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Reykjavik        
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Islanda

Itinerario 1


L'ultima Thule, terra di fuoco e di ghiaccio

Testo di Flavia Daneo
Foto di Gian Andrea Pagnoni

Punto di partenza e arrivo:


Reykjavik

Lunghezza:


ca.2173 km

Durata:


12 gg.

Mezzo di trasporto:


4x4

Difficoltà:


buona esperienza di guida a causa delle condizioni delle piste e dell'attraversamento di guadi.

Prezzo:


1030 - 1290 euro
Veduta del Jokullsarlon iceberg dal Vatnajokull
Veduta del Jokullsarlon iceberg dal Vatnajokull

L'itinerario proposto consente di vedere una buona parte delle straordinarie meraviglie naturali dell'Islanda. Svolgendosi in parte nell'entroterra del Paese è necessario tenere presente che, essendo l'interno disabitato, bisogna essere attrezzati di conseguenza; quindi innanzitutto è indispensabile viaggiare su mezzi a trazione integrale e, possibilmente, non da soli per potersi reciprocamente aiutare in caso di necessità; poi portare con sè provviste a sufficienza inclusa l'acqua, benzina di riserva (il cui consumo aumenta a causa delle condizioni delle strade), abbigliamento adeguato a condizioni climatiche assai mutevoli e talvolta estreme.

Le strade della zona, delle quali molte aperte solo in estate, sono il più delle volteappena tracciate. Bisogna inoltre prestare estrema attenzione durante l'attraversamento dei corsi d'acqua il cui flusso può variare enormemente nel corso della giornata (una forte pioggia o una giornata particolarmente calda possono triplicare la portata di un fiume nel giro di poche ore); è necessario guadare nei punti indicati dalla segnaletica apposita o, nel caso mancasse, nei punti in cui il corso d'acqua è più ampio guidando piano e senza fermarsi. Nel caso si volesse noleggiare un'auto non 4x4 si può tranquillamente percorrere la Ring Road eliminando le tappe che conducono all'interno ossia quelle relative al Landammanulagar, al Laki, al Kverkfioll e all'Askja.

Primo giorno:

Reykjavik - Eyrarbakki - Skogar (km 180 circa)

Chi arriva con il volo diretto dall'Italia atterra in genere in Islanda nelle prime ore del mattino. La stanchezza del viaggio, l'impatto con un Paese così inconsueto, il tempo necessario per sbrigare le pratiche di noleggio del fuoristrada consigliano di non forzare troppo la prima tappa del viaggio. Imboccando a Reykjavik la Ring Road in direzione est si giunge, dopo 57 km, a Selfoss, piccola cittadina e importante snodo stradale. Da qui, prendendo la strada 34 in direzione sud, si incontrano alcuni villaggi di pescatori, il più pittoresco dei quali è Eyrarbakki, situato su una spiaggia di sabbia nera, con alcuni caratteristici edifici del 1700. Dopo uno spuntino fatto guardando le onde dell'Oceano Atlantico, si punta verso Skogar, ripercorrendo all'incontrario la 34 o imboccando la 305 che, ad un certo punto, si reimmette nella Ring Road. Il paesaggio lungo la strada diventa via via meno monotono: si vedono le prime cascate precipitare da alte pareti verdeggianti, alcune filiformi, altre più scenografiche, per giungere infine a Skogar, sede dell'interessantissimo Museo del Folclore, forse il più famoso tra quelli islandesi. Ma a Skogar c'è un altro polo d'attrazione: la splendida cascata di Skogafoss, alta ben 60 m e una delle poche che consente di arrivare con facilità quasi sotto all'immensa massa d'acqua. Da lontano è scenografica, ma man mano che ci si avvicina lungo i viottoli che attraversano il prato e si entra nella gola, l'emozione si fa sempre più forte, pari forse solo al fragore dell'acqua che cade... Per pernottare ci si può fermare nella scuola che sorge a brevissima distanza dalla cascata.

Secondo giorno:

Skogar - Dyrholaey - Vik - Landamannalaugar (km 160 circa senza deviazioni)

Da Skogar, dopo una ventina di km tra colline verdeggianti e macchie di fifa, pianticelle che crescono negli acquitrini e sono caratterizzate alla sommità da un ciuffetto simil cotone, si arriva a Dyrholaey. Dyrholaey è uno splendido promontorio roccioso che si affaccia sull'Oceano. Lo sguardo spazia a 360° (come sempre del resto in Islanda) e ogni passo è fonte di emozionanti scoperte: le lunghissime spiagge di sabbia nera ai piedi delle scogliere, i faraglioni di Vik in lontananza, gli archi che traforano la roccia e contro i quali si frangono le onde, centinaia di pulcinella di mare che beati occhieggiano tra il muschio e le rocce. I pulcinella sono graziosissimi: coloratissimi in mezzo al verde, sembrano nati dall'incrocio tra un pinguino e un tucano; piuttosto goffi nei movimenti a terra, hanno zampette palmate arancioni che battono velocemente quando sono in acqua alla ricerca di pesciolini. Poco oltre, il minuscolo paese di Vik è situato lungo un pittoresco tratto di costa. A Vik, se girate tra le case del paese, potete scoprire alcune casette in miniatura con il tetto in torba: sono le casette degli elfi che, con gnomi, fate e troll abitano ancora in questi luoghi! Si prosegue lungo la Ring Road fino all'incrocio con la 208, strada sterrata che diventa per lunghi tratti pista e che porta a Landmannalaugar (120 km circa). Lungo il percorso è possibile fare una deviazione per la gola di Eldgjà, la più grande frattura al mondo provocata da un'esplosione vulcanica.

Da qui si può ulteriormente proseguire a piedi per la cascata Ofaerufoss a cui si arriva percorrendo un sentiero che corre lungo un ampio torrente. La cascata Ofaerufoss è imponente, ma purtroppo lo spettacolare arco di roccia che la sovrastava è crollato anni fa in seguito ad un terremoto. Tornati indietro si rimonta in auto e si prosegue per il Landamannalugar: la strada è lunga e si attraversano diversi guadi (di qui la necessità di avere un fuoristrada a trazione integrale e ruote abbastanza alte da evitare sassi sommersi e l'acqua che può farsi improvvisamente profonda). Si arriva a Landamannalugar dopo ore di paesaggio tormentato e privo di qualsiasi traccia di presenza umana: si tratta di un vasto altopiano circondato da montagne dalle incredibili tonalità pastello (rosa, arancione chiaro, verdino). Si può pernottare all'omonimo rifugio dopo aver avuto l'accortezza di prenotare in anticipo in quanto il luogo è molto frequentato dagli islandesi che qui fanno anche il bagno nelle pozze di acqua calda che sgorga dal terreno. E' possibile, in alternativa, dormire in tenda in appositi spazi attrezzati.

Terzo giorno:

Landamannalugar - Holt - Laki - Kirkjubaejarklaustur (km 140 circa)

Si ripercorre in senso contrario la strada fatta per arrivare a Landamannalugar fino a che non ci si reimmette nella Ring Road che si segue fino a Holt, per poi imboccare la 206 che, dopo circa 45 km di pista, conduce al vulcano Laki. E' un paesaggio infernale quello che si inizia a percorrere per giungere al Laki, protagonista di una delle più grandi e catastrofiche eruzioni che la storia ricordi. Raggiungerne la sommità non sembra un'impresa: l'altezza è modesta e il sentiero non è molto ripido, ma tira un vento fortissimo e fa piuttosto freddo. Il panorama è di una primordiale grandiosità: una fila di 95 crateri testimonia che il Laki è un vulcano con il quale non si può scherzare. Lui è estinto dopo aver provocato devastazione e morte nel 1783 (30 miliardi di tonnellate di lava e il triplo di acido solforico), ma i crateri ai suoi piedi sono ancora attivi. Tornati indietro per la stessa strada si prosegue per Kirkjubaejarklaustur dove c'è la possibilità di pernottare nella scuola locale oppure si può proseguire per altri 70 km e pernottare al Parco nazionale di Skaftafell.

Quarto giorno:

Kirkjubaejarklaustur - Parco nazionale di Skaftafell - Jokulsarlon - Hofn (km 200 circa, escluso il trekking all'interno del Parco)
Cascata sui basalti colonnari a Svartifoss
Cascata sui basalti colonnari a Svartifoss

Circa 70 km di Ring Road conducono al Parco nazionale di Skaftafell. Varie sono le escursioni che si possono intraprendere all'interno del parco, dotato di pensione e di grande campeggio per chi desidera fermarsi più a lungo. In una giornata è possibile vedere comodamente la cascata di Svartifoss che scende tra colonne nere di basalto, e poi proseguire per il ghiacciaio Vatnajokull, le cui poderose lingue di ghiaccio reso grigio dalle polveri vulcaniche arrivano fin quasi a buttarsi tra le acque dell'Oceano. Il Vatnajokull è il più vasto ghiacciaio d'Europa e il suo spessore supera i 1000 m; lo si costeggia in auto per giorni interi e non se ne vede che una porzione insignificante! Proseguendo a est di Skaftafell, dopo aver attraversato il ponte sospeso sul fiume Jokulsà, si arriva a uno dei panorami islandesi più straordinari: la laguna di Jokulsarlon con in suoi iceberg che galleggiano assumendo, a seconda della luce, colorazioni che vanno dal grigio, all'azzurro, al bianco, alla trasparenza assoluta. E' possibile fare un giro nella laguna a bordo di un mezzo anfibio che effettua diversi viaggi a orari prestabiliti: è un po' caro, ma è un'esperienza indimenticabile! (Attenzione: il luogo è incantato ma c'è un vento gelido che talvolta consente di restare in piedi con fatica!). Si prosegue per Hofn lungo la strada costiera; a Hofn ci sono varie possibilità di pernottamento.

Quinto giorno:

Hofn - Egilsstadir - Kverkfjoll (km 434)

Giornata di trasferimento in auto lungo la Ring Road fino a Egilsstadir e da qui, imboccando la 931, la lunghissima e, soprattutto nell'ultimo tratto, micidiale pista verso il rifugio del Kverkfjoll (circa 200 km), al limite settentrionale della calotta del Vatnajokull, dove si pernotta dopo aver precedentemente prenotato.

Sesto giorno:

Kverkfjoll - Askja - Myvatn (km 264 circa)
Pseudocrateri al lago Myvatn
Pseudocrateri al lago Myvatn

Si ripercorre verso nord la pista dell'andata per poi imboccare la F92 in direzione Askja. Si continuano ad attraversare immense distese laviche proseguendo per molti tratti praticamente a passo d'uomo. Il paesaggio tutt'intorno è nero, la pista è terribile, il cielo livido e tira un vento che alza nuvole di polvere nera. Tra sobbalzi e finestrini rigorosamente chiusi, si riescono a distinguere vari tipi di lave solidificate, alcuni neri neri, altri più rossastri o giallastri, pomici, detriti lavici, magma che sembra appena rappreso, uno spettacolo grandioso e allucinante. Da un certo punto in poi si può proseguire solo a piedi e in breve si entra nella caldera del vulcano Askja. Sembra davvero di essere all'inferno, tira un vento fortissimo che impedisce quasi di avanzare mentre granelli di di polveri vulcaniche ti entrano negli occhi, unica parte del corpo rimasta scoperta. Si cammina per una buona mezz'ora e oltre, con il vento che fischia nelle orecchie e negli occhi un panorama grandiosamente desolato e primordiale. Si sale un pendio procedendo un po' con gli occhi chiusi e un po' di schiena a causa del vento terribile; arrivati in cima, uno spettacolo mozzafiato: un enorme lago azzurrissimo riempie il cratere mentre proprio sotto di noi c'è un altro lago vulcanico dalle acque lattiginose, calde e solforose: il Viti (in islandese, inferno: mai nome fu più appropriato) nel quale i più coraggiosi si gettano per fare un bagno.

Dall'Askja, attraverso il deserto dell'Odadhahraun, si risale sempre su pista verso nord, verso il lago Myvatn. Pian piano la piana vulcanica lascia il posto a zone sempre più verdeggianti finchè si arriva in vista delle fumarole e poi del lago vero e proprio, di un'acqua azzurro color cielo con tanti isolotti verdissimi nel mezzo. A Myvatn esistono varie possibilità di alloggio trattandosi di un rinomato luogo di villeggiatura.

Settimo giorno:

Myvatn

Dopo tanta fatica una doverosa sosta in uno dei luoghi maggiormente apprezzati dagli islandesi per la bellezza dei luoghi e la mitezza del clima. Il Myvatn è il paradiso degli ornitologi, luogo di soggiorno e di riproduzione di centinaia di uccelli nonchè di miliardi e miliardi di moscerini. Sul lungolago si possono ammirare una serie di pseudocrateri, zone con formazioni basaltiche dalle strane forme mentre, poco oltre, si possono vedere il lago vulcanico del Krafla e le fumarole. L'attiva zona geotermale del Myvatn offre, a questo proposito, tutta una serie di fenomeni di vulcanismo secondario. Impressionanti sono le pozze di fango ribollente, in una zona da girone dantesco dove, se appena appena gratti con la scarpa il suolo, la terra assume le più stupefacenti colorazioni che vanno dal bianco al giallo canarino, all'ocra, mattone, rosso, marrone chiaro e scuro, azzurro, violetto.

Ottavo giorno:

Myvatn -Selfoss - Dettifoss - Hljodaklettar - Asbyrgy - Husavik (145 km circa)
Dettifoss, le più grandi cascate d'Europa
Dettifoss, le più grandi cascate d'Europa

Da Myvatn si percorre, in direzione est la Ring Road (km 18) per poi imboccare (direzione nord) la strada che conduce alle cascate di Selfoss e di Dettifoss, quest'ultime le più vaste d'Europa. Il fumo delle cascate lo si vede molto prima di arrivarci: si alza da una fessura che taglia un ampio tavolato lavico che bisogna attraversare a piedi perchè Dettifoss, come quasi tutte le meraviglie islandesi, bisogna un po' guadagnarsela. Più a nord si possono vedere le incredibili formazioni basaltiche di Hljodaklettar, e poi , merita una visita il canyon di Asbyrgy che, secondo la leggenda, si formò in seguito a una zoccolata del cavallo di Odino mentre, secondo i geologi - spiegazione ancor più incredibile - si sarebbe formato in soli due giorni a seguito dell'ondata di piena provocata dallo scioglimento di un ghiacciaio. Da Asbyrgy un veloce trasferimento conduce ad Husavik, graziosa cittadina punto di imbarco per una giornata a "caccia" di balene. A Husavik si può comodamente pernottare in accoglienti bed and breakfast.

Nono giorno:

Husavik - Godafoss - Akureyry (km 91 circa)

Ad orari prefissati partono dal porto di Husavik le imbarcazioni che conducono i turisti a vedere le balene. Il panorama è notevole, montagne innevate si gettano direttamente nelle acque del fiordo con qualche cascatella di contorno. Di balenottere se ne avvistano parecchie, i loro dorsi lucidi guizzano simili a quelli dei delfini mentre ci vuole più fortuna per imbattersi in qualche incontro più ravvicinato... Si prosegue nel pomeriggio per Akureyry con tappa alla cascata di Godafoss, praticamente a due passi dalla Ring Road. La cascata di Godafoss (cascata degli dei) deve il suo nome al fatto che, nell'anno 1000, il capoclan Thorgeir Thorkelsson vi gettò le statue degli dei pagani dopo aver scelto per il suo popolo la religione cristiana. Akureyry è una deliziosa cittadina ricca di vita e di negozi dove passeggiare piacevolmente o concedersi un momento di relax in uno dei tanti caffè. Varie le possibilità di pernottamento.

Decimo giorno:

Akureyry - Siglufjordur (km 120 circa)

Dopo qualche altro piacevole acquisto (vi sono bellissimi e carissimi negozi in cui poter comprare capi d'abbigliamento in pregiata lana islandese) , si lascia Akureyry. La Ring Road prosegue verso nord costeggiando l'Eyjafjordur e poi lo Skagafjordur su fino a Siglufjordur dalle casette color pastello adagiate lungo un grazioso fiordo. Nonostante il grave calo che ha conosciuto la pesca negli ultimi anni, la cittadina è ancora un importante centro dell'industria dell'aringa e, se è il periodo giusto, si possono vedere i pesci stesi a seccare su apposite griglie lungo le strade. Poco più in là, ad Haganesvik, c'è la possibilità di pernottare in case-fattorie affacciate su una tranquilla laguna. Il luogo è di una tranquillità assoluta ed offre l'opportunità di scambiare quattro chiacchere con la gente del posto: qui in inverno, ci raccontano, cadono in media 7-8 metri di neve!

Undicesimo-dodicesimo giorno:

Siglufjordur - Glumbaer - cascate Gullfoss - Geyser - Thingvellir - Rejkiavik (km 439)
Sorgente termale presso Hveravellir
Sorgente termale presso Hveravellir

Da Siglufjordur si scende verso sud. Ormai la strada è una vera strada e quindi il viaggio si fa veloce, confortevole e... turistico. La fattoria di Glumbaer (115 km circa) è un gioiellino: muri e tetti in torba, stanze arredate così com'erano a fine Ottocento quando non c'era ancora la TV a rendere meno monotone le lunghissime notti invernali...Da qui si può scegliere: o imboccare la Ring Road e proseguire comodamente fino alla capitale (km 344) oppure tagliare nuovamente verso l'interno e imboccare la pista F 37 che conduce a Hveravellir (circa 110 km) dove si pernotta non prima di essersi fatti un bagno ristoratore nelle sue famose sorgenti calde. L'indomani, proseguendo lungo la F 37 direzione sud, si arriva a Gullfoss dopo circa un centinaio di km. Le cascate Gullfoss sono notevoli, molto scenografiche, ma passerelle in legno e staccionate nonchè pullman turistici al parcheggio chiariscono che ormai si è entrati nell'orbita dei tour organizzati. La vicina zona dei geyser, nonostante la loro fama, riesce ancora a sorprendere. Tra torrentelli d'acqua calda e pozze d'acqua bollente, getti di vapore e nuvole di fumo il Grande Geyser giace addormentato ormai da lungo tempo. L'acqua ancora ribolle e ogni tanto qualche zampillo fa ancora capolino, ma il getto famoso alto fino a 60 m si può vedere solo raramente. Per fortuna lì vicino, a pochi passi, è ancora attivo lo Strokkur che, a intervalli regolari, spara nell'aria pirotecnici getti d'acqua bollente.

Thingvellir, poco distante, è un luogo completamente diverso: le acque celesti del lago, gli uccelli, le macchie variopinte di fiori, le cascate, tutto concorre a dare a questo luogo un gran senso di pace e di tranquillità. Qui, mille anni fa, si radunavano gli islandesi a discutere nel loro Parlamento all'aperto, qui si apre, visibilissima, la frattura medio-atlantica che allontana la parte orientale da quella occidentale dell'Islanda. Il ritorno a Rejkiavik è la degna conclusione di un bellissimo viaggio: la capitale è una graziosa cittadina moderna, assai vivibile, con strade larghe e curatissimi giardini dove perdersi in qualche negozio a spendere le ultime corone rimaste.

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Islanda

Itinerario 2


Da Reggio Emilia all'Islanda attraverso le isole Fær Oer

Di Andrea Salati, Stefano Fontana, Marco Moscatelli, Claudio Fantini
Foto di Andrea Salati e Marco Moscatelli

Punto di partenza e arrivo:


Corniano - Reggio Emilia

Lunghezza:


ca.7120 km

Durata:


25 giorni

Mezzo di trasporto:


Toyota Land Cruiser

Attrezzatura speciali:


GPS Garmin III + PC portatile IBM ThinkPAD

Mappe utilizzate:


Studio F.M.B. ISLANDA 1:750.000 (sconsigliata) + mappe digitali 1:100.000 su PC

Carburante utilizzato:


910 litri (diesel)

Difficoltà:


non particolarmente elevata; buon spirito di adattamento, attenzione ed esperienza alla guida

Prezzo:


1700 euro a persona

La vetta dello Snafell
La vetta dello Snafell

L'itinerario proposto è una variante al classico viaggio con aereo fino a Reykjavik più noleggio dell'automobile; consente inoltre di visitare le Isole Fær Oer (due giorni abbondanti a disposizione) che, sole permettendo, sono davvero spettacolari.

La lunghezza e la durata del viaggio sono condizionate dal fatto che la traversata in traghetto è piuttosto lunga e che il punto d'imbarco (Hanstolm, Danimarca) dista circa 1800 Km: tutto questo impegna una decina di giorni circa.

Primo giorno:

Corniano (Reggio Emilia) - Monaco di Baviera (550 km circa)

Da Reggio Emilia imbocchiamo l'A1 direzione Modena per poi svoltare sulla A22. Il viaggio prosegue alla volta del Passo del Brennero: nell'ultimo autogrill prima del confine austriaco acquistiamo il bollino autostradale austriaco con validità 2 mesi (costo 21,80 euro,che però non comprende il costo del viadotto d'Europa, 8 euro). Attraversata velocemente l'Austria,decidiamo di fermarci a dormire in una area di sosta nei pressi del raccordo anulare di Monaco di baviera (in Germania è molto in uso passare la notte nelle aree di sosta, che sono infatti molto ampie e ben attrezzate).

Secondo giorno:

Monaco di Baviera - Northern - Krusaa (950 km circa)

Ripartiamo alla volta della Danimarca: percorriamo la A9 fino a Norimberga, poi la A3 per Wurzburg; sostiamo per il pranzo (carne alla griglia, patate fritte, birra e caffè a 13,5 euro a testa) a Northern, piccolo paesino poco sopra Kassel. Da qui la A7 fino a Flensburg (confine danese), attraversando Hannover e Amburgo. Un tappone di trasferimento!!

Attraversato il confine, usciamo dall'autostrada all'altezza di Krusaa dove pernottiamo nell'ottimo campeggio "Camping Krusaa" (spesa 9 euro a persona più doccia 0,5). Il campeggio offre tutti i servizi (piscina, cucina, tavoli comuni) e come la stragrande maggioranza dei campeggi danesi è molto pulito ed ordinato. Risulta obbligatorio sottoscrivere la tessera campeggi danese (a noi viene rilasciata una tessera per turisti di passaggio: costo 2,50 euro circa).

Terzo giorno:

Krusaa - Hanstolm - Nave "Norrona" (300 km circa)

Partiamo verso le 10.30 e imbocchiamo la E45 fino a Vejle; da lì la strada 18 fino a Herning (sosta pranzo), poi la strada 13 fino a Holstebro, quindi strada 11 fino a Thisted ed infine la strada 26 che giunge sino ad Hanstolm (attenzione, qui il sabato i negozi chiudono tutti alle 16, quindi nel caso si voglia fare spesa, conviene fermarsi prima!). Chi pensa di arrivare ad Hanstolm e trovarsi davanti un grande porto sbaglia clamorosamente: è un piccolissimo porto di pescatori dal quale spunta il molo da dove ogni sabato sera parte il traghetto per l'Islanda. L'unica cosa che merita una visita prima dell'imbarco è il faro: alto più di 22 m, offre una splendida visuale del porto e della verde collinetta dove sorge il paese. Per accedervi basta bussare alla porta del custode e consegnarli 0,50 euro a persona. Dalla sommità del faro riusciamo ad intravvedere la nave Norrona in porto e quindi, come consigliato, ci dirigiamo verso il check-in circa due ore prima della partenza.

Alle 20.15 la nave parte alla volta delle isole Fær Oer.

Quarto giorno:

in navigazione

Saliti a bordo ci rendiamo immediatamente conto di non essere esattamente su una nave da crociera: gli allestimenti sono piuttosto spartani e "vissuti", in particolar modo le cuccette hanno un aspetto un po' triste e non sono troppo pulite! La nostra cabina dispone di 3 letti a castello attrezzati solamente con il materasso (niente cuscino e coperte, quindi è d'obbligo portarsi il sacco a pelo) ed è priva del bagno e della serratura di ingresso; inoltre visto che noi siamo solo in 4, la dividiamo con un ragazzo ed una ragazza di provenienza tedesca. Ovviamente la nave dispone anche di cabine più confortevoli, ma il loro costo è notevolmente più elevato! La nave dispone anche di un'ampia caffetteria con self-service annesso: qui è possibile consumare colazione, pranzo e cena a cifre piuttosto ragionevoli.

E' tollerato il fatto di portare al tavolo provviste personali e di soffermarsi a lungo sui divanetti e sulle seggiole: per questo motivo, la caffetteria diventa un po' il luogo di ritrovo e quello dove si trascorre più tempo! Sul ponte superiore della nave è invece allestito un piano bar dove di giorno viene fatto un qualche intrattenimento (BINGO soprattutto) e di sera serve ad ospitare una coppia di cantanti bulgari (sui quali è meglio stendere un velo pietoso) che presentano le loro performance musicali!!

La prima nota dolente della vacanza, arriva proprio sulla nave. Veniamo contattati dall'ufficio informazioni dove ci attende una sgradita sorpresa: la nostra macchina supera 1,8 m di altezza,quindi è necessario pagare un supplemento.di 530 euro!! Noi sapevamo solamente di supplementi oltre i 5 mt di lunghezza! Dopo una bella discussione e vari tentativi di trattare su quella mostruosa cifra, ci arrendiamo e versiamo con rammarico la somma intera; la sorpresa arriva circa due ore più tardi quando ci viene inspiegabilmente restituito metà dell'importo versato con tanto di scuse e sorrisi.sinceramente non so se per un effettivo errore o perché ci eravamo piuttosto alterati nel colloquio precedente, in ogni modo è andata bene così!

Quinto giorno:

Isole Fær Oer (Torshavn - Saksun - Tjornuvik - Eidi - Gjogv - Torshavn ; 180 km circa)

Arriviamo di prima mattina nel porto di Torshavn (ore 06.00). L'impatto con la città non è dei migliori.incontriamo flotte di ragazzi ubriachi che cercano di rientrare nelle proprie case (più tardi ci verrà spiegato che questi sono giorni di festa!), ma nonostante questo non troviamo nessun problema nello scambiare due chiacchiere con qualcuno di loro che anzi si dimostra anche molto cortese. Decidiamo di visitare subito il nord dell'isola di Streymoy e ci dirigiamo sulla strada 52 che costeggia il fiordo: da questa strada è possibile osservare numerosi "anelli galleggianti"che altro non sono che allevamenti di trote e salmoni (i loro salti sono visibili dalla strada!). Proseguiamo poi sulla 10 fino a Kollafjordur; ad Hvalvik svoltiamo sulla 204 in direzione Skasun e ci addentriamo in una valle verdissima dove corre una strada stretta ma in condizioni perfette che porta in una piccola conca circondata da cascate sulla destra e prati verdi che si inerpicano sulla montagna a sinistra: di fronte a noi una piccola chiesetta con annesso camposanto e, in fondo alla valle, una conca di sabbia scura lasciata scoperta dalla marea. E' davvero difficile descrivere la sensazione di benessere e libertà che si respira in questo luogo!

In seguito facciamo ritorno verso Hvalvik e raggiungiamo il villaggio di Tjornuvik situato in una bellissima baia a Nord dell'isola di Streymoy: da qui si possono osservare molto bene i due faraglioni che delimitano la costa settentrionale dell'isola di Eysturoy. Nel villaggio c'è anche un piccolo ma grazioso bar dove è possibile fare uno spuntino,bere un caffè e scambiare quattro chiacchiere con il gestore che ci spiega che è al suo primo anno di attività (a noi torna davvero difficile immaginare una simile attività in un posto così piccolo e tranquillo: non so quante persone passeranno in un giorno, ma credo bastino due mani per contarle!).

Nel pomeriggio ci portiamo sull'isola di Eysturoy, con l'obbiettivo di visitare i villaggi di Eidi e Gjogv. Eidi è un bellissimo villaggio al quale è stato riconosciuto qualche anno fa il premio come cittadina più pulita e verde al mondo; qui si trova anche un museo dove sono riprodotte antiche usanze di vita Faroesi.
A Gjogv è segnalata la presenza di una colonia di pulcinelle di mare, uccelli marini somiglianti a piccoli pinguini con il becco arancione che sono tra i simboli dell'isola: purtroppo noi non riusciamo a vederne neanche una (forse la colonia si è trasferita?!). Da segnalare la straordinaria visuale offerta dalla strada di montagna che collega questi due villaggi: se la giornata è bella si possono vedere e fotografare panorami indimenticabili! Concludiamo la giornata nel tranquillo campeggio di Torshavn che si trova a nord-est della città su una piccola scogliera che si affaccia sul mare. Il campeggio non offre servizi molto ampi, ma non manca nulla e il custode si mostra da subito gentile e molto disponibile a rispondere a qualsiasi richiesta di aiuto (il tutto per 7 euro a testa, macchina, tenda, uso cucina e acqua calda compresi).

Sesto giorno:

Isole Fær Oer (Torshavn - Sornfelli - Isola di Eysturoy ; 200 km circa)

Ci dirigiamo sulla strada 10, molto caratteristica in quanto offre un ottima panoramica del fiordo dall'alto, poi svoltiamo per Noroadaulur: prima che la strada cominci a scendere non può mancare una bella foto con alle spalle l'isola di Koltur. Ritorniamo quindi sulla 10 e imbocchiamo una stradina di montagna che conduce sulla cima dello Sornfelli (749 m) da dove si può godere di un panorama mozzafiato (qui si trova anche un osservatorio astronomico che però non è possibile visitare).

Scendiamo poi per circa 1 km e ci avventuriamo in una passeggiata di circa 2 ore e mezza che ci conduce su uno spuntone di roccia che dà a picco sul mare: di fronte a noi abbiamo l'isola di Vagar. Di ritorno dalla lunga passeggiata decidiamo di dedicare il pomeriggio alla visita del versante sud dell'isola di Eysturoy: nulla di così interessante da segnalare, ma vale comunque la pena vedere la bella costa meridionale caratterizzata da paesaggi più collinari e pianeggianti e da coloratissimi villaggi. Chiudiamo la giornata facendo ritorno al campeggio di Torshavn e trascorrendo le ultime ore al Caffè Nature (in pieno centro vicino al porto) dove non perdiamo l'occasione per bere una birra (qui i costi sono ancora più che accessibili mentre la qualità della bevanda lascia un po' a desiderare).

Settimo giorno:

Isole Fær Oer (Torshavn - Kirkjoubur - Torshavn - Nave "Norrona"; 30 km circa)
La Olav's Church a Kirkjoubur
La Olav's Church a Kirkjoubur

In attesa che la nave faccia ritorno in porto per condurci in Islanda, passiamo le ultime ore alle Fær Oer facendo visita al piccolo paesino di Kirkjoubur, situato nell'estremità meridionale dell'isola di Streymoy, a pochi chilometri da Torshavn.

Questo paese, sovrastato da una ripidissima collina, è situato in una verde piana che degrada dolcemente verso il mare ed è caratterizzato dalla presenza di alcuni edifici ecclesiastici quali la Olav's church (tuttora in uso) e le rovine della cattedrale di St. Magnus. L'atmosfera che si respira in questo luogo è davvero rilassante, gli unici rumori sono i versi dei numerosissimi uccelli presenti; a fare da guardiani all'ingresso del paese troviamo due bellissimi cane da pastore che, con aria un po' triste, aspettano l'arrivo di qualche turista per giocare. Nel primo pomeriggio ci riportiamo a Torshavn sul molo d'imbarco, dove già troviamo la nave Norrona pronta ad imbarcare i numerosi turisti che come noi hanno trascorso questi giorni alle isole Fær Oer.

Il bilancio di questi due giorni alle Fær Oer è sicuramente più che positivo: in primo luogo per i bellissimi paesaggi che si possono ammirare (complice un cielo ed un sole splendidi!!), in secondo luogo per l'ospitalità e la cortesia della gente. E' importante segnalare che, non disponendo di guide specifiche, conviene sicuramente farsi dare qualche dritta da chi le ha già visitate e magari improvvisare una qualche escursione a piedi su uno dei numerosi pendii che si affacciano sul mare.

Ottavo giorno:

Seydisfjordur - Egilsstadir - Snafell - Vatnajoukull - Bru (170 km circa)

Sbrigate le formalità di sbarco, ci dirigiamo velocemente verso la banca locale per il cambio della valuta (occorre essere veloci, altrimenti si fa fila e/o si rischia di non riuscire a cambiare, in quanto tutti i passeggeri della nave finiscono li!), poi ci dirigiamo verso Egilsstadir sulla 953; da qui, dopo aver fatto spesa nel fornitissimo centro commerciale e rifornimento alla vettura, imbocchiamo la strada 931 e successivamente la pista F910 verso il rifugio Snafellsskali ai piedi dello Snafell (1833 m), la prima cima innevata di una certa importanza che incontriamo nel nostro viaggio.

Lungo questo percorso iniziamo a fare conoscenza con l'inospitale territorio islandese, qui caratterizzato da enormi distese brulle, ricche soltanto di pietre. Scorgiamo all'orizzonte una lunga linea bianca che inizialmente può assomigliare ad una formazione nuvolosa: si tratta del Vatnajoukull, il ghiacciaio più grande d'Europa (8600 kmq). Ulteriori 18 km dopo il rifugio conducono ai piedi del ghiacciaio, ed è impressionante veder scendere la temperatura di 15° C in una distanza così ridotta e rimanendo alla stessa quota altimetrica; qui infatti troviamo una temperatura vicina ai 5° C, contro i 20° C registrati in precedenza. E' davvero una sensazione incredibile posare i propri piedi sul ghiacciaio dopo che siamo riusciti ad apprezzarne la sua vastità lungo il percorso odierno. Riprendiamo a ritroso la F910 fino a Bru dove attrezziamo un piccolo campo base per trascorrere la nottata. Le piste percorse oggi, nonostante i diversi guadi, risultano tutte ampiamente percorribili.

Nono giorno:

Bru - Kverkfjoll, rifugio Sigurdarskali (105 km circa)

Della strada che porta al Kverkfjoll (F910), il primo tratto è collinare, poi assume le caratteristiche di una pista africana: si attraversa un deserto di lava e cenere vulcanica, circondato da cime appuntite. I colori vanno dal beige al grigio chiaro al nero, il paesaggio sembra a tratti lunare. Tanti pezzi di strada sono una vera e propria gimkana in mezzo a blocchi di lava enormi. La velocità di percorrenza va dai 30 ai 50 km/h a seconda del fondo stradale. Pur non essendoci tratti particolarmente impegnativi o di difficile percorrenza, troviamo però tratti di pista interamente sabbiosi (qui i camper sicuramente non passano).

Dopo circa 58 km svoltiamo sulla strada F902 per Kverkfjoll: la strada all'inizio è poco più bella di una mulattiera, ci sono molti tratti con pietre piuttosto grandi, poi con il passare dei chilometri le cose migliorano un poco anche se ci sono due guadi piuttosto impegnativi. Mentre ci portiamo verso il ghiacciaio, i colori cambiano: il rosso si mescola all'ocra scuro e al nero della cenere...e dietro in lontananza il bianco dei ghiacci. L'unica forma di vegetazione che riusciamo a vedere sono dei minuscoli fiorellini rosa e bianchi che crescono quasi ovunque insieme a licheni di colore bianco. L'ultimo tratto di pista risulta particolarmente impegnativo per i mezzi: velocità massima intorno a 15 km/h, molte pietre e tante buche.

Arrivati al rifugio Sigurdarskali senza prenotare (1500 corone a testa per dormire e uso cucina, doccia calda 250 corone!!), riusciamo ugualmente a trovare posto (colpo di fortuna da non ritentare, il rifugio è quasi sempre al completo, ma al limite si può campeggiare con la tenda). Prendiamo il sentiero Virkisfell dove, dopo circa un ora di camminata abbastanza dura, riusciamo a godere di un buon panorama sul fiume Jokulsa à Fjollum e sul rifugio: di fronte a noi, in lontananza, un maestoso muro di ghiaccio alto parecchie decine di metri e lungo chilometri ci da un'idea delle incredibili dimensioni di questo ghiacciaio. Trascorriamo la notte nel rifugio con l'intento di alzarci di buon ora il mattino seguente per andare a visitare le grotte di ghiaccio presenti sul Kverkjokull.

Decimo giorno:

Kverkfjoll - Askja - Reykjalio (75 km circa)
Il cratere del Vjti ad Askja
Il cratere del Vjti ad Askja

Dal rifugio Sigurdarskali, la pista prosegue per circa 4,5 km fin alle grotte di ghiaccio inferiori: una vera e propria pietraia da affrontare con cautela a 10-15 km/h. Le grotte inferiori, facilmente raggiungibili in circa 15 minuti di cammino dalla fine della strada, si presentano come una grossa bocca glaciale dalla quale esce acqua torbida e fangosa (sorgente dello Jokulsa à Fjollum). Lo spettacolo vero e proprio invece, è quello delle grotte superiori: dal basso si può vedere una colonna di vapore consistente che indica sorgenti calde e attività geotermica in mezzo al ghiacciaio; queste sono però difficili da raggiungere in quanto il percorso prevede diverse ore di cammino (buona parte su ghiaccio). Non è quindi consigliabile avventurarsi senza l'ausilio di una guida e della attrezzatura necessaria.

Torniamo sui nostri passi e percorriamo a ritroso la F902 sino all'incrocio con la F910 dove svoltiamo a sinistra per Askja. Da qui comincia un vero e proprio sentiero su un fiume di lava: la velocità di percorrenza scende miseramente a 10-15 km/h, il paesaggio cambia colore all'improvviso, il fiume di lava nera è ricoperto da un manto di piccoli sassi color beige che si sbriciolano al tatto (pietra pomice).

Giunti al bivio sulla F88 dopo circa 2 ore, svoltiamo a sinistra: le condizioni della pista migliorano un poco e si riesce ad aumentare leggermente la velocità (40-50 km/h). Arrivati al rifugio di Askja si svolta a destra e la strada comincia a salire intorno al cratere sino ad un parcheggio da dove parte un sentiero che conduce al cratere. Il sentiero, di facile percorrenza e pianeggiante per quasi tutta la sua lunghezza, porta sino alla bocca del cratere Vjti (circa 40 minuti); da qui si scende per una stradina scoscesa fino alla vasca di acqua sulfurea calda di colore bianco-azzurro: le tonalità dell'acqua e delle pareti del cratere creano un contrasto di colori davvero suggestivo. A fianco di questo cratere ce n'è un altro di dimensioni notevolmente superiori, anch'esso riempito completamente dall'acqua, che però presenta colore e temperatura molto differenti dal precedente.

Terminata l'escursione riprendiamo la F88 in direzione Myvatn per riportarci sulla Ring Road 1....finalmente! Passiamo a fianco della imponente montagna Herdubreid e sostiamo per un attimo nella oasi adiacente (da dove siamo costretti a fuggire, assaliti dai moscerini!) L'oasi è l'unico punto verde dopo tanti km di deserto, verde mantenuto dalle tante sorgenti di acqua presenti. Il fiume Jokulsa à Fjollum qui si allarga notevolmente e spaventa per la sua portata di acqua. Gli ultimi 20 Km prima di arrivare sulla Ring sono un calvario, la pista è piena di piccoli dossi che rendono impossibile andare oltre i 20 km/h...pena l'apertura della macchina in due! Poi proseguiamo fino a Reykjalio dove campeggiamo nell'affollato ma confortevole campeggio cittadino (moltissimi giovani provenienti da ogni parte del mondo).

Undicesimo giorno:

Lago Myvatn -Reykjalio - Grjotagja - Hverfjall - Dimmuborgir - Hverir - Husavik (110 km circa)

Nei dintorni di Reykjalio visitiamo Grjotagja, grotta con lago di acqua calda (circa 50° C) sulfurea che giace a ridosso della dorsale atlantica qui ben visibile: è possibile fare foto con un piede sulla zolla europea e uno sulla zolla americana. Poco più in là saliamo sul vulcano Hverfjall dove, con una passeggiata di circa 45 min., si può salire sul cratere e godere di un buon panorama sul lago Myvatn (la parte occidentale del cratere è quella che offre il panorama migliore!). Tornati sulla Ring proseguiamo fino a Dimmuborgir dove è possibile addentrarsi in un vero e proprio cimitero di piccoli pseudocrateri (in realtà è un parco); è possibile vedere anche una piccola grotta (ci sono vari percorsi che si possono effettuare a piedi, quello più lungo richiede circa 1 ora e mezzo).

Successivamente ci portiamo sulla strada per Egilsstadir e andiamo a visitare Hverir: qui troviamo la massima espressione locale di soffioni sulfurei e pozze di fango bollente.Vale davvero la pena fermarsi un po', il posto offre colori incredibili e vedere il fango ribollire nelle pozze è davvero suggestivo. Nel tornare verso Reykjalio bisogna assolutamente fermarsi a fare un bagno nelle calde acque sulfuree della vasca che è ben visibile a destra della strada. Da qui proseguiamo veloci verso Husavik dove ci aspetta il Whale safari: ci sono 3 uscite al giorno,10, 13 e 20.15 ad un costo di 3600 corone ciascuno. Dopo circa 1 ora e mezzo di mare riusciamo ad avvistare diverse coppie di delfini che saltano e poco dopo arrivano le balene!! Lo spettacolo è impagabile nonostante le dimensioni di questi grandi mammiferi non siano delle più grandi: vederle da vicino è comunque emozionante! La giornata si chiude nel locale campeggio gestito da una anziana signora (500 corone a persona).

Dodicesimo giorno:

Husavik - Asbyrgj - Dettifoss (occidentale) - Dettifoss (orientale) - Krafla - Reykjalio (km 250 circa)

Da Husavik ci dirigiamo verso Asbyrgj lungo la strada 85, in mezzo a verdi pascoli che danno sul mare. La zona è favolosa anche per effettuare campeggio libero. Ad un certo punto il panorama si apre su una grande pianura solcata dal fiume Jokulsa à Fjollum che sfocia in mare. Prima di Asbyrgj, giriamo a destra ed entriamo in un canyon si dice scavato dal fiume a causa di un repentino scioglimento del ghiacciaio Vatnajoukull. Oltre il canyon è possibile vedere un verdeggiante parco ricco di piante e un laghetto popolato da anatre.

Imbocchiamo la F862, pista in buone condizioni dalla quale si può ammirare il canyon dall'alto percorrendo qualche centinaio di metri a piedi e ci portiamo sul lato occidentale di Dettifoss (32 km). La cascata è davvero imponente, impressiona per la sua portata d'acqua. La nuvola che si alza è visibile da chilometri; il sentiero che porta sulla cascata richiede circa 15 minuti di cammino. Vale sicuramente la pena visitare Hafragilfoss (bivio a sinistra poco prima di Dettifoss): offre una stupenda visuale sul canyon e c'è una piccola insenatura dove l'acqua fangosa dello Jokulsa si ferma e riassume il colore azzurro tipico dell'acqua.

Sulla strada di ritorno verso la Ring ci fermiamo anche a Hljodaklettar dove ci sono numerose formazioni vulcaniche a nido d'ape e colonne basaltiche. C'è anche una grande grotta chiamata Kirkjan (la chiesa) che sicuramente merita di essere vista. Il percorso a piedi per visitare questa zona richiede 30-45 minuti. Ci dirigiamo così sulla 864 per osservare Dettifoss dal lato orientale: offre un più ampio panorama sulla cascata, ma preclude in parte la visione sul canyon. Sulla strada di ritorno a Reykjalio facciamo sosta nel comprensorio del Krafla: qui possiamo ammirare,oltre ad una centrale geotermica, un cratere (Vitj) che si è riempito di acqua, molto simile a quello già visto ad Askja. I colori che riusciamo a vedere sono veramente incredibili!! Ma la cosa che più ci colpisce è il cratere del Leirhnjukur: in questa zona si attraversano campi di lava che portano fino al cratere con fuoriuscita di fumi dovuta ai vari soffioni presenti. Sembra di essere davanti ad una eruzione avvenuta poco prima!!

Chiudiamo la giornata facendo ritorno nell'ottimo campeggio di Reykjalio.

Tredicesimo giorno:

Reykjalio - Godafoss - Akureyri - Olafsfjordur (150 km circa)

Da Reykjalio imbocchiamo la Ring in direzione Akureyri passando per le cascate di Godafoss, visibili per altro anche dalla strada: conviene comunque fermarsi e fare pochi passi a piedi per osservare da vicino il possente salto d'acqua. Arrivati ad Akureyri ci soffermiamo fino a metà pomeriggio per fare acquisti nel centro città (tax free) e per bere qualcosa in un pub (attenzione: 1 bottiglia di birra 8,5 euro!!). Meritano una visita il centro commerciale e il negozio di articoli sportivi North 66 (specializzato in attrezzatura da campeggio e da escursione). Nel pomeriggio svoltiamo sulla strada 82 (la vista dell'Eyjafjordur con ai lati le montagne innevate qui è splendida) e ci dirigiamo verso Olafsfjordur, piccolo villaggio di pescatori dove passeremo la nottata in un piccolo campeggio gratuito: il campeggio offre tutti i servizi indispensabili,due bagni puliti e due lavandini con acqua calda, manca solo la doccia, ma a fianco c'è la piscina comunale.

Quattordicesimo giorno:

Olafsfjordur - Glaumbaer - Hveravellir - Gullfoss - Geyser (350 km circa)
Le cascate Gullfoss
Le cascate Gullfoss

Il nostro viaggio prosegue, facciamo ritorno sulla Ring Road in direzione Reykjavik. Lungo il tragitto (piccola deviazione di 8 km sulla 75) facciamo una breve sosta a Glaumbaer dove è possibile visitare (per entrare all'interno della fattoria occorrono 400 corone) una antica fattoria risalente al 1750, costruita interamente con zolle di torba e nastri d'erba. Svoltiamo sulla F35, strada sterrata che però troviamo in buone condizioni sin dall'inizio. La prima parte della pista scorre su un altipiano circondato da laghi collegati tra loro che alimentano una centrale elettrica posta a valle. La strada peggiora un poco solo qualche chilometro prima di arrivare a Hveravellir. In questo punto la strada si affaccia sui due ghiacciai Hofsjokull e Langjokull. La sosta a Hveravellir è obbligata: una piccola vasca di acqua molto calda è infatti a disposizione di chi vuole farsi un bagno. Inoltre la zona è ricca di soffioni sulfurei e di pozze d'acqua bollente (simili a piccoli geyser).

Proseguendo sulla F35 il percorso si fa più impegnativo:l a strada infatti presenta molte buche che rallentano notevolmente la velocità di percorrenza. Lungo il percorso il panorama è molto suggestivo: due lingue del ghiacciaio Langjokull si buttano nello specchio d'acqua che si trova sotto di loro. Dopo il ponte sul fiume Hvita la strada torna in buone condizioni. Arriviamo a Gullfoss, famose cascate che sono riprese da tante cartoline. Le cascate offrono uno spettacolo davvero bello e in presenza di sole non può mancare un bell'arcobaleno. La giornata si conclude a Geyser nel campeggio di fronte centro alberghiero (500 corone per campeggio con doccia calda,100 corone per utilizzare la piscina, chiedere alla cassa del distributore). Nota: da Gullfoss in poi tutto prende un aspetto molto più turistico di quello a cui eravamo abituati.

Quindicesimo giorno:

Geyser - Pingvellir - Blu Lagoon - Rejkjanesviti (185 km circa)

La giornata comincia con la visita all'interno del parco dei Geyser, proprio a fianco del campeggio dove abbiamo pernottato. Lo Strokkur offre regolarmente un grande spettacolo: ogni 5-6 minuti lancia verso l'alto una colonna di acqua bollente e vapore di 20-30 m. Il Geyser, il geyser più grande, appare invece quasi addormentato, ma durante la nostra passeggiata riusciamo a vedere qualche eruzione di una certa importanza. All'interno del parco è inoltre possibile osservare una serie di soffioni e di piccoli canali di acqua calda. La giornata prosegue alla volta di Pingvellir, un parco molto bello, ricco di verde, di piccoli laghi e antica sede all'aperto del Parlamento islandese. Qui è visibile in maniera molto netta la dorsale medio atlantica.

Passando a fianco della capitale Reykjavik, ci dirigiamo verso Laguna Blu, un vero e proprio paradiso in mezzo a una distesa di lava solidificata ricoperta da muschi e licheni.Questo centro è dotato di una grande vasca piena di una azzurrissima acqua calda dalla quale si alzano nuvole di vapore. L'accesso alla struttura costa 980 corone e permette di godere di tutte le funzionalità del centro: bagno nella vasca, bagno turco all'interno di una grotta, fanghi e docce (occorre lavarsi con cura dopo i bagni, specie i capelli). Chiudiamo la giornata portandoci a Rejkjanesviti, uno spuntone di roccia che si staglia sul mare dove si trovava il faro più antico d'Islanda (oggi ricostruito su una collinetta dopo un crollo causato da un terremoto agli inizi del '900). Oltre al faro, qui è possibile vedere centinaia di piccoli uccelli bianchi ( sterne artiche) che nidificano sulle rocce. La decisione di campeggiare ai piedi del faro è azzeccatissima: riusciamo a vedere e fotografare un tramonto incredibilmente bello!!

Sedicesimo giorno:

Rejkjanesviti - Reykjavik (65 km circa)

Dopo un breve tragitto arriviamo nella capitale Reykjavik dove ci sistemiamo nel campeggio Laugardalur, adiacente alla piscina e all'ostello (2 tende, 4 persone per 2800 corone, doccia calda inclusa, uso cucina escluso, 50 corone per 20 minuti di fornello). Passiamo il pomeriggio nel centro città: le vetrine non sono gran che e oltre a qualche turista non c'è nemmeno molta gente in giro. Sinceramente siamo un po' delusi. Il venerdì notte appare però completamente diverso: tanti giovani in giro per i tantissimi locali e piano bar presenti nel centro città. Passiamo dal Dubliner, pub in stile irlandese con musica dal vivo, ci spostiamo al Foster's pub e chiudiamo la serata (o la mattinata visto che sono le 4 passate!) in un altro piccolo localino. Nonostante i prezzi possano scoraggiare il consumo di alcolici (8-9 euro per una birra media), i banconi dei pub sono molto pieni. E' comunque molto in uso la pratica di bere alcolici prima di entrare nei locali.

Diciassettesimo giorno:

Reykjavik - Seljalandfoss - Skogafoss - Dyrholaey - Vik - Hrifunes (270 km circa)

Imbocchiamo la Ring Road in direzione di Vik. Lungo il percorso ci fermiamo a vedere le cascate di Seljalandfoss che nascono da uno scarico d'acqua del ghiacciaio Eyjafjallajokull. Oltre ad essere molto belle viste frontalmente, è possibile ammirarle da dietro affrontando un percorso molto breve che passa sotto lo spuntone di roccia dal quale scendono le cascate. Da Seljaland inoltre, guardando il mare, si può vedere molto bene l'arcipelago di Vestamannaeyjar. Pochi chilometri dopo, un'altra cascata da non perdere: Skogafoss, molto più potente della precedente ed alta una sessantina di metri.

Proseguendo sulla Ring si svolta poi sulla 218 e dopo un tratto sterrato di circa 6 km si arriva a Dyrholaey, un grande spuntone di roccia ad arco che va a picco sul mare. Bellissima è la vista che si ha da qui: ghiacciai alle spalle, verde ai lati, spiaggia nera sotto e l'azzurro del mare di fronte. Altro spettacolo (per noi è la prima volta): qui è possibile vedere da molto vicino le pulcinelle di mare. Sulla destra, in riva al mare, si ergono i faraglioni di Vik. Poco prima di Vik si svolta sulla 215 per Reynishverfij. Arrivati in fondo alla strada ci si trova direttamente sulla spiaggia nera di Vik, quasi di fronte ai due faraglioni. Alle spalle migliaia di uccelli che nidificano sulle rocce che danno sul mare. Superata Vik proseguiamo sulla Ring fino al bivio per la 209 ed arriviamo ad Hrifunes dove campeggiamo. Il campeggio è tristissimo, collocato lungo il letto di un fiume ha le sembianze di un acquitrino! Il campeggio può essere così nominato soltanto perché c'è il cartello e perché ci sono due bagni..e perché dopo qualche ora si è presentato un islandese (che non capisce nulla di inglese) ed ha preteso 500 corone per persona. La deviazione fatta sulla 209 ha il solo scopo di metterci in strada per il Landmannalaugar che raggiungeremo domani.

Diciottesimo giorno:

Hrifunes - Eldgja - Ofareufoss - Landmannalaugar - Landmannahellir - Kirkjubaejarklaustur (210 km circa)

Ci muoviamo di prima mattina dal triste campeggio di Hrifunes e proseguiamo sulla 209 sino al bivio per la F208 che conduce al Landmannalaugar. Il paesaggio è color verde pisello che ricopre il nero cenere e in molti tratti è attraversato da piccoli fiumiciattoli di acqua azzurra. Lungo il tragitto ci fermiamo a vedere Eldgja, una enorme spaccatura provocata da una eruzione vulcanica. Dal parcheggio è possibile,tramite un sentiero abbastanza accidentato di 2 km, portarsi a piedi sotto le cascate di Ofareufoss molto belle da vedere, soggetto di tante cartoline. Per vederle da vicino occorre guadare il fiume a piedi (in alcuni punti è possibile farlo). Anche se l'arco di roccia che sovrasta la cascata, visibile nelle cartoline,oggi non c'è più (un terremoto lo ha fatto crollare) sicuramente le cascate meritano molto di più della spaccatura.

La pista che conduce al Landmannalaugar è in buone condizioni, ma numerosi sono i guadi da attraversare. Anche se la giornata di oggi non è delle migliori, i colori delle montagna di questo gruppo sono incantevoli: rosso, verde, grigio, azzurro talmente tenui da sembrare acquerelli e da rendere il paesaggio una cartolina.Il campeggio è particolarmente pieno di gente (come nessun altro fino ad ora) ed è dotato di ampi servizi compresa una vasca di acqua calda naturale che si trova in mezzo ad un verdissimo prato e si dirama in diversi canali: un bel bagno non può mancare! Da qui parte un impegnativo trekking lungo circa 50 km che conduce fino a Porsmork e attraversa tutta la bellissima riserva del Fjallabak. Superiamo il campeggio e svoltiamo sulla F225 per raggiungere la grotta di Landmannahellir: non è molto interessante da vedere in quanto piccola e senza curiose particolarità. Percorrendo a ritroso la strada fatta torniamo sulla Ring e ci portiamo in un paesino dal nome impronunciabile. Kirkjubaejarklaustur! Ai piedi della montagna troviamo un campeggio molto bello, con servizi ottimi e puliti (500 corone a persona, 150 per la doccia calda). Poco più avanti, vicino ad una cascatella, c'è un altro campeggio, ma il suo aspetto è tutt'altro che invitante nonostante si trovi in una buona posizione paesaggistica.

Diciannovesimo giorno:

Kirkjubaejarklaustur - Fagrifoss - Skaftafell (trekking all'interno del parco) - Jokulsarlon - Hofn (270 km circa)
Iceberg a Jokulsarlon
Iceberg a Jokulsarlon

Imboccando la F206, a circa 25 km dalla Ring è possibile vedere le cascate Fagrifoss.Facciamo così ritorno sulla Ring e lungo la strada per Skaftafell, sulla sinistra è possibile ammirare dalla strada le cascate di Foss a Sidu. Si attraversa poi una sorta di deserto artico (in islandese sandur) formato da ghiaia, sabbia e limo trasportati a valle dai fiumi che scendono dal maestoso ghiacciaio del Vatnajoukull. Poco prima di arrivare a Skaftafell è ancora visibile un pilone accartocciato del ponte sulla Ring spazzato via nel 1996 da una gigantesca piena del fiume dovuta all'eruzione di un cratere che giace sotto il Vatnajoukull. Arrivati al centro servizi di Skaftafell acquistiamo la piantina del parco (100 corone) che è una piccola e tranquilla oasi verde, ricca di piante e fiori che giace in mezzo alle due lingue del ghiacciaio Skeidararjokull e Skaftafellsjokull: sicuramente merita più di una bella camminata pomeridiana. Prendiamo così il sentiero che porta alle famose cascate di Svartifoss (circa 45 minuti di cammino). Le cascate, pur essendo di portata modesta, offrono un bello spettacolo per le colonne basaltiche che si ergono dietro di esse. Da lì proseguiamo fino a Sjonarnipa, spuntone di roccia dal quale si ha una bellissima visione dello Skaftfellsjokull. Il sentiero poi prosegue verso la cima Kristinartindar, ma noi preferiamo fare ritorno verso il punto di partenza e percorriamo il sentiero di ritorno che si dimostra molto più impervio di quello di andata ( tutto il giro richiede circa 3 ore).

La giornata prosegue alla volta di Jokulsarlon, una vera e propria laguna glaciale dove galleggiano grossi iceberg che si staccano dal ghiacciaio. La laguna è popolata da gabbiani foche, salmoni, aringhe e trote. E' possibile fare un giro in mezzo agli iceberg su grossi mezzi anfibi che entrano nella laguna con le ruote: il giro dura circa 30 minuti al prezzo di 1900 corone a testa. Sicuramente vale la pena farlo, ma non è che si riesca a vedere molto di più di quello che già si vede da riva. C'è però una buona spiegazione (in inglese) delle origini e dell'evoluzione del ghiacciaio che "si muove" alle spalle della laguna. Proseguiamo poi fino ad Hofn dove passeremo la notte nel locale campeggio (solite 500 corone a testa, doccia esclusa). Qui tira un vento forte e gelido, a fatica riusciamo a piazzare la tenda e nonostante utilizziamo tutti i picchetti e le corde di rinforzo a nostra disposizione, la nottata non è delle più facili (per poco non voliamo via insieme alla tenda!)

Ventesimo giorno:

Hofn - Teigarhorn - Stodvarfjordur - Eskifjordur - Fellabær (350 km circa)

Hofn non offre grandi attrattive naturalistiche: ci sono tre piccoli musei (aperti dalle 13 alle 19), quello del folklore, quello marittimo e quello sui ghiacciai (forse il più interessante) e un porto piuttosto importante per la pesca e la lavorazione del pesce. Hofn inoltre è punto di partenza di tante escursioni in fuoristrada o sul gatto delle nevi per il ghiacciaio Vatnajoukull: i prezzi sono però piuttosto salati (10.000 - 14.000 corone). Proseguiamo sulla Ring 1 fino a Djupivogur; circa 4 km dopo si arriva alla fattoria di Teigarhorn dove per 200 corone è possibile visitare un piccolo museo di minerali (di zeolite) con annesso negozio per la vendita di piccoli pezzi di minerale. Decidiamo di effettuare una svolta sulla 939, una piccola e ripida strada di montagna che si inerpica per 21 km in mezzo ad una valle ricca di cascate (alcune veramente belle); la strada ridiscende poi fino ad incontrare di nuovo la Ring.

Proseguendo fino a Stodvarfjordur è possibile visitare un'altra collezione di pietre presso Steinasafn Petru (ingresso 300 corone) raccolte sia nel giardino esterno che in una mostra interna. Poco oltre si arriva ad Eskifjordur e in uno dei vari negozi (Gamlabúd) è possibile visitare il museo marittimo dell'Islanda orientale.Qualche chilometro ad est del paese è segnalata un'area mineraria (Helgustadanman), oggi in disuso, che è stata riconvertita a parco. La guida in effetti così dice, ma in tutta sincerità noi non siamo riusciti a trovarla! Ripercorriamo a ritroso un piccolo pezzo di strada e ci portiamo a Fellabær, pochi chilometri dopo Egilsstadir (dove non abbiamo trovato posto per dormire).

Passiamo la notte nella scuola locale (Fellaskola) e in merito a questo bisogna spendere almeno due parole: per noi si tratta del primo pernottamento in una scuola e dobbiamo ammettere che si tratta di una esperienza più che positiva. L'accoglienza e la disponibilità dei custodi è stata semplicemente eccezionale, camere e servizi tenuti in modo impeccabile, cucina e spazio soggiorno molto ampi ed attrezzati (disponibilità di ogni tipo di stoviglia e del frigorifero) il tutto circondato da un ambiente di giovani e di cordialità. Tutto questo, davanti ad una stagione che si sta facendo ogni giorno più fredda e piovosa, ci è sembrato una piccola oasi felice.già dimenticavo, 1800 corone a testa (ma le vale davvero!). In tutta sincerità non so quanto valga la pena affrontare l'itinerario odierno, le poche attrazioni turistiche che si incontrano sono davvero misere. Ad ogni modo, visto e considerato che a Seydisfjordur dobbiamo tornare (per imbarcarci), vale la pena percorrere questo serpentone di strade lungo i fiordi orientali e godere di quello che offre il pur sempre bel panorama.

Ventunesimo giorno:

Egilsstadir

Egilsstadir si trova in una ampia vallata scavata dal fiume Lagarfljot (che forma qui un grande lago) ed è il primo centro che si incontra dopo aver varcato le montagne che circondano Seydisfjordur. Per questo motivo rappresenta un passaggio obbligatorio per tutti i turisti che arrivano in Islanda con il traghetto. La cittadina offre vari servizi, supermercati, banche, distributori e si presenta come punto di partenza per tutte le spedizioni dirette verso il resto dell'isola. Numerose sono anche le sistemazioni che qui si possono trovare, che vanno dal campeggio alle scuole, alle farm fino agli alberghi. L'aeroporto locale è inoltre il secondo del paese in ordine di importanza. Arrivare con anticipo a Egilsstadir è da una parte stupido in quanto si perdono ore utili, ma consigliabile in quanto il traghetto parte una sola volta alla settimana ed è sempre pieno: quindi, se dovesse succedere qualcosa al mezzo o ad uno dei passeggeri, è buona cosa essere vicini al punto di imbarco un giorno prima. Il resto della giornata lo trascorriamo tra Egilsstadir e Seydisfjordur alla ricerca di qualcosa non riportato dalle guide ma ugualmente interessante: avevamo letto di un mercatino per i turisti che si svolge a Seydisfjordur il pomeriggio prima della partenza della nave.nulla di vero, abbiamo chiesto alla gente del posto, ma nessuno ha saputo dirci niente in proposito. Trascorriamo nuovamente la notte nella scuola di Fellabær.

Ventiduesimo giorno:

Fellabaer - Seydisfjordur - Nave Norrona (imbarco ore 12.00) (30 km circa)

Abbandoniamo la scuola alla volta di Seydisfjordur dove ci attende la nave Norrona. Ci mettiamo in fila per l'imbarco dietro ad un serpente di macchine che si snoda fino nel centro del paese (il molo è infatti piuttosto piccolo) e attendiamo pazientemente il nostro turno. Sbrigate le formalità di imbarco al check in, allo sportello adiacente provvediamo a farci rimborsare i soldi per gli acquisti fatti in tax free.e poi via, si parte!!

Ventitreesimo giorno:

in navigazione

Il tempo sulla nave scorre davvero lento e, nonostante la compagnia che abbiamo formato sia molto affiatata, le ore sembrano non passare più. Decidiamo che è giunta l'ora di provare qualcosa della ristorazione locale e così, dopo aver ben riflettuto sulla spesa (185 corone danesi, circa 25 euro),decidiamo di cenare al buffet della nave: salmone preparato in diversi modi, insalate di gamberetti e polpa di granchio molto curate,diversi tipi di pesce crudo servito con gustose salse, salumi, spezzatini di carne (cervo credo), carrelli di verdure cucinate in diverse maniere e per finire un carrello di dolci (ottimi) da fare invidia ad una pasticceria.

Ventiquattresimo giorno:

Nave Norrona (sbarco ore 17.30) - Hanstolm - Kassel (800 km circa)
Le cascate di Godafoss
Le cascate di Godafoss

Sbarchiamo ad Hanstolm con circa 1 ora e mezzo di ritardo e, appena fuori dal porto, ripercorriamo la stessa strada del viaggio di andata (vedi 3° giorno) fino al confine danese di Flensburg. Proseguiamo poi sulla E45 fino a notte inoltrata e ci fermiamo in una area di sosta nei pressi di Kassel per riposare qualche ora prima di riprendere il lungo trasferimento verso l'Italia.

Venticinquesimo giorno:

Kassel - Gulliver Pub (Pergine - TN) - Metheglin Pub (Corniano - RE) (1020 km circa)

Trascorriamo in maniera molto serena anche l'ultimo giorno di questa bellissima avventura: percorriamo la A7 fino a Wurzburg poi la A3 per Norimberga e da qui la A9 per Monaco di Baviera. Superiamo velocemente Rosenheim (A8) e Innsbruck (A12) sino ad arrivare al passo del Brennero:dopo tanta strada sentire aria di casa dà a tutti ulteriore felicità ed entusiasmo!! Mentre ci avviciniamo sempre più a casa, effettuiamo una nuova sosta a Trento per dirigerci poi a Pergine al Gulliver Pub, gestito da amici del nostro compagno di viaggio: qui troveremo ad attenderci (oltre a tanta simpatia) fiumi di birra e panini caldi speck e formaggio...dopo tanti giorni di "austerity" fuori dai pub islandesi (vedi i costi), un bel bicchiere di birra ci voleva proprio!! Felici, dissetati (fin troppo!) e contenti riprendiamo poi la via di casa anche se trovare qualcuno disposto a guidare è stato veramente difficile! La vacanza finisce qui, ma la nostra voglia di viaggiare, di scoprire e di conoscere è ancora (e sempre lo sarà) GRANDE.
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Islanda

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 Islanda
Motto: 
Informazioni
Nome completo: Repubblica d'Islanda
Nome ufficiale: Lýðveldið Ísland
Lingua ufficiale: islandese
Capitale:  Reykjavík  (113.387 ab. / 2003)
Politica
Governo: Repubblica
Presidente: Ólafur Ragnar Grímsson
Primo Ministro: Geir H. Haarde
Indipendenza: 1 dicembre 1918
Ingresso all'ONU: 19 novembre 1946 
Area
Totale: 103.125 km²  (105°)
% delle acque: 2,7 %
Popolazione
Totale (2004): 293.291 ab.  (169°)
Densità: 2,94 ab./km²  
Geografia
Continente: Europa
Fuso orario: UTC 0
Economia
Valuta: Corona islandese
PIL (PPA)  (2005): 10.531 milioni di $  (135°)
PIL procapite (PPA)  (2005): 35.115 $  ()
HDI  (2004): 0,960 (alto)  ()
Energia:  
Varie
TLD: .is
Prefisso tel.: +354
Sigla autom.: IS
Inno nazionale: Lofsöngur
Festa nazionale: 17 giugno

L'Islanda (ufficialmente Repubblica d'Islanda, in islandese: Ísland o Lýðveldið Ísland; IPA: [ˈliðvɛltɪð ˈislant]) è un'isola ed uno stato dell'Europa settentrionale, nell'Oceano Atlantico settentrionale, situata tra la Groenlandia (200km) e la Gran Bretagna, a nordovest delle Isole Fær Øer. La capitale islandese è Reykjavík.

Indice

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[modifica] Storia

Paesaggio glaciale in Islanda
Per approfondire, vedi la voce Storia dell'Islanda.

[modifica] Luogo di eremitaggio

L'Islanda è stata abitata inizialmente da monaci eremiti irlandesi celti (scozzesi o irlandesi) a partire dal secolo IX, sebbene ci siano delle ipotesi, supportate solo dalla debole prova del ritrovamento di tre monete trinummus nella parte orientale dell'isola, che l'Islanda fosse già stata raggiunta dai Romani in epoca precedente.

 

[modifica] Íslendingabók

L'Islanda fu in seguito colonizzata da Vichinghi norvegesi e da coloni di altri paesi scandinavi.Nel 1380, fu sotto il dominio della Danimarca per circa 6 secoli.Nel 1843,ricostruì il parlamento. L'Íslendingabók, scritto da Ari Þorgilson, narra la storia antica dell'isola. Il libro indica con Naddoddur colui che sbarcò per primo, sulla costa orientale, verso l'850, e battezzò quella costa come Snaeland (Terra delle Neve). Il secondo visitatore fu Gardar Svavarsson, che giunse in Islanda basandosi sulla descrizione di Naddoddur. Svavarsson circumnavigò l'isola e dimorò per l'inverno a Húsavík. Ripartì in primavera, lasciando alcuni membri dell'equipaggio, che diventarono i primi abitanti dell'Islanda. Nell'860 Flóki Vilgerdarson si trasferì in Islanda con la sua famiglia. Fu lui a dare il nome all'isola, Ísland, "Terra del Ghiaccio". Rimase deluso del luogo e ritornò in Norvegia. Sembra che si sia ricreduto col passare del tempo e che sia ritornato in Islanda, nel distretto di Skagafjörður. Il libro tratta anche il primo insediamento pianificato, legato al norvegese Ingólfur Arnarson, che si stabilì nella località che chiamò Reykjavík (Baia Fumosa). Altri seguirono e la parte sud-occidentale dell'Islanda fu colonizzata.

 

[modifica] Alþing

All'inizio del X secolo fu fondata la prima assemblea distrettuale da Þorsteinn Ingólfsson. Nel 920, Úlfljótur andò in Norvegia, per preparare un codice di leggi da utilizzare in Islanda. Intanto Grímur Geitskör fu incaricato di trovare un luogo adatto per l'assemblea parlamentare nazionale, l'Alþing, che, insieme al Løgting delle Isole Fær Øer, è la più antica assemblea parlamentare d'Europa.
Il luogo adatto fu trovato a Þingvellir. Nel 930 si tenne la prima Alþing. A Úlfljótur, insieme a 48 capitani, fu affidato il potere legislativo. Il potere giudiziario fu suddiviso in quattro corti, mentre la Corte d'Appello si riuniva una sola volta l'anno durante l'AlÞing.

I rappresentanti della popolazione dirimevano le dispute, emendavano le leggi e designavano le giurie che avrebbero giudicato i processi. Le leggi non venivano scritte, bensì mandate a memoria da un lögsögumaður (oratore della legge). È importante rimarcare che nell'Alþingi non esisteva un vero e proprio potere esecutivo centralizzato, ma le leggi erano applicate dal popolo. Queste circostanze portavano spesso a vere e proprie faide familiari, fornendo amplissimo materiale agli autori delle saghe nordiche.

Gli abitanti dell'Islanda erano in prevalenza pagani e adoravano, fra gli altri, Thor, Odino e Freyja; nel X secolo tuttavia cominciarono le pressioni europee per la conversione al Cristianesimo e come risultato alla fine del millennio molte personalità islandesi avevano abbracciato la nuova fede. Nell'anno 1000, per scongiurare una guerra civile che pareva inevitabile, l'Alþing decise che uno dei capi, Þorgeirr Ljósvetningagoði, avrebbe deciso sul tema della religione. Egli decise che l'Islanda si sarebbe dovuta convertire interamente al Cristianesimo, anche se i seguaci della religione pagana vennero lasciati proseguire il loro culto in segreto.

Il primo vescovo islandese, Ísleifr Gizurarson, venne consacrato dal vescovo Adalberto da Brema nel 1056.

 

[modifica] Epoca di Sturlung

All'inizio del secondo millennio l'Alþing decise di accettare, anche per convenienza, il cristianesimo. Molte furono le conversioni forzate e le vittime non si contarono tra chi non accettò supinamente di convertirsi. Con l'inizio del XII secolo viene a cessare il periodo di pace e prosperità. L'Islanda entrò nel periodo storico detto "epoca di Sturlung". Quest'epoca è stata narrata nella "Sturlunga Saga".

 

[modifica] Dominio norvegese

L'Islanda fu saccheggiata da eserciti stranieri. Queste invasioni provocarono spaccature nel governo dell'isola e le lotte di potere aumentarono il disordine. Questa situazione diede l'occasione a re Hákon di Norvegia di intervenire portando la propria protezione.
Il popolo islandese dovette fare buon viso a cattivo gioco. Il governo locale venne sciolto e gli islandesi giurarono fedeltà al re norvegese.
Venne creata una specie di confederazione (1262) e formulato un nuovo codice di leggi (1281), detto Jónsbók, che sanciva l'annessione dell'Islanda alla Norvegia.
Nel secolo successivo, tre eruzioni del vulcano Hekla (1300, 1341 e 1389), portarono morte e distruzione nell'Islanda meridionale. Anche le malattie flagellarono il Paese e, quando la peste colpì la Norvegia, cessarono i commerci e rifornimenti dalla terraferma.

 

[modifica] Dominio danese

Nel 1397 l'Unione di Kalmar (Norvegia, Svezia, Danimarca), portò l'Islanda, quale provincia norvegese, sotto il dominio danese. Tutti i beni della chiesa furono requisiti dalla Stato danese con la riforma del 1550.
La fine del XVI secolo vide una forte carestia, provocata da quattro freddissimi inverni consecutivi, che portò alla morte di oltre 9.000 persone.
Monopoli commerciali bloccarono a lungo lo sviluppo dell'isola.
Nel 1552 la popolazione islandese dovette seguire (su ordine del regno danese) la Riforma protestante. Tutt'ora la maggioranza degli islandesi è di confessione evangelica.
Il XVII e il XVIII secolo, portarono numerosi disastri naturali. Nel 1636 il vulcano Hekla eruttò per sette mesi consecutivi, eruzione che si ripeté nel 1693. Ancora eruzioni nel 1660 e nel 1755 da parte del Katla. Nel 1727 esplode l'Öræfi e nel 1783 il Lakagígar eruttò per dieci mesi consecutivi. A causa di ciò, si diffuse una nube velenosa che distrusse pascoli e colture, provocando una carestia che ridusse negli anni successivi la popolazione del 20%.
La pace di Kiel nel 1814 confermò ulteriormente la sovranità danese sull'Islanda.

 

[modifica] L'indipendenza

Il 17 giugno 1944, nel corso della seconda guerra mondiale, venne proclamata la Repubblica d'Islanda.

 

[modifica] Dopo l'indipendenza

L'Islanda è membro fondatore (4 aprile 1949) della NATO, alla quale aderì a condizione di non essere costretta a partecipare a conflitti armati (anche perché, per sua scelta, l'Islanda non ha una propria forza militare).

Fa parte del Consiglio Nordico, dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA), nonché, dal 25 marzo 2001, dello spazio di Schengen.

 

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