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Giava
 


(nessun voto)
Autori: www.iMondonauti.it , Carlo Cacciarelli + Nicoletta Cacciarelli



Giava rappresenta il centro politico, economico, culturale e geografico dell'Indonesia. Con il suo peso demografico e le grandi risorse naturali ne è anche il centro politico. Pur con i suoi evidenti e forti contrasti tra immense ricchezze ed estrema povertà, campagne vastissime e metropoli sovraffollate e caotiche, Giava rimane una terra di inesorabile bellezza.

Notizie pratiche su cosa vedere:

Itinerari consigliati e raccontati

Ancora non ci sono itinerari associati a questa guida.

racconta il tuo itinerario in questo Paese




Burocrazia e sanità in breve
Visto Turistico Obbligatorio
Passaporto Necessario, con validità di almeno 6 mesi dalla data di entrata
Vaccino Febbre Gialla Necessaria se si proviene da paesi infetti
Profilassi Antimalarica Consigliata
Vaccino Epatite A Consigliato
Vaccino Epatite B Consigliato
Vaccino Antitifico Consigliato

Burocrazia e visti

Per entrare a Giava e quindi in Indonesia, il viaggiatore italiano dev'essere in possesso del passaporto valido almeno 6 mesi dalla data di ingresso nel Paese.

Il visto è obbligatorio e può essere richiesto all'Ambasciata indonesiana in Italia (38 euro): ne dovranno essere in possesso sia i passeggeri di voli speciali non di linea, sia coloro che viaggiano per affari; gli altri turisti possono ottenere il visto turistico con validità di 1 mese anche al loro arrivo in aeroporto (25 euro).

Si raccomanda di non superare il periodo di permanenza previsto dal visto per non incorrere in pesanti sanzioni.




Vaccinazioni

Nessuna vaccinazione è obbligatoria per il turista italiano che intenda recarsi a Giava.

Consigliata è la vaccinazione antitifica e quella contro l'epatite A e B (quest'ultima solo se si intende soggiornare a lungo nel Paese; 5-20% di portatori del virus HBV).

Nell'intera isola e durante tutto l'anno esiste pericolo di malaria e quindi è consigliata la profilassi antimalarica. E' segnalata forte resistenza del Plasmodium falciparum alla clorochina e resistenza alla sulfadossina/pirimetamina.


Ora

Giava è 7 ore avanti rispetto al meridiano di Greenwich e quindi 6 ore in avanti rispetto all'Italia (quando in Italia sono le 12 a Giava sono le 18).

Quando andare

Il momento migliore per un viaggio a Giava è sicuramente durante la stagione secca che va da maggio a ottobre, in particolare tra giugno e settembre.

Quanto stare

Una visita completa di Giava può essere effettuata in circa tre o quattro settimane a seconda se ci si ferma o meno anche nelle grandi città.

L'itinerario tipico comprende Jakarta, Yogyakarta con il Borobudur e il Prambanam, le città di Solo e Surabaya, la salita al vulcano Bromo, un'escursione sul Dieng Plateau e una visita al parco di Ujung Kulon e alla riserva di Panganadaran. Se invece prevedete una visita più rapida consigliamo allora di dirigersi direttamente a Yogyakarta e vedere il Borobudur e il Prambanam.


Da mettere in valigia

Abbigliamento comodo e informale in cotone, qualche capo più pesante se si visitano le regioni montuose dell'interno, scarpe comode e sandali, cappello, occhiali da sole e crema solare, ombrello, farmacia da viaggio, una zanzariera, un adattatore e una torcia elettrica, alcune foto formato tessera.

Elettricità

L'elettricità è distribuita come corrente alternata a 220 volt nei centri principali mentre nelle località minori si trova a volte quella a 110 volt.
Le prese sono di vario tipo e quindi conviene munirsi di adattatori multipresa.

É da tenere presente che gli adattatori non modificano in alcun modo la tensione o la frequenza della presa ma si limitano ad adattarne fisicamente l'ingresso alle spine italiane.

In questo paese ( Giava) abbiamo un voltaggio di 230 V con una frequenza di 50 Hz , e le seguenti prese:


Tedesca a due poli con contatti di terra laterali

Britannica a 3 poli



Indirizzi utili


Burocrazia e Visti
Ambasciata d'Italia in Indonesia Jalan Diponegoro 45, 10310 Jakarta Pusat
tel: 31937445, fax: 31937422
tel 2: cell. di servizio: 0815 1811344
sito web: www.italambjkt.or.id/
altre informazioni utili: per chi telefona dall'Italia anteporre ai numeri lo 0062 e omettere lo 0
Ambasciata e Consolato d'Indonesia in Italia Via Campania 55, Roma
tel: 06-4200911
tel 2: 06-42011498, tel 3: 06-42014186
sito web: www.indonesianembassy.com/
Consolato onorario d'Indonesia Via V. Monti 33, Milano
tel: 0299990024
Consolato onorario d'Indonesia Via Roma 8, Genova
tel: 010-6404375
Consolato onorario d'Indonesia Via Incoronata 20, Napoli
tel: 08-15519694
Consolato onorario d'Indonesia Via Cognetti 31, Bari
tel: 080-5237108
Corrispondente consolare a Dili Suor Letizia Soldi, Susteran Kanossian Becora, Kotak Pos
tel: 6729390
tel 2: 67322663
Corrispondente consolare a Padang sig.ra Maria Felisia, Jl. Hayam Wuruk 22/4, Padang,
tel: 0751-31013
tel 2: cellulare 0811663836
Corrispondente consolare a Sulawesi sig. Fabrizio Tonucci, Balambano, Soroako (Sulawesi sud)
tel: 021-5705434
tel 2: 021-5705437, tel 3: cellulare 0873685100640
Sezione consolare Jalan Diponegoro 45, Jakarta Pusat
tel: 021-323490, fax: 021-337422

Turismo e Cultura
Alitalia Arcade hotel Indonesia, Jalan Thamrin, Jakarta
tel: 021-31904133
Assistenza in lingua straniera Jakarta
tel: 021-4896558
Automobile Club (Ikatan Motor Indonesia) Tennis Stadium Right Wing, Senayan, Jakarta
tel: 021-5712032
Indonesia Tourism Promotion Board (ITPB) Wisma Nugra Santana Building, 9th Floor Jalan Jend, Jakarta
tel: 21-5704879
sito web: www.tourismindonesia.com/
Istituto italiano di cultura Jl. Jalan Cokroaminoto 117, Jakarta
tel: 021-3927531
sito web: www.itacultjkt.or.id/
Jakarta City Government Tourist Office Jl. Kuningan Barat 2, Jakarta
tel: 021- 5205455; 021- 5251369
tel 2: 021- 5209671; 021-5251073, tel 3: 021- 5250738

Sanità e Sicurezza
Alarm Center tel: 021-7506001
Polizia Comando e Centro di Controllo Operativo, Jakarta
tel: 021-5234005
tel 2: 021-5707998
Rumah Sakit Angkatan Laut (Ospedale della Marina militare) Jl. Gadung 1, Surabaya (Giava orient)
tel: 031-838153, fax: 031-837511
altre informazioni utili: presente camera di decompressione
SOS Medika Clinic Jl. Puri Sakti 10, Cipete, Jakarta Selatan
tel: 021-7505980
Tim Sar Jakarta
tel: 021-5501111
altre informazioni utili: per soccorsi urgenti in tutta l'Indonesia e per rintracciare persone; per le altre città il relativo numero di telefono si trova sulla prima pagina dell'elenco telefonico alla voce SAR



Come arrivare

l modo più comodo e veloce per arrivare in Indonesia è naturalmente l'aereo.

La compagnia di bandiera Garuda (www.garuda-indonesia.com) offre voli da Roma a Jakarta via Kuala Lumpur mentre Alitalia (www.alitalia.it) fa scalo a Francoforte.

Volano su Jakarta anche molte altre compagnie aeree tra cui Thai (via Bangkok), Singapore">Singapore Airlines (via Singapore">Singapore), Malaysia Airlines (via Kuala Lumpur); la durata del viaggio varia tra le 15 ore e 50 minuti e le quasi 19 ore.




Tasse di ingresso-imbarco

Per voli internazionali le tasse aeroportuali ammontano a 23 euro in entrata, 100.000 rupie in uscita; per i voli nazionali le tasse sono di 30.000 rupie da pagarsi in valuta locale direttamente in aeroporto. Gli importi indicati sono soggetti a variazioni senza preavviso.


Cosa vedere e cosa fare

Gli itinerari qui proposti non sono che alcuni dei molti possibili, ma permettono di capire, conoscere, vedere la realtà socioculturale e naturale dell'isola.
Borobudur


Questo maestoso tempio sorge a 42 chilometri a nord-ovest di Yogya, si può raggiungere con l'autobus locale in circa 2 ore, oppure affittando automezzi nelle agenzie o negli hotel. L' impatto con questo splendido monumento buddista è notevole e difficilmente si potrà scordare.



Si tratta di un'immensa piramide di pietra a base quadrata, alta 42 metri con lati di 123 metri, formata da sette lunghe terrazze ognuna rivestita da mirabili bassorilievi che narrano le vite di Budda. Le ultime tre terrazze sono di forma circolare, contornate da stupa a forma di grosse campane traforate, al cui interno risiedono statue del Buddha in meditazione, sulla cima troneggia un enorme stupa, simbolo dell'assoluto. Le terrazze sono in comunicazione tra loro grazie a scale poste su ogni lato, quindi si ha la possibilità di risalire il tempio fino alla cima e di godere così di un panorama strepitoso fatto di palme e risaie dominate dal vulcano Merapi.



Per visitarlo occorre preventivare un'intera mattinata, si consiglia di cominciare la visita nelle prime ore del mattino in quanto il sole e il caldo sono meno forti e risulta meno faticoso arrampicarsi sugli alti gradini della piramide. Il Borobudur è stato costruito nel nono secolo dopo Cristo, ed è uno dei monumenti buddhisti più grandi e antichi del mondo.



Nel decimo secolo è stato abbandonato e di conseguenza ricoperto dalla vegetazione per secoli, solo nel 1814 grazie alla tenacia del provvisorio governatore inglese Sir Thomas Raffles venne ritrovato questo grandioso tempio. I primi lavori di restauro vero e proprio cominciarono solo nel 1907 ad opera dell'olandese Van Erp, c'erano però grossi problemi di stabilità e di erosione dovuti a frequenti terremoti e alle forti piogge monsoniche, e solo nel 1965 grazie ad un poderoso intervento dell'UNESCO prese avvio un immenso lavoro di restauro totale terminato nel 1983, e così ora si può godere pienamente del fascino di questo sito.

Dieng Plateau


L'altopiano di Dieng si trova a 130 chilometri a nord-ovest di Yogya ad un'altitudine di 2000 metri. Il modo migliore e più economico per raggiungere questa regione è affittare un pulmino "colt" in 8 persone, oppure per chi è appassionato di motociclismo, affittare una moto e godersi appieno questo meraviglioso paesaggio; naturalmente ci si può servire anche di autobus di linea, ma il percorso non è diretto e si potrebbe perdere molto tempo.



Il paesaggio è splendido, l'altopiano è circondato da montagne, la natura è rigogliosa e molto varia, si passa da boschi di conifere a risaie su terrazze, da coltivazioni di tabacco a crateri di vulcani spenti, da sorgenti solforose a geyser. Non mancano anche antiche vestigia. Qui ci sono 8 splendidi candi, i più antichi di Giava, risalgono al settimo secolo ed erano dedicati al culto di Siva, con tutta probabilità, vista la quantità di resti ritrovati, si trattava di una città vera e propria. Tutto ciò fa di questo altopiano un vero paradiso di tranquillità e bellezza.



Per godersi totalmente il Dieng Plateau occorre preventivare almeno un'intera giornata, non si dimentichi però di portare un maglione, soprattutto se ci si ferma per la notte, perché il clima di giorno è fresco e mite, ma la notte, nei piccoli losmen di Dieng può essere molto fredda.

Jakarta


La capitale dell'Indonesia è una megalopoli cosmopolita fatiscente e disumana, abitata da circa 10 milioni di persone. Questa città dal caldo soffocante e dal traffico molto intenso, è negli ultimi anni cresciuta a dismisura e, attorno al centro direzionale, che costituisce la maggior base operativa degli uomini d'affari di tutto il sud-est asiatico, si estende una serie infinita di baracche occupate per lo più da contadini senza terra provenienti da tutte le isole indonesiane, approdati qui alla ricerca di una improbabile fortuna.

Jakarta merita una visita quasi esclusivamente per i suoi musei, ma dopo averli visitati è meglio partire immediatamente per lasciarsi il caos alle spalle, ed immergersi nella vita vera di questa meravigliosa isola.

Parchi e riserve naturali


Parco nazionale di Ujung Kulon



Il suo nome significa letteralmente "foresta vergine", e si trova nell'estrema punta sud-ovest di Giava nella penisola di Panaitan proprio di fronte a Sumatra. Già dal 1912 questa zona era considerata riserva naturale, ma solo nel 1980 è diventata parco nazionale a tutti gli effetti, il parco si estende in un'area di circa 60.000 ettari.



Qui vivono nel loro habitat naturale, una grande quantità di animali: coccodrilli, iguane, tigri, pantere blu, vi sono inoltre circa 200 specie di uccelli rari e una gran varietà di serpenti. Questo parco è famoso anche per essere l'ultimo rifugio al mondo, del rinoceronte unicorno bianco, che qui sopravvive con circa 50 esemplari. Per visitare questo meraviglioso angolo di natura incontaminata, è consigliabile rivolgersi a qualche agenzia turistica di Jakarta la quale può organizzare un giro di 3-4 giorni comprensivo di pasti, alloggio, e guida per i vari safari. Per chi vuole fare da solo le cose sono un po' più complicate in quanto occorre il permesso alle autorità del dipartimento forestale, non vi sono molti posti per dormire e inoltre la zona è pericolosa vista la presenza di molti animali.


Riserva naturale di Panganadaran



Pangandaran si trova tra Bandung e Yogya, a 65 km da Banjar, è una piccola ma interessante riserva naturale, dove tra una ricca vegetazione vivono molti animali, ma soprattutto ci sono splendide baie e spiagge deserte di sabbia bianca, che fanno di questo luogo una vera meraviglia della natura.



Pangandaran è un piccolo villaggio di pescatori molto suggestivo e accogliente, formato da una unica strada costeggiata da belle case di legno colorate e da losmen puliti e accoglienti. Le attività che si possono svolgere qui sono tante, si possono fare belle escursioni sulle spiagge vicine affittando imbarcazioni dai pescatori, oppure, facendosi accompagnare da una guida, si possono percorrere i sentieri della riserva naturale, scoprendo panorami spettacolari e scorgendo spesso anche molti animali.



Questo posto è stato di recente scoperto dal turismo, sia indonesiano che internazionale, ma ancora in modo limitato, il fascino di questo luogo, comunque è rimasto notevole. Il clima è buono, sempre rinfrescato dalla brezza marina, nelle fasi di luna piena si può assistere ad un fenomeno affascinante ed inconsueto, il tramontare del sole e contemporaneamente il sorgere della luna sul mare, inoltre al tramonto si alzano in volo un gran numero di pipistrelli giganti che tingono di nero il cielo.



Si può arrivare qui sia da Yogya che da Bandung ma in entrambi i casi con il treno, il quale arriva fino a Banjar, poi si prosegue con un autobus fino a Panganadaran, il viaggio può risultare un po' lungo e articolato ma senza ombra di dubbio ne vale al pena.

Pramabanan


E' un' imponente e vastissima zona archeologica che sorge a 17 km a est di Yogya, ed è facilmente raggiungibile con autobus di linea, con il taxi, o con mezzi presi a nolo nelle agenzie turistiche o negli alberghi di Yogya. Sul posto ci si può spostare con gli andong il tipico calesse tirato da vecchi cavalli e guidato da gradevoli vecchietti.



Si tratta più precisamente, di una serie di santuari induisti e di mausolei di antichi principi, risalenti all'ottavo secolo dopo Cristo, questa zona è ricca anche di vestigia buddiste a riprova della perfetta integrazione delle due principali correnti di pensiero provenienti dall'India, e dell'importanza fondamentale della regione dal punto di vista culturale, sociale e religioso. Quando verso la fine del decimo secolo, il centro politico culturale di Giava si spostò verso est, questa zona perse automaticamente la sua importanza e questo grande complesso di templi fu completamente abbandonato. I terremoti, le alluvioni e la prorompente natura fecero il resto, tutto fu ridotto ad un cumulo di pietre ricoperte da una fitta vegetazione, senza contare che per secoli gli abitanti della zona si rifornirono qui di pietre per le loro costruzioni.



Solo nel 1937 iniziò una vera e propria opera di restauro e ricostruzione, così tornarono a risplendere i Templi di Siva, Brahama e Visnu, poi in seguito furono recuperati gran parte dei 240 candi presenti originariamente; gli scavi archeologici sono tuttora in corso, ancora molto deve essere fatto per salvare questa zona e riportarla all'antico splendore.



I templi più importanti di questa vasta zona archeologica si trovano nei pressi del villaggio di Prambanan al quale devono il nome. Questo candi è anche chiamato Lorojonggrang, il nome della leggendaria principessa, che desiderata in sposa da un gigante (Bantung Bondowoso) nel tentativo di scongiurare una simile ipotesi, pretese da lui una prova d'amore apparentemente insuperabile, cioè la costruzione in una sola nottata di un tempio con mille statue. Il "poveretto" riuscì a portare a termine questa impresa, ma la giovane principessa, servendosi di arti magiche cercò di distruggere la grandiosa opera dello sfortunato spasimante, il quale accortosi di tutto ciò ebbe una feroce reazione tramutando l'amata in una statua di pietra e collocandola nel tempio più importante, quello dedicato a Siva. Sembra che la statua a cui si fa riferimento sia quella della dea Durga situata nella camera nord, meta tutt'oggi di pellegrinaggi.



Il sito è dominato da tre templi dedicati alle tre massima divinità del pantheon indù, Siva, Brahama e Visnu, contemporaneamente fungevano da sacre sepolture per i sovrani dell'epoca, di fronte a ciascuno di essi vi è un tempio più piccolo che ospitava la cavalcatura del dio. Questi tre grandi santuari (quello di Siva è alto 47 metri), non sono altro che enormi piramidi circondate da terrazze su tre diversi livelli sovrapposti, che ricordano il monte Kailash in Tibet sacro a Siva. Nella parte più alta troviamo piccole celle contenenti statue delle divinità, raggiungibili con delle erte e magnifiche scalinate con ringhiere ricurve che terminano vero il basso con teste mitologiche. La facciata esterna del basamento è decorata con bassorilievi che raffigurano ritmicamente scene relative a danze e lotte, mentre nella parte interna della facciata abbiamo rappresentate storie tratte dal Ramayana e dalla vita di Krishna. Lo stile è senza dubbio quello dell'epopea mitologica, dove partecipano alle varie vicende gli uomini, la natura, l'oceano, insomma tutto l'universo, il risultato della composizione è interessante e movimentato e dal punto di vista artistico davvero mirabile.



L'aria che si respira in questi luoghi è davvero magica, mistica e misteriosa al tempo stesso, merita senza ombra di dubbio una visita, meglio se nel tardo pomeriggio, per ammirare così questi luoghi nelle calda atmosfera del tramonto.

In serata poi, è possibile assistere in un teatro nei pressi del Prambanan, a ottime rappresentazioni teatrali del Ramajana, che calate in questa atmosfera rendono il tutto ancora più suggestivo e indimenticabile.

Vulcani


Il vulcano ovvero il "dio terrificante", i giavanesi convivono da sempre con eruzioni e terremoti più o meno catastrofici. La religione, la magia, i riti propiziatori le offerte sono probabilmente da tempo immemorabile legati indissolubilmente alla figura di questa "montagna vivente", questo dio terribile che scatena la sua forza distruttiva, ma anche benefattore, le eruzioni rendono infatti queste terre fertilissime. Qui gli uomini sin da piccoli imparano a convivere e a rispettare il vulcano, in ogni villaggio c'è una torre alla cui sommità vi è un grosso gong con cui viene dato l'allarme in caso di pericolo, ma nonostante questo le catastrofi che si sono avvicendate nel corso dei secoli sono innumerevoli, con migliaia di vittime e villaggi ripetutamente distrutti.


Il Krakatau



Chi non ha mai sentito questo leggendario nome?

Il vulcano protagonista di una immane catastrofe che rimarrà per sempre nella memoria degli abitanti di Giava e Sumatra. Questo vulcano, che si trovava al centro dell'omonima isola, situata tra Giava e Sumatra, il 27 agosto 1883, dopo alcuni mesi di moderata di attività, letteralmente scoppiò, con un potenza pari se non addirittura superiore a quella della bomba atomica. L'isola disintegrata dalla tremenda esplosione si inabissò in mare, si creò un ondata alta più di 30 metri che distrusse tutto quello che trovò sulla propria traiettoria inoltrandosi fino a 30 chilometri nell'interno delle due isole, spazzò via tutte le imbarcazioni e un cacciatorpediniere fu ritrovato su di una collina alta 200 metri, le vittime furono più di 36.000.



La scena doveva essere davvero apocalittica, tanto che gli abitanti credettero che fosse arrivata la fine del mondo, il sole non ricomparve per 3 mesi, a causa del fumo e delle ceneri sospese nell'atmosfera. Le ceneri fecero più volte il giro della terra, provocando addirittura la diminuzione dell'intensità dei raggi del sole influenzando così anche il clima. Nel 1928 si assistette alla " nascita" di un piccolo cono vulcanico "figlio" del Krakatau chiamato Anak Krakatau, che continua a crescere e oggigiorno ha già raggiunto l'altezza di circa 200 metri e si teme sarà pericoloso tra un paio di secoli.



Oggi questa zona maledetta, da sempre evitata dai marinai, si presenta agli occhi del turista come una serie di scogli sparsi che circonda il vulcano Anak, il mare è cristallino e azzurrissimo e ancora vi galleggia la pietra pomice, le insenature sono stupende e sugli isolotti ricompare lentamente la vita sia animale che vegetale. Si consiglia però di non avventurarsi troppo su di essi in quanto la fanno da padroni pitoni, sanguisughe e topi.



A Labuhan, piccola cittadina sulla costa ovest di Giava, è possibile procurarsi un imbarcazione, affittandola presso il PPA, oppure (con un po' più di rischio) chiedendo ai pescatori locali e raggiungere in circa 4 ore l'Anak. La traversata nello stretto della Sonda può essere molto difficoltosa a causa delle forti correnti, ed è quindi consigliabile effettuare l'escursione nei mesi tra aprile e giugno o settembre - ottobre quando le condizioni del tempo e del mare sono migliori, ma sopprattutto fate molta attenzione allo stato della barca. Ad Anak c'è un attracco e una scalinata da dove è possibile raggiungere la sommità del vulcano e godersi uno strano paesaggio fatto di getti di vapore, zolfo, e lava appena solidificata.


La salita al Bromo



Il Bromo è un vulcano attivo, la sua ultima catastrofica eruzione risale al 1930, ed oggi la sua attività è moderata, emette solo vapore e un gran fumo, ma nel suo cuore c'è un gran ribollire di lava incandescente. Si trova a nord est di Surabaya, la città più industrializzata e con il più grande porto di tutta l'Indonesia, situata a 900 chilometri a ovest di Jakarta. Il Bromo dall'alto dei suoi 2600 metri domina il massiccio del Tengger.



Ngadisari è il villaggio più vicino al cono vulcanico, ed è quindi un ottimo punto di partenza per le escursioni. Si può facilmente raggiungere sia da Surabaya che direttamente da Malang con autobus locali, oppure più velocemente con delle colt che portano al villaggio senza effettuare cambi e fermate. Il paesaggio, per arrivare ai 1000 metri di Ngadisari è stupendo, varia continuamente e a seconda dell'altitudine troviamo colture sempre diverse. Si passa dalle coltivazioni di riso a piantagioni di the e di caffè, fino ad arrivare a boschi di conifere, prima del paesaggio lunare dovuto al vulcano in attività. In paese è possibile trovare alloggio presso gli abitanti locali oppure in piccoli hotel in stile alpino.



Occorre ricordare di portare alcuni maglioni perché la notte è fredda ed è consigliabile partire per il breve ma faticoso trekking verso le 4 del mattino in modo da arrivare alle prime luci dell'alba e godersi pienamente questo incomparabile spettacolo prima del calare delle nebbie pomeridiane. La conformazione di questo vulcano è alquanto singolare, il cono del Bromo si innalza accanto ad altri 2 crateri inattivi il Batok e il Widodaren, tutti e tre sono all'interno di un enorme " catino" di sabbia dal diametro di 11 km, che non è altro che il fondo di un altro antichissimo cratere, le cui erte pareti superano i 100 m di altezza.



Soltanto 6 chilometri separano il villaggio dal cratere ma sono davvero faticosi da percorrere, a causa del terreno sabbioso e del forte dislivello. Per chi non si sente di affrontare questo percorso disagevole gli abitanti locali offrono dei piccoli cavalli che vi possono accompagnare fino in cima. Chi decide di salire a piedi troverà agevolmente il sentiero senza bisogna di alcuna guida, ci sono diverse segnaletiche che conducono sino ai bordi del cratere per affrontare poi una scalinata (230 gradini scavati nella roccia) che porta alla sommità del Bromo. Lo sforzo fisico è ampiamente ripagato dalla bellezza del panorama, veramente unico.



Chi è audace e temerario può tentare di fare il giro del cratere, facendo però molta attenzione, perché alcune parti del bordo del cratere possono cedere sotto i piedi, in quanto la cenere si è sì solidificata, ma non è ancora diventata roccia. Naturalmente è meglio lasciarsi andare dalla parte della valle e magari chiedere aiuto a una delle guide locali che per una modica ricompensa traggono d'impaccio i malcapitati turisti. Un altro aspetto interessante di questa zona è la popolazione dei Tengger, i quali conservano intatti i loro costumi e tradizioni, che, a causa del loro isolamento, risalgono a prima dell'arrivo della cultura indiana sull'isola. I tengger hanno riti e feste di derivazione animista molto interessanti, ma comunque sempre rivolti al Dio vulcano.

Ogni anno, nella notte di plenilunio del dodicesimo mese del loro calendario, si svolge una grande cerimonia, il Kosodo, guidata dal loro capo spirituale il Dukun che termina all'alba con il lancio di offerte nel cratere del Bromo.

Yogjakarta e dintorni


Yogjakarta, o Yogya come più comunemente viene chiamata, può essere considerata la capitale culturale e artistica di Giava. Dista 600 chilometri da Jakarta e altrettanti da Bali, ed è a soli 24 chilometri dall'Oceano Indiano, può essere raggiunta in aereo o in treno. Il viaggio in treno può essere lungo e faticoso (questa linea ferroviaria risale all'epoca coloniale), ma decisamente affascinante, consente infatti di ammirare le bellezze paesaggistiche dell'isola.



Se siete temerari e avete la forza di viaggiare in terza classe, i vostri compagni di viaggio saranno quanto di più pittoresco si possa immaginare. Punto di incontro di antichissime civiltà fin dall'epoca preistorica, Yogya fu il polo di diffusione giavanese della civiltà indiana fin dai primi secoli dopo Cristo, ebbe momenti di vero splendore che culminarono con la costruzione di monumenti quali il Borobudur e il Pranbanam, che si trovano negli immediati dintorni di Yogya. La città è molto gradevole e animata per la presenza di molti studiosi, artisti e turisti, non è assolutamente caotica e il soggiorno è davvero piacevole. I punti di maggior interesse della città sono: il palazzo del sultano, il quartiere dei batik, il mercato Baringharjo e Ngasem, e la grande e moderna via commerciale Jalan Malioboro.



Il Kraton, questo è il nome del palazzo del sultano, è stato costruito nel 1757 e recentemente restaurato, è tuttora la residenza del sultano di Yogya e della sua famiglia. Lo stile architettonico è quello tipico delle corti giavanesi ed è formato da diversi padiglioni, cortili e giardini. Il Pasar Baringhario è uno dei più mercati più belli e vivaci di tutto l'arcipelago indonesiano, ci si troverà immersi in una atmosfera avvolgente, tra una miriade di colori e odorose spezie di ogni genere. Un altro mercato davvero particolare è il Pasar Ngasem, il quale vede esposti in gabbie di bambù diversi uccelli di ogni razza e dimensione, in quanto gli abitanti localiamano molto tenere uccelli nei loro giardini o in casa. In questo variopinto mercato è possibile vedere di tutto, anche i giganteschi pipistrelli tipici di alcune isole dell'Indonesia, che pare siano ancora oggi utilizzati per fare i salassi.



A Yogya si possono anche acquistare i batik più belli di tutta Giava, essendo questa città il centro di maggior produzione, sia artigianale che industriale dei variopinti batik. Molti negozi hanno anche il laboratorio interno dove si potrà assistere al complesso ciclo di lavorazione. Per chi ci vorrà provare esistono anche scuole per stranieri dove si potranno imparare i primi rudimenti dell'arte del batik. Se si vuole assistere a spettacoli teatrali o a danze, Yogya è il posto giusto, qui si trovano senz'altro le migliori rappresentazioni di tutta Giava con una notevole varietà , c'è solo l'imbarazzo della scelta. Qui l'interesse è ancora fortemente radicato nei giovani, le tradizioni non sono state logorate dal trascorrere del tempo e dal contatto con la civiltà occidentale.



Gli spettacoli iniziano nel primo pomeriggio e di sera, in alcuni casi come per il teatro delle ombre lo spettacolo inizia appena dopo il tramonto e si protrae per l'intera nottata fino all'alba, ma niente paura, esistono anche spettacoli in forma ridotta.

Per ulteriori notizie pratiche su cosa vedere:

Itinerari consigliati e raccontati

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Come spostarsi




Voli interni

Mezzi pubblici

La rete stradale di Giava è buona, le vie sono in gran parte asfaltate e permettono di raggiungere facilmente ogni angolo dell'isola.



E' facile viaggiare anche in autobus, che sono ben organizzati, veloci e non troppo cari.

Gli autobus sono il mezzo di trasporto per eccellenza, raggiungono anche i più sperduti villaggi, sono economici e numerosissimi; vi sono autobus di lusso con aria condizionata (per i quali occorre prenotare prima; Jakarta- Bali costa circa 60.000 rupie compreso il tragitto in traghetto), autobus espressi (patas) che fermano soltanto a determinate stazioni, e autobus ekonomi lentissimi ma che raccolgono chiunque in qualsiasi punto della strada (meno di 2000 rupie per 100 km).

Pratici anche i minibus pubblici che percorrono linee fisse a tariffe fisse o trattabili per i tragitti più lunghi.





Anche la rete ferroviaria è abbastanza soddisfacente, con due linee principali che attraversano l'isola da un capo all'altro e raggiunge anche il porto dei traghetti per Bali.


Mezzi a noleggio

Il noleggio di un'auto con autista costa generalmente 250.000-300.000 rupie al giorno.

Fate attenzione perché spesso gli autisti fanno uso di lipu, una sostanza eccitante in grado di migliorare la resistenza alla stanchezza e le capacità di guida con le conseguenze che ne possono derivare.



Si possono anche noleggiare i minibus pubblici: trasportano generalmente fino a 12 persone, quindi sono l'ideale per piccoli gruppi e il costo del noleggio è calcolato moltiplicando per 12 la tariffa individuale della corsa (al giorno si possono calcolare circa 60.000 rupie con autista, benzina a parte).


Altri mezzi

Per spostarsi in città e fare escursioni nei dintorni non c'è che l'imbarazzo della scelta: taxi, bemo (vetture a 3-4 ruote che trasportano fino a 10 persone), opelet (taxicollettivi), dokar (carretti a cavalli), becak (risciò a pedali o a motore) sono alcuni dei mezzi pubblici più comuni che circolano lungo le trafficatissime vie indonesiane.



Traghetti regolari (Pelni Lines, Jalan Angkasa 18, Jakarta, tel. 021-4211921; www.pelni.com) collegano Sumatra e Giava, Giava e Bali e quasi tutte le isole del Nusa Tenggara. Navi mercantili o passeggeri raggiungono i porti più piccoli e lontani: i prezzi si possono contrattare anche a bordo ma bisogna avere altissime capacità di adattamento.


Patente

La guida è a sinistra ed è necessario essere in possesso della patente di guida internazionale (in alternativa è possibile richiedere presso le autorità di polizia locali una patente di guida, per auto o moto, della durata provvisoria di 1 mese previo superamento di esame teorico e pratico).

Carburante



Dormire

L'alloggio non è certo un problema a Giava. Si possono trovare alberghi, ostelli, guesthouse di tutti i prezzi e livelli.

A Jakarta segnaliamo in particolare la zona di Jalan Jaksa mentre a Yogyakarta le opportunità migliori sono nella zona di Sosrowijayan e in Jalan Prawirotaman.

Il pernottamento al Parco di Ujung Kulon è possibile presso la guesthouse del parco o in alcune case del villaggio.

A Pangandaran numerose opportunità a buon prezzo si trovano lungo Jalan Kidang Pananjung.

Sul Dieng Plateau troverete alloggi molto spartani, una coperta e non molto altro.




Mangiare

Jakarta è sicuramente la città più varia dell'Indonesia dal punto di vista gastronomico: vi si possono trovare le tradizioni culinarie più disparate da quella europea a quella cinese, messicana, thai, coreana, balise. In genere comunque questo è vero in tutta Giava dove si può trovare da mangiare dalla bancarella del mercato al ristorante di lusso con una varietà di cibo e di prezzi non indifferente.

Moneta e carte di credito

L'unità monetaria di Bali è la rupia indonesiana.

Il dollaro è la moneta più facilmente convertibile sempre che le banconote non siano troppo usurate o macchiate nel qual caso possono essere anche rifiutate; non sono accettate nemmeno le banconote anteriori al 2001 e i biglietti da 50 dollari di determinate serie.

Gli euro hanno tassi di cambio più favorevoli nei tagli da 50 o 100 euro. Talvolta si cambia meglio il dollaro, talvolta l'euro: molto dipende dal cambio giornaliero e dalle oscillazioni delle due monete.



Le banche sono aperte da lunedì a giovedì con orario 8-15, al venerdì 8-12, chiuse la domenica.

Gli uffici di cambio autorizzati offrono, nelle regioni più turistiche, tassi competitivi; gli sportelli osservano orari diversi e sono aperti fino alle 18, domenica inclusa. I tassi praticati dagli hotel sono invece in genere poco convenienti.

Le carte di credito sono accettate negli esercizi turistici e consentono di prelevare contanti presso alcune banche. Se le usate siate comunque prudenti e soprattutto non perdete mai di vista la vostra carta perché sono in costante aumento le truffe ai danni dei malcapitati possessori.


Cambio attuale:

1 Euro = 11.994,70 Rupia Indonesiana
1 USD = 9.066,97 Rupia Indonesiana

dati aggiornati al 28/11/11

Posta e telefono

Gli uffici postali restano aperti dal lunedì al giovedì con orario 8-14, il venerdì fino alle 11 e il sabato fino alle 13.

Nelle città maggiori le poste centrali sono aperte più a lungo e offrono i servizi essenziali anche alla domenica; conviene imbucare personalmente la propria corrispondenza negli uffici postali dopo essersi fatti annullare l'affrancatura. Esistono anche agenzie di recapito private che danno un servizio efficiente a tariffe un po' più alte rispetto a quelle pubbliche.



Per telefonare dall'Italia in Indonesia bisogna digitare lo 0062 (codice internazionale indonesiano) seguito dal numero telefonico che interessa.

Per telefonare dall'Indonesia in Italia è necessario digitare lo 001 seguito dal 39 e dal numero dell'abbonato.

Per chiamate nazionali in Indonesia digitare lo 0 e poi il prefisso della città seguito dal numero desiderato.

Gli uffici telefonici pubblici in genere sono sempre aperti e consentono anche di fare chiamate a carico del destinatario; le agenzie di telecomunicazioni private (Wartel, Warpostal, Warparpostel) costano un po' di più ma in genere sono più efficienti (orario 7-24).

I telefoni cellulari GSM funzionano senza problemi




Sanità

Al fine di evitare malattie trasmesse dagli alimenti e dall'acqua è bene rispettare le più elementari norme sanitarie ed igieniche: bere solo acqua imbottigliata, non mangiare verdura cruda e sbucciare la frutta, prestare attenzione ai frutti di mare (possono manifestarsi colera e altre diarree acquose, dissenterie amebiche e bacillari, febbre tifoide, epatite A ed E).



Le filarosi sono endemiche in gran parte delle zone rurali del Paese; possono verificarsi epidemie di dengue, anche di tipo emorragico, tanto nelle zone urbane che rurali, mentre casi di febbre fluviale del Giappone sono stati segnalati nelle zone disboscate della maggior parte dell'Indonesia.

Attenzione ai morsi di serpente e agli animali rabidi.


Sicurezza

Data l'instabilità che ancora caratterizza la situazione politica e sociale dell'Indonesia si raccomanda di evitare assembramenti di persone, dimostrazioni e luoghi in cui si svolgono manifestazioni di protesta e di prestare particolare attenzione in vicinanza di ambasciate e uffici pubblici.

L'Ambasciata italiana consiglia di segnalare sempre la propria presenza in Indonesia indirizzando alla medesima Ambasciata un fax con generalità e numeri telefonici.

In generale è bene ricordare che, se si affrontano itinerari impegnativi al di fuori dei normali circuiti turistici, è prudente informare circa la propria destinazione e gli orari di arrivo previsti; se possibile conviene viaggiare in convoglio e portare con sé un telefono cellulare.



Uso e commercio di droghe sono equiparati penalmente e la legge indonesiana prevede per i trasgressori pene fino a 20 anni di reclusione.



Il recente terremoto e l'aumentata attività del vulcano Merapi sconsigliano al momento visite a scopo turistico nella città di Yogjakarta e nell'area circostante.


Comportamenti

Benché i comportamenti degli occidentali vengano entro certi limiti tollerati è bene conoscere alcune regole di "buona educazione" indonesiana: mentre il contatto fisico tra persone dello stesso sesso è molto diffuso e privo di significati sessuali, è bene evitare in pubblico effusioni o baci tra persone di sesso opposto anche se sposate; non bisogna mai indicare col dito medio ma con il pollice, porgere prendere o mangiare con la mano sinistra, esibire la pianta dei piedi o incrociare le gambe, rimanere in piedi vicino a una persona seduta e soprattutto toccare la testa dei bambini (la testa infatti è la parte più importante del corpo perché è in essa che entra la divinità che porta la vita).



Per accedere ai templi è necessario annodare intorno alla vita una fascia di stoffa in segno di rispetto e non stare in posizione sovrastante rispetto agli oggetti sacri, ai sacerdoti e alle persone che pregano; i visitatori vengono sempre accolti con cibo e bevande che devono onorare solo dopo essere stati invitati a farlo e mai prima del padrone di casa.


Viaggiare con bambini

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Guide e libri

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Il paese in cifre
Capitale Jakarta
Superficie 132.187 kmq
Popolazione 128.000.000
Densità 963 ab./kmq
Religione islamica (80%), hindù, buddhista, cristiana

Geografia e territorio

Visualizzazione ingrandita della mappa

Culla della storia e della cultura indonesiana, Giava è situata al centro dell'arcipelago indonesiano.

Lunga circa 1000 km e larga 200, si estende tra il mare di Giava a nord, l'Oceano Indiano a sud, le coste meridionali di Sumatra da cui è separata dallo stretto della Sonda a ovest e le coste balinesi a est.

L'isola è attraversata da una dorsale montuosa che divide in due il territorio dando luogo a due zone geografiche ben distinte, a nord abbiamo una pianura alluvionale con le città più importanti; mentre a sud rilievi più aspri ed elevati.

Le coste settentrionali sono generalmente basse e poco frastagliate mentre la costa meridionale, bagnata dall'Oceano Indiano, è prevalentemente alta.

Giava è dominata da 121 vulcani, dei quali 25 ancora in attività; la loro altezza media è di 1800 m, ma ci sono crateri che superano i 3000 m. Il cratere del Semeru, con i suoi 3676 m, è la cima più alta dell'isola.

Il fiume più importante è il Solo, lungo 530 km, che ha origine nel massiccio del Lawu; dalle pendici del Semeru ha invece origine il Brantas, lungo 316 km.


Ecologia e ambiente

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Clima

Il clima è mite tutto l'anno quasi ovunque, ma come in tutti i paesi tropicali c'è la stagione delle piogge che va da dicembre a marzo, per cui è consigliabile visitare l'isola nei mesi di giugno luglio e agosto, quando le piogge sono scarse e il caldo non è opprimente.



La temperatura media oscilla intorno ai 30° C, ma quando fa caldo si arriva facilmente anche a 37° C.


Popolazione

La popolazione di Giava è divisa essenzialmente in tre etnie principali: i giavanesi di Giava Centrale e Giava Est, i sundanesi di Giava Ovest e i maduresi dell'isola di Madura.

Le distinzioni sono adesso molto sfumate essendoci stata un grossa immigrazione nelle grandi città.

Sopravvivono anche delle antiche popolazioni preislamiche come i baduwi, i tenggerai e i batawi che conservano le proprie antiche caratteristiche tribali.


Lingua

La lingua giavanese è di tipo indonesiano.

Sono distinguibili cronologicamente due periodi: l'antico giavanese o kawi, ricco di voci sanscrite, e il giavanese moderno in cui la struttura grammaticale è molto semplificata e il lessico ha perduto molte voci arie arricchendosi in cambio di numerose parole arabe.


Religione

Per quel che riguarda la religione, tuttora l'80% della popolazione è musulmana, ma il clima è di estrema tolleranza verso le altre religioni, non c'è prevaricazione, ma quasi una fusione. Infatti rimane molto forte tra i giavanesi il culto degli antenati e della fertilità della terra e i principi fondamentali delle antiche religioni (buddhismo, induismo e cristianesimo) sono liberamente mescolati ai principi del Corano. A conferma di quanto detto, le donne giavanesi vanno liberamente con il volto scoperto, e dal 1945 godono degli stessi diritti politico-sociali degli uomini.

Storia

E' a Giava che furono rinvenuti resti umani (Pithecanthropus erectus) tra i più antichi reperti preistorici del mondo.

Poi, fu nei primi secoli dopo Cristo, che l'isola subì una forte influenza indiana, per cui ebbero larga diffusione induismo, buddhismo e brahmanesimo che si mescolarono con la religione già preesistente. In questo periodo di splendore, si ebbe un susseguirsi di regni giavanesi profondamente impregnati di cultura indiana, sia nell'arte che nell'architettura e nella letteratura.

E' a questo periodo che risale la costruzione del Prambanam e del Borobudur, i più grandiosi monumenti religiosi dell'Indonesia.

In seguito anche Giava subì una lenta e progressiva islamizzazione, ma anche in questo caso si deve tener conto delle radicate tradizioni locali, per cui è la religione stessa che si adatta alla realtà sociale del Paese. Nel 1619 fu la volta degli olandesi che colonizzarono l'arcipelago indonesiano e fecero di Giava il loro centro economico-politico.

Napoleone fece di Giava la base principale della lotta contro l'Inghilterra nei mari orientali. La successiva dominazione inglese segnò il miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei coloni giavanesi.

Entrata a far parte del nuovo regno d'Olanda in seguito al Trattato di Vienna (1815), la popolazione indigena vide peggiorare le sue condizioni di vita e ciò portò a una rivolta e a continui stati di conflitto con il governo olandese.


Durante la II Guerra Mondiale, all'iniziale occupazione giapponese dell'isola subentrarono forze angloindiane che però incontrarono la resistenza delle forze rivoluzionarie di Sukarno che già il 17 agosto 1945 aveva proclamato l'indipendenza della repubblica indonesiana.

La pace definitiva si ebbe solo in seguito al patto di Linggadjati (1947): da questo momento la storia moderna di Giava diventa un tutt'uno con la storia dell'Indonesia.


Costituzione

L'indipendenza dell'Indonesia, proclamata il 17 agosto 1945, non fu inizialmente riconosciuta dagli olandesi e solo il 27 dicembre 1949 l'Indonesia diventò legalmente indipendente dall'Olanda dopo oltre 300 anni di dominazione straniera.



Amministrativamente Giava è divisa in 4 province, una regione speciale e un distretto speciale per la capitale Jakarta.


Situazione politica

Per l'Indonesia gli ultimi anni sono stati un periodo di grande instabilità politica: scoppiano violenze a Timor Est tra fazioni favorevoli all'indipendenza di Timor e altre favorevoli alla sua unione all'Indonesia (Timor Est diventa indipendente nell'ottobre 1999). La rivolta si estende a Maluku e attualmente la situazione rimane tesa a causa di movimenti separatisti in Papua, e Aceh (Sumatra) e di scontri a sfondo etnico-religioso.






Economia

L'attività principale dei giavanesi è l'agricoltura. Il terreno è reso molto fertile da una natura prorompente, dalla lava dei vulcani e dalla grande quantità di acqua governata da un sistema di irrigazione vecchio di 2000 anni. Fino al XIX sec. la principale ricchezza di Giava era costituita dalla canna da zucchero, coltivazione che è andata progressivamente decadendo a favore di altri tipi di coltivazione: mais, riso, patate dolci, the (coltivato soprattutto sulle pendici collinari del settore occidentale), caffè (coltivato prevalentemente nel settore orientale), tabacco (nelle zone centrali dell'isola).



Allevamento e pesca sono risorse secondarie mentre molto sviluppato è lo sfruttamento delle foreste, ricche del durissimo tek.

Alquanto scarse le risorse del sottosuolo.


Festival e tradizioni

Nella tradizione giavanese hanno fondamentale importanza la musica la danza e il teatro. La musica trova nel gamelan (grande orchestra a percussione) la sua massima realizzazione. I gamelan sono generalmente formati da 40 elementi che suonano oltre 70 strumenti e inoltre sono accompagnati anche da cantanti e coristi. Ogni villaggio, anche il più piccolo, ha un suo gamelan considerato una vera e propria istituzione, raramente vengono utilizzati per i soli concerti, ma sono impiegati nell'accompagnamento delle cerimonie religiose, nelle danze e in ogni forma di teatro.



La danza è intrinseca nello spirito giavanese, nasce anticamente come rito religioso insegnato nei kraton, durissime scuole di danza. Le danze oltre che essere accompagnate dai gamelan, sono raccontate da voci che recitano le vicende che i ballerini stanno rappresentando. Le storie danzate si rifanno per lo più a vicende tratte dai poemi eroici del Ramajana e del Mahabharata. I ballerini sono vestiti con abiti preziosi ed eleganti, e i loro visi sono sempre pesantemente truccati.



Il teatro, chiamato wajang, è per i giavanesi importantissimo, infatti vedono nella rappresentazione teatrale la realizzazione del mondo fantastico dei loro eroi e degli dei, nei quali si identificano vivendo in prima persona le loro appassionanti avventure. Il wajang si è mantenuto intatto col passare dei secoli, e tuttora richiama un numero elevato di spettatori, sia nelle grandi città che nei piccoli villaggi. I tipi di wajang sono molteplici, il più importante è il wajang kulit (teatro delle ombre): qui gli attori sono burattini particolari, realizzati in cuoio e sostenuti da una canna di bambù che il burattinaio muove agevolmente.



Il kriss e il batik sono due elementi fondamentali del folklore giavanese.

Il kriss è una specie di pugnale con una lunga lama a serpentina e una impugnatura tutta particolare, che può essere a forma di testa umana o di animale.

E' un'arma dal profondo significato religioso, l'armaiolo stesso quando lo forgia compie un atto sacro. La lama è così sinuosa, perché riporta alla figura del serpente sacro, il naga, il quale essendo dotato di una forza straordinaria ne trasmette le vibrazioni, e protegge da influssi negativi e da disgrazie.

Il kriss si porta sulla schiena, e oggigiorno non è più usato come arma di difesa e offesa, ma il suo utilizzo è al solo scopo religioso e per rendere più prestigioso l'abbigliamento.



I batik sono teli di cotone con stampe colorate veramente belle, li si trovano un po' dappertutto a Giava e contribuiscono a rendere ancora più affascinante questo magnifico paese.

Il batik nasce anticamente come particolare forma di pittura, che si basa sulla distribuzione goccia a goccia di cera bollente su di un telo di cotone, il quale verrà poi immerso in vasche di tinture vegetali dove il colore si fisserà solamente sulle parti non ricoperte dalla cera.