a sinistra, sopra, intorno, …, e da altri elementi riconducibili ad altri kanji. I radicali a loro volta sono dei kanji a sé che solitamente non hanno molti tratti. Perché è importante riconoscere i radicali? Perché aiutano nella comprensione dei kanji. Infatti questi hanno un significato preciso (e varie pronunce — di solito da una a tre — a seconda della loro posizione nelle parole. Adottando gli ideogrammi cinesi, i giapponesi hanno importato anche la loro pronuncia — detta on —, modificata secondo la propria fonetica, specialmente per le parole composte, data la brevità di tali pronunce — la lingua cinese scritta di epoca classica era di fatto quasi totalmente monosillabica). Esempio: la parola 休み (yasumi) significa "vacanza, riposo"; e il kanji (il secondo è la sillaba mi in hiragana) è composto dal radicale di "uomo" e da "albero". Si forma pertanto l’immagine di un uomo sotto un albero… che riposa.

 

[modifica] Scrivere senza spazi

Gli spazi nella lingua giapponese sono una introduzione piuttosto recente ad uso dei bambini e di coloro che devono apprendere la lingua iniziando dagli alfabeti sillabici. A volte la divisione fra parola e parole si basa su metodi meramente convenzionali (alcuni legano le post-particelle ai nomi che li precedono, altri no, stesso discorso per la desinenza -masu dei verbi nella forma di cortesia). In realtà l'alternanza di kanji e hiragana fa sì che ci sia un'alternanza delle parti del discorso pienamente distinguibile. Dopo ogni sostantivo (scritto in kanji) segue una particella in hiragana; anche verbi e aggettivi hanno una prima parte in kanji e una desinenza in hiragana. Conoscendo questa struttura diventa semplice delimitare una parola dall'altra.

 

[modifica] La pronuncia

Come è già stato detto, il giapponese si basa sulle sillabe semplici, formate da consonante + vocale. La pronuncia standard è basata sull'accento di Tokyo. Rimane da dire che queste possono essere raddoppiate (se precedute da una piccola tsu, o, in alcuni casi, da una n), e anche le vocali possono essere allungate (con la ripetizione della stessa o con l’aggiunta di una u o di una i a seconda dei casi). Suona strano ad un italiano il raddoppio del suono sh, ma anche questo è presente nella lingua giapponese. Le consonanti hanno un suono molto simile all'italiano, con pochissime eccezioni: la h è aspirata; la r ha un suono più vicino a una l e ha una sfumatura del suono della d; wa si legge come ua facendo avvicinare le labbra ma senza che si tocchino; fu ha un suono simile a hu aspirato; il suono tsu (つ) è come la nostra z sorda, invece zu (ず) corrisponde alla z sonora (suono dzu). Non esiste un accento tonico come concepito nelle lingue neolatine. La vocale i della sillaba shi e la u tendono a non essere pronunciate (es. desu, deshita, si leggono rispettivamente des' e desh'ta). L'accento regionale della zona del Kansai (Osaka, Kyoto) invece tende a pronunciare marcatamente anche le u e le i di shi.

 

[modifica] Pronunce irregolari

Solo 3 particelle hanno una pronuncia irregolare: は (ha) che si pronuncia wa, を (wo) che si pronuncia o e へ (he) che si pronuncia e. Queste letture irregolari si applicano solo quando il fonema è usato come particella. Nel caso di は ci sono anche altre poche eccezioni dovute a rimanenze arcaiche della particella d'argomento in parole ormai indipendenti, per esempio ではありません (dewa arimasen, traduzione: non è) o こんにちは (konnichiwa, buongiorno). La sillaba を è esclusivamente particella e non compare in nessuna altra parola giapponese.

 

[modifica] Note Grammaticali

 

[modifica] La sintassi

È quasi inversa a quella italiana. All'inizio della frase in genere si trova l'argomento della frase, che spesso è il soggetto stesso, contrassegnato dalla particella wa は. Poi vengono i complementi indiretti come quelli di luogo, di mezzo, di agente eccetera. Seguono il soggetto reale (se non coincide con l'argomento, particella ga が) e il complemento diretto (complemento oggetto o を). I complementi di specificazione (particella no の) e gli aggettivi precedono sempre il sostantivo al quale si riferiscono. Infine viene il verbo. Esempio: "Watashi wa tomodachi ni nihongo de nagai tegami o kakimasu" "私は友達に日本語で長い手紙を書きます。", traduzione ""Io (letteralmente parlando di me) scrivo una lunga lettera in giapponese a un amico". Questa diversa struttura determina anche una logica del discorso opposta alla nostra: le cose secondarie e i particolari hanno più risalto mentre l'oggetto centrale del discorso è invece più nascosto, sfumato, evitando di dare così alle frasi un tono troppo diretto. La mancanza di tempi verbali, di singolare, plurale, maschile e femminile danno anche alla frase una sfumatura più vaga e ambigua rispetto all'italiano.

 

[modifica] L'ordine delle parole

[Soggetto] + Tempo + Luogo/Mezzo + Oggetto indiretto + Oggetto + Verbo

 

[modifica] Uso delle Particelle

Il Soggetto non è obbligatorio nella struttura. Una volta introdotto un discorso, ed evidenziato un certo soggetto non è più necessario ripeterlo, a meno che non ne venga introdotto uno nuovo. Per definire il soggetto della frase si utilizza la particella "wa" che viene generalmente posta dopo il sostantivo-soggetto, mentre se il soggetto della conversazione è stato compreso, ma viene ripetuto nella conversazione, viene usata la particella "ga". Il Tempo è indicato dalla particella "ni" dopo la parola che lo indica. Generalmente, si usa "ni" per indicare specifici attimi nel tempo o specifici intervalli di tempo.Ad eccezione di questa regola generale, ci sono le espressioni deittiche, che non vogliono l'uso della particella (come per esempio "Ashita"= domani)

 

[modifica] La frase copulativa

soggetto WA + predicato nominale + DESU

WA è la posposizione che indica il soggetto della frase. DESU è la copula (verbo essere). La copula può essere omessa dopo l'aggettivo nelle frasi informali ES: watashi WA gakusei DESU = Io sono uno studente neko WA kuroi DESU = Il gatto è nero (o informale: neko WA kuroi.) Maria WA itariajin DESU = Maria è italiana

 

[modifica] Forma negativa

soggetto WA + predicato nominale + DEWA ARIMASEN

DEWA ARIMASEN ( DEWA NAI nelle frasi informali) è il negativo di DESU e significa non è / non sono. ES: watashi WA sensei DEWA ARIMASEN = Io non sono un insegnante neko WA shiroi DEWA ARIMASEN = Il gatto non è bianco Maria WA nihonjin DEWA ARIMASEN = Maria non è giapponese

 

[modifica] Forma interrogativa

soggetto WA + predicato nominale + DESU + KA soggetto WA + predicato nominale + DEWA ARIMASEN + KA

KA è la particella usata per le interrogative.

ES: anata WA gakusei DESU KA? = Tu sei uno studente? neko WA shiroi DEWA ARIMASEN KA? = Il gatto non è bianco? Maria WA itariajin DESU KA? = Maria è italiana?

 

[modifica] La frase esistenziale

In giapponese i verbi di esistenza traducibili con il nostro "esserci, c'è, ci sono" sono due:

  • ARIMASU che viene usato solo per gli oggetti e le cose inanimate.
  • IMASU che viene utilizzato per persone ed animali.

La struttura base della frase esistenziale è data dallo schema:

Soggetto + GA + ARIMASU

Soggetto + GA + IMASU

Es: Isu GA ARIMASU = C'è una sedia Neko GA IMASU = C'è un gatto

N.B. GA è la particella che indica il soggetto, ma nella frase esistenziale non può essere sostituita da WA

 

[modifica] Forma negativa

soggetto wa + ARIMASEN soggetto wa + IMASEN

ARIMASEN è il negativo di ARIMASU e significa non c'è / non ci sono (rifetito a cose). IMASEN è il negativo di IMASU e significa non c'è / non ci sono (rifetito a persone o animali). ES: Isu GA ARIMASEN = Non ci sono sedie Sensei GA IMASEN = Non c'è l'insegnante

 

[modifica] Forma interrogativa

Per la forma interrogativa è sufficiente aggiungere la particella interrogativa KA in fondo alla frase.

ES: isu GA ARIMASU KA? = Ci sono sedie? sensei GA IMASEN KA? =non c'è l'insegnante?

 

[modifica] Altre particolarità della lingua giapponese

  • Grande quantità di omofoni;
  • Gran numero di voci onomatopeiche;
  • Uso dei classificatori (derivati dal cinese), unità di misura che cambiano a seconda dell’oggetto della conta;
  • Numero enorme di forestierismi, la maggior parte derivati dal cinese, più recentemente dall'inglese americano;
  • Grande ricchezza e varietà di parole con sfumature di significato diverse (dovuto appunto all'importazione massiccia di parole anche da altre lingue straniere)
  • Sostantivi, verbi e aggettivi non distinguono tra genere, numero e persona;
  • Confine sfumato tra verbi e aggettivi;
  • Suddivisione delle voci verbali per basi;
  • Coniugazione positiva e negativa di tutte le forme verbali e aggettivali.
  • Divisione della lingua in livelli di cortesia, specialmente per i verbi, e di conseguenza gran numero di suffissi e di prefissi onorifici;
  • Indicatore del tema o argomento della frase;
  • Soggetto quasi sempre sottinteso.
  • Brevità delle frasi comuni;

 

[modifica] Voci correlate

 

[modifica] Collegamenti esterni

 

[modifica] Bibliografia

Kubota Yoko (1989). Grammatica di giapponese moderno. Libreria Editrice Cafoscarina. ISBN 88-85613-26-8.
Mariko Saito (2001). Corso di lingua giapponese per italiani 1. Bulzoni. ISBN 8883193873.
Mariko Saito (2003). Corso di lingua giapponese per italiani 2. Bulzoni. ISBN 8883198530.
Makino Seiichi, Tsutsui Michio (1991). A dictionary of basic japanese grammar. Japan Publications Trading Co. ISBN 4789004546.
Makino Seiichi, Tsutsui Michio (1995). A dictionary of intermediate japanese grammar. Japan Publications Trading Co. ISBN 4789007758.
Andrew Nelson, a cura di John Haig (1996). The New Nelson Japanese-English Character Dictionray. Tuttle Publishing. ISBN 0804820368.
Mark Spahn, Wolfgang Hadamitzky (1996). The Kanji Dictionary. Tuttle Publishing. ISBN 0804820589.
(1999). Dizionario Shogakukan Italiano-Giapponese. Shogakukan. ISBN 4095154020.
(1994). Dizionario Shogakukan Giapponese-Italiano. Shogakukan. ISBN 4095154519.

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NAGOYA CASTLE Hotel NAGOYA 3-19 HINOKUCHI-CHO, NISHI-KU 81 (52) 5212121 (52) 5313313
NAGOYA KANKO Hotel NAGOYA 19-30 NISHIKI 1-CHOME, NAKA-KU 81 (52) 2317711 (52) 2317719
BUSINESS KIYOSHI NAGOYA 1-3-1 HEIWA, NAKA-KU 81 (52) 3215663 (52) 3226769
CASTLE PLAZA Hotel NAGOYA 4-3-25 MEIEKI, NAKAMURA-KU 81 (52) 5822121 (52) 5828666
INTERNATIONAL HOTEL NAGOYA 3-23-3 NISHIKI, NAKA-KU 81 (52) 9613111 (52) 9625937
MEITETSU GRAND Hotel NAGOYA 1-2-4, MEIEKI, NAKAMURA-KU 81 (52) 5822211 (52) 5822230
NAGOYA CROWN Hotel NAGOYA 1-8-33 SAKAE, NAKA-KU 81 (52) 2116633 (52) 2114412

:::::::Nome Hotel
Indirizzo Hotel Zona Hotel
Hotel a 4 stelle
Mitsui Urban Hotel Osaka 3-18-8 Toyosaki, Kita-ku - 531-0072 Vicino alla metropolitana
Mitsui Urban Hotel Osaka Bay Tower 1-2-1 Benten, Minato-ku, Benten-cho - 552-0007 Centro citta'
Hotel a 3 stelle
Apa Hotel - Osaka Temma 2-16-15 Doushin, Kita-ku - 530-0035 Vicino stazione ferroviaria
Sunplaza Rinkai 4-4-16 Toyosaki, Kita-ku - 531-0072
Kishu Tetsudo Osaka Umeda Hotel 2-9-15 Shibata, Kita-ku - 530-0012 Centro citta'
Osaka Castle Hotel 1-1 Tenmabashi Kyomachi, Chuo-ku - 540-0023 Vicino autostrada
Hotel Nankai Namba 1-17-11 Nambanaka, Naniwa-ku - 556-0011
Apa Hotel Osaka Tanimachi 1-3-12 Uchi-honmachi, Chuo-ku - 540-0026 Vicino autostrada
Nome Hotel
Indirizzo Hotel Telefono Albergo
RIHGA ROYAL Hotel OSAKA 5-3-68 NAKANOSHIMA, KITA-KU 81 (6) 4481121 (6) 4446570
ANA OSAKA Hotel OSAKA 3-1 DOJIMAHAMA 1-CHOME, KITA-KU 81 (6) 3471112 (6) 3489208
THE PLAZA Hotel OSAKA 2-2-49, OYODO-MINAMI, KITA-KU 81 (6) 4531111 (6) 4540169
THE WESTIN OSAKA OSAKA 1-1-20, OYODO NAKA, KITA-KU 81 (6) 4401111 (6) 4401100
ANA GATE TOWER OSAKA RINKU, ORAI-KITA, IZUMISANO - OPENING 01.10.1996 81 (6) 6341117 (6) 6341160
CREVETTE Hotel OSAKA NISHITENMA - 3-J-23, KITA-KU 81 (6) 3617201 (6) 8430043
CREVETTE AIRPORT OSAKA 9-6, 1-CHOME, KUKO, IKEDA-SHI 81 (6) 8437201 (6) 8430043
OSAKA DAI-ICHI OSAKA 1-9-20 UMEDA, KITA-KU 81 (6) 3414411 (6) 3414930
OSAKA TERMINAL OSAKA 3-1-1, UMEDA, KITA-KU 81 (6) 3441235 (6) 3441130
TOYO Hotel OSAKA 3-16-19 TOYOSAKI, KITA-KU 81 (6) 3728181 (6) 3728101
HOLIDAY INN OSAKA NANKAI OSAKA 15-5, 2-CHOME, SINSAIBASHISUJI, CHUO-KU 81 (6) 2138281 (6) 2138640
SHIN Hotel OSAKA SEN-I CITY OSAKA 2-2-17 NISHI MIYAHARA 81 (6) 3943331 (6) 3943335
::::::::::
Nome Hotel
Indirizzo Hotel Telefono Albergo
TOKYO HILTON TOKYO 6-2 NISHI-SHINJUKU, 6-CHOME 81 (3) 33445111 (3) 33426094
AKASAKA TOKYU TOKYO 14-3, NAGATA-CHO 2-CHOME 81 (3) 35802311 (3) 35806066
ANA TOKYO Hotel TOKYO 12-33 AKASAKA 1-CHOME, MINATO KU 81 (3) 35051111 (3) 35051155
TAKANAWA PRINCE TOKYO 13-1 TAKANAUA, 3 CHOME, MINATO-KU 81 (3) 34471111 (3) 34460849
TOKYO PRINCE Hotel TOKYO 3-3-1 SHIBAKOEN, 3-CHOME, MINATO-KU 81 (3) 34321111 (3) 34345551
AKASAKA SHANPIA TOKYO 7-6-13 AKASAKA, MINATO-KI 81 (3) 35860811 (3) 35890575
ASAKUSA VIEW Hotel TOKYO 3-17-1 NISHI-ASAKUSA, TAITOU-KU 81 (3) 38471111 (3) 38422117
ROPPONGI PRINCE TOKYO 2-7 ROPPONGI 3-CHOME, MINATO-KU 81 (3) 35871111 (3) 35870770
HOLIDAY INN Hotel TOKYO KUNITACHI TOKYO 984-1 YAHO 81 (425) 712311 (425) 712013
MARKS INN Hotel KAMATA TOKYO 5-12-12, KAMATA 81 (3) 57100771 (3) 57100772
SHINJUKU PRINCE TOKYO 30-1 KABUKI-CHO 1-CHOME 81 (3) 32051111 (3) 32051952
7984, fax 00813-35888524;
Grazie a www.imondonauti.it



_________________Giappone
GIAPPONE

Testo di Federico Boi - Foto di Michele Falzone
Il monte Fuji ed i ciliegi in fiore sul lago Kawaguchi
Il monte Fuji ed i ciliegi in fiore sul lago Kawaguchi -
©Michele Falzone

Perché visitare il Giappone? La risposta più semplice potrebbe far riferimento ai ciliegi in fiore che ricoprono Kyoto a primavera, alla cima azzurra del monte Fuji, alle meravigliose acque dell’arcipelago di Okinawa.

In realtà un viaggio nella terra del Sol Levante offre al turista l’opportunità irripetibile di osservare un mondo in cui il rispetto di secolari tradizioni e lo sviluppo della tecnologia più avanzata si fondono senza apparenti contrasti; offre la possibilità di interagire in un contesto al quale siamo culturalmente così estranei da provocare situazioni di isolamento e incomprensione quasi totali; permette di camminare per strada, incontrare moltitudini di kou-gyaru (le studentesse del liceo in divisa scolastica), e provare un fortissimo senso di dejà vu che ci catapulta nei cartoni animati con cui abbiamo convissuto negli ultimi vent’anni… semplici sensazioni, tuttavia più che sufficienti da sole a rispondere alla domanda.

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IL PAESE

Giappone in cifre

Capitale


Tokyo

Superficie


Kmq 372.487

Abitanti


127.417.244 (2005)

Abitanti capitale


12.379.928 (29.200.000 come agglomerato urbano)

Densità di popolazione


335 ab./kmq

Religione


Shintoismo e buddismo; piccola minoranza cristiana
Geografia e territorio

Click per ingrandire

Situato nel tratto di oceano posto tra le coste orientali dell’Asia, al largo delle coste della Cina, della Russia e della Corea, e il nord est del Pacifico, tra i 27°29’ di latitudine sud e i 45°32’ di latitudine nord e tra i 128°6’ di longitudine ovest e i 146° di longitudine est, il Giappone risulta composto da quattro isole principali (Hokkaido, Honshu, Kyushu e Shikoku) e da circa un migliaio di isole minori, che si estendono per oltre 3000 km dall’isola russa di Sakhalin al Mar Cinese Orientale (Isola di Okinawa).

Risultando determinato dai corrugamenti alpino himalayani che si elevano sul bordo della fossa del Pacifico, il territorio del Giappone risulta essere per circa tre quarti montuoso: peraltro, solamente nel settore centrale dell’isola di Honshu, in corrispondenza del massiccio delle cosiddette Alpi Giapponesi, si trovano cime di altezza superiore ai 3000 m. Nei pressi di Tokyo si trova il monte Fuji, che con i suoi 3.778 m è la cima più elevata del paese.

Il Giappone si pone esattamente al centro del punto di intersezione di quattro zolle litosferiche (Eurasiatica, Nord Americana, del Pacifico e delle Filippine) che si muovono secondo direzioni opposte: per tale motivo risulta molto intensa l’attività sismica; la relativa instabilità della crosta terrestre ai margini delle zolle ha quindi favorito lo sviluppo di fasce vulcaniche, ed oltre 60 vulcani risultano ancora attivi lungo tutto l’arcipelago.

Dato che la larghezza delle isole che compongono il Giappone non risulta essere mai superiore ai 400 km, i fiumi hanno un corso decisamente limitato: nell’isola di Honshu e di Hokkaido si trovano i più lunghi (rispettivamente lo Shinano, 369 km, il Tone, 322 km e l'Ishitari, 341 km).
Popolazione

La popolazione del paese del Sol Levante risulta essere particolarmente omogenea, dato che il gruppo etnico giapponese appare assolutamente dominante (oltre il 99%): appare tuttavia difficile risalire al ceppo originario, nonostante la presenza nell’isola di Hokkaido del gruppo etnico degli Ainu, considerati comunemente diretti discendenti dei primi abitanti del Giappone.

La minoranza è costituita dalle comunità straniere che vivono in Giappone, ed in particolare da quella Cinese, Coreana e Brasiliana.
Clima
didascalia
Giovani teenagers alternativi per le strade di Kyoto
©Michele Falzone

L'ampiezza dell'arcipelago giapponese comporta differenze climatiche di notevole rilevanza tra le diverse regioni che lo compongono: tuttavia in gran parte il clima è di tipo mediterraneo-temperato, particolarmente sensibile tuttavia al regime dei monsoni.

La stagione migliore è senza dubbio la primavera (aprile e maggio), con un clima temperato e una temperatura mite (intorno ai 25° nella zona di Tokyo); ma ottimo è anche l’autunno (ottobre e novembre), che presenta una temperatura media di 15-20° e una piovosità molto limitata.

Nel mese di giugno inizia la stagione delle piogge, con frequenti tifoni in particolare nella parte più meridionale del paese; da metà luglio invece scoppia l’estate, con temperature che toccano di regola i 37-38° e livelli di umidità elevatissimi.

L'inverno più rigido si presenta a partire da dicembre in particolare nella zona di Hokkaido e nell'Honshu settentrionale. Nell'Honshu centro meridionale la temperatura media si attesta sui 5°, mentre nelle isole di Kyushu e Okinawa rimane caldo e secco.
Ora

Il Giappone ha otto ore in più rispetto all’Italia (se in Italia sono le 12.00 in Giappone sono le 20.00), e questa differenza d’orario diventa di sette ore durante il nostro periodo di ora legale.
Lingua

La lingua ufficiale è il giapponese. La conoscenza dell’inglese è decisamente limitata, anche nei centri urbani.
Religione

In Giappone vi sono due religioni comunemente praticate (circa l'84% della popolazione): lo shintoismo (religione di stato tra il 1870 e il 1940) ed il buddhismo, penetrato a partire dal VI sec. d.C. attraverso la Cina e la Corea. Delle restanti comunità religiose la minoranza cristiana si pone all’1,5%.
Storia

L'evoluzione storica del Giappone viene normalmente descritta attraverso l'individuazione di tredici differenti periodi storici, compreso quello cominciato nel 1989 e non ancora concluso.

Periodo Jomon (12.000-300 a.C.): Dal sistema di vita nomade proprio delle prime popolazioni che entrarono in Giappone dalla Siberia attraverso l’isola di Sakhalin si passa, in particolare a partire dal 3000 a.C., alle prime forme di società stabile e organizzata: la comunità di Jomon (che letteralmente significa “decorazione a corda”) è la più antica civiltà conosciuta dell’arcipelago.

Periodo Yayoi (300 a.C.-300 d.C.): Questa fase prende il nome dal quartiere di Tokyo in cui furono rinvenuti i primi vasi di questa civiltà. Il periodo corrispondente segna uno sviluppo dei contatti con le popolazioni della Corea, che porta all’introduzione della coltivazione del riso e alla lavorazione del bronzo e del ferro nell’isola di Kyushu, e ai primi spostamenti delle popolazioni autoctone verso l’Honshu e Shikoku.

Periodo Kofun/Asuka (300-710): Nel 538 giunge in Giappone dalla Corea il buddismo, che viene fortemente osteggiato dalle popolazioni site nella pianura di Yamato, sede del governo da cui si svilupperà la stirpe imperiale del Sole Yamato. Verso la fine del VI secolo, come dimostrato dall’edificazione del tempio Horyu-ji nella zona in cui sorgerà Nara, la fazione buddista prende il sopravvento.

Periodo Nara (710-794): Fiorisce la fiornte civiltà di Heijo-kyo (capitale della pace), successivamente conosciuta come Nara, capitale fino al 794 e culla della nuova religione.

Periodo Heian (794-1185): Nel 794 l'imperatore Kanmu della potente famiglia Fujiwara fissa la sua residenza a Kyoto (allora conosciuta come Heian-kyo), che doveva rimanere la capitale del Giappone per oltre dieci secoli, fino al 1868.

Periodo Kamakura (1185-1333): Minamoto no Yoritomo mantiene la capitale a Kyoto ma trasferisce l’effettiva gestione del potere a Kamakura (shogunato di Kamakura); il sistema di governo viene improntato sulla classe dei guerrieri (bushi), che detengono il potere effettivo, mentre imperatore e nobiltà non si occupano di politica.

Periodo Muromachi (1333-1573): Avvengono i primi contatti con le popolazioni occidentali: spagnoli e portoghesi giungono in Giappone verso la metà del XVI secolo. Durante il governo militare della famiglia Ashikaga si susseguono lotte intestine che portano tre il 1467 e il 1477 alla quasi completa distruzione di Kyoto.
Lo splendido castello di Himeji al tramonto
Lo splendido castello di Himeji al tramonto - ©Michele Falzone

Periodo Momoyama (1573-1600): Lotte per l'unificazione del Giappone guidate da Oda Nobunaga fino al 1582, e da Toyotomi Hideyoshi, guerriero di umili origini, con mire espansionistiche verso i territori coreani.

Iniziano le prime persecuzioni nei confronti dei missionari portoghesi e dei giapponesi convertiti: nel 1587 il cristianesimo viene bandito ufficialmente da Hideyoshi.

Periodo Edo (Tokugawa) (1600-1868): Nominato shogun nel 1603, Ieyasu Tokugawa stabilisce la sede dello shogunato a Edo, l'attuale Tokyo. I Tokugawa, che detennero il potere per due secoli e mezzo, unificarono il Giappone, annettendo al loro dominio Hokkaido e instaurando un sistema di amministrazione centralizzata e di completo isolamento con il resto del mondo: Dal 1638 al 1853, anche per il timore della penetrazione del cristianesimo, il Giappone interrompe ogni contatto con gli stranieri, permettendo solo a navi olandesi e cinesi di attraccare al porto di Nagasaki.

Periodo Meiji (1868-1912): Cessa l'isolamento verso il mondo esterno e inizia il processo di modernizzazione e occidentalizzazione del Giappone. Artefice è l'imperatore Meiji, andato al potere in seguito alla ribellione delle province occidentali contro il governo della famiglia Tokugawa. La capitale imperiale e la capitale amministrativa vengono unificate a Tokyo.

Periodo Taisho (1912-1926): Forse il periodo dell'apogeo politico del Giappone, che nel 1914 si allinea alla Gran Bretagna durante la Prima Guerra Mondiale e manifesta le prime mire espansionistiche verso i paesi limitrofi e gli arcipelaghi del Pacifico.

Periodo Showa (1926-1989): Nel 1931 il Giappone occupa la Manciuria. Nel 1937 entra in guerra contro la Cina. Nel 1941 entra nella Seconda Guerra Mondiale come alleato di Germania e Italia, occupando Hong Kong, Indocina, Malesia, Indonesia e Filippine e attaccando la base americana di Pearl Harbor nelle Hawaii.

Il 6 agosto 1945 gli Stati Uniti sganciano la prima bomba atomica su Hiroshima, e tre giorni dopo su Nagasaki: il 15 agosto l'imperatore Hirohito ordina al governo di chiedere la pace, e il Giappone viene occupato per sette anni dalle Forze Alleate. Con il trattato di San Francisco al Giappone vengono sottratte tutte le colonie, le isole Bonin e Ryukyu che passano sotto gli Stati Uniti, e le Curili che rimangono sotto il controllo dell’ex Unione Sovietica. Nel 1956 il Giappone entra a far parte dell’ONU e nel 1972 si accorda con il governo degli Stati Uniti per la restituzione di Okinawa, diventata base aerea americana.

Periodo Heisei (1989-): A cinquant'anni dalla cessazione dell'occupazione delle Forze Alleate, e del conseguente disarmo (la Costituzione prevede che le Forze Armate abbiano solo funzioni di autodifesa, rinunciando il Giappone alla guerra come diritto sovrano), il Paese del Sol Levante cerca di recuperare un posto di rilievo nella politica internazionale. A partire dalla proclamazione di Akihito a imperatore nel 1989 si sono cominciati a vedere i primi cambiamenti: nel 1992 il Giappone ha partecipato con 2000 soldati ad una missione di pace dell’ONU; nel 1997 USA e Giappone hanno firmato un accordo di cooperazione militare per la risoluzione di conflitti regionali nell’area dell’arcipelago; infine, nel 2001 vi è stata la partecipazione ad operazioni internazionali contro il terrorismo a fianco di Gran Bretagna e Stati Uniti.
Costituzione

In base alla costituzione promulgata il 3 novembre 1946 il Giappone è una monarchia costituzionale in cui l'Imperatore, avendo rinunciato allo status divino, ricopre funzioni sostanzialmente rappresentative.

Organo supremo dello Stato è la Dieta o Kokkai, titolare del potere legislativo, composta da due Camere elette e suffragio universale diretto: la Camera dei Consiglieri o Sangi-in, composta da 252 membri eletti per 6 anni e rinnovabili per metà ogni 3 anni, e la Camera dei Deputati o Shugi-in, composta da 480 membri eletti per 4 anni. La Dieta esercita anche il controllo politico sul Governo, presieduto da un Primo Ministro di nomina formale dell’Imperatore.
Economia
Alba sul lago Tsutanuma - Tohoku
Alba sul lago Tsutanuma - Tohoku - ©Michele Falzone

La situazione economica del Giappone risente ancora fortemente degli effetti della recessione del 1992 che colpì in modo molto pesante un sistema politico-economico che dal dopoguerra aveva contato su una costante crescita e sull’enorme sviluppo della produzione industriale (a partire dal 1952 grazie soprattutto alla guerra di Corea) e delle esportazioni di tecnologia avanzata, portando alla crisi politica sfociata nella caduta del Partito Liberale Democratico al governo da 38 anni..

La concorrenza con i Paesi limitrofi, in particolare con la produzione a basso costo effettuata dalla Cina, comporta una costante deflazione e una diminuzione delle esportazioni che sembra essersi fermata solo nel 2002, grazie tuttavia in gran parte alla debolezza dello yen.

La povertà delle risorse primarie (con l’esclusione della pesca) e delle risorse minerarie completa il quadro economico non certamente positivo di un Paese che presenta un tasso di disoccupazione (5,5%) mai così elevato dai primi anni del dopoguerra ed una preoccupante espansione del debito pubblico (140% del PIL).
Festival e tradizioni popolari

In Giappone vi è un gran numero di festività, a carattere locale o nazionale, strettamente legate ai culti praticati nel Paese: dalla pratica religiosa scintoista derivano i matsuri, feste religiose propiziatrici del favore delle divinità, che vengono invitate ad unirsi alla popolazione per partecipare ai banchetti in loro onore.

Dato l'enorme numero di tali festività, viene proposta di seguito un'indicazione non esaustiva di quelle principali:

1 gennaio, Shogatsu: il capodanno rappresenta la festa religiosa più importante e celebrata in tutto il Giappone;

14 gennaio, Hodaka Ori, rito buddista celebrato presso il tempio Hokai-ji nelle vicinanze di Kyoto;

seconda settimana di febbraio, Yuki Matsuri (Festival di Sapporo): la tradizionale festa della neve è uno degli eventi da non perdere per chi si trova in Giappone in questo periodo dell’anno; le enormi sculture di ghiaccio illuminate di notte sono uno spettacolo unico;

3 marzo, Hina-matsuri: per gli appassionati di bambole in costumi tradizionali;

14-15 aprile, Takayama Matsuri, nella prefettura di Gifu: bellissima sfilata di carri e di costumi del periodo Edo;

da fine marzo a inizio aprile, Hanami: la fioritura dei ciliegi, che si verifica in questo breve periodo dell’anno, offre effetti indimenticabili soprattutto a Kyoto;

da fine aprile ai primi di maggio, Goruden Wiku (settimana d'oro): in questa settimana si susseguono diverse festività e celebrazioni; in particolare si segnala l'Hamamatsu Matsuri, parata di aquiloni che si tiene dal 3 al 5 maggio nella città omonima sita nella prefettura di Shizuoka;

7 luglio, Tanabata Matsuri (festa delle stelle): celebrata in tutto il Giappone, si ritiene che i desideri espressi in questa giornata vengano sempre esauditi;

17 e 24 luglio, Gion Matsuri, a Kyoto: la festa più importante della storica capitale del Giappone, che si celebra in ricordo della miracolosa cessazione dell’epidemia di peste che colpì la città nell’anno 869;

24 e 25 luglio, Tenjin Matsuri, ad Osaka: la festa dura in realtà una settimana intera, con l’invasione della città da parte di processioni di suonatori di tamburi;

ultima domenica di luglio, Hanabi Taikai, a Tokyo: spettacolo pirotecnico nei pressi del fiume Sumida;

dal 13 a l6 agosto, O-Bon: festa dei morti legata alla religione buddista;

fine di settembre, Hoo-no-Mai Matsuri, a Hinode, nei pressi di Tokyo: il rito della danza delle fenici celebra la fine della stagione delle piogge e propizia l’abbondanza del raccolto;

22 ottobre, Festa del fuoco di Kurama, nei pressi di Kyoto: fiaccolata tradizionale lungo la strada che porta al santuario Yuki;

metà novembre, Tori-no-ichi, a Tokyo: vendita di rastrelli decorati nei pressi del santuario Otori, propiziatoria di guadagno nell’anno a venire.
Inizio guida

Prima del viaggio

Burocrazia e sanità in cifre

Visto


Non richiesto per soggiorni inferiori a 90 gg.

Passaporto


In corso; validità di almeno 3 mesi dalla data di ingresso

Febbre gialla


Non richiesta

Vaccinazioni (epatite A e B, profilassi antimalarica)


Non richieste: la situazione sanitaria del Paese è ottima; evitare di camminare nelle risaie (rischio schistosomiasi)
Quando andare

E' possibile visitare il Paese tutto l'anno, anche se i periodi migliori sono senza dubbio la primavera (marzo e aprile, con la possibilità di godere dell’hanami, la meravigliosa fioritura delle piante di ciliegio) e l’autunno, grazie ad una temperatura generalmente mite, evitando le piogge di giugno, l’afa e l’umidità estive e il freddo pungente invernale per chi si vuole recare nell’Honshu settentrionale o ad Okkaido.
Burocrazia e visti
Lanterne e ciliegi nel parco di Ueno - Tokyo
Lanterne e ciliegi nel parco di Ueno - Tokyo - ©Michele Falzone

Il soggiorno in Giappone inferiore ai 90 giorni non presenta particolari problemi: è sufficiente il passaporto in corso di validità.
In caso di soggiorno per un periodo superiore ai 90 giorni è invece necessario munirsi di visto (prendere contatto con la Sezione Consolare dell’Ambasciata Giapponese in Italia), anche se normalmente, una volta in Giappone, è possibile prorogare la permanenza di altri 90 giorni recandosi presso gli Uffici dell’Immigrazione.

Se si intende soggiornare in Giappone per motivi di studio per più di 3 mesi, si deve richiedere personalmente presso l'Ambasciata o un Consolato giapponese in Italia un Temporary Visitor's Visa.

Per ogni informazione o problema, una volta in Giappone ci si può rivolgere all’Immigration Information Center, sito nella capitale presso il Tokyo Regional Immigration Bureau Office (www.moj.go.jp).
Vaccinazioni

La situazione sanitaria del Giappone è ottima: non è dunque prescritta alcuna vaccinazione.
Da mettere in valigia

Il clima in Giappone è variabile a seconda della stagione e della zona in cui ci si trova: abbigliamento leggero nell’Honshu centrale e nella zona meridionale del Paese in estate; abbigliamento pesante ad Hokkaido e nell’Honshu settentrionale in inverno, tenendo presente che può essere fresco anche d’estate.

L'unico consiglio che mi sento di fare riguarda la protezione dalla pioggia, in particolare per chi si reca a partire da fine maggio (mantellina, k-way o piccolo ombrello) e la farmacia da viaggio (antibiotici a largo spettro, disinfettanti intestinali, antipiretici, cerotti, ecc.): il Giappone non è un paese a rischio, ma l’assistenza sanitaria può risultare costosa e, per uno straniero, problematica. Se è possibile, conviene risolvere i piccoli problemi autonomamente.
Elettricità

L'erogazione della corrente elettrica è di 100 volts - 50 Hz nella zona est del Giappone, 100 volts - 60 Hz nella zona ovest; se le apparecchiature utilizzate non dispongono di un commutatore è necessario fornirsi di un trasformatore e comunque di un adattatore. Le spine usuali sono a forma piatta, secondo il modello americano.
Quanto costa

Un viaggio in Giappone senza dubbio non è economico. Chi decidesse di muoversi autonomamente deve cercare di prenotare il volo aereo con un certo anticipo, trovando in questo modo le offerte veramente convenienti. Il biglietto aereo non costa generalmente meno di 700-900 €, ma spesso mi è capitato di vedere offerte della British Airways o della Lufthansa intorno ai 600 €.

La vita in Giappone è cara, paragonata al tenore di vita italiano: una stanza d'albergo, salvo le sistemazioni più economiche (youth hostel), difficilmente costa meno di 40 €; un pasto presso un ristorante tipico dai 15 euro in su; lo spostamento in treno fino a 40 € per un’ora e mezzo di viaggio sullo Shinkansen (vedasi però Japan Rail Pass nella sezione Spostarsi).

Si tratta naturalmente di indicazioni di principio, che prendono a riferimento un ipotetico costo medio, con oscillazioni tendenti tuttavia verso l’alto.
Indirizzi utili

Indirizzi utili burocrazia

Ambasciata del Giappone in Italia


Via Quintino Sella 60, Roma, tel. 06487991, fax 064873316; www.ambasciatajp.it

Consolati del Giappone in Italia


Via Cesare Mangili n. 2-4, Milano, tel. 026241141, fax 0229008899
Via Ponte di Tappia 82, Napoli, tel. 0815521573, fax 0815521183

Ambasciata italiana in Giappone


5-4, Mita 2-chome - Minato-ku, Tokyo 108-8302, tel. 3-34535291, fax 3-34562319, cell. emerg. 090 39082302; www.embitaly.jp

Consolato generale d'Italia in Giappone


Twin 21 MID Tower, 31 floor, 1-61, Shiromi 2-chrome, Chuo-Ku, Osaka 540-61-31, tel. 6-69492970; www.italconsosak.org

Consolati onorari a: Fukoka, Kyoto, Okinawa

Indirizzi utili turismo e cultura

Associazione Italia - Giappone


P.za Venezia n. 11, 00187 Roma, tel. 06-69783920, fax 06-6780390

Istituto Giapponese di Cultura


Via Gramsci n. 74, 00197 Roma, tel. 06-3224794, fax 06-3222165

Japan Travel Bureau Italy (JTBI)


Via Modena n. 5, 00184 Roma, tel.06-476771

Japan National Tourist Office (JNTO):



info turistiche in inglese: tel. 3-32013331, Tokyo ( tutti i giorni con orario 9- 17)
tel. 75-3436655, Kyoto ( tutti i giorni con orario 8.30 -19)

nel resto del Paese tel. 120-444800 oppure num. verde 088-224800 ( tutti i giorni dalle 9 alle 17 ed è disponibile dalle cabine telefoniche gialle, blu e verdi oltre che dai telefoni privati)

The Tourist Information Center (TIC)


10 Fl., Tokyo Kotsu Kaikan Bldg., Yurakucho, Chiyoda-ku, Tokyo, tel. 03-32013331 (orario 9-17); www.jnto.go.jp

Indirizzi utili sicurezza

Polizia


tel. 110 (da ogni telefono pubblico premendo il bottone rosso)

Tokyo English Lifeline


numero per emergenze gestito a Tokyo da stranieri residenti in Giappone 03-39684099

Soccorso stradale


tel. 042-3390111, Tokyo

Indirizzi utili sanità

Pronto soccorso


tel. 119 (da ogni telefono pubblico premendo il bottone rosso)

Info sugli ospedali


tel. 03-52858181, Tokyo

Centro Medico Croce Rossa Giapponese( Nihon Sekijujisha Iryo Center)


4-1-22 Hiroo, Shibuya-ku, Tokyo, tel. 03-34001311

International Catholic Hospital (Seibo Byoin)


2-5-1 Naka-Ochiai, Shinjuku-ku, Tokyo 161-8521, tel. 03-39511111
Inizio guida

Il viaggio
Quanto stare

Un viaggio in Giappone che consenta di avere una sufficiente visione delle principali città storiche dell’Honshu occidentale e di prendere in parte confidenza con lo stile di vita locale richiede almeno tre settimane. Non meno di due mesi potrebbero bastare per un giro completo dell’arcipelago; tempo che diventa indefinito per chi volesse addentrarsi nella cultura e nelle tradizioni locali.
Come arrivare

Voli diretti dall´Italia al Giappone sono effettuati da: Alitalia (www.alitalia.it, tel. 062222) che prevede cinque voli settimanali da Milano a Tokyo e tre voli settimanali da Roma a Tokyo (durata circa 12 ore); Japan Airlines (www.jal.co.jp) che effettua quattro voli settimanali da Milano a Tokyo e da All Nippon Airways (www.ana.co.jp) che offre coli giornalieri dalle principali città italiane al Giappone.

Diverse compagnie aeree effettuano collegamenti con scali intermedi: in particolare Air France (www.airfrance.it) con scalo a Parigi, British Airways (www.british-airways.com) con scalo a Londra, KLM (www.klm.com) con scalo ad Amsterdam e Lufthansa (www.lufthansa.it) con scalo Francoforte. Dopo lo scalo è possibile che la tratta rimanente venga effettuata con aerei di diversa compagnia, in particolare All Nippon Airways (www.ana.co.jp) o Japan Airlines. Quasi tutti i voli internazionali per il Giappone hanno come destinazione il New Tokyo International Airport di Narita, situato a circa 60 km dalla capitale. Chi avesse difficoltà di orientamento (spostamento verso Tokyo od altre destinazioni, prenotazione alberghi) può rivolgersi ad uno dei Tourist Information Center situati all'interno dell'aeroporto ai Terminal 1 e 2 degli arrivi (tel. 0476-343383, 0476-345877, orario 8-20).

Tasse di ingresso e di imbarco

Non viene richiesta alcuna tassa di ingresso; le tasse aeroportuali sono comprese nel costo del biglietto aereo.

Per quanto riguarda i voli interni, in alcuni aeroporti (Narita, Kansai, Fukuoka) è prevista una tassa di imbarco, generalmente compresa nel costo del biglietto, variabile dai 5 ai 20 €.
Cosa vedere e cosa fare

Sono tantissime le località che varrebbe la pena di vedere in Giappone: per motivi di spazio si dà un’ elencazione delle località che si dovrebbe cercare di visitare in ogni caso, suddivise per area geografica di appartenenza:
a) Honshu
Ciliegi in fiore nei pressi di Himeji
Ciliegi in fiore nei pressi di Himeji - ©Michele Falzone

Prima meta del viaggio, data anche la vicinanza con l’aeroporto internazionale di Narita, è senza dubbio la capitale, Tokyo. Tokyo rappresenta un mondo a sé rispetto al resto del Giappone, una metropoli con più di 12 milioni di abitanti che rappresenta la massima espressione del lato iper-tecnologico del paese del Sol Levante. La zona centrale della città, con i due quartieri di Akihabara e di Ginza, offre il meglio in fatto di negozi e grandi magazzini con tutte le novità dalla tecnologia alla vendita di kimono tradizionali. Esteticamente è invece il quartiere situato a Shinjuku ovest che avvicina Tokyo a Manhattan, con il gran numero di grattacieli che ospitano uffici amministrativi e governativi. Nella parte occidentale della capitale si trova il quartiere di Shibuya, vero centro culturale della città: chi vuole divertirsi, ascoltare musica o anche semplicemente passare il suo tempo a giocare all’alienante pachinko (un consiglio: entrate almeno una volta in una delle sale in cui si gioca, non ve ne pentirete!), qui ha l’imbarazzo della scelta. La visita alla città non può concludersi senza aver visitato lo Stadio Nazionale di Sumo, a Ryogoku, nella periferia orientale di Tokyo e, se possibile, senza aver assistito almeno ad un incontro.

Proseguendo verso l'Honshu occidentale si possono visitare le antiche capitali del Giappone, senza tuttavia tralasciare di ammirare il principale simbolo giapponese, il Monte Fuji ed i cinque laghi che lo circondano: ci vuole parecchia fortuna, soprattutto in estate, per poterlo ammirare senza nuvole; in caso contrario, vi garantisco che il giro dei laghi è comunque soddisfacente.

Kamakura, capitale dal 1185 al 1333, conserva ancora numerose vestigia del suo periodo di maggiore splendore: la visita è comunque giustificata da sola dal Grande Buddha (Daibutsu), realizzato in bronzo e alto 13,5 m. Ancora più consigliabile, data anche la vicinanza a Kyoto, una visita a Nara, che presenta un centro storico immerso in un parco di oltre 500 ettari e nel quale girano liberamente oltre 1000 cervi: tra i vari templi, da non perdere l’imponente Todai-ji, costruito per dare un tetto al Grande Buddha (Vairocana), alto 16 m, costruito nel 752 fondendo bronzo, mercurio e cera.

Kyoto è senza dubbio la più bella e affascinante città dell’arcipelago, una perfetta fusione del Giappone antico con gli aspetti più moderni della cultura locale. Solo la visita di questa antica capitale richiederebbe parecchi giorni, dato l’impressionante numero di magnifici templi, pagode, giardini zen che compaiono ad ogni angolo. Solo per citare i più interessanti, non si possono perdere il meraviglioso Kinkaku-ji, o Padiglione d'Oro, e l'affine Ginkaku-ji, o Padiglione d'Argento, il Tempio Kiyomizu-dera, dal quale si gode una splendida vista su tutta la città, il Tempio Ryoan-ji con il suo famosissimo giardino zen. Ma Kyoto è in realtà una città fatta per camminare e perdersi nelle stradine del quartiere Gion, arrivando al calar del sole al vicolo Pontocho per veder apparire le vere geisha; per scendere dal Tempio Kiyomizu lungo le strade lastricate Sannen-zaka e Ninen-zaka; per seguire la passeggiata del filosofo, spettacolare nel periodo dei ciliegi in fiore; per passeggiare lungo il fiume Kamo e fermarsi a mangiare in uno dei ristorantini aperti sopra le piattaforme yuka…una città che sa veramente farsi amare.

Da Kyoto si può risalire verso la parte centro-settentrionale dell’isola, fare tappa a Nagano, piacevole città sede delle Olimpiadi Invernali del 1988, conosciuta per il frequentatissimo Tempio Zenko-ji, e da qui visitare le sorgenti termali di Jigokudani Onsen, in cui più di 300 macachi vivono immersi, nel periodo invernale, nell’acqua caldissima, e quindi la penisola di Noto con i suoi tradizionali villaggi di pescatori sparsi lungo la costa.

Spostandosi verso l'estremo settore occidentale si arriva ad Hiroshima, città tristemente famosa per l’esplosione della prima bomba atomica il 6 agosto 1945 che causò oltre 200 mila morti: Hiroshima è chiaramente una città moderna, essendo stata completamente rasa al suolo dall’esplosione; ma una visita è necessaria per vedere la cupola della bomba A, unica testimonianza ancora in piedi di quel triste giorno, e per visitare l’impressionante Museo della Pace che descrive in modo compiuto gli effetti terrificanti della tragedia.
b) Kyushu
Il ponte Seto Ooshi che collega l'isola di Shikoku con Honshu

Il ponte Seto Ooshi che collega l'isola di Shikoku con Honshu
©Michele Falzone

Una visita alla più meridionale tra le isole principali dell’arcipelago non può prescindere dall’immersione nelle acque termali di Beppu e da un giro lungo gli "Inferni bollenti", piccoli laghetti di fango ribollente con colorazioni differenti. Ci si sposta quindi sul lato occidentale dell’isola, a Nagasaki: nonostante gli effetti devastanti della bomba atomica esplosa sulla città tre giorni dopo Hiroshima, conserva numerosissime testimonianze dei secoli passati, e risulta essere una località veramente piacevole.

Per gli amanti delle escursioni si consiglia una visita ai cinque crateri del Monte Aso e alla "terra del fuoco" circostante, nel settore centrale dell’isola, e al Kirishima National Park, costellato di vulcani, laghetti e sorgenti termali.
c) Arcipelago di Ryukyu

Tra le 65 isole che compongono l’arcipelago situato nell’estremo settore meridionale del Giappone, non si può tralasciare Okinawa, vero fulcro turistico, famosa anche per l’omonima feroce battaglia tra l’esercito giapponese e le forze alleate durante la Seconda Guerra Mondiale; ma chi desiderasse maggiore tranquillità può recarsi nella bellissima Kume, nella vicina isola O con il suo spettacolare mosaico naturale di pietre pentagonali a forma di guscio di tartaruga, nelle stupende spiagge delle isole Miyako, circondate e protette da barriere coralline.
d) Hokkaido

La seconda isola per dimensione, situata nel versante nord orientale dell’arcipelago, è anche la più selvaggia ed incontaminata, ideale per gli amanti delle escursioni e per chi volesse interrogarsi sulle origini della popolazione autoctona: qui infatti risiedono quelli che sono considerati gli antenati dei giapponesi di oggi, gli Ainu, ormai ridotti a poche decine di migliaia. Una visita merita senza dubbio Sapporo, capitale di Hokkaido, anche se è altamente consigliabile andarci nella seconda settimana di febbraio in corrispondenza del bellissimo Festival della Neve (Yuki Matsuri). Tra le varie riserve naturali presenti nell’isola si consigliano invece il Daisetsuzan National Park, che presenta meravigliosi colori dorati nel periodo autunnale, e l'Akan National Park, famoso per i suoi bellissimi laghi (Mushu, Akan e Kussharo).
Dormire

Vi sono diverse tipologie di alloggio per il soggiorno in Giappone, adatte a tutte le tasche.

Alberghi in stile occidentale: presenti in tutte le località, non costano generalmente meno di 6.000 yen, e quindi dai 50 € in su (ricordandosi che i prezzi esposti, non solo per dormire, devono essere sempre maggiorati del 5% a causa di un’imposta sui consumi). Chi acquista il Japan Rail Pass ha la possibilità di pernottare in numerosi alberghi convenzionati (JR Hotel Group Hotels), situati anche nei pressi dei principali aeroporti, che offrono ai possessori del biglietto un prezzo agevolato.

Alberghi tradizionali o ryokan: gestiti spesso a conduzione familiare, offrono la possibilità di provare uno stile di vita tipicamente giapponese, di dormire in un futon posto sul pavimento in tatami, spesso anche di gustare la vera cucina locale. E’ un esperienza da fare, anche se generalmente il prezzo non risulta essere proprio economico (mediamente prezzi a partire da 5000 yen per persona). Per ogni informazione, consultare le pagine in inglese della Japan Ryokan Association (www.ryokan.or.jp/english).

Per la prenotazione di alberghi e ryokan si può consultare anche il sito www.japanhotel.net del Japan Hotel Network che offre sistemazioni in tutto il Giappone con convenienti offerte.

Ostelli della Gioventù: sono circa 380 in tutto il Giappone, dei quali circa 50 pubblici, per i quali, se non si vuole pagare un sovrapprezzo, è necessario essere forniti della tessera della International Youth Hostel Federation (IYHF) o della Japan Youth Hostels Inc., (nel cui sito è possibile reperire ogni informazione: www.jyh.or.jp), la Youth Hostel Membership Card, che è possibile ottenere anche direttamente presso gli ostelli. Il prezzo va normalmente dai 4.000 ai 5.000 yen (30, 35 €), ma un letto in dormitorio può essere pagato 3.200 yen, circa 25 €.

Mangiare
Una vista della futuristica Yokohama di notte

Una vista della futuristica Yokohama di notte - ©Michele Falzone

Un consiglio spassionato per chi si reca in nella terra del Sol Levante: approfittate della cucina locale. E questo per due buone ragioni: non è particolarmente costosa, ed è veramente ottima.

Una piacevole eccezione ad un costo della vita generalmente assai caro per noi italiani è infatti rappresentata proprio dalla cucina: si riesce a mangiare in ottimi ristoranti locali con una cifra compresa tra i 1500 e i 2500 yen (quindi tra i 12 e i 20 €), ma si riesce anche a mangiare con 700 yen.

Assai caro è invece tutto ciò che non si trova usualmente: evitate di ordinare vino al ristorante (anche se generalmente anche la birra ha un prezzo abbastanza elevato per i nostri standard) e, se proprio non potete farne a meno, evitate di mangiare gelato (210 yen a pallina, circa 1,6 €), di acquistare pane (nei ristoranti sostituito dal riso) o prodotti di importazione come il melone (sembra impossibile, ma costa circa 3900 yen, ossia 30 €!!!).

E' difficile trovare qualcuno che non sia a conoscenza della specialità della cucina giapponese, il pesce crudo, che viene usualmente presentato in due forme differenti: accompagnato al riso sushi, o servito a filetto senza riso (e prende allora il nome di sashimi). Mentre il sushi offre un abbinamento particolare che non sempre riesce a mettere in evidenza il vero sapore del pesce crudo, questo risalta pienamente nel sashimi: superbi sono il tonno rosso (maguro), gli scampi e l'anguilla leggermente affumicata e caramellata con i semi di sesamo; più impegnativi da mangiare (a causa del sapore molto forte per noi occidentali) risultano essere la seppia ed il polpo (tako).

Eccellente risulta invece essere la seppia una volta cotta sulla griglia, tagliata ad anelli e condita con salsa di soia; e assolutamente da provare è l’okonomiyaki, un tortino a base di pesce che vagamente ricorda la pizza, preparato con uova e vegetali.

Chi impazzisce per il pesce può acquistare in qualsiasi supermercato confezioni come le nostre di patatine contenenti i più vari tipi di pesce essiccato (calamari, seppie, gamberetti), per i giapponesi un vero e proprio snack prelibato. Per un pasto veloce è possibile invece acquistare gli involtini di riso (maki-zushi), simili a quelli che si possono vedere nei cartoni animati, arrotolati in una foglia di alga, e che di solito, ma non esclusivamente, sono ripieni di pezzetti di pesce crudo.

Per chi non ama il pesce la scelta è estremamente varia e gustosa.

Ottima la scelta fornita dai piatti a base di carni: da provare lo shabu-shabu, manzo servito con verdure assortite e cotto al momento in un nabe (pentola riscaldata dalla fiamma) o passato leggermente su di una griglia; gli yakitori, spiedini di pollo accompagnati con particolari varietà di cipolla, i tebakasi, ali di pollo, gli asupara nikumaki, spiedini con asparagi e bacon, il tutto servito con i classici funghi giapponesi, gli enoki, con i germogli di bambù (takenoko), o con l'immancabile tofu.

Chi preferisse gusti più vicini a quelli occidentali può provare un particolare tortino a base di riso al burro e formaggio, il doria: se vi trovate a passare per la città di Hamamatsu, nell’Honshu occidentale, non mancate di provarne uno eccezionale nel ristorante da Simon, in pieno centro.

Per il dessert, molto buono è il chofu, o ooanmaki nella versione più grande, soffice torta di riso ripiena di marmellata di fagioli.

Tra le bevande, a parte il tradizionale sakè (fatto con riso ed acqua fermentati e distillati), si consiglia di provare il syochyu ochawari, formato da tè verde con aggiunta di un particolare distillato alcolico dalle patate (molto forte!).
Posta e telefono
Una statua a guardia dei templi di Nikko, a nord di Tokyo

Una statua a guardia dei templi di
Nikko, a nord di Tokyo
©Michele Falzone

Gli uffici postali sono aperti dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19, il sabato dalle 9 alle 17, la domenica dalle 9 alle 12.30. A Tokyo la Posta Centrale si trova al 2-7-2 Marunouchi, Chioda-ku, mentre l’Ufficio Postale Internazionale al 2-3-3- Otemachi, Chioda-ku, tel. 03- 32414891.

Il sistema telefonico è gestito da quattro principali compagnie telefoniche, con libera possibilità di accesso mediante la digitazione, prima del numero da chiamare, del relativo codice di accesso. Ciascuna delle compagnie ha un numero per informazioni gratuite: Nippon Telephone and Telecommunications Corporation (NTT): 0120-532839; C&W IDC: 006611; KDDI: 0057; Japan Telecom: 008841

Il codice internazionale per chiamare in Giappone dall’Italia è lo 0081 al quale devono seguire il prefisso della città senza lo zero ed il numero telefonico dell’abbonato.

Chiamare dal Giappone in Italia può risultare un po’ più complesso: innanzitutto si devono individuare le classiche cabine telefoniche rosse, abilitate alle chiamate internazionali (anche se devo precisare di essere riuscito ad effettuare chiamate internazionali, sia pure a fatica, anche dalle più diffuse cabine grigie). Si deve comporre quindi il codice di accesso di una delle compagnie telefoniche giapponesi che gestiscono le chiamate internazionali (C&W IDC 0061, Japan Telecom 0041, NTT 0033, KDDI 001), seguito dal codice internazionale per l’Italia, 39, e quindi dal prefisso della città senza lo zero e dal numero dell’abbonato. Si deve ricordare che le tariffe ridotte vengono applicate usualmente (verificando tuttavia una volta in Giappone) dalle 23 alle 8 del mattino, fascia oraria particolarmente felice se si deve chiamare in Italia.

Le telefonate in Italia a carico del destinatario possono essere effettuate componendo lo 0051, che vi porrà in contatto con un operatore.

Per le chiamate nazionali è necessario invece digitare il prefisso della città seguito dal numero dell’abbonato (il prefisso però va omesso se si chiama verso un utente situato nella medesima città).

E' invece assolutamente inutile portarsi un telefonino in Giappone: il nostro sistema di telefonia mobile è infatti completamente diverso; un telefonino di fabbricazione europea non funziona in Giappone, così come un telefonino di fabbricazione giapponese non funziona in Europa.
Moneta, carta di credito e cambio

La valuta giapponese è lo yen. 1 € è pari a circa 139,87 yen, 1 USD = 118,32 yen.

Se non credete necessario munirsi di un adeguato numero di yen presso la vostra banca in Italia, sarà possibile cambiare gli euro in valuta locale presso gli uffici bancari autorizzati al cambio che hanno l’orario di apertura 9-15 dal lunedì al venerdì, 9-12 il sabato ed anche presso gli uffici postali.

Le carte di credito dei circuiti internazionali più conosciuti sono accettate in tutti i maggiori esercizi; prelevare, anche con i bancomat (informarsi prima di partire presso la propria banca sull’eventuale funzionamento in Giappone) può risultare più complicato, dato che non sono molti gli sportelli abilitati (e, quando lo sono, sono aperti solo in orario di apertura della banca) e talvolta anche senza istruzioni in inglese (una delle occasioni, come sperimentato, per usufruire della tradizionale cortesia giapponese).

Data la commissione assai elevata e la necessità di disporre necessariamente di contante al di fuori dei maggiori centri abitati, si consiglia comunque di effettuare pochi prelievi facendo un conto sia pure approssimativo dell’importo necessario per l’intera durata del soggiorno.
Spostarsi
L’abbagliante Padiglione d’Oro (Kinkaku-ji) a Kyoto

L’abbagliante Padiglione d’Oro
(Kinkaku-ji) a Kyoto
©Michele Falzone

La particolare conformazione del Giappone e la sua notevole estensione (più di 3000 km) comportano la necessità per chi voglia visitare il Paese di effettuare spostamenti con differenti tipologie di mezzi di trasporto.

Raggiungere Okinawa, ma anche le città situate nel Kyushu o ad Hokkaido, può risultare decisamente più veloce e meno complicato tramite un volo interno mentre generalmente spostamenti inferiori ai 700 km sono più rapidi e convenienti con altri mezzi, in particolare il treno.

Voli interni sono organizzati dalle maggiori compagnie aeree del Giappone, Japan Airlines (www.jal.co.jp), All Nippon Airways (www.ana.co.jp), ma anche Japan Airways. Le prime due offrono la possibilità di acquistare pass per voli interni a tariffa agevolata in concomitanza all'acquisto di un volo internazionale: Welcome to Japan Fare e Visit Japan Fare.

Seppure la rete stradale sia altamente sviluppata (1.500.000 km di cui 6.500 di autostrade), non è assolutamente consigliabile scegliere questo mezzo di trasporto tranne che per l’effettuazione di spostamenti molto limitati (gite giornaliere): si tenga presente che la guida è a sinistra come nei paesi anglosassoni e che, soprattutto, i limiti di velocità sono veramente ridottissimi: 40 km/h in città e statali, 80 km/h in autostrada. Ho potuto notare che, diversamente da quanto succede in Italia, i limiti e i divieti sono quasi sempre rispettati e vi posso assicurare che, per chi non c’è abituato, gli spostamenti a tali velocità possono risultare veramente snervanti! Unico vantaggio: il prezzo della benzina è più basso che in Italia, generalmente sugli 0,75 € a litro.

In ogni caso, chi volesse noleggiare un'automobile dovrà essere munito di patente internazionale, e potrà rivolgersi alle agenzie presenti anche negli aeroporti per i collegamenti internazionali. Si riportano di seguito alcuni indirizzi e numeri di telefono utili:

* Japan Automobile Federation (JAF), 3-5-8 Shibakoen, Minato-Ku, Tokyo 105, tel. 03-34362811, fax 03-34363008, www.jaf.or.jp.
* Nippon Rent-A-Car, 5-5 Kamiyama-cho, Shibuya-Ku 150-8515, Tokyo, tel. 03-34857196; presso l’aeroporto di Narita tel. 04-76320601, all’aeroporto di Nagoya tel. 05-68290919;
* Avis Rent-A-Car, MYK Bldg. 13-19, Ginza 3-chome, Chuo-Ku 104-0061, Tokyo, tel. 03-55501015;
* Nissan Rent-A-Car, tel. 03-54244123.

Agli stessi limiti sono soggetti gli autobus, comodissimi comunque per i trasporti all’interno delle grandi città pur in presenza di ottime linee metropolitane: informarsi sempre sulla possibilità di effettuare abbonamenti giornalieri.

Il migliore mezzo di trasporto è senza dubbio il treno: a fronte di una rete sviluppatissima (più di 20.000 km di strade ferrate), il Giappone dispone per parte delle linee di un vero e proprio gioiello, lo Shinkansen, il treno proiettile, presente in tre tipologie: il Kodama, l’Hikari ed il Nozomi che raggiunge una velocità di 300 km/h. Personalmente non ho mai provato treni così comodi, veloci e silenziosi, che uniscono all’elevatissima tecnologia le classiche forme giapponesi di rispetto per la persona (ad esempio, il divieto di utilizzo della suoneria per i telefonini e l’obbligo di uscire dalla carrozza per rispondere!).

Chiaramente il treno non è un mezzo di trasporto particolarmente economico: una semplice breve tratta come quella da Hamamatsu ad Odawara (sola andata) di circa 173 km costa 3500 yen, pari a 27 €; un a/r Tokyo-Kyoto in Nozomi (530 km, 2 ore e 20 min. di viaggio) costa addirittura 200 euro (ma senza la prenotazione costa meno della metà). Qualunque turista, o anche chi viene in Giappone per motivi di lavoro, deve quindi dotarsi del Japan Rail Pass, ossia dell'abbonamento valido per tutti i tipi di treno ad eccezione del Nozomi e dei vagoni letto.

Esistono diverse tipologie di Japan Rail Pass, per una durata di 7, 14 o 21 giorni, in prima classe o in classe ordinaria, a copertura dell’intero territorio o diviso in zone (JR East Rail Pass, JR West Rail Pass, JR Central, Pass, JR Kyushu Pass, JR Hokkaido Pass, JR Shikoku Pass). Nonostante il prezzo che in partenza può apparire assai elevato (ad esempio JR Pass ordinary per 1 settimana 28.300 yen), appare assai conveniente per chi deve effettuare numerosi spostamenti: conviene fare qualche calcolo prima di partire. Ci si deve comunque ricordare che il JR Pass non è acquistabile in Giappone: bisogna procurarselo prima di partire in una delle agenzie convenzionate le quali consegnano all’acquirente un voucher che deve essere cambiato con il pass vero e proprio all’arrivo in Giappone presso uno degli uffici presenti in tutti i maggiori aeroporti (Narita, Kansai) o in tutte le principali stazioni. Al momento del cambio dovrà essere indicata la data di decorrenza (comunque non oltre tre mesi dall’emissione del voucher). Per tutte le informazioni, anche relative alle varie tipologie, ai prezzi, alle agenzie convenzionate in Italia e nel resto del mondo per l’acquisto del pass, si consiglia di consultare il sito www.japanrailpass.net, in inglese ma dettagliatissimo.

Infine, si consiglia a chi utilizza il treno di procurarsi appena possibile, in uno degli uffici informazioni delle principali stazioni, un timetable con indicate le tratte e i tempi di percorrenza (www.jorudan.co.jp): data infatti la scarsa conoscenza dell’inglese da parte dei giapponesi può diventare una vera impresa, anche in centri relativamente turistici, ottenere sufficienti informazioni.

Traghetti uniscono Tokyo, Osaka e Kobe con i principali porti di Hokkaido e Kyushu.

Sanità
Ciliegi in fiore a Tokyo

Ciliegi in fiore a Tokyo - ©Michele Falzone

Come già indicato in precedenza, in Giappone non vi sono particolari rischi sanitari; cionostante è consigliabile stipulare prima della partenza dall'Italia una buona assicurazione che copra le eventuali spese sanitarie. L’unica accortezza che si può seguire è nel consumo di pesce crudo: chi volesse assumere ogni precauzione potrà fare prima di partire il vaccino per l’epatite A.
Sicurezza

Non sono segnalati particolari rischi per chi si reca in Giappone per turismo o per lavoro: personalmente ho avuto la sensazione di un paese veramente tranquillo che si può visitare seguendo le più banali regole di sicurezza.

Il Giappone è un Paese ad alto rischio sismico: informatevi sui piani di emergenza previsti

Pene pesanti previste per uso, detenzione e spaccio di droghe nonchè per abusi sessuali o violenze contro minori.
Comportamenti

Il Giappone è un Paese che ha tradizioni e costumi completamente diversi da quelli occidentali: è necessario portare il massimo rispetto per le regole ed i comportamenti che ci potrà essere chiesto di seguire durante il soggiorno.

Si rientra tuttavia nelle usuali forme di rispetto che si devono avere visitando qualsiasi nazione. La popolazione locale, in particolare le ultime generazioni, è perfettamente cosciente della diversità di abitudini, e non pretende che il turista si comporti come un giapponese, potendo ridere di comportamenti per loro inusuali senza tuttavia ritenerli scortesi.

L'importante è guardare o, salvo la barriera linguistica, chiedere: se tutte le persone stanno in coda alla fermata degli autobus o dei treni, se all'entrata dei templi le persone si tolgono le scarpe, o se si nota che ci si saluta con il tradizionale inchino senza alcun contatto fisico, sarà sufficiente emulare per non avere problemi.

Vi segnaliamo una gaffe nella quale potreste vostro malgrado incorrere se, per amicizia o affari, sarete invitati a pranzo o a cena: al momento del brindisi non dite mai, per nessuna ragione, "cin cin": in giapponese è un termine estremamente volgare.
Links

* www.ambasciatajp.itsito in italiano a cura dell’Ambasciata giapponese in Italia, fornisce informazioni utili per chi si deve recare in Giappone per motivi di lavoro, studio o semplice turismo.
* www.giapponemania.com/ sito in italiano per veri appassionati del Giappone; si segnala in particolare la possibilità di ricerca di biglietti aerei con sconti ed agevolazioni nella pagina dedicata all’agenzia di viaggi Ana World Tours Ltd.
* www.japanforever.net/
per questo sito vale il discorso fatto precedentemente, ossia per veri appassionati, con ottimi aggiornamenti sulle novità del Sol Levante e un forum di discussioni.
* www.giapponeonline.com/ offre indicazioni sulla cultura giapponese e preziose informazioni per chi vuole intraprendere un viaggio in terra nipponica.
* www.jnto.go.jp sito del Japan National Tourist Office di Parigi
* altri siti utili...