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www.imondonauti.it Bandiera Indonesia Guida PAPUA OVEST A cura di Nicoletta Ciroldi E’ senza dubbio una delle zone più affascinanti e insidiose del nostro pianeta. Una natura ancora incontaminata e un mosaico di popoli ( molti dei quali ancora oggi usano utensili in pietra), fanno da cornice a una realtà che è ancora, invariabilmente, quella di diecimila anni fa. Inizio guida Il Paese Papua Ovest in cifre Capoluogo Jayapura Superficie 421.981 kmq Abitanti 2.000.000 Abitanti capoluogo 170.000 Densità di popolazione 5 ab./kmq Religione Cristiana, musulmana Geografia e territorio Papua Ovest (Irian Jaya fino al 2002) è la parte indonesiana della Nuova Guinea, ha un territorio molto vario e aspro, tagliato da est a ovest, per tutta la lunghezza dell’isola, da due catene montuose: Sudirman e Jayawijaya. Le cime sono molto elevate, il picco più alto supera i 5000 metri d’altitudine, con un paesaggio tipicamente alpino fatto di ghiacciai perenni e neve tutto l’anno. A sud delle montagne si estende la pianura costiera di origine alluvionale, con una flora composta da mangrovie, palme, eucalipti e acacie mentre la zona a nord è costituita da una impenetrabile giungla tropicale. La fauna è veramente varia e del tutto simile a quella australiana. Molti sono i marsupiali e i rettili, e circa 600 sono le specie di uccelli tra i quali spicca lo splendido uccello del paradiso. Il distretto dello splendido lago Paniai e la valle di Baliem, sono le zone maggiormente popolate e coltivate, e anche le più accessibili al turismo. Popolazione Papua Ovest è molto diversa dal resto dell’Indonesia, sia geograficamente che etnicamente e culturalmente. La popolazione è infatti stata classificata Papua, come i loro vicini, gli abitanti della Papua Nuova Guinea, del tutto simili ai melanesiani del sud Pacifico. I papuasi hanno la pelle scura, i capelli lanosi e i loro tratti somatici ricordano quelli degli aborigeni australiani. Quando infatti nel 1526 Jorge de Meneses, governatore portoghese delle Isole delle spezie, approdò alla parte nord occidentale dell’attuale Papua Ovest, la chiamò Ilhas dos papuas ossia isola delle persone dai capelli ricci. Essendo da sempre, le vie di comunicazioni limitatissime, le tribù sono vissute quasi in isolamento totale le une dalle altre, sviluppando così linguaggi e culture diverse. Clima Sulla costa il clima è molto caldo e umido, le piogge sono frequenti tutto l’anno. Nelle zone montuose a seconda dell’altitudine, fa caldo di giorno e freddo la notte, le piogge sono copiose ma soltanto nelle ore serali. Ora Papua Ovest è 8 ore in avanti rispetto all’Italia (quando in Italia sono le 12 in Papua Ovest sono le 20), 1 ora in meno quando in Italia è in vigore l’ora legale. Lingua La lingua ufficiale è, come nel resto dell’Indonesia, il bahasa Indonesia ma sopravvivono ancora i tantissimi idiomi delle varie etnie. Una recente indagine ha calcolato che ne esistono da duecento a settecento. Un dato per tutti: malgrado vi risieda solo lo 0,01% della popolazione mondiale vi si parla il 15% delle lingue conosciute. Religione La religione prevalente è, soprattutto nell’interno dove esistono molte missioni cattoliche, quella cristiana ma, come sovente accade nell’arcipelago indonesiano, fortemente intrecciata con le religioni tradizionali presenti sull’isola dai tempi più remoti. Nella zona costiera, invece, ha una forte presenza l’Islam dovuta all’immigrazione giavanese. Storia Quando i portoghesi arrivarono su questa fantastica isola, la chiamarono Ilhas dos Papuas, ovvero l’isola dei capelli crespi, dalla parola malese Papuwah. Più tardi gli esploratori olandesi la chiamarono Nuova Guinea, perché la pelle scura degli indigeni, ricordava loro gli abitanti della Guinea africana. Questa terra, dalla fine dello scorso secolo fu oggetto di forti contese da parte dei paesi colonialisti europei. L’Olanda controllava la metà ad ovest mentre Inghilterra e Germania si erano divisi il territorio ad est. A queste ultime due potenze subentrò poi, durante la prima guerra mondiale, l’Australia che amministrò l’attuale territorio della Papua Nuova Guinea fino alla dichiarazione d’indipendenza avvenuta nel 1975. Quando l’Indonesia ottenne l’indipendenza dall’Olanda, la parte dell’isola appartenuta alla colonia passò direttamente sotto il dominio indonesiano prendendo il nome di Papua Ovest. La parola Irian proviene dall’isola di Biak, situata a nord, e significa “terra calda che nasce dal mare”, mentre Jaya è una parola malese che significa “vittoria”. Situazione politica Il rapporto tra i Dani e gli indonesiani è molto discutibile, questi ultimi hanno tentato sin dal loro arrivo di instaurare la loro cultura, cercando di portare la cosiddetta civiltà, favorendo una forte immigrazione di indonesiani in questa valle, ma nonostante tutto ciò la cultura Dani ha prevalso. Nel 1977 ci furono una serie di combattimenti tra Dani armati di rudimentali archi, frecce e lance, e indonesiani che utilizzavano armi moderne, secondo alcune fonti non ufficiali i morti tra le tribù Dani furono circa 600. Un’opera più sistematica di civilizzazione è stata portata avanti dai missionari cristiani, in particolare dai protestanti i quali non sono mai stati molto tolleranti con i costumi locali. Attività separatiste sono sempre comunque latenti a causa dello sfruttamento delle ricchezze ed il mancato indennizzo per le popolazioni locali, e contro la forte immigrazione indonesiana ed il conseguente tentativo di assoggettamento culturale. Economia L’economia dell’isola è fortemente ostacolata dalla mancanza di strade che penetrino verso l’interno e anche dalla malaria che flagella la parte costiera paludosa. Se si eccettuano alcune piantagioni di palme da cocco, caucciù e noce moscata l’agricoltura ha carattere di sussistenza. La principale risorsa risulta essere il petrolio che viene esportato attraverso il porto di Strong. Festival e tradizioni popolari Ad agosto, tra il 9 ed il 14, si svolge solitamente il Festival di Baliem con combattimenti tribali, danze banchetti. Sempre ad agosto il Festival di Munara con danze tradizionali, regate e gare sui carboni ardenti. Segnaliamo poi, ad ottobre, il Festival delle Arti della Regione di Asmat con dimostrazioni sulla lavorazione del legno e danze mentre a novembre, tra il 15 ed il 17, il Festival di Fak Fak con gare, danze e incontri sportivi. Per avere informazioni più precise sullo svolgimento di questi eventi è bene rivolgersi agli uffici turistici locali. Links * www.irja.org * www.cs.utexas.edu/users/boyer/fp/irian-jaya.html * www.converge.org.nz/wpapua/ Inizio guida Prima del viaggio Burocrazia e sanità in cifre Visto Obbligatorio, occorre anche un lasciapassare Passaporto Valido per sei mesi dopo la data di uscita Antitetanica Consigliata Profilassi antimalarica Consigliata Vaccino Epatite A ed antitifico Consigliati Vaccino Epatite B Consigliata Quando andare In generale il periodo migliore per visitare Papua Ovest è da maggio ad ottobre quando il clima è meno umido in quanto le piogge si presentano meno intense. Nella valle di Baliem è consigliabile andare tra marzo e agosto quando la stagione è più secca. Burocrazia e visti Per entrare in Papua Ovest e quindi in Indonesia, il viaggiatore italiano dev'essere in possesso del passaporto valido almeno 6 mesi dalla data di ingresso nel Paese. Il visto è obbligatorio e può essere richiesto all'Ambasciata indonesiana in Italia (38 euro; validità 60 gg.): gli altri turisti possono ottenere il visto turistico con validità di 1 mese anche al loro arrivo in aeroporto (10 dollari per un max di 3 gg., 25 dollari per un max di 30 gg.; allo scadere dei 30 gg. è obbligatorio lasciare il Paese. E’ però possibile uscire e rientrare anche immediatamente). Si raccomanda di non superare il periodo di permanenza previsto dal visto per non incorrere in pesanti sanzioni. Per alcune zone di Papua Ovest bisogna essere in possesso di un lasciapassare, chiamato surat jelan, che viene rilasciato senza problemi presso i posti di polizia ed ha una validità variabile a seconda degli umori del funzionario. Per Jayapura, Sentani, Serong non c’è generalmente bisogno del surat jelan mentre è necessario per la valle del Beliem e altre zone più interne. Telefono Per telefonare dall’Italia in Indonesia il prefisso internazionale è 0062. Dall’Indonesia verso L’italia è 0039. Prefissi interni di Papua Ovest: Jayapura, 0967. Wamena, 0969. Fak Fak, 0956. Kota Biak, 0981. Vaccinazioni Nessuna vaccinazione è obbligatoria per il turista italiano che intenda recarsi in Papua Ovest. Consigliata è la vaccinazione antitifica e quella contro l’epatite A e B (quest’ultima solo se si intende soggiornare a lungo nel Paese; 5-20% di portatori del virus HBV). Nell’intera isola e durante tutto l’anno esiste pericolo di malaria e quindi è consigliata la profilassi antimalarica. E’ segnalata forte resistenza del Plasmodium falciparum alla clorochina e resistenza alla sulfadossina/pirimetamina. In ogni caso di consiglia di stipulare, prima della partenza dall’Italia, una buona polizza sanitaria. Da mettere in valigia Abiti leggeri di cotone, un maglione, una giacca a vento leggera, scarpe leggere o sandali per uso quotidiano e un paio di scarpe robuste con suola vibram se pensate di affrontare dei trekking, cappello, creme solari. Elettricità L’elettricità è distribuita come corrente alternata a 220 volt nei centri principali mentre nelle località minori si trova a volte quella a 110 volt. Le prese sono di tutti i tipi e quindi conviene munirsi di adattatori multipresa. Quanto costa Il costo di un viaggio in Papua Ovest è sicuramente più alto di quello in qualsiasi altra parte dell’Indonesia. Wamena è considerata la città più cara di tutta l’Indonesia e questo perché le merci arrivano qui in aereo. Anche a Kota Biak non esistono ad esempio alberghi molto economici. Per organizzarsi in proprio un’escursione di alcuni giorni bisogna prevedere circa 50.000 rupie al giorno per un guida ufficiale mentre per brevi trekking da effettuare in giornata la tariffa per le guide è generalmente di 5.000 rupie l’ora. Se invece ci si vuole affidare alle agenzie locali la tariffa si aggira intorno ai $ 50 al giorno tutto incluso. Viaggi avventura in Papua Ovest della durata di 21 gg. a partire da € 2.600. Diversi tour operator organizzano inoltre brevi escursioni di 5/6 giorni in Papua Ovest da Bali e dalle altre maggiori località turistiche indonesiane con un costo di circa € 880 tutto compreso. Indirizzi utili Indirizzi utili burocrazia Ambasciata e Consolato d’Indonesia in Italia Via Campania 55, Roma, tel. 06-4200911, 06-42011498, 0642014186; www.indonesianembassy Consolato onorario d’Indonesia ViaV. Monti 33, Milano, tel. 02-43983138 Consolato onorario d’Indonesia Via Roma 8, Genova, tel. 010-6404375 Consolato onorario d’Indonesia Via Incoronata 20, Napoli, tel. 08-15519694 Consolato onorario d’Indonesia Via Cognetti 31, Bari, tel. 0805237108 Ambasciata d’Italia in Indonesia Jalan Diponegoro 45, Jakarta Pusat 10310, tel. 21-31937445; fax 31937422; cell. di servizio: 0815 1811344 (per chi chiama t dall'Itali, anteporre lo 0062 e omettere lo 0) www.italambjkt.or.id Sezione consolare Jalan Diponegoro 45, Jakarta Pusat, tel. 021-323490 Indirizzi utili turismo e cultura Ufficio turistico Jayapura, Jl Soa Siu Dok II , tel. 33381 Ufficio turistico Kota Biak, Jl Prof. M. Yamin Ufficio Garuda Airlines Jayapura, JL A. Yani 15, tel. 21327, 21111, 21220. Ufficio Merpati Nusantara Airlines Jayapura, JL A. Yani 15, tel. 33111, 33220, 33327, 33810. Ufficio Pelni (compagnia navigazione) Jayapura, JL Halmahera 1, tel. 21270, fax. 21370. Indirizzi utili sanità Ospedale Rumah Sakit Umum Pusat, Jayapura, tel. 33616 Ospedale Rumah Sakit Umum Pusat, Wamena, tel. 31152 Inizio guida Il viaggio Quanto stare Per una parziale esplorazione dell’isola nelle zone più accessibili sono necessari da un minimo di venti giorni ad un mese da trascorrere in vari trekking tra la valle del Beliem e la popolazione degli Asmat terminando con alcuni giorni di relax al mare nell’arcipelago di Biak. Come arrivare Jayapura, la principale città di Papua Ovest, è raggiungibile in aereo da Denpasar, Manado e da Jakarta con voli settimanali sia della Garuda che della Merpati. E’ possibile arrivare a Jayapura anche via mare da Jakarta, la navigazione è abbastanza lunga, dura circa una settimana, in quanto le motonavi che effettuano questo tragitto fanno diverse soste nelle altre isole indonesiane. Cosa vedere e cosa fare La valle di Baliem Questa valle, situata a 1600 metri sul livello del mare, è lunga circa 80 chilometri e larga 15, si trova al centro dell’isola nel punto di incontro tra le due catene montuose. Fu scoperta solo intorno al 1938 e per questo evitò il contagio colonialista dei secoli passati. L’esploratore che per primo si avventurò in questo splendido e remoto angolo di mondo fu Richard Archobold il quale studiò approfonditamente sia il territorio che le tribù Dani che lo popolavano. Il centro principale della valle di Baliem è Wamena, una placida e fresca località a ridosso delle montagne. Costruita dagli indonesiani, è costituita da una fila di bungalows dai tetti in lamiera ed è sede del principale mercato della zona, così molti Dani si recano qui dai villaggi circostanti per commerciare i loro prodotti. Da qui si possono organizzare avventurosi trekking nella valle alla ricerca delle incredibili tribù Dani. Ci si immergerà in una natura che è sì meravigliosa e incontaminata, ma anche molto insidiosa, che necessita sia di una buona preparazione fisica che di un buon equipaggiamento, senza mai dimenticare di procurarsi una buona guida locale, magari di etnia Dani. Le tribù Dani Dani è il nome sotto il quale sono abitualmente raggruppate tutte le varie etnie originarie di questa terra. In realtà le tribù esistenti sono tante e molto diverse tra loro sia come caratteristiche somatiche che come costumi e organizzazione sociale. Tutti i Dani sono ottimi agricoltori, lavorano abilmente la loro terra, utilizzando antichi ma sofisticati sistemi di drenaggio dell’acqua, che permettono di avere una buona irrigazione dei campi. Principalmente coltivano patate dolci, se ne contano ben 70 diversi tipi, che sono la base della loro alimentazione, inoltre coltivano tabacco e carote. Allevano maiali, dei quali però si cibano solo durante le feste. Tradizionalmente il villaggio è composto da più costruzioni recintate, essenzialmente riservate agli uomini, alle donne e ai bambini, alla cucina e agli animali domestici. L’abitazione tipica Dani, chiamata honay, è di forma circolare con un particolare tetto a cupola in paglia. Gli uomini Dani conservano la tradizione antichissima di indossare l’astuccio penico, horim, che simboleggia la fertilità e al quale vengono attribuiti valori magici e rituali. Inoltre amano ricoprire i capelli e il corpo con grasso di maiale misto a fuliggine, questo al solo scopo di mantenersi caldi e in salute. Eccetto per l’astuccio penico, i Dani non usano abiti, ma solo ornamenti tipo collane e piume dell’uccello del paradiso. Più recentemente però, data la sempre più forte pressione dei missionari e degli indonesiani, i Dani si ricoprono con degli stracci. Nonostante le forti influenze dei missionari i Dani hanno mantenuto la poligamia, infatti il livello sociale di un uomo è ancora misurato dal numero di maiali e di mogli che possiede. Una tradizione particolare e cruenta riguarda le donne, le quali alla morte di un parente stretto si amputano le falangi delle dita delle mani per esprimere il loro dolore, capita così di vedere anziane donne ormai con le mani prive di dita. Generalmente le tribù Dani ricorrono alla cremazione per i loro morti ma in alcuni casi i defunti vengono essiccati con il fumo e quindi mummificati. Queste mummie sono completamente nere, sulla testa è posto un particolare copricapo di spago intrecciato a rete, decorato con perline, conchiglie e penne. Il corpo è ricurvo su sé stesso in posizione seduta, le braccia con le dita rattrappite abbracciano le ginocchia. In alcuni villaggi, come ad esempio Akima situata a soli 7 chilometri (circa 2 ore di cammino) da Wamena, è possibile, vedere e fotografare queste strane mummie, naturalmente dietro compenso. Il lago Sentani Si trova poco distante da Jayapura, situato in mezzo a verdi colline dove si possono osservare le tradizioni locali così come vengono attuate nella vita di tutti i giorni dagli abitanti dei villaggi situati sulle sue sponde. Gli Asmat Questa popolazione vive nella parte sud-est dell’isola dove la costa è piatta, intorno ad Agats ed è famosa per le sue produzioni artigianali in legno intagliato. La zona è stata raggiunta solo recentemente dalla moderna civiltà a causa della protezione delle montagne e della difficile accessibilità dal mare. Qui si può risalire uno dei numerosi corsi d’acqua che attraversano la regione incontrando tartarughe d’acqua dolce, coccodrilli, aquile di mare, pappagalli e diverse altre specie di uccelli. Biak In quest’isola, che è considerata la porta di accesso di Papua Ovest, è possibile trascorrere alcuni giorni di relax su una delle sue belle spiagge. Le più popolari sono Bosnik, sulla costa est, dove è possibile effettuare delle immersioni e Korem, sulla costa nord, dove potrete osservare i giovani locali che si immergono per pescare perle. Dormire A Wamena è possibile trovare alloggio nei numerosi losmen e hotel locali, un po' cari (prezzi medi da 30.000 a 45.000 rupie; prezzi elevati da 60.000 a 120.000 la doppia) ma abbastanza confortevoli oppure si può dormire con poca spesa nelle capanne dei Dani nei dintorni della cittadina. Durante i trekking è possibile sostare in tenda propria oppure presso le abitazioni delle comunità locali o ancora nelle missioni. A Biak invece esistono diverse strutture alberghiere di standard più elevato ma mai troppo economici (prezzi medi da 30.000 a 60.000 rupie; prezzi elevati fino a 150.000 rupie la doppia). Mangiare A Kota Biak si può avere l’occasione di gustare la cucina tipica barapen nelle feste locali, altrimenti non ci sono locali particolarmente buoni ed economici allo stesso tempo. Esistono diversi ristoranti che offrono più o meno tutti le stesse pietanze. Per chi non può fare a meno degli spaghetti ci sono anche alcuni ristoranti occidentali. A Wamena si trovano diversi ristoranti economici tutti più o meno dello stesso livello con prezzi tra le 5.000 e le 8.000 rupie. Nel caso affrontiate un trekking nella valle del Beliem è bene comprare le provviste a Jayapura o Sentani dove sono meno care. Posta e telefono Ufficio Postale, Jayapura, JL Sam Ratulangi. Ufficio Postale, Kota Biak, di fronte all’ufficio turistico. Ufficio Postale, Wamena, JL Timor. Moneta, carta di credito e cambio L’unità monetaria dell’Indonesia è la rupia indonesiana (11$ = 10505 rupie; 1 euro = 9253,07 rupie). Il dollaro è la moneta più facilmente convertibile sempre che le banconote non siano troppo usurate nel qual caso possono essere anche rifiutate; gli euro non sono sempre accettati e comunque sono soggetti a tassi di cambio sfavorevoli (ricordate comunque che i tassi di cambio variano da zona a zona e da banca a banca). Le banche sono aperte da lunedì a venerdì con orario 8-14.30; al sabato e alla domenica restano chiuse. Gli uffici di cambio autorizzati offrono, nelle regioni più turistiche, tassi competitivi; gli sportelli osservano orari diversi e sono aperti fino alle 18, domenica inclusa. A Wamena ci sono le filiali di due importanti banche ma i tassi di cambio sono generalmente più alti che a Biak o Jayapura, per cui conviene rifornirsi di valuta prima di arrivare nella valle del Beliem e comunque una volta partiti per l’escursione nella valle non c’è più possibilità di cambiare. Come spostarsi A causa della fitta vegetazione tropicale le vie di comunicazione interne dell’isola non sono molte. Poche strade infatti attraversano Papua Ovest pertanto, per spostarsi da una località all’altra, l’aereo è il mezzo più usato. Le compagnie indonesiane assicurano diversi voli interni, ma per le zone più remote e inaccessibili ci si può servire degli aerei dei missionari cristiani (M.A.F. e A.M.A) le quali oltre ad essere affidabili, coprono capillarmente gran parte del territorio. Esistono anche molti traghetti che effettuano percorsi lungo la costa ma sono molto lenti. Il trekking è il metodo sicuramente più valido ed avvincente per scoprire le zone più impervie dell’isola. Sanità Al fine di evitare malattie trasmesse dagli alimenti e dall’acqua è bene rispettare le più elementari norme sanitarie ed igieniche: bere solo acqua imbottigliata, non mangiare verdura cruda e sbucciare la frutta, prestare attenzione ai frutti di mare (possono manifestarsi colera e altre diarree acquose, dissenterie amebiche e bacillari, febbre tifoide, epatite A ed E). Le filarosi sono endemiche in gran parte delle zone rurali del Paese; possono verificarsi epidemie di dengue, anche di tipo emorragico, tanto nelle zone urbane che rurali mentre casi di febbre fluviale del Giappone sono stati segnalati nelle zone disboscate della maggior parte dell’Indonesia. E’ bene prestare attenzione ai morsi di serpente e agli animali rabidi. Sicurezza Al momento, a causa di episodi di violenza etnica e di disordini legati alle forti spinte separatiste, il Ministero degli Esteri italiano sconsiglia i viaggi in Papua Ovest. Data l’instabilità che ancora caratterizza la situazione politica e sociale dell’Indonesia si raccomanda di evitare assembramenti di persone, dimostrazioni e luoghi in cui si svolgono manifestazioni di protesta e di prestare particolare attenzione in vicinanza di ambasciate e uffici pubblici. L’Ambasciata italiana consiglia di segnalare sempre la propria presenza in Indonesia indirizzando alla medesima Ambasciata un fax con generalità e numeri telefonici. In generale è bene ricordare che, se si affrontano itinerari impegnativi al di fuori dei normali circuiti turistici, è prudente informare circa la propria destinazione e gli orari di arrivo previsti; se possibile conviene viaggiare in convoglio e portare con sé un telefono cellulare. Uso e commercio di droghe sono equiparati penalmente e la legge indonesiana prevede per i trasgressori pene fino a 20 anni di reclusione. Comportamenti Benché i comportamenti degli occidentali vengano entro certi limiti tollerati è bene conoscere alcune regole di “buona educazione” indonesiana: mentre il contatto fisico tra persone dello stesso sesso è molto diffuso e privo di significati sessuali, è bene evitare in pubblico effusioni o baci tra persone di sesso opposto anche se sposate; non bisogna mai indicare col dito medio ma con il pollice, porgere prendere o mangiare con la mano sinistra, esibire la pianta dei piedi o incrociare le gambe, rimanere in piedi vicino a una persona seduta e soprattutto toccare la testa dei bambini (la testa infatti è la parte più importante del corpo perché è in essa che entra la divinità che porta la vita); per accedere ai templi è necessario annodare intorno alla vita una fascia di stoffa in segno di rispetto e non stare in posizione sovrastante rispetto agli oggetti sacri, ai sacerdoti e alle persone che pregano; i visitatori vengono sempre accolti con cibo e bevande che devono onorare solo dopo essere stati invitati a farlo e mai prima del padrone di casa. Ultimo aggiornamento: 25 novembre 2005 |