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  Polonia  
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Cronologia/Autori: 
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Polonia

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 Polonia
Motto: 
Informazioni
Nome completo: Polonia
Nome ufficiale: Rzeczpospolita Polska
Lingua ufficiale: polacco
Capitale:  Varsavia  (1.676.000 ab. / 2004)
Politica
Governo: Repubblica parlamentare
Presidente: Lech Kaczyński
Primo Ministro: Jarosław Kaczyński
Indipendenza: 11 novembre 1918
Ingresso all'ONU: 24 ottobre 1945 3
Area
Totale: 312.685 km²
Pos. nel mondo: 68°
% delle acque: 2,6 %
Popolazione
Totale: 38.626.349 ab.  (2004)
Pos. nel mondo: 30°
Densità: 123,5 ab./km²
Geografia
Continente: Europa
Fuso orario: UTC +1
Economia
Valuta: Złoty
Energia: 0,35  kW/ab.
Varie
TLD: .pl
Prefisso tel.: +48
Sigla autom.: PL
Inno nazionale: Mazurek Dąbrowskiego
Festa nazionale: 3 maggio e 11 novembre
1 Vedi anche Motti non ufficiali della Polonia.
2 Bielorusso, Casciubo, Tedesco e Ucraino sono parlati in cinque voivodati. Non sono, comunque, considerati lingue ufficiali.
3 è uno dei 51 Stati membri che nel 1945 diedero vita all’ONU.

La Polonia (in polacco: Polska) è uno stato dell'Europa centrale, conta 38.626.349 abitanti e una superficie di 312.685 km². È un paese democratico, e confina a ovest con la Germania, a sud con le repubbliche Ceca e Slovacca, a est con la Ucraina e la Bielorussia, a nordovest con la Lituania e l'enclave russa di Kaliningrad, nonché a nord con il Mar Baltico. Lo stato polacco ha una storia lunga più di un millennio; nel XVI secolo, sotto la dinastia Jagellone, era uno dei più ricchi e potenti paesi d'Europa. Il 3 maggio 1791, la Confederazione Polacco-Lituana definì la Costituzione Polacca di Maggio, la prima costituzione scritta d'Europa. Poco dopo, la Polonia cessò di esistere per 123 anni, in quanto spartita tra Russia, Austria e Prussia. L'indipendenza venne riguadagnata nel 1918, in seguito alla Prima Guerra Mondiale, come Seconda Repubblica Polacca. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, divenne un Satellite Sovietico, conosciuto come Repubblica Popolare Polacca. Nel 1989, le prime elezioni parzialmente libere dopo la Seconda Guerra Mondiale, si conclusero con il movimento per la libertà che vinse contro il partito comunista. Nel 1999 la Polonia è stata ammessa alla NATO, e nel 2004 è diventata membro dell'Unione Europea.


 

Indice

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Storia

Per approfondire, vedi le voci Storia della Polonia, Presidenti della Polonia e Primi Ministri della Polonia.

L'antico regno polacco, cominciò a prendere una forma unitaria nella metà del X secolo, sotto la dinastia dei Piast. Nel XII secolo, la Polonia si frammentò in molti piccoli stati, che nel 1241 vennero depredati dalle armate Mongole dell'Orda d'Oro. Sotto la dinastia Jagellone, venne accordata un'alleanza con la vicina Lituania, e l'epoca d'oro arrivò nel XV secolo con l'unione tra i due stati (Unione di Lublino), nella Confederazione Polacco-Lituana. I sudditi polacchi godevano di grandi libertà e un sistema parlamentare, anche se i benefici di quest'ultimo erano limitati alla szlachta (nobiltà). Da quel tempo i polacchi si sono dati il nome di Nazione della gente libera.

 
 

La Confederazione Polacco-Lituana al suo apice

Nella metà del '600, una ribellione di cosacchi condotta da Bohdan Chmielnicki diede inizio all'epoca turbolenta del Potop (Diluvio). Vi furono numerose guerre contro l'impero ottomano, la Russia, la Svezia, la Transilvania e la Prussia-Brandeburgo che finirono nel 1699. Nei successivi 80 anni, lo svanire del potere centrale ed il raggiungimento di un punto morto nelle istituzioni indebolirono la nazione, portando alla sottomissione da parte della Russia. L'Illuminismo in Polonia fermentò un crescente movimento nazionale per restaurare lo stato, il cui risultato fu la prima costituzione scritta di Europa, nel 1791, la Costituzione Polacca di Maggio (festeggiata ancora oggi il 3 maggio). Il processo di riforme causò un intervento esterno e una serie di spartizioni della Polonia fra i tre imperi di Austria, Russia e Prussia nel 1772, 1793 e 1795; al termine, la Polonia venne completamente cancellata dalle carte geografiche. I polacchi risentirono la mancanza di libertà e più volte si ribellarono contro gli oppressori (vedi Elenco delle ribellioni polacche).

Dopo le guerre napoleoniche, una ricostituzione dello stato polacco, il Ducato di Varsavia, governato dallo zar russo come Regno del Congresso, possedeva una costituzione liberale. Tuttavia gli tsar Russi ridussero presto le libertà della Polonia, finché la Russia annesse di fatto il paese. Più tardi, nel XIX secolo, la Galizia governata dall'Austria divenne l'oasi polacca di libertà. Durante la Prima guerra mondiale tutti gli alleati concordarono nella ricostituzione della Polonia ed il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson la proclamò nel punto 13 dei suoi quattordici punti. Poco dopo la capitolazione della Germania nel novembre 1918, la Polonia riguadagnò l'indipendenza come Seconda Repubblica Polacca. Ad oriente però, la tensione crebbe nei confronti della Russia ora alle prese con una guerra civile. Dopo qualche tentativo diplomatico, i polacchi ruppero gli indugi, attaccando le truppe russe a Zitomir sulla strada per Kiev che sarà presa il 6 Maggio. Lo scenario cambiò nel giro di un altro mese con la controffensiva sovietica; a metà di questa gli inglesi si offrirono di mediare le trattative, ma a questo punto fu la Russia Bolscevica a rifiutare e voler continuare l'offensiva che la porterà fino alle porte di Varsavia. Con l'aiuto francese, la Polonia cambiò le sorti della guerra ancora una volta con una delle battaglie più decisive della storia, definita dai giornali dell'epoca, "il miracolo della Vistola". Nel contrattacco che ne seguì, la Polonia occupò buona parte della Bielorussia, il territorio di Vilna, e la parte più occidentale dell'Ucraina. La Russia bolscevica, ancora alle prese con la propria guerra civile e con disordini interni, desistette dalla lotta, e col Trattato di Riga del 1921 riconobbe le conquiste polacche in Bielorussia e in Ucraina, fissando il confine russo-polacco circa 250 km. più a est della linea proposta da Lord Curzon. Il territorio di Vilna, rivendicato dalla Lituania con l'assenso dei russi, fu poi annesso alla Polonia nel 1922, tramite plebiscito. Tali confini restarono sostanzialmente invariati fino al settembre del 1939, tranne l'acquisizione di Cieszyn/Teschen a spese della Cecoslovacchia.

 
 

La Polonia tra il 1921 e il 1939

La seconda repubblica polacca durò fino agli inizi della seconda guerra mondiale nel 1939, quando Germania e Unione Sovietica si divisero il territorio polacco tra di loro. La Polonia era completamente impreparata di fronte alla velocità e la ferocia degli attacchi, per via del fallimento nella modernizzazione dell'esercito. La Polonia soffrì molto in questo periodo (vedi Governatorato Generale). Tra tutte le nazioni coinvolte nella guerra, la Polonia perse la percentuale maggiore di cittadini, più di 6 milioni morirono, metà dei quali ebrei polacchi. Dopo la guerra, le frontiere della Polonia vennero spinte ad Ovest; il confine est alla linea Curzon e il confine ovest alla linea Oder-Neisse. Dopo lo spostamento la Polonia perse 76000 km², il 20% del suo territorio d'anteguerra. Lo spostamento delle frontiere causò anche la migrazione di milioni di persone, polacchi, tedeschi, Ucraini ed Ebrei. Finalmente la Polonia divenne, per la prima volta nella storia un paese etnicamente unito.

La vittoria dell'Unione sovietica portò un governo comunista in Polonia, come del resto in molti paesi del Blocco Sovietico. Nel 1948 una svolta verso lo Stalinismo portò un altro periodo di governo totalitario. La Repubblica Popolare di Polonia, venne ufficialmente proclamata nel 1952. Nel 1956 dopo una rivolta il regime divenne più liberale, liberando molte persone dalle prigioni ed espandendo un po' le libertà personali. Gli scioperi dei lavoratori nel 1980 portarono alla formazione di un sindacato indipendente, "Solidarność", che con il tempo divenne una forza politica. Erose il dominio del partito comunista; nel 1989 vinse le elezioni parlamentari e Lech Wałęsa divenne presidente.

Un programma di terapia shock nei primi anni 1990 permise alla nazione di trasformare la sua economia in una delle più robuste (secondo i criteri dell'economia neoliberale) dell'Europa centrale. Vennero riconosciuti diversi diritti umani, tra cui la libertà di parola e la democrazia. La Polonia fu il primo tra i paesi post-comunisti a riguadagnare sul PIL.

Organizzazioni internazionali
Membro ONU dal: 24 ottobre, 1945
Membro NATO dal: 1999
Membro UE dal: 1 maggio, 2004

La Polonia entrò nella NATO il 12 marzo 1999. A seguito di una campagna governativa a favore dell'entrata nell'Unione Europea, gli elettori polacchi votarono a favore dell'integrazione nel referendum di giugno 2003. La Polonia ha aderito ufficialmente all'Unione Europea il 1 maggio 2004. Nell'ottobre 2005 si sono svolte le elezioni presidenziali che hanno portato all'elezione di Lech Kaczyński.

La bandiera:il vessillo nazionale della Polonia è una delle bandiere europee più semplici: una banda superiore bianca, e una inferiore rossa, di uguale larghezza. La bandiera polacca è stata conservata nelle sue forme originarie per tutto il periodo del governo comunista, a differenza di quelle di quasi tutti gli altri Stati sottomessi al "protettorato" sovietico. Questa bandiera, con i colori rovesciati (rosso in alto), diventa il vessillo del Principato di Monaco e dell' Indonesia.

Il Ducato di Varsavia non e' stato governato dallo zar russo. Era dipendente dalla Francia e governato da Federico Augusto I di Sassonia.

 

Politica

La repubblica polacca è una democrazia parlamentare, la sua costituzione corrente è datata 1997. Il parlamento è formato da due camere (Sejm e Senat) e ha il potere legislativo. I partiti rappresentati in parlamento formano una coalizione di governo da un lato e l'opposizione dall'altro.

Il potere esecutivo viene esercitato da un Presidente dei ministri e un Consiglio dei Ministri, che vengono nominati dal Capo di Stato e che condividono con questo alcune competenze (difesa nazionale, politica estera).

Il Presidente della Repubblica viene eletto a suffragio diretto, al pari della camere del Sejm e del Senato, a cui compete la funzione legislativa e il controllo politico sul governo. Il presidente attuale è Lech Kaczyński. La struttura del governo è centrata sul Concilio dei Ministri, guidato dal Primo Ministro. Il presidente nomina il segretario conformemente alle proposte del Primo Ministro, solitamente dalla maggioranza nel Sejm. I votanti polacchi, eleggono un parlamento di due camere (Assemblea Nazionale, o Zgromadzenie Narodowe), consistente in 460 membri della camera bassa, il Sejm, e 100 membri del Senato (Senat). Con l'eccezione dei gruppi di minoranze etniche, solo i partiti politici che hanno ricevuto almeno il 5% dei voti possono entrare nel Sejm. La branca giudiziaria ha un ruolo minore nel prendere le decisioni. Le maggiori istituzioni sono la Corte Suprema (Sąd Najwyższy, giudici nominati dal presidente della repubblica sotto raccomandazione del Concilio Nazionale della Giustizia per un periodo indefinito), e il Tribunale Costituzionale (Trybunał Konstytucyjny, giudici scelti dal Sejm con nove anni di carica). Il Sejm (sotto approvazione del Senato), nomina il Difensore Civico o il Commissario per la Protezione dei Diritti Civili (Rzecznik Praw Obywatelskich), per una carica di cinque anni. Il Difensore Civico ha il dovere di vigilare l'osservanza e la realizzazione dei diritti e delle libertà dei cittadini, la legge e i principi della vita e della giustizia sociale.

 

Divisioni amministrative

 
 

Divisioni amministrative della Polonia

Per approfondire, vedi la voce Voivodati della Polonia.

Dal 1 gennaio 1999, la Polonia è suddivisa in 16 voivodati. Ogni voivodato (Województwa, singolare - Województwo) ha un proprio organo parlamentare, un rappresentante ("maresciallo") e un presidente di ministri:

 

Geografia

 

Città

Le città principali sono:

 

Economia

Da quando è tornata la democrazia, la Polonia ha perseguito fedelmente una politica di liberalizzazione dell'economia, e oggi risalta come uno dei più fortunati esempi di transizione dal comunismo ad un'economia di mercato.

La privatizzazione di piccole e medie compagnie statali e la presenza di una legge liberale nell'istituire nuove ditte ha permesso il rapido sviluppo di un aggressivo settore privato, ma senza alcuno sviluppo delle organizzazioni per i diritti dei consumatori. La ristrutturazione e la privatizzazione di settori importanti come carbone, acciaio, ferrovie ed energie, è cominciata. Le più grandi privatizzazioni fino ad ora sono state la vendita di Telekomunikacja Polska, la telecom nazionale, alla France Telecom (2000); e un'emissione del 30% delle azioni della più grande banca polacca, PKO BP, nel mercato polacco (2004).

La Polonia ha un ampio settore agricolo di fattorie private, ed è il principale produttore di cibo nell'Unione Europea. Riforme strutturali negli ambiti della salute, educazione, pensioni e amministrazione di stato sono sfociate in una pressione fiscale sopra le aspettative. Varsavia guida le regioni dell'Europa centrale negli investimenti stranieri e ha bisogno di un continuo afflusso. Il PIL è cresciuto molto tra il 1993 e il 2000, mentre c'è stato un rallentamento tra 2001 e 2002. Il prospetto di una maggiore integrazione con l'Unione Europea ha poi rimesso l'economia in pista, con una crescita annuale del 3.7% nel 2003, in crescita rispetto all'1.4% del 2002. Nel 2004 la crescita ha superato il 5%.

Tassi di crescita annuale per i seguenti trimestri:

  • Q1 2003 - 2.2%
  • Q2 2003 - 3.8 %
  • Q3 2003 - 3.9 %
  • Q4 2003 - 4.7 %
  • Q1 2004 - 6.9 %
  • Q2 2004 - 6.1 %
  • Q3 2004 - 4.8 %
  • Q4 2004 - 3.9 %

Zloty, la moneta polacca.

Sebbene l'economia polacca attualmente stia attraversando una fase di boom economico, ci sono molti dubbi sul futuro. Il compito più notevole all'orizzonte è la preparazione dell'economia (tra le continue e profonde riforme strutturali), all'accesso della Polonia nei restrittivi criteri per poter adottare la moneta unica europea. Ci sono molte opinioni riguardo a quando la Polonia sarà pronta per entrare nella zona euro, comunque nella migliore delle ipotesi questo dovrebbe avvenire tra il 2009 e il 2013. Attualmente, la valuta polacca è lo Złoty, che ha un cambio pari a circa 4 zł/euro.

Trasporti

Per approfondire, vedi la voce Strade e autostrade in Polonia.
 
 

Aeroporto di Danzica

Per gli standard dell'Europa Occidentale, la Polonia ha un'infrastruttura relativamente povera di strade, autostrade, idrovie e ferrovie. La lunghezza totale delle ferrovie in Polonia è di 23.420 km. La lunghezza totale delle autostrade è di 364.657 km. C'è un totale di 9.283.000 automobilisti patentati in Polonia e 1.762.000 camionisti.

La Polonia ha 8 aeroporti principali, in un totale di 122 aeroporti e campi di aviazione, e 3 eliporti. La lunghezza totale dei fiumi e canali navigabili è di 3.812 km. La flotta mercantile della Polonia consiste di 114 navi, in addizione a 100 navi registrate fuori dal paese. I principali porti sono a Danzica, Gdynia, Kołobrzeg, Stettino, Świnoujście, Ustka, Varsavia e Breslavia.

 

Telecomunicazioni

In Polonia, le azioni del settore delle telecomunicazioni nella produzione del PIL, era del 4.4% nel 2000, in crescita rispetto al 2.5% del 1996. Ciò nonostante, a dispetto delle grandi spese per l'infrastruttura del settore (la copertura è cresciuta da 78 utenti per 1000 abitanti nel 1989 ai 282 del 2000), il settore è ancora sottosviluppato. La densità delle stazioni televisive varia da regione a regione, con molti buchi nelle zone rurali. I principali gestori di telefonia fissa in Polonia sono: Telekomunikacja Polska e Netia. I gestori di telefonia mobile sono: Era, Orange, Plus, Heyah, Sami Swoi, Pop, P4.

 

Demografia

 
 

Demografia della Polonia

Nella sua storia la Polonia ha ospitato molte lingue, culture e religioni. Comunque, il risultato della Seconda Guerra Mondiale, e la seguente migrazione ad ovest nell'area fra la Linea Curzon e la Linea Oder-Neisse, ha dato alla Polonia una certa omogeneità. 36.983.700 persone, il 96.74%, oggi si considerano polacchi; 471.500 (1.25%) hanno dichiarato un'altra nazionalità; 774.900 (2.03%) non hanno dichiarato alcuna nazionalità. Le minoranze etniche ufficialmente riconosciute includono: Tedeschi, Ucraini, Lituani, Ebrei e Bielorussi. La lingua polacca, del ceppo delle lingue slave, è quella ufficiale, ma nel Voivodato di Pomerania oltre 50.000 persone parlano una lingua slava affine ma diversa dal polacco, il casciubo.

 

Religione

La maggior parte dei polacchi aderisce alla Chiesa cattolica (vedi articolo Chiesa cattolica polacca), sebbene solo il 75% è praticante. Il resto della popolazione consiste di minoranze Ortodosse (500.000 persone) e Protestanti (circa 100.000 appartenenti alle chiese protestanti tradizionali e 123.000 Testimoni di Geova). Ridotta invece ai minimi termini la storica comunità ebraica (circa 3 milioni di persone nel 1939) a causa della Shoah e della successiva emigrazione in Israele dei superstiti. In Polonia esiste anche una piccola minoranza neopagana (approssimativamente poche migliaia di persone), attiva dall'inizio del XIX secolo, che si richiama alla religione degli antichi Slavi.

 

Cultura

Secondo Reporter Senza Frontiere, la libertà di stampa della Polonia nel 2004 era al 32° posto su 164 paesi. La cultura polacca è immensa, una di queste è la musica che è molto amata, anche quella estera. Infatti è normale trovare canzoni in una lingua che non sia inglese (come russo, rumeno...). Di cantanti polacchi sono invece famosi i Sistars, i Goya, Kayah, Kasia Kowalska, Krzysztof Krawczyk e molti altri.

 

Voci correlate

 

Collegamenti esterni

Polonia su DMoz (Segnala qui un link pertinente all'argomento Polonia)
Siti del governo
Siti in inglese
Portali
Grazie a www.imondonauti.it
 Guida Polonia
A cura di: Flavia Daneo

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Il Paese
Capitale

Varsavia
Superficie

312.685 kmq
Popolazione

38.518.250 (2007)
Densità

Religione

cattolica

Geografia e territorio

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Religione

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É da tenere presente che gli adattatori non modificano in alcun modo la tensione o la frequenza della presa ma si limitano ad adattarne fisicamente l'ingresso alle spine italiane.

In questo paese (Polonia) abbiamo un voltaggio di 220 V con una frequenza di 50 Hz, e le seguenti prese:


Europea a 2 poli

Francese a 2 poli con contatto di terra femmina



Indirizzi utili

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Il Viaggio

Quanto stare

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1 USD = 2,44 Zloty

dati aggiornati al 12/12/07

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Poland

Poland

...
Welcome to Poland. Poland is the home of: Nicolaus COPERNICUS, Fryderyk CHOPIN, Lech WALESA and Pope John Paul II. My country, located in the plains between Germany and Russia (today Belarus, Ukraine and Lithuania as well), bordered in the south by Slovakia and the Czech Republic has suffered severely from the ravages of war. But each time it has been rebuilt by its inhabitants. Poland has really opened up after the fall of the Berlin wall and is becoming a very attractive destination for travelers. It has many historic towns and cities that testify of the long history of the Polish state, great natural beauty and a unique coast. The two primary destinations are the present capital Warsaw, which like a phoenix rose from the ashes of total destruction in World War II, and the ancient capital Krakow, untouched by war, which is an exquisite treasure of Gothic and Renaissance architecture.

Poland is too large to be properly appreciated in one visit. There is too much to see. Discover central Poland, with its many wild national parks easily reached from Warsaw, or the north and the Baltic coast with the ancient port of Gdansk. In the western part you will find Wielkopolska, the cradle of the nation, and in the south Malopolska and the Tatry mountains easily reached from Krakow. In the southwest Silesia with its many old castles and mounains is worth a visit.

_______History
Edit This

Poland's written history begins with the reign of Mieszko I who accepted Christianity for himself and his kingdom in AD 966. The Polish state reached its zenith under the Jagiellonian dynasty in the years following the union with Lithuania in 1386 and the subsequent defeat of the Teutonic Knights at Grunwald in 1410. The monarchy survived many upheavals but eventually went into a decline which ended with the final partition of Poland by Prussia Russia and Austria in 1795.

Independence for Poland was one of the 14 points enunciated by President Woodrow Wilson during World War I. Many Polish­Americans enlisted in the military services to further this aim and the United States worked at the postwar conference to ensure its implementation.

However the Poles were largely responsible for achieving their own independence in 1918. Authoritarian rule predominated for most of the period before World War II.

In 1938, Poland participated (with Germany) in the partition of Czechoslovakia, taking from CS "Zaolzie" - land behind Olza river (Cesky Tesin, Jablunkov)

On August 23 1939 Germany and the Soviet Union signed the Ribbentrop­Molotov non­aggression pact which secretly provided for the dismemberment of Poland into German and Soviet controlled zones. On September 1 1939 Hitler ordered his troops into Poland. On September 17 Soviet troops invaded and then occupied eastern Poland under the terms of this agreement. After Germany invaded the Soviet Union in June 1941 Poland was completely occupied by German troops.

The Poles formed an underground resistance movement and a government­in­exile first in Paris and later in London which was recognized by the Soviet Union. During World War II 400 000 Poles fought under Soviet command and 200 000 went into combat on western fronts in units loyal to the Polish government­in­exile.

In April 1943 the Soviet Union broke relations with the Polish government­in­exile after the German military announced that they had discovered mass graves of murdered Polish army officers at Katyn in the U.S.S.R. (The Soviets claimed that the Poles had insulted them by requesting that the Red Cross investigate these reports.) In July 1944 the Soviet Red Army entered Poland and established a communist­controlled "Polish Committee of National Liberation" at Lublin.

Resistance against the Nazis in Warsaw including uprisings by Jews in the Warsaw ghetto and by the Polish underground was brutally suppressed. As the Germans retreated in January 1945 they leveled the city.

During the war about 6 million Poles were killed and 2.5 million were deported to Germany for forced labor. More than 3 million Jews (all but about 100 000 of the Jewish population) were killed in death camps like those at Oswiecim (Auschwitz) Treblinka and Majdanek.

Following the Yalta Conference in February 1945 a Polish Provisional Government of National Unity was formed in June 1945; the U.S. recognized it the next month. Although the Yalta agreement called for free elections those held in January 1947 were controlled by the Communist Party. The communists then established a regime entirely under their domination.

Communist Party Domination

In October 1956 after the 20th ("de­Stalinization") Soviet Party Congress at Moscow and riots by workers in Poznan there was a shake­up in the communist regime. While retaining most traditional communist economic and social aims the regime of First Secretary Wladyslaw Gomulka liberalized Polish internal life.

In 1968 the trend reversed when student demonstrations were suppressed and an "anti­Zionist" campaign initially directed against Gomulka supporters within the party eventually led to the emigration of much of Poland's remaining Jewish population.

In December 1970 disturbances and strikes in the port cities of Gdansk Gdynia and Szczecin triggered by a price increase for essential consumer goods reflected deep dissatisfaction with living and working conditions in the country. Edward Gierek replaced Gomulka as First Secretary.

Fueled by large infusions of Western credit Poland's economic growth rate was one of the world's highest during the first half of the 1970s. But much of the borrowed capital was misspent and the centrally planned economy was unable to use the new resources effectively. The growing debt burden became insupportable in the late 1970s and economic growth had become negative by 1979.

In October 1978 the Bishop of Krakow Cardinal Karol Wojtyla became Pope John Paul II head of the Roman Catholic Church. Polish Catholics rejoiced at the elevation of a Pole to the papacy and greeted his June 1979 visit to Poland with an outpouring of emotion.

In July 1980 with the Polish foreign debt at more than $20 billion the government made another attempt to increase meat prices. A chain reaction of strikes virtually paralyzed the Baltic coast by the end of August and for the first time closed most coal mines in Silesia. Poland was entering into an extended crisis which would change the course of its future development.

The Solidarity Movement

On August 31 1980 workers at the Lenin Shipyard in Gdansk led by an electrician named Lech Walesa signed a 21­point agreement with the government which ended their strike. Similar agreements were signed at Szczecin and in Silesia. The key provision of these agreements was the guarantee of the workers' right to form independent trade unions and the right to strike. After the Gdansk agreement was signed a new national union movement­­"Solidarity"­­swept Poland.

The discontent underlying the strikes was intensified by revelations of wide­spread corruption and mismanagement within the Polish state and party leadership. In September 1980 Gierek was replaced by Stanislaw Kania as First Secretary.

Alarmed by the rapid deterioration of the PZPR's authority following the Gdansk agreement the Soviet Union proceeded with a massive military buildup along Poland's border in December 1980. In February 1981 Defense Minister Gen. Wojciech Jaruzelski assumed the position of Prime Minister as well and in October 1981 he also was named party First Secretary. At the first Solidarity national congress in September­October 1981 Lech Walesa was elected national chairman of the union.

On December 12­13 the regime declared martial law under which the army and special riot police were used to crush the union. Virtually all Solidarity leaders and many affiliated intellectuals were arrested or detained.

The United States and other Western countries responded to martial law by imposing economic sanctions against the Polish regime and against the Soviet Union. Unrest in Poland continued for several years thereafter.

In a series of slow uneven steps the Polish regime rescinded martial law. In December 1982 martial law was suspended and a small number of political prisoners were released. Although martial law formally ended in July 1983 and a general amnesty was enacted several hundred political prisoners remained in jail.

In July 1984 another general amnesty was declared and 2 years later the government had released nearly all political prisoners. The authorities continued however to harass dissidents and Solidarity activists. Solidarity remained proscribed and its publications banned. Independent publications were censored.

Roundtable Talks and Elections

The government's inability to forestall Poland's economic decline led to waves of strikes across the country in April May and August 1988. In an attempt to take control of the situation the government gave de facto recognition to Solidarity and Interior Minister Kiszczak began talks with Lech Walesa on August 31. These talks broke off in October but a new series­­the "roundtable" talks­­began in February 1989.

These talks produced an agreement in April for partly open National Assembly elections. The June election produced a Sejm (lower house) in which one­third of the seats went to communists and one­third went to the two parties which had hitherto been their coalition partners. The remaining one­third of the seats in the Sejm and all those in the Senate were freely contested; virtually all of these were won by candidates supported by Solidarity.

The failure of the communists at the polls produced a political crisis. The roundtable agreement called for a communist president and on July 19 the National Assembly with the support of some Solidarity deputies elected Gen. Jaruzelski to that office. Two attempts by the communists to form governments failed however.

On August 19 President Jaruzelski asked journalist/Solidarity activist Tadeusz Mazowiecki to form a government; on September 12 the Sejm voted approval of Prime Minister Mazowiecki and his cabinet. For the first time in more than 40 years Poland had a government led by non­communists.

In December 1989 the Sejm approved the government's reform program to transform the Polish economy rapidly from centrally planned to free­market amended the constitution to eliminate references to the "leading role" of the Communist Party and renamed the country the "Republic of Poland."

The Polish United Workers'(Communist) Party dissolved itself in January 1990 creating in its place a new party Social Democracy of the Republic of Poland. Most of the property of the former Communist Party was turned over to the state.

The May 1990 local elections were entirely free. Candidates supported by Solidarity's Citizens Committees won most of the races they contested although voter turnout was only a little over 40%. The cabinet was reshuffled in July 1990; the national defense and interior affairs ministers­­hold­overs from the previous communist government­­were among those replaced.

In October 1990 the constitution was amended to curtail the term of President Jaruzelski. In December Lech Walesa became the first popularly elected President of Poland.

Poland in the 1990s

Poland in the early 1990s made great progress toward achieving a fully democratic government and a market economy. Free and fair elections were held for the presidency in November 1990 and for parliament in October 1991 and September 1993. Freedom of speech religion assembly and the press were instituted. A wide range of political parties representing the full spectrum of political views were established.

In November 1990 Lech Walesa was elected President for a five­year term. From 1991 to 1993 three parliamentary coalitions of post­Solidarity origin parties governed in quick succession none longer than 14 months. Jan Krzysztof Bielecki at Walesa's request formed a government and served as its Prime Minister until October 1991. His government continued the Mazowiecki government's "Big Bang" package of economic reform which introduced world prices and greatly expanded the scope of private enterprise.

Poland held its first free parliamentary elections in October 1991. More than 100 parties participated. No single party received more than 13% of the total vote. President Walesa then asked first Bronislaw Geremek­­a leader of the Democratic Union­­and then Jan Olszewski­­the candidate of a minority coalition of five parties­­to attempt to form a government. Olszewski succeeded in putting together a coalition government that was ratified by parliament. After a vote of no­confidence in June 1992 however Olszewski and his cabinet were forced to resign over their efforts to purge alleged former secret police informers from political life.

Five weeks later a new minority coalition government led by Prime Minister Hanna Suchocka of the Democratic Union was voted into office. Deep ideological differences created tension among the coalition partners however especially when a controversial anti­abortion law was passed in the Sejm. The Solidarity Union's decision to withdraw support for the Suchocka government led President Walesa to dissolve the parliament on May 28 1993 after a vote of no­confidence.

The Suchocka government continued to govern until parliamentary elections in September 1993. These elections took place under a new electoral law designed to limit the number of small parties in parliament by requiring them to receive at least 5% of the total vote to enter the Sejm . The Democratic Left Alliance (SLD) comprised of the SDRP and more than two dozen parties loyal to it received the most votes with 21% and the Polish Peasant Party (PSL) with 15% came in second. The largest post­Solidarity party the Democratic Union came in third with 11% of the vote. Most of the small center and right parties failed to enter the parliament as did the Solidarity Union.

After the election the SLD and PSL formed a governing coalition. Waldemar Pawlak leader of the junior partner PSL became Prime Minister. Relations between President Walesa and the Prime Minister remained poor throughout the Pawlak government with President Walesa charging Pawlak with furthering personal and party interests while neglecting matters of state importance.

Following a number of scandals implicating Pawlak and increasing political tension over control of the armed forces President Walesa demanded Pawlak's resignation in January 1995. In the ensuing political crisis the coalition removed Pawlak from office and replaced him with the SLD's Jozef Oleksy as the new Prime Minister.

In November 1995 Poland held its second post­war free presidential elections. SLD leader Aleksander Kwasniewski defeated Walesa by a narrow margin--51.7% to 48.3%. Soon after Walesa's defeat Interior Minister Andrzej Milczanowski accused Oleksy of longtime collaboration with Soviet and later Russian intelligence. In the ensuing political crisis Oleksy resigned. For his successor The SLD­PSL coalition turned to deputy Sejm speaker Wlodzimierz Cimoszewicz--who is linked to but not a member of the SLD. Polish prosecutors subsequently decided that there was insufficient evidence to charge Oleksy and a parliamentary commission decided in November 1996 that the Polish intelligence services may have violated rules of procedure in gathering ev