|
| Pola/Pula | Fiume | Zara | Parenzo |
| CROAZIA Superficie: 56.540 Kmq Popolazione: Circa: 4 milioni Capitale: Zagabria Lingua: Croato |
| Questo articolo è rilasciato sotto i termini della
GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Regione_istriana Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Regione_istriana&action=history Regione istrianaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Regione istriana (croato: Istarska županija) è la regione più occidentale della Croazia. Essa occupa l'omonima penisola bagnata dall'Adriatico e confina a nord con la Slovenia. Per la presenza della minoranza etnica italiana, assume uno statuto bilingue. Sede dell'Assemblea della Regione istriana è Pisino, mentre sede del governo (Giunta e Presidente della Regione) è Pola. Le sedute solenni dell'Assemblea (dette Dieta Istriana) si tengono usualmente a Parenzo, mentre uffici e assessorati sono presenti oltre che a Pisino e Pola, ad Albona, Parenzo e Rovigno.
[modifica] PopolazioneSuddivisione della popolazione secondo le nazionalità (dati secondo il censimento del 2001):
[modifica] Città e comuniLa Regione istriana è divisa in 10 città e 29 comuni, qui sotto elencati (fra parentesi il dato relativo al censimento della popolazione del 2001). L'asterisco (*) contraddistingue i comuni che hanno una denominazione ufficiale bilingue (italiana e croata).
[modifica] città
[modifica] comuni
[modifica] Collegamenti esterni
|
||||||||||||||||||
| Questo articolo è rilasciato sotto i termini della
GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Istria Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Istria" Cronologia: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Istria&action=history http://it.wikipedia.org/wiki/Istria IstriaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Mappa dell'Istria Stemma dell'Istria, oggi parte dell'emblema croato L'Istria (in croato e in sloveno Istra) è la più grande penisola del Mare Adriatico (superficie: circa 3.500 km2). La maggior parte dell'Istria appartiene attualmente alla Croazia. Una piccola parte, che comprende le città costiere di Isola d'Istria (Izola), Portorose (Portorož), Pirano (Piran) e Capodistria (Koper), rientra invece nel territorio della Slovenia. Una parte ancora più piccola della penisola (limitata all'incirca al territorio del comune di Muggia) e di San Dorligo della Valle/Dolina si trova in territorio italiano. La costa occidentale dell'Istria è lunga 242,5 km e con le isole 327,5 km. La costa orientale è lunga 202,6 km e con gli isolotti raggiunge i 212,4 km. La lunghezza totale della costa è 445,1 km (la costa frastagliata è lunga il doppio della rete stradale).
[modifica]
CittàCittà importanti dell'Istria sono:
Importanti sono anche le piccole città di Colmo (Hum) e Rozzo (Roč).
[modifica]
Storia
[modifica]
L'Istria preromana e romanaIl nome deriva dalla tribù illirica degli Histri, che Strabone menzionò come abitanti di questa regione. I Romani li descrissero come una tribù feroce di pirati dell'Illiria, protetta dalla difficoltà di navigazione delle loro coste rocciose. Occorsero ai romani due campagne militari per soggiogarli nel 177 a.C..
[modifica]
Il MedioevoDopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, l'Istria venne saccheggiata dai Goti e dai Longobardi, quindi passò sotto il controllo di Bisanzio (538) e in questo periodo storico si sviluppò un dialetto ladino parlato dagli abitanti della Istria settentrionale (nell'Istria meridionale si sviluppò l'Istrioto. La zona istriana fu annessa al Regno Franco da Pipino III (789) diventando una Marca quindi successivamente controllata dai duchi di Merano, dal duca di Baviera, dai duchi di Carinzia e dal patriarca di Aquileia. Nel 933, con la pace di Rialto, Venezia ottenne un primo riconoscimento del diritto di navigare e commerciare lungo le coste istriane: in questo periodo storico popoli italici si trasferirono sulla costa della zona e vi furono alcuni insediamenti di popoli slavi nella parte interna istriana.
[modifica]
Dominazione venezianaMappa dei domini veneziani L'Istria divenne quasi tutta territorio della Repubblica di Venezia dal 1420 fino alla sua caduta ad opera di Napoleone nel 1797. Durante il periodo veneziano l'Istria fu periodicamente devastata da guerre e pestilenze; per tale motivo la Repubblica di Venezia ripopolò l'interno della regione con coloni di diverse etnie slave (oltre che greci e albanesi), trasferiti dagli altri suoi possedimenti. L'Istria assunse così la sua caratteristica composizione etnica, con la costa e i centri urbani di lingua italiana e le campagne abitate in netta prevalenza da slavi.
[modifica]
Periodo napoleonicoA seguito del trattato di Campoformio l'Istria assiema a tutto il territorio della Repubblica di Venezia fu ceduta agli Asburgo d'Austria. Dal 1805 al 1813 fu sotto alla diretta dominazione di Napoleone. Dal 1805 al 1808 fece parte del Regno d'Italia napoleonico, in seguito delle Provincie illiriche direttamente annesse all'Impero francese.
[modifica]
Dominazione asburgicaNel 1814 l'Istria tornò sotto la dominazione degli Asburgo. Nel 1825 l'Impero austriaco costituì la provincia istriana, che nel 1861 divenne autonoma con propria dieta a Capodistria (Marchesato d'Istria). Durante la dominazione asburgica l'Istria era abitata da italiani, croati, sloveni e gruppi minori di valacchi/istro-rumeni e serbi. Secondo il censimento austriaco del 1910, su un totale di 404.309 abitanti dell'Istria, si ebbe la seguente ripartizione:
Nel XIX secolo si svilupparono i movimenti nazionali italiano, croato e sloveno. Con la nascita di questi movimenti cominciarono i primi attriti fra gli italiani da una parte e gli slavi dall'altra, in quanto ciascun gruppo ambiva alll'annessione della regione alla rispettiva madrepatria. Essendo una delle terre reclamate dall'irredentismo italiano, il governo Austro-ungarico incoraggiò l'immigrazione di ulteriori slavi nella regione per contrastare il nazionalismo degli italiani. Importante fu il trasferimento da Venezia a Pola, della principale base della Marina Austriaca. Tale decisione fu presa e seguito della insurrezione di Venezia nel 1848-49. In pochi anni Pola ebbe uno sviluppo tumultuosa, passando da poche centinaia di abitanti ai 30-40.000 di fine '800. Notevoli furono i benefici sull'economia della penisola, che, negli ultimi anni del dominio asburgico prosperò, grazie anche al turismo balneare proveniente dalle regioni dell'Impero.
[modifica]
La prima e la seconda guerra mondialeA seguito della vittoria italiana nella prima guerra mondiale con il trattato di Versailles (1919) e il trattato di Rapallo (1920) divenne parte dell'Italia. Con l'avvento del fascismo cominciò una politica d'italianizzazione forzata. Durante la seconda guerra mondiale a causa dell'occupazione della Jugoslavia da parte delle potenze dell'Asse le relazioni fra italiani e slavi peggiorarono ulteriormente. L'8 settembre del 1943 il Regno d'Italia capitolò e l'esercito italiano si disfece. La regione fu occupata per un breve periodo dai partigiani titini, fu quindi occupata dai tedeschi che la annessero al Terzo Reich all'interno del cosiddetto Adriatisches Kustenland. Nell'aprile e maggio del 1945 l'Istria fu rioccupata dai partigiani titini.
[modifica]
Il dopoguerraDopo la fine della seconda guerra mondiale con il trattato di Parigi (1947), l'Istria venne assegnata alla Jugoslavia, con l'eccezione della parte nord occidentale, che formava la Zona B del Territorio Libero di Trieste. La zona B rimase sotto amministrazione Jugoslava e dopo la dissoluzione del Territorio Libero di Trieste nel 1954(memorandum di Londra), fu di fatto incorporata alla Jugoslavia. Tale annessione fu ufficializzata col trattato di Osimo (1975). Solo la piccola città di Muggia, facente parte della Zone A, rimase all’Italia. Durante e poco dopo la seconda guerra mondiale un gran numero di Italiani fu ucciso nel massacro delle foibe, sia in Istria che nel Carso triestino. Negli anni del dopoguerra il terrore provocato dal massacro, seguito da una dura repressione delle autorità Jugoslave, provoco la fuga di quasi tutti gli Italiani. Nel 1956, quando l’ultima ondata dell’esodo fu completata, l’Istria aveva perduto metà della sua popolazione e una gran parte della sua identità sociale e culturale. Il dramma degli italiani dell’Istria fu fortemente visibile nell’esodo da Pola. Fra il dicembre del 1946 e il settembre del 1947, la città fu abbandonata da 28.000 dei suoi 32.000 abitanti. Molti di loro partirono in conseguenza della firma del trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, che cedette Pola alla Jugoslavia. In uno struggente impeto di disperazione, alcuni esuli giunseero a disseppellire dai cimiteri i propri morti, portandoli sé. L'esodo da Pola, l'unico esodo organizzato dall'Istria , ebbe una vasta eco sulla stampa internazionale. Dopo l'esodo , le aree rimaste spopolate furono ripoplate con croati, sloveni e un minor numero di altre nazionalità Jugoslave, come serbi e montenegrini. Nel 1991 la Slovenia e la Croazia dichiararono l'indipendenza, rompendo così la plurisecolare unità politica dell'Istria.
[modifica]
La comunità italiana in IstriaNel drammatico contesto storico della fine della II guerra mondiale, nella regione triestina, istriana, fiumana e dalmata 4.000-17.000 persone vennero uccise (ma sul numero effettivo della vittime vi sono aspri dibattiti). A causa del terrore provocato dai massacri e delle vessazioni del governo jugoslavo, circa il 90% della popolazione italiana lasciò la propria terra. Le stime dei profughi variano dalle 200.000 alle 350.000 persone (comprese Fiume e la Dalmazia). Per commemorare questi drammatici eventi dal 2005 è stato istituito in Italia un Giorno del ricordo il 10 febbraio (anniversario della ratifica del trattato di pace). Fra gli esuli istriani divenuti famosi si ricordano:
Nel 1954, l'Esodo era pressoché concluso e le persecuzioni cessarono. Agli italiani superstiti furono a quel punto concesse delle tutele. In molte città dell'Istria fu introdotto il bilinguismo (sloveno-italiano o croato-italiano); la bandiera della comunità italiana (il tricolore italiano con la stella rossa ) poté essere esposto sugli edifici pubblici e nelle cerimonie. Agli italiani fu concesso di avere propri periodici e una propria radiotelevisione; venne inoltre garantito il diritto a ricevere l'istruzione nella propria lingua. Dopo la disintegrazione della Jugoslavia, la Slovenia indipendente confermò senza problemi le medesime tutele. In Croazia, a causa della recrudescenza del nazionalismo fomentato dal partito nazionalista (HDZ) di Franjo Tuđman (artefice dell'indipendenza), vi furono numerosi tentativi per limitare i diritti degli italiani e le specificità dell'Istria. Gli istriani di ogni etnia reagirono fondando la Dieta Democratica Istriana, un partito multietnico che si batté per un'autonomia dell'Istria nell'ambito della Croazia. Con la sconfitta del partito nazionalista croato, vennero finalmente riconosciute agli italiani le tutele di cui già godevano sotto la Jugoslavia.
[modifica]
EtniaCome accade in molte regioni di confine, i concetti di etnia e di nazionalità mostrano i loro limiti quando vengono applicati nella regione giuliana (comprendente Trieste, Gorizia, Istria e Fiume). Spesso si usano i termini "Italiano", "Croato" e "Sloveno" per descrivere l'appartenenza etnica dei giuliani. Nella realtà questi aggettivi sono molto sfumati e sono spesso solo dei sentimenti di appartenenza, che possono esistere anche in assenza degli attributi linguistici, culturali e storici. Talvolta sono il risultato di una scelta personale: per fare un esemepio il celebre patriota triestino Guglielmo Oberdan, era di famiglia slovena e si chiamava Oberdank. Si riscontrano molti casi di famiglie che si sono spezzate in rami "italiani" e "slavi" (anche a livello di fratelli e cugini) a seconda delle vicende personali. Nel contesto istriano, la parola "italiano" può riguardare sia un discendente di quegli italiani meridionali trasferitisi durante il fascismo, sia un autoctono di dialetto veneto o istrioto. In quest'ultimo gruppi erano inclusi anche i discendenti di quei contadini slavi che adottarono la lingua e la cultura della borghesia italiana quando dalle campagna rurale si trasferirono nelle città. Discorsi analoghi possono essere fatti per gli slavi, le cui origini sono anche più variegate. Ignorando questa situazione, le diverse potenze nazionali hanno sempre censito gli istriani solo in base alla parlata. Andando incontro alla vera natura dell'Istria, molti istriani tendono oggi a considerarsi semplicemente "istriani", senza nessun altro ulteriore sentimento nazionale. È diffuso a tutti i livelli un sentimento di insofferenza verso il governo centrale di Zagabria e di "diversità" rispetto al resto della Croazia.
[modifica]
DialettiGli Italiani d'Istria parlano due distinti dialetti autoctoni: l'istroveneto e l'istrioto, entrambi presenti da prima della dominazione veneziana (malgrado molti pensino il contrario). Fra i croati istriani è prevalentemente usato il dialetto ciaciavo e in minor misura lo stokavo
[modifica]
IstrorumeniNell'Istria interna sopravvive una minuscola comunità di Istrorumeni, i Ciribiri nella piana dell'Arsa e i Cicci a Seiane/Žejane (Cicceria), discendenti dei rumeno-valacchi, un tempo molto più numerosi, insediatisi in questi territori nel tardo Medioevo. Al giorno d'oggi, purtroppo, la loro lingua e cultura e la loro stessa identità nazionale sono a serissimo rischio d'estinzione causa il secolare processo di assimilazione all'etnia croata e slovena (processo di slavizzazione, per lo più naturale), ma anche a causa dello scarso interesse e della mancanza di tutela da parte delle istituzioni.
[modifica]
Informazioni generali
[modifica]
Contea Istriana (Croazia)
[modifica]
Contea litoraneo-montana (Croazia) - solo la parte istriana
[modifica]
Istria slovena (Slovenia)
[modifica]
Istria Italiana
[modifica]
Comune di San Dorligo della Valle/Dolina
[modifica]
Comune di Muggia
[modifica]
Voci correlate
[modifica]
Collegamenti esterni
|
| Questo articolo è rilasciato sotto i termini della
GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Istria Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Istria&action=history IstriaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mappa dell'Istria
L'Istria italiana fino al 1947
L'Istria (in croato ed in sloveno Istra) è la più grande penisola del Mare Adriatico (superficie: circa 3.600 km²). Il nome derivebbe dall'antico popolo degli Istri o dal latino Hister, cioè Danubio, a indicarla come regione del confine danubiano. La maggior parte dell'Istria appartiene attualmente alla Croazia. Una piccola parte, che comprende le città costiere di Isola d'Istria (Izola), Portorose (Portorož), Pirano (Piran) e Capodistria (Koper), rientra invece nel territorio della Slovenia. Una parte minima della penisola (limitata all'incirca ai territori del comune di Muggia e di San Dorligo della Valle/Dolina) si trova in territorio italiano. La costa occidentale dell'Istria è lunga 242,5 km e con le isole 327,5 km. La costa orientale è lunga 202,6 km e con gli isolotti raggiunge i 212,4 km. La lunghezza totale della costa è 445,1 km (la costa frastagliata è lunga il doppio della rete stradale).
Città e comuni [modifica]I dati sono relativi, per la Croazia, al censimento ufficiale del 2001, per la Slovenia, a quello relativo all'anno 2002. Nei comuni contrassegnati da un asterisco (*) vige il bilinguismo ufficiale italiano/croato, in quelli con due asterischi (**) vige il bilinguismo ufficiale italiano/sloveno.
Storia [modifica]
L'Istria preromana e romana [modifica]Il nome deriva dalla tribù degli Histri, di probabile origine illirica, che Strabone menzionò come abitanti di questa regione. Gli Histri (o Istri) diedero vita insieme ai Liburni, ai Giapidi, ai Carni e ad altri gruppi etnici di minore importanza, alla cultura dei Castellieri. I Romani li descrissero come una tribù feroce di pirati dell'Illiria, protetta dalla difficoltà di navigazione delle loro coste rocciose. Occorsero ai romani due campagne militari per soggiogarli nel 177 a.C. Augusto creò numerose colonie di legionari in Istria, allo scopo di proteggere i confini orientali dell' Italia romana dai barbari. Secondo lo storico Theodor Mommsen, l'Istria era completamente latinizzata nel V secolo.
L'Alto Medioevo [modifica]Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, l'Istria venne saccheggiata dai Goti, quindi passò sotto il controllo di Bisanzio (538) e in questo periodo storico si sviluppò un dialetto del ladino parlato dagli abitanti della Istria settentrionale (nell'Istria meridionale si sviluppò l'Istrioto). Dopo una breve occupazione longobarda, l'Istria fu annessa al Regno Franco da Pipino d'Italia (789) venendo costituita in marca da Arnolfo di Carinzia (887-899). Nel 933, con la pace di Rialto, Venezia ottenne un primo riconoscimento del diritto di navigare e commerciare lungo le coste istriane. In questo periodo gruppi di italici e di slavi si trasferirono in Istria. I primi si stabilirono lungo la costa e in alcune zone interne dell'Istria occidentale, mentre i secondi nell'entroterra e su alcuni tratti del litorale adriatico orientale. Successivamente l'Istria fu controllata dai duchi di Merano, dal duca di Baviera (dal 952), dai duchi di Carinzia (dal 976) e dal patriarca di Aquileia (dal 1077).
Periodo veneziano [modifica]
Mappa dei domini veneziani
La conquista veneziana della maggior parte dell'Istria iniziò nel XII secolo e poteva dirsi praticamente conclusa attorno alla metà del '300. Nel contempo, o subito dopo, gli Asburgo si impadronirono di Pisino e di alcuni territori dell'Istria interna (1374). La Repubblica di Venezia conservò l'Istria veneta fino alla scomparsa del suo Stato ad opera di Napoleone nel 1797. Durante i primi secoli dell'epoca moderna, l'Istria fu devastata da guerre e pestilenze; per tale motivo la Repubblica di Venezia ripopolò l'interno della regione con coloni di diverse etnie slave (oltre che greci e albanesi), trasferiti dagli altri suoi possedimenti. Fra il XIV e il XVI secolo numerosi pastori romeni si rifugiarono in Istria durante le invasioni ottomane, e (mescolandosi con i discendenti dei locali ladini, secondo Antonio Ive[1]) formarono una popolazione di lingua istrorumena, tuttora presente a Seiane e nelle vallate intorno al Monte Maggiore dell'Istria. L'Istria assunse così la sua caratteristica composizione etnica, con la costa ed i centri urbani di lingua sia istroveneta che istriota e le campagne abitate prevalentemente da slavi e da altre popolazioni di origine balcanica.
Periodo napoleonico [modifica]A seguito del trattato di Campoformio l'Istria assieme a tutto il territorio della Repubblica di Venezia fu ceduta agli Asburgo d'Austria. Dal 1805 al 1813 cadde sotto la dominazione francese ed i suoi destini furono decisi da Napoleone. Dal 1805 al 1808 fece parte del Regno d'Italia napoleonico ed in seguito fu inserita nelle Province Illiriche, direttamente annesse all'Impero francese.
Periodo asburgico [modifica]
Aree di lingua italiana (istrioto e veneto) in
arancione e di lingua istrorumena/morlacca in blu, in Istria e
Quarnero nel 1910
Nel 1814 l'Istria tornò sotto gli Asburgo. Nel 1825 l'Impero austriaco costituì la provincia istriana, che nel 1861 divenne autonoma con propria dieta a Capodistria (Marchesato d'Istria). Quando Venezia si ribellò nel 1848, la maggior parte delle città istriane si ribellarono all'odiato dominio Asburgo, innalzarono di nuovo il vessillo di San Marco e inviarono importanti aiuti alla città assediata, inoltre dura fu la repressione degli Asburgo, soprattutto contro la maggioranza della popolazione di lingua italiana. L'Istria era abitata da italiani, croati, sloveni e gruppi minori di valacchi/istro-rumeni e serbi. Secondo il censimento austriaco del 1910, su un totale di 404.309 abitanti dell'Istria, si ebbe la seguente ripartizione:
Bisogna precisare che questi dati si riferiscono al marchesato d'Istria, che comprendeva anche aree fuori dalla penisola istriana, come quelle di Castelnuovo d'Istria (abitata prevalentemente dagli sloveni), Castua (abitata prevalentemente dai croati) e le isole di Cherso e Lussino (la cui popolazione era per metà italiana, per metà croata) e Veglia (la cui popolazione era in massima parte croata). Per questa ragione i dati vennero criticati da storici e linguisti italiani come Matteo Bartoli. Altra critica che venne mossa al censimento del 1910 riguardò la nazionalità dei funzionari preposti ad effettuare le rilevazioni e che, essendo impiegati comunali avevano la possibilità di manipolare i risultati del censimento. [3]. Gli italiani e gli Slavi si accusarono mutuamente di falsificazioni.[4]. Nel XIX secolo, con la nascita e lo sviluppo dei movimenti nazionali italiano, croato e sloveno, iniziarono i primi attriti fra gli italiani da una parte e gli slavi dall'altra. L'Istria era una delle terre reclamate dall'irredentismo italiano. Gli irredentisti sostenevano che il governo Austro-ungarico incoraggiava l'immigrazione di ulteriori slavi nella regione per contrastare il nazionalismo degli italiani. Importante fu il trasferimento da Venezia a Pola, della principale base della Marina Austriaca. Tale decisione fu presa e seguito della insurrezione di Venezia nel 1848-49. In pochi anni Pola ebbe uno sviluppo tumultuoso, passando da poche centinaia di abitanti ai 30-40.000 di fine '800. Notevoli furono i benefici sull'economia della penisola, che, negli ultimi anni del dominio asburgico prosperò, grazie anche al turismo balneare proveniente dalle regioni dell'Impero.
Tra la prima e la seconda guerra mondiale: l'Istria in Italia [modifica]
Ripartizione degli italofoni nei comuni catastali
istriani secondo il censimento del 1921
A seguito della vittoria italiana nella prima guerra mondiale con il trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) e il trattato di Rapallo (1920) divenne parte del Regno d'Italia. Il censimento del 1921 ribaltò i risultati della rilevazione austriaca del 1910, sia per quanto riguarda la Venezia Giulia nel suo insieme che l'Istria, indicando in regione una maggioranza di popolazione culturalmente italiana. Anche questo censimento, come il precedente, fu oggetto di numerose critiche: molti istriani di lingua croata si definirono italiani e in alcune località (Briani, frazione di Fianona, Sanvincenti, ecc.) i dati ottenuti erano scarsamente rappresentativi della realtà linguistica dei rispettivi comuni. Nonostante queste critiche, durante la conferenza di pace, i dati di questo censimento, vennero generalmente utilizzati insieme a quelli del 1910 dai rappresentanti dei paesi partecipanti[5]. Carlo Schiffrer si sentì in dovere di rettificare i risultati del censimento del 1921 come si può evincere dalla cartina riprodrotta qui di seguito. Con le rettifiche dello Schiffrer l'etnia italiana in Istria continuava ad avere una predominanza numerica sui gruppi nazionali di origine slava, ma ben più modesta rispetto a quella risultante dai dati censuali del 1921. Con l'avvento del fascismo (1922) si inaugurò una politica d'italianizzazione forzata, fu vietato l'insegnamento dello sloveno e del croato in tutte le scuole della regione e gran parte degli impieghi pubblici furono assegnati agli appartenenti al gruppo etnico italiano. Decine di migliaia di croati e sloveni furono in tal modo costretti ad emigrare nell'allora Regno di Jugoslavia o in altri paesi esteri. Durante la seconda guerra mondiale a causa dell'occupazione della Jugoslavia da parte delle potenze dell'Asse le relazioni fra italiani e slavi peggiorarono ulteriormente. Dopo l'occupazione della Jugoslavia avvenuta nel 1941, si intensificarono gli atti di violenza contro gli sloveni e croati in Istria. La politica di bonifica etnica del confine - come venne definita nei documenti fascisti - avviata già nel decennio precedente, si affiancò alla repressione dell'antifascismo partigiano, con casi di rappresaglie, incendi di villaggi e internamenti della popolazione civile. Con la diffusione della resistenza partigiana slovena e croata nell'Istria (nel 1942, e soprattutto nel 1943), la repressione fascista, che prima della guerra era stata attuata perlopiù tramite una legislazione mirata a conculcare le culture slovena e croata, si tradusse in azioni squadriste dirette contro singoli oppositori, e in una repressione spietata che finì con l'omologarsi, anche nei metodi, a quella attuata nelle zone occupate della Jugoslavia. Tali soprusi vennero denunciati da molti italiani antifascisti e dallo stesso prefetto Giuseppe Cocuzza che, in un promemoria del 2 settembre 1943 metteva in evidenza un diffuso senso di paura di vendetta che avrebbe potuto spingere successivamente le popolazioni slave ad infierire contro gli italiani dell'Istria. A seguito degli avvenimenti dell'8 settembre del 1943 la comunità italiana restò in balia di tedeschi e della resistenza croata. Quest'ultima era più efficiente e preparata militarmente del movimento di liberazione sloveno che invece operava nella parte settentrionale della penisola. Buona parte della regione cadde, per un breve periodo, sotto il controllo dei partigiani slavi aderenti al movimento partigiano di Tito. In questo breve lasso di tempo si verificarono i primi episodi di violenza anti-italiana, che provocarono un numero non del tutto precisato di vittime (tra 250 a 500). Nella seconda metà del mese di settembre del '43 la regione fu occupata dai tedeschi che la incorporarono al cosiddetto Adriatisches Küstenland, sottraendola al controllo della Repubblica sociale italiana, senza comunque proclamare la sua formale annessione al Terzo Reich. Nell'aprile e maggio del 1945 l'Istria fu occupata dall'armata jugoslava di Tito che l'aveva liberata dall'occupazione nazista, grazie allo sforzo congiunto della resistenza locale (sia slava che italiana) ma la politica di persecuzioni, vessazioni ed espropri messa in atto da Tito ai danni degli Italiani, culminata nel dramma delle Foibe, già sperimentata nel settembre del 1943, spinse la massima parte della popolazione locale di etnia italiana ad abbandonare l'Istria, dando vita ad un vero e proprio esodo.
Il dopoguerra [modifica]Dopo la fine della seconda guerra mondiale con il trattato di Parigi (1947), l'Istria venne assegnata alla Jugoslavia, con l'eccezione della parte nord occidentale, che formava la Zona B del Territorio libero di Trieste. La zona B rimase sotto amministrazione jugoslava e dopo la dissoluzione del Territorio Libero di Trieste nel 1954 (memorandum di Londra), fu di fatto incorporata alla Jugoslavia. Tale annessione fu ufficializzata col trattato di Osimo (1975). Solo la cittadina di Muggia e il centro di San Dorligo della Valle facenti parte della Zone A, rimasero all’Italia.
L'esodo [modifica]
Durante e subito dopo la seconda guerra mondiale un gran numero di italiani furono soppressi dai partigiani titini. Sul numero effettivo delle vittime (fra le 4.500 e le 17.000 secondo le stime più attendibili) vi sono tuttora aspri dibattiti. Va comunque ricordato che i sostenitori di Tito infierirono anche contro i propri oppositori politici sloveni e croati. Purtuttavia, sebbene queste uccisioni sommarie, precedute in alcuni casi da sevizie e maltrattamenti, fossero analoghe (sia numericamente che per metodi) a quelle perpetrate in altre zone occupate dall'armata di Tito, in Istria ebbero il chiaro intento di infondere il terrore nella popolazione italiana, inducendola a lasciare il territorio. Negli anni del dopoguerra il protrarsi della dura repressione da parte delle autorità comuniste jugoslave, provocò in tal modo la fuga della gran maggioranza degli Italiani e di alcuni Sloveni e Croati. Anche qui non c'è accordo fra gli storici, ma si ritiene che un 90% circa degli appartenenti al gruppo etnico italiano abbia abbandonato definitivamente l'Istria. Maria Pasquinelli uccise il comandante della guarnigione britannica di Pola esattamente il 10 febbraio 1947 (giorno della firma del Trattato di Parigi), per protesta (secondo i suoi scritti diffusi allora dalla stampa mondiale) contro la cessione dell'Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia. A metà degli anni cinquanta, quando l’ultima ondata dell’esodo fu completata, l’Istria aveva perduto metà della sua popolazione e gran parte della sua identità sociale e culturale. Per commemorare questi drammatici eventi è stato istituito in Italia dal 2005 un Giorno del ricordo: il 10 febbraio (anniversario della ratifica del trattato di pace).
L'Istria nella Jugoslavia socialista [modifica]
Dopo l'esodo, le aree rimaste disabitate furono ripopolate da croati e sloveni e, in minor numero, da popolazioni di altre nazionalità jugoslave, come serbi e montenegrini.
Distribuzione per comuni degli italiani
madrelingua nella Regione Istriana (Croazia) (2001).
Nel 1954, l'esodo era pressoché concluso e le persecuzioni cessarono. Agli italiani rimasti furono assicurate delle tutele. In molte città dell'Istria fu introdotto il bilinguismo (sloveno-italiano o croato-italiano); la bandiera della comunità italiana (il tricolore italiano con la stella rossa) poté essere esposto sugli edifici pubblici e nelle cerimonie. Agli italiani fu concesso di avere propri periodici e una propria radiotelevisione; venne inoltre garantito il diritto di ricevere l'istruzione nella propria lingua, anche se la chiusura di molte scuole italiane impedì, di fatto, che tale diritto potesse spesso trovare una attuazione pratica. In realtà, tutte le forme di tutela previste dalla costituzione e dalle leggi jugoslave furono spesso meramente formali, tanto che alcuni fra gli studiosi della minoranza affermano che durante il regime comunista vi era "una realtà revanscista che minacciava di sopprimerli" (F.Radin-G.Radossi (cur.), La comunità rimasta, Garmond, Pola-Rovigno-Fiume-Trieste 2001, p.11). Bisogna anche rilevare che parecchi cittadini di madrelingua italiana che decisero di restare in Istria dopo il 1947 furono sottoposti, dopo la rottura di Tito con Stalin nel 1948, a persecuzioni in quanto sospetti di essere "stalinisti". Alcuni furono persino internati nel famigerato gulag di Goli Otok. Tra i superstiti di questo campo concentramento va ricordato il noto poeta in istrioto Ligio Zanini).
L'Istria oggi [modifica]Dopo la disintegrazione della Jugoslavia, la Slovenia indipendente confermò le medesime garanzie, sia pure rifiutandosi di firmare un accordo internazionale con l'Italia relativo alla tutela delle minoranze, già definito in una serie di incontri bilaterali. In Croazia, a causa della recrudescenza del nazionalismo fomentato dal partito nazionalista Unione Democratica Croata (HDZ) di Franjo Tuđman, vi furono numerosi tentativi per limitare i diritti degli italiani e le specificità dell'Istria. Gli istriani di ogni etnia reagirono fondando la Dieta Democratica Istriana, un partito multietnico che si batté con successo per l'autonomia dell'Istria nell'ambito della Croazia. Con la sconfitta dell'HDZ, vennero finalmente riconosciute agli italiani tutte le tutele che già godevano sotto la Jugoslavia. In alcuni centri abitati delle due Repubbliche di Slovenia e di Croazia, le stesse autorità locali hanno da tempo messo a disposizione dell'Unione degli Italiani locali e spazi in cui riunire i propri iscritti. Attualmente sono numerose in Istria le sedi di queste Comunitá dell'"Unione Italiani". Le principali si trovano a:
Muggia, l'unica cittá istriana rimasta all'Italia
dopo il Trattato di Pace del 1947
Incomprensioni e problemi sussistono purtroppo ancor oggi, ma sono senz'altro meno gravi che in passato e trovano generalmente soluzioni e sbocchi positivi (come le ricorrenti denunce da parte dell'attiva e vigile Unione degli Italiani o alcuni episodi di intimidazione nei confronti del gruppo etnico italiano). Attualmente resta una sola cittadina nell'Istria slava con una maggioranza italiana: Grisignana (Groznjan) in Croazia, dove oltre i 2/3 dei cittadini parlano ancora il dialetto istriano-veneto e nel censimento del 2001 oltre il 53% si é dichiarato "Italiano di madrelingua italiana". La cittá di Muggia (a poca distanza a sud di Trieste) é l'unica rimasta all'Italia dopo il 1947 ed é a quasi totale maggioranza di lingua italiana.
Etnie [modifica]Come accade in molte regioni di confine, i concetti di etnia e di nazionalità mostrano i loro limiti anche quando vengono applicati alla regione giuliana (comprendente Trieste, Gorizia, Istria e Fiume). Spesso si usano i termini Italiano, Croato, Sloveno ed Istrorumeno per descrivere l'appartenenza etnica degli Istriani. Nella realtà questi aggettivi sono molto sfumati e sono spesso solo dei sentimenti di appartenenza, che possono esistere anche in assenza degli attributi linguistici, culturali e storici. Talvolta sono il risultato di una scelta personale: per fare un esempio il celebre irredentista triestino Guglielmo Oberdan, era di famiglia mista italo-slovena e si chiamava Oberdank, mentre l'altrettanto noto scrittore-patriota Scipio Slataper, volontario nell'esercito italiano durante la Prima guerra mondiale, era, in parte, di origine boema. Si riscontrano molti casi di famiglie che si sono spezzate in rami italiani e slavi (anche a livello di fratelli e cugini) a seconda delle vicende personali. Nel contesto istriano, il termine italiano può riguardare sia un discendente di quegli italiani trasferitisi durante il fascismo, sia un autoctono di lingua veneta o di lingua istriota. In quest'ultimo gruppo a volte potevano essere inclusi anche i discendenti delle popolazioni slave residenti nelle zone rurali che adottarono la lingua e la cultura della borghesia italiana, quando, dalla campagna, si trasferirono nelle città che erano a maggioranza italiana. Discorsi analoghi possono essere fatti per gli slavi, le cui origini sono ancora più variegate. Ignorando questa situazione, le diverse potenze nazionali hanno sempre censito gli istriani solo in base alla parlata. Andando incontro alla vera natura dell'Istria, molti istriani tendono oggi a considerarsi semplicemente istriani, senza nessun altro ulteriore sentimento nazionale. Nell'intero territorio istriano è oggi presente un notevole movimento particolarista e autonomista che si è espresso in vari modi, ma ha avuto una configurazione politica soltanto nell'Istria croata, dove il partito regionalista della Dieta Democratica Istriana ha conquistato l'egemonia nella politica regionale.
Lingue e dialetti [modifica]Gli italiani d'Istria parlano generalmente, oltre l'italiano (che oggigiorno gode di una particolare tutela sia nell'Istria slovena che in quella croata), anche due distinti idiomi autoctoni di origine romanza: l'istroveneto e l'istrioto. Il primo è considerato un dialetto, o una varietà, del veneto, mentre il secondo è un'evoluzione autonoma del latino volgare con forti influenze venete e, in minor misura, dalmate e slave. Entrambe le parlate si iniziarono con ogni probabilità a formare ancor prima della dominazione veneziana. Romanzo è anche l'istrorumeno utilizzato da un esiguo numero di Istriani. Gli Istriani sloveni e croati parlano le rispettive lingue nazionali. Fra questi ultimi è prevalentemente usato il dialetto čakavo e in minor misura lo štokavo e il kajkavo. Nella parte slovena dell'Istria prevale il dialetto istriano, seguito da quello carniolino centrale e il cicio, oggi quasi completemente estinto. Va inoltre evidenziato che le parlate delle città costiere (Capodistria, Isola, Pirano) sono completemente differenti dai dialetti rurali, in quanto sviluppate nel secondo dopoguerra con la fusione di vari dialetti portati dagli immigrati che sostiturono l'originaria popolazione italiana.
Istrorumeni [modifica]
Aree istrorumene in Istria (nel 1810, linea verde:
aree popolate per transumanza; nel 1920, linea tratteggiata verde:
aree di insediamento stabile)
In Istria sopravvive una piccola comunità di 300-1500 persone[6] parlanti la lingua istrorumena, i Ciribiri a Valdarsa nella piana dell'Arsa e i Cici a Seiane (Ciceria) (oggi presenti anche nelle città istriane, come Albona e Pola), discendenti dei pastori valacchi o arumeni, un tempo molto più numerosi, probabilmente insediatisi in questi territori nel XV o XVI secolo (benché la prima menzione dei valacchi in Istria risalga al XII secolo). Ervino Curtis scrive a proposito:
Al giorno d'oggi, la loro lingua e cultura e la loro stessa identità etnica sono a serissimo rischio d'estinzione a causa del secolare processo di assimilazione all'etnia croata e slovena (processo di slavizzazione, solo in parte naturale), ma anche a causa dello scarso interesse e della mancanza di tutela di questo popolo di lingua neolatina da parte delle istituzioni croate. Nel 1921 Andrea Glavina, un politico e scrittore soprannominato l'apostolo degli istrorumeni, ottenne dal Regno d'Italia la creazione della prima scuola in lingua istrorumena e dell'unico comune istrorumeno, Valdarsa. Nel 1947 quando la quasi totalità dell'Istria passò dall'Italia alla Iugoslavia, la dittatura di Tito annullò tali concessioni.
Informazioni generali [modifica]
Istria croata [modifica]
Regione Istriana [modifica]
Regione litoraneo-montana (parte istriana) [modifica]
Istria slovena [modifica]
Istria italiana [modifica]
Comune di San Dorligo della Valle/Dolina [modifica]
Comune di Muggia [modifica]
Istriani celebri [modifica]Fra gli istriani celebri di ogni nazionalità (inclusi gli esuli) si ricordano:
Note [modifica]
Bibliografia [modifica]
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
|