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La montagna, un formidabile antistress

Con una vacanza in quota l’organismo riconquista il ritmo biologico

Per ottenere i massimi benefici sono necessarie due settimane

 

 

Andare in montagna è come partire alla conquista di un nuovo benessere. Le particolari condizioni climatiche e soprattutto i ritmi della vita in quota regalano all’organismo umano una “boccata” di salute. Vivendo a contatto con l’ambiente e soprattutto nel rispetto dei ritmi naturali il fisico e la mente si rilassano, lasciandosi alle spalle lo stress e i segni della frenetica vita di tutti i giorni.

 

In armonia con l’orologio biologico dell’organismo

In generale trascorrere un periodo di ferie lontano da casa impone sempre l’adattamento a ritmi diversi da quelli della normale vita lavorativa, perlopiù frenetici e stressanti. Questi effetti sono più marcati in montagna, perché essa offre un ritmo di vita molto più vicino a quello più naturale e sano per l’uomo. «La vacanza in quota – spiega il dottor Carlo Gargiulo, dal settembre 1996 conduttore, in qualità di medico in studio, della trasmissione "Elisir"  - è scandita dall’alternanza luce-buio: durante il giorno ci si dedica ad attività sportive ed escursioni, la sera invece, si gode di tutto il tempo necessario per il riposo». Per questo chi soggiorna in montagna è portato a svegliarsi presto per sfruttare al meglio l’illuminazione naturale e praticare attività all’aperto. Il tramonto scandisce il termine della giornata e interrompe lo sforzo fisico. Si rientra, dunque, accolti in un’atmosfera calda e familiare preparandosi nel modo migliore ad affrontare le ore di riposo. E la mattina ci si sveglia con la luce naturale, senza sentire alcun fastidio nel passaggio dal sonno alla veglia. Tutto questo permette di rimettersi in sintonia con l’orologio biologico dell’organismo. Si riacquista così il ritmo fisiologico, generalmente alterato e forzato nella vita quotidiana cittadina. In questo senso la montagna è relax e tranquillità e la vita scorre a dimensione d’uomo.

 

I silenzi che rilassano il sistema nervoso

Anche l’ambiente circostante, i paesaggi e soprattutto il loro silenzio contribuiscono in maniera rilevante a rilassare il fisico e la mente. I suoni della montagna sono naturalmente più consoni al nostro organismo rispetto a quelli uditi al mare. «Il rumore delle onde con la sua ripetitività può risultare fastidioso e in certi casi produrre stress – ammette il dottor Gargiulo -. Al contrario i silenzi della montagna, interrotti magari dal verso di un animale o dal fruscio delle foglie nei boschi, sono rilassanti per il nostro sistema nervoso».

 

I maggiori benefici da una vacanza in montagna di 15-20 giorni

Per ottenere questi benefici e prolungarli anche dopo il rientro in città bisogna dare al fisico il tempo necessario per adattarsi e goderne. Per questa ragione dopo un anno stressante, il periodo minimo per entrare in sintonia con il proprio organismo è stimata in almeno 4-5 giorni, a cui se ne aggiungono altri 10-12 giorni per potere godere degli effetti benefici e dei vantaggi che la montagna può regalare. Infine, è consigliabile un’ultima giornata di pausa, al rientro a casa, prima di ricominciare il lavoro. Una vacanza in montagna, dunque, per valorizzarne al meglio i benefici, dovrebbe durare dai 15 ai 20 giorni.

Investire in salute eliminando i radicali liberi

Rimettersi in linea con i ritmi naturali regala benefici che vanno oltre la vacanza, favorendo una migliore qualità di vita. I ritmi poco stressanti, un’alimentazione varia, più ricca di verdure fresche e genuina e un’aria poco inquinata possono anche favorire migliori aspettative di vita, perché questi fattori favoriscono l’eliminazione dei radicali liberi.

Trento, febbraio 2007

Trentino S.p.A. – Ufficio Stampa

La montagna, un ambiente pulito e salutare
Un clima temperato anche d’estate, la scarsa umidità e l’assenza di allergeni migliorano le condizioni dell’organismo e prevengono molti disturbi


Un soggiorno in montagna è un vero e proprio toccasana per la salute. L’aria che si respira in quota rigenera il corpo e la mente. Qui l’atmosfera è più pura, l’inquinamento è limitato, le temperature non raggiungono mai, anche durante l’estate, livelli elevati e soprattutto c’è poca umidità. Tutto questo contribuisce a creare un maggiore benessere per l’organismo, dando vantaggi significativi sia ai soggetti normali sia alle persone che soffrono di disturbi respiratori, come asma e bronchiti.

L’acaro non sale in quota
Il primo beneficio è legato direttamente al clima. A un’altitudine moderata e fino a 2,500 metri di quota, le modificazioni climatiche hanno un effetto benefico sull’organismo. L’aria, infatti, è più secca e meno inquinata. «La riduzione dell’umidità è progressiva: man mano che si sale di quota essa si riduce – spiega la professoressa Annalisa Cogo, pneumologa, tra i fondatori della Società Italiana di Medicina di Montagna di cui è stata presidente -. Questo produce un miglioramento per chi soffre di patologie respiratorie». Benefici significativi derivano anche dalla minore presenza di sostanze inquinanti, con la conseguenza che parte degli effetti prodotti dagli allergeni vengono neutralizzati. Significativo in questo senso è il comportamento degli acari della polvere: ricerche scientifiche hanno dimostrato come sopra i 1500, in contesti caratterizzati da ridotta umidità, come sulle montagne alpine, questi organismi non sopravvivono, con vantaggi igienici per tutti, soprattutto per i bambini che hanno problemi asmatici.

La montagna fa buon sangue, più ossigenato e tonico
Le particolari caratteristiche dell’aria di montagna migliorano anche l’ossigenazione del sangue e dunque dei tessuti muscolari. Man mano che si sale si riducono la pressione barometrica e quindi la quantità di ossigeno nell’aria. «Una minore concentrazione di ossigeno nel sangue – prosegue la professoressa Cogo - stimola la secrezione da parte dei reni di eritropoietina e questa a sua volta stimola il midollo osseo a produrre più globuli rossi». L’aumento del numero di globuli rossi permette, infatti, di portare una maggiore quantità di ossigeno ai muscoli in modo tale da compensare la sua minore concentrazione nell’aria. Già dopo cinque giorni a quote medie i globuli rossi aumentano e, in tre settimane, si raggiunge la quantità necessaria per compensare la ridotta pressione di ossigeno nell’atmosfera. Al rientro in pianura, dopo 2-3 settimane, si potrà beneficiare dei vantaggi legati ad una migliore ossigenazione: migliori livelli di performance e rendimento. La durata in vita dei globuli rossi, inoltre, è di circa centoventi giorni, quindi per tale periodo si può trarre beneficio dal maggiore apporto di ossigeno ai muscoli in attività.
Gli effetti della stimolazione del midollo osseo e una permanenza di almeno due settimane possono avere effetti positivi sui soggetti lievemente anemici, come può accadere per le donne in età fertile e per i bambini. Svolgere un’attività fisica aiuta ad allenare l’organismo che al rientro in città sarà più efficiente. Bisogna però ricordarsi che, proprio perché c’è un po’ meno ossigeno, l’attività fisica va dosata con saggezza ed incrementata progressivamente.

L’aria è più pulita e si respira meglio
La montagna è un ambiente ideale per quanti soffrono di disturbi respiratori grazie al clima meno umido e all’assenza di allergeni. «Durante un soggiorno in quota – sottolinea la professoressa Cogo – si verifica un miglioramento clinico e funzionale per i soggetti che soffrono di infiammazione delle vie aeree. I pazienti con bronchite cronica o con ostruzione lieve possono anche trarre vantaggio dalla ridotta densità dell’aria e scarsa umidità».
Respirare l’aria pura e fresca della montagna fa bene soprattutto ai bambini, costretti a fare i conti con lo smog cittadino: il cambiamento d’aria rafforza il sistema di difesa naturale e affina le capacità di termoregolazione, utile per prevenire le malattie da raffreddamento. Il soggiorno in montagna può produrre effetti benefici anche sullo stato psichico dei soggetti con facilità ad innervosirsi, proprio perché il clima e soprattutto l’ambiente tranquillo esercitano un effetto rilassante.


Trento, febbraio 2007
Trentino S.p.A. – Ufficio Stampa
Parco Paneveggio Pale di San Martino
Alla scoperta dell’abete di risonanza e dei cervi nello spettacolo delle Dolomiti

Le ampie distese boschive, le cime dolomitiche, gli alpeggi così come la fauna del Trentino Orientale danno vita all’area protetta del Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino. Proprio ai confini del Veneto e a cavallo delle valli di Fiemme e Fassa e del Primiero sorge infatti uno dei territori più suggestivi dell’intera provincia nel quale si alternano le rosse rocce del Lagorai, l’inconfondibile rosa delle Pale di San Martino, il blu di numerosi laghi, il fulvo dei manti degli ungulati e infine il verde scuro delle foreste secolari.
L’estesa abetaia di Paneveggio rappresenta uno dei simboli più noti dell’area protetta e per i visitatori è l’occasione per avvicinarsi a un’affascinante creazione della natura. Qui nascono e crescono, infatti, gli abeti rossi di risonanza che vengono utilizzati da secoli per la produzione di casse armoniche di strumenti musicali. Un sentiero permette di addentrarsi nella foresta fiancheggiando anche il recinto che delimita un’ampia area con numerosi cervi, animali simbolo del Parco.
Sul territorio sono presenti tre centri visitatori che permettono al pubblico di avvicinarsi alle molte iniziative, alla storia e di approfondire alcune tematiche di tipo naturalistico.
Il Centro visitatori di Paneveggio è il primo che si incontra entrando nel parco dalla Valle di Fiemme. Si chiama “Terra Foresta” ed è dedicato al ruolo della foresta nella definizione e nel mantenimento del delicato complesso ecosistema che rende ospitali rocce e sabbie. Centro amministrativo del Parco è invece Villa Welsperg, storica dimora dei Conti Welsperg, che situata all’imbocco della Val Canali ospita anche un moderno e articolato centro visitatori dotato di una stanza con un grande plastico del parco, una sala video, una sala storica sulla dinastia dei Welsperg, una con acquari e una con raccolte naturalistiche.
Proprio sotto lo spettacolare panorama delle Pale di San Martino sorge infine il Centro visitatori di San Martino di Castrozza che nonostante le piccole dimensioni riesce a sedurre i visitatori con interessanti approfondimenti degli aspetti naturalistici legati al clima, alla geologia, alla paleontologia, agli animali e agli ambienti d’alta quota.
Un vero e proprio museo a cielo aperto è infine il Sentiero Etnografico del Vanoi costituito da una rete di sentieri che si snodano tra il paese di Caoria, 845 metri di quota, e la Malga Miesnotta di sopra, situata mille metri più in alto.
Anche quest’anno il parco propone attività dal 26 giugno all’8 settembre per scoprire la natura, gli animali e i segni dell’uomo.
Una particolare attenzione è dedicata ai più piccoli che grazie a laboratori possono scoprire le varietà ambientali o le particolarità delle rocce delle Dolomiti. Per tutti invece sono previste escursioni naturalistiche, visite ai masi, alla Siega idraulica multistadio alla veneziana di Valzanca, al Sentiero Etnografico.
Non può mancare una passeggiata tra gli abeti di risonanza della foresta demaniale di Paneveggio, detta la Foresta dei Violini e laboratori per scoprire la vita invisibile e microscopica della foresta. Alcune attività infine sono collegate alla degustazione di prodotti tipici delle zone visitate.
Per informazioni: 0439 64854 www.parcopan.org

Trento, febbraio 2007
Trentino S.p.A. – Ufficio Stampa