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Pola/Pula Fiume Zara    
CROAZIA
Superficie:
56.540 Kmq
Popolazione:
Circa: 4 milioni
Capitale:
Zagabria
Lingua:
Croato
Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da   http://it.wikipedia.org/wiki/Zara_%28Croazia%29
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Zara_%28Croazia%29&action=history 

Zara (Croazia)

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Nota disambigua - Se stai cercando altri significati della parola zara, vedi Zara.
Zara
Nome ufficiale: Zadar
Stato:  Croazia
Regione: Contea zaratina
Coordinate: Latitudine: 44° 06′ N
Longitudine: 15° 13′ E
Altitudine: m s.l.m.
Superficie: km²
Popolazione:
 - Totale
 -
Densità
(2006)
81.688 ab.
ab./
km²
CAP: 23000
Pref. tel: 023
Sito istituzionale

Zara (in croato Zadar) è una città della Croazia che si affaccia sul Mar Adriatico e che conta 81.688 abitanti (al 2006); è la capitale storica della Dalmazia, pur essendo stata superata oggigiorno da Spalato.

La città, per lungo tempo facente parte della Repubblica di Venezia, fu italiana dal 1919 al 1947, per passare poi alla Jugoslavia al termine della seconda guerra mondiale.

Ancora oggi è presente in città una piccola minoranza italiana riunita nella locale Comunità degli Italiani.

Indice

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[modifica] Storia

Nel IX secolo AC un avamposto dei Liburni, una tribù illirica. Dal 59 AC diventa un municipio romano, con il nome Iadera e nel 48 BC una colonia i cui abitanti ottengono il grado di cittadini romani. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente e la distruzione di Salona agli inizi del VII secolo, Zara diventa la capitale della provincia bizantina della Dalmazia.

Tra il IX e il XII secolo si susseguono la dominazione dei Franchi, ancora di Bisanzio e dei re ungaro-croati. Con l'ascesa di Venezia, inizia la lotta per l'egemonia nel mare Adriatico.

Zara è sottomessa alla Republica di Venezia tra il 1111 e il 1154, tra il 1160 e il 1183, fino alla sua assegnazione definitiva a Venezia alla fine della quarta crociata nel 1202. La città cade poi ripetutamente nelle mani dei re ungheresi a seguito di violente lotte e insurrezioni (1242-1243, anni 1320, 1345-1346, Pace di Zara del 1358). Nel 1409, Ladislao di Napoli vende per 100.000 ducati d'oro tutti i suoi diritti sulla Dalmazia a Venezia.

La città diviene la capitale della Dalmazia veneta e, nell'occasione delle incursioni ottomane che si estendono nell'entroterra illirico, il principale baluardo di resistenza.

Successivamente alla fine della Serenissima, nel 1797 in seguito al Trattato di Campoformio (oggi Campoformido in provincia di Udine) Zara va in mano agli austriaci. Dopo un breve periodo francese (1805-1813), Venezia entra a far parte dell'Impero Austriaco (in seguito Impero Austro-Ungarico) e ci rimarrà fino al 1918.

Verso la fine del XIX secolo in tutto l'impero austro-ungarico si aprono le questioni nazionali. Con la costituzione degli Stati nazionali in Europa, gli abitanti di un impero immenso come quello austriaco sentono il richiamo di un'identità basata sulla lingua e sulla cultura.

In Dalmazia è una parte minoritaria della popolazione a sentirsi italiana (secondo alcune fonti, il 30%), ma nel centro urbano di Zara sono la maggioranza. Con l'avvento della stampa e delle prime pubblicazioni giornalistiche, si diffondono i primi giornali e libri irredentisti. Contemporaneamente si sviluppa anche l'identità nazionale croata.

A Zara nel 1806 durante il periodo dell'occupazione francese venne stampato il primo quotidiano della Dalmazia (bilingue in lingua italiana e, per la prima volta, croata): il Regio Dalmata/Kraglski Dalmatin. Nel 1832 uscì la Gazzetta di Zara bilingue in italiano e tedesco, seguita nel 1844 dal foglio croato Zora Dalmatinska.

Gli eventi risorgimentali la vedono ancora in prima linea. È la prima città dalmata a sollevarsi il 18 marzo 1848 (lo stesso giorno in cui a Milano iniziano le Cinque Giornate). Mentre la popolazione si riversa nel centro acclamando all'Italia, alla concessa Costituzione, a Carlo Alberto e a Pio IX, si costituisce la Guardia Nazionale che adotta subito, per proprio vessillo, la bandiera italiana della rivoluzione. Il colonnello Giuseppe Sartori informa il sebenicense Tommaseo, liberato dal carcere e divenuto triumviro della risorta Repubblica di San Marco, che col suo reggimento la vera ribellione può iniziare. I vari timori che determinano la risposta negativa del Tommaseo provocano una stasi nella sollevazione e permettono, grazie anche all'esito inconcludente della prima campagna per l'indipendenza, agli Austriaci di poter riaffermare il proprio dominio, con l'aiuto dei reggimenti croati. Nel decennio di raccoglimento e preparazione i patrioti guardano sempre più al Piemonte come soluzione per la questione italiana. Si affiancano così al leggendario nome di San Marco pian piano anche quelli di Garibaldi, Cavour e del Re Vittorio Emanuele. Durante la Seconda Guerra d'Indipendenza, a dispetto degli ordini imperial regi che prevedono uno sbarco franco-piemontese, la popolazione rifiuta di rafforzare le fortificazioni ed imbratta i manifesti ufficiali austriaci sopra i quali vengono affissi i bollettini di guerra piemontesi. V'è anche un breve scontro tra navi francesi, che assieme a quelle sarde hanno occupato l'isola di Lussino, e austriache. La Pace di Villafranca allontana il sogno di una prossima redenzione. Durante l'impresa garibaldina moltissimi partono al seguito dell'Eroe dei Due Mondi o si arruolano nelle armate piemontesi vittoriose a Castelfidardo. Le autorità asburgiche intanto aumentano la sorveglianza perché temono uno sbarco garibaldino o sardo in quanto da agenti di Garibaldi vengono fatti diffondere manifestini che lasciano presagire un non lontano arrivo e invitano i giovani ad arruolarsi in quella che sta per divenire la Marina dell'Italia unita. In concomitanza con la proclamazione del Regno d'Italia la popolazione, il cui esempio seguiranno anche le altre città dalmate costiere, fece un'eloquente e spontanea manifestazione di gioia con l'esposizione dalle finestre di bandiere tricolori. La guerra del 1866, che venne sentita dagli zaratini come un'imminente liberazione dal giogo austriaco, allontanò il sogno di libertà dando vita all'Irredentismo.

Se gli Italiani desiderano un'annessione al Regno Italiano, i Croati per il momento puntano più semplicemente ad un'unione del Regno di Dalmazia al Regno di Croazia e Slavonia.

Tuttavia durante il dominio austriaco i conflitti etnici sono quasi latenti, volti a ottenere un maggior peso negli organismi di governo regionale (introdotti dall'Austria con la riforma dell'Impero proprio per sedare le spinte autonomistiche) oppure dettati più che altro da invidia sociale: gli Italiani sono i ricchi mercanti, i Croati sono i contadini.

Alla vigilia dell'entrata in guerra nel primo conflitto mondiale, con il Patto di Londra fu promessa all'Italia, in caso di vittoria, poco più della metà della Dalmazia, inclusa Zara. Nello stesso giorno della vittoria ossia 4 novembre1918 l'esercito italiano entrò nella città ma, pur vittoriosa, l'Italia portò avanti un lungo negoziato a seguito delle tensioni venutesi a formare alla conferenza di pace. L'Italia in definitiva rinunciò alla Dalmazia con l'eccezione di Zara, che divenne capoluogo di una minuscola provincia con quattro isole nel mare Adriatico. Nel primo dopoguerra si assistette ad un non trascurabile, sia pur abbastanza poco quantificabile, esodo di italiani da Sebenico, Spalato, Ragusa e altre zone della Dalmazia verso Zara o verso l'Italia.

Ben più tragico è il secondo conflitto mondiale. Zara viene bombardata addirittura 54 volte dagli alleati, meritandosi il soprannome di Dresda dell'Adriatico. L'esodo conseguente degli Italiani fu pressoché totale.

Incorporata nella Jugoslavia di Tito, Zara prese il nome slavo di Zadar parimenti a quanto avvenuto dopo il 1918 per tutte le altre località dalmate divenute jugoslave. Nel 1991 è nuovamente sotto assedio: questa volta dei Serbi dell'armata popolare. Attualmente fa parte della Repubblica di Croazia, indipendente da quel che restò della oramai scomparsa Jugoslavia titina.

 

[modifica] Gli Italiani

La città di Zara, a dispetto della posizione geografica, è stata culturalmente più vicina all'Italia di quanto si pensi.

Non solo la sua popolazione sino il 1947 era quasi compattamente italiana (20mila italiani su 24mila abitanti: oltre l'83%), ma prima dell'esodo essa ha dato i natali a celebri personaggi ed è stata sede di altrettante celebri iniziative, non ultime le sottoscrizioni in denaro e l'invio di uomini a sostegno delle guerre risorgimentali.

È originaria di Zara la famiglia Luxardo, famosa in tutto il mondo per la produzione di liquore al maraschino.

Zaratini sono Aldo Duro, autore e direttore del vocabolario della lingua italiana edito dall'istituto della enciclopedia italiana fondata da Giovanni Treccani, Silvio Ballarin, tra i realizzatori della Carta gravimetrica d'Italia, e il celebre stilista Ottavio Missoni.

Sempre di Zara è stata la celebre società di canottaggio Società Canottieri Diadora, vincitrice di numerosi titoli italiani.

 

[modifica] Monumenti

 

[modifica] Cattedrale di Sant'Anastasia

La facciata di Sant'Anastasia

La cattedrale di Sant'Anastasia (Sveta Stošija), fondata nel secolo IX, è un capolavoro del romanico italiano, di stile pisano-pugliese ed in luminosa pietra d'Istria; è la chiesa più monumentale di Zara ed è considerata una delle più belle della Dalmazia.

Il duomo, inizialmente dedicato a San Pietro, fu ridedicato a Sant'Anastasia di Sirmio quando vi furono deposte le reliquie della martire romana, fatte arrivare qui dal vescovo Donato nell'811. Fu completamente rifatto nei secoli XII e consacrato da papa Alessandro III nel 1177. Nel 1202, quando i Veneziani assediarono Zara, la basilica fu saccheggiata e rasa al suolo, cosicché venne ricostruita nel corso del XIII secolo e portata a termine nel 1324.

Il campanile della cattedrale con a lato San Donato

La chiesa, che poggia su una preesistente costruzione bizantina, presenta una monumentale quanto elegante facciata, compiuta nel 1324 e divisa in due parti: quella inferiore, più massiccia, presenta tre portali, di cui quello centrale è coronato da un bassorilievo della Madonna col Bambino in trono fra i Santi Grisogono ed Anastasia, mentre quella superiore, che culmina in un frontone triangolare, è abbellita da quattro ordini di arcatelle cieche in cui sono incastonati un grande rosone romanico ed un più piccolo occhio gotico.

Di grande effetto è il bel campanile, incominciato nel 1452 e terminato nel 1892-93 su disegni dell'architetto inglese Thomas Jackson, che con la sua bianca mole svetta sui rossi tetti della città. Di caratteristica foggia veneta sono la progressione di doppie monofore e doppie bifore dal basso all'alto, che conferiscono leggerezza alla costruzione.

L'interno della chiesa è abbellito da colonne con capitelli corinzi di reimpiego ed al livello superiore presenta dei matronei degni di nota. Purtroppo perduto è il battistero esagonale paleocristiano, andato distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Ai lati del presbiterio si trova un magnifico coro ligneo del Quattrocento, costituito da 34 stalli gotici intagliati opera del maestro veneziano Moronzon (1418).

 

[modifica] Chiesa di San Donato

La chiesa di San Donato (Sveti Donat) è uno dei più illustri monumenti bizantini della Dalmazia. Costruita all'inizio del secolo IX direttamente sul selciato del foro romano, è un solenne edificio a pianta circolare con tre caratteristiche absidi radiate che fu probabilmente modellato sulla Basilica di San Vitale di Ravenna.

San Donato

Le prime menzioni della chiesa risalgono al 949 circa, mentre verso il secolo XII cominciò ad essere chiamata col nome del suo fondatore, il vescovo Donato. Rimaneggiata nei secoli XVII e XIX, ha subito nei secoli mutevoli destinazioni d'uso: durante le guerre tra Venezia e l'Impero Ottomano e nel periodo 1798-1887 venne adibito a magazzino militare, mentre nel periodo italiano fu sede del Museo Archeologico; oggi è un auditorium apprezzato per la sua acustica ed ospita svariate serate musicali.

L'esterno è pressoché privo di aperture ed i muri perimetrali sono rafforzati da lesene che formano delle altissime arcatelle cieche. Lo spazio interno è invece diviso tra un deambulatorio coperto da volte a botte, che sorreggono i matronei, ed una cella circolare, sulla quale si leva il tamburo della cupola, alta 27 metri. Quest'ultima appare oggi cilindrica, ma una volta probabilmente doveva essere a cono.

Il pavimento è formato da pietroni rettangolari con andamento obliquo rispetto all'asse della chiesa: si tratta del lastricato romano del foro, sul quale sono stati poggiati direttamente i muri portanti della chiesa. Per la costruzione di San Donato vennero parimenti impiegati frammenti architettonici romani (trabeazioni, lapidi, colonne).

 

[modifica] Foro

Vista del Foro con sullo sfondo la chiesa di Santa Maria

L'area dell'antico Foro romano di Jadera si stende fra le chiese di San Donato e Santa Maria ed occupa un vasto piazzale irregolare, spianato dai bombardamenti del 1943-44. Del Foro originario, che aveva un'estensione di 90 metri per 45 ed era chiuso su tre lati da un sontuoso portico ornato di statue, non rimangono che pochi avanzi, frammisti a materiali provenienti dalla spoliazione di altri siti. In particolare sono ancora visibili la pavimentazione lastricata del Foro, la scalinata di accesso al portico e le pareti del tabernacolo, nonché l'architrave della porta di Asseria, urne, sarcofagi ed iscrizioni varie. Delle due monumentali colonne corinzie (alte 14 metri) che erano poste all'ingresso dello spazio rialzato ove sorgeva il tempio ne rimane una, che fu utilizzata fino al 1840 come colonna infame (sul fusto sono ancora visibili le catene di chi veniva messo alla berlina).

Sulla piazza del Foro si affaccia anche la chiesetta medioevale di Sant'Elia (Sveti Ilija), rimaneggiata in forme barocche nel 1773. La chiesa, che è di rito ortodosso dal 1578, ha un grazioso campanile e conserva al suo interno una preziosa collezione di icone dei secoli XVI-XVIII.

 

[modifica] Chiesa di San Simeone

 

San Simeone, portale

La chiesa di San Simeone (Sveti Šimun), già di Santo Stefano, risale al secolo XII e venne completamente rifatta nel 1632 per ospitarvi le reliquie del santo. È nota principalmente per custodire al suo interno la preziosa arca di San Simeone, un capolavoro dell'oreficeria medioevale eseguita da Francesco di Antonio da Sesto nel 1377-80. L'arca, costruita in legno di cedro rivestito da 240 kg di lamina d'argento, fu commissionata dalla regina Elisabetta d'Ungheria come ringraziamento per il sostegno dato dagli zaratini a suo marito Ludovico I d'Angiò. L'intera arca, che contiene la salma di San Simeone, è ricoperta di stupendi bassorilievi che illustrano la vita del santo, mentre un altro rilievo raffigura l'ingresso di Ludovico I in città.

 

[modifica] Chiesa di Santa Maria

La facciata trilobata della chiesa di S. Maria

La chiesa di Santa Maria (Sveta Marija) fu fondata nel 1066 con l'annesso convento benedettino dalla nobildonna croata Čika, cugina del re croato Petar Krešimir IV. Rifatta a partire dal XV secolo nelle forme del rinascimento veneziano, presenta una graziosa facciata trilobata in pietra d'Istria, secondo lo stile dalmata; delle forme precedenti rimangono due finestre ogivali. Nel 1744 l'interno fu rivestito di stucchi barocchi. La chiesa è stata gravemente danneggiata nel corso della seconda guerra mondiale.

La chiesa di Santa Maria ed il suo campanile

Sul fianco sinistro della chiesa è il bel campanile romanico lombardo, a due piani di bifore doppie e con quadrifore nella cella campanaria, che fu fatto erigere dall'abbadessa Vekenega nel 1105 grazie alle offerte del re Colomano di Croazia ed Ungheria (il nome del sovrano è nominato nelle colonne angolari di una cappella situata al primo piano dello stesso).

Nel 1967 fu allestita, nel convento ricostruito, una mostra permanente di arte sacra chiamata "Ori e argenti di Zara". Si tratta di un vero e proprio museo in cui sono conservate preziose opere di oreficeria, scultura e pittura dei secoli VII-XVIII.

 

[modifica] Chiesa di San Grisogono

L'abside della chiesa di San Grisogono

La chiesa di San Grisogono (Sveti Krševan), una delle più antiche di Zara, fu costruita nel secolo VI sul sito di un antico mercato romano. Già dedicata a Sant'Antonio Abate, prese il nome attuale quando, nel 649, vi fu traslato da Aquileia il corpo di San Grisogono, il santo protettore zaratino (raffigurato a cavallo nello stemma cittadino). Rifatta nell'890, la chiesa fu nuovamente ricostruita in belle fogge romaniche lombarde nel corso del secolo XII ed infine riconsacrata nel 1175. In epoca barocca venne ritoccata, mentre durante la seconda guerra mondiale venne distrutto l'attiguo convento, che era stato già soppresso nel 1807, in epoca napoleonica.

Esternamente alla chiesa sono visibili le tre belle absidi semicircolari, delle quali quella centrale presenta un'elegante galleria aperta ed in basso archetti falcati che poggiano alternativamente su mezze colonne e mensoline.

L'interno della chiesa ospita antiche colonne corinzie, provenienti dal vicino Foro, nonché tracce di antichi affreschi del secolo XIV.

 

[modifica] Fortificazioni

La Porta Terraferma, col leone marciano

Praticamente nulla è rimasto dei baluardi difensivi della Jadera romana, mentre la città come appare oggi conserva ancora parte delle fortificazioni veneziane erette per difendere la capitale della Dalmazia dalle incursioni dei turchi. Tra il XV ed il XVI secolo la Serenissima dotò Zara di una possente cinta di mura, che rimase intatta per molti secoli finché in epoca austriaca fu destinata a passeggiata, mentre i bastioni del lato verso il mare vennero demoliti per permettere la costruzione di palazzi con affaccio diretto sulla Riva.

La possente Porta Terraferma (Kopnena vrata), eretta nel 1543 su disegno di Michele Sammicheli, è il più bel monumento rinascimentale di Zara. La porta, a tre fornici di ordine dorico, divide il centro storico dalla grande fortezza esterna. Sopra il fornice centrale, all'esterno, è visibile San Grisogono a cavallo e, al di sopra, un possente leone di San Marco, restaurato grazie ai finanziamenti del Governo italiano in seguito allo scalpellamento operato dagli jugoslavi. La fortezza esterna, costruita nel 1560 nel sito in cui sorgeva il primo insediamento della città ed in epoca romana l'anfiteatro, è oggi destinata a parco pubblico.

Porta Marina

La porta era un tempo munita di un ponte levatoio che sovrastava il fossato posto intorno alle mura. Di tale fossato, parzialmente interrato nel 1875, non rimane che il Porto Piccolo o Fossa (Foša).

Di minori dimensioni è la Porta Marina (Lučka vrata), situata di fronte al porto e compiuta nel 1573 con materiali di reimpiego. Il lato interno ingloba frammenti di un arco romano fatto innalzare da Melia Anniana in onore del marito Lepicio Basso, mentre sul lato esterno era presente l'immancabile Leone di San Marco (scalpellato anch'esso dagli jugoslavi negli anni Cinquanta) mentre si possono ancora notare lo stemma zaratino ed una lapide che commemora la vittoria sui Turchi a Lepanto.

 

[modifica] Cultura

Zara è sicuramente un luogo importante anche per la cultura croata; a supporto di tale tesi, che non si vuole in questa sede certo confutare, viene affermato che nel XV e XVI secolo, a Zara, hanno svolto la loro attività gli intelletuali Jerolim Vidolić, Pietro Albis (Petar Zoranić) (che scrisse il primo romanzo croato in assoluto, "Montagne"), Brne Krnarutić, Juraj Barakovic e Simone Budineo (Šime Budinić). In realtà molti di questi intellettuali 'croati' non erano altro che scrittori italiani, che scrissero anche in croato, impropriamente citati quali esponenti della cultura croata in Zara in quegli anni. Purtroppo in Croazia vi sono oggi moltissime mistificazioni, che hanno lo scopo di negare qualsivoglia passato italiano della Dalmazia.


 

 

[modifica] La provincia italiana di Zara 1919-1941

La provincia italiana di Zara fino al 1941 comprendeva:

Con l'occupazione della Iugoslavia cambiò confini per due anni (1941-3), poi venne occupata dai titini.

 

[modifica] Personaggi Famosi

A parte i già citati zaratini-italiani, ricordiamo:

 

[modifica] Gemellaggi

 

[modifica] Galleria

[modifica] Voci correlate

 

[modifica] Altri progetti

 

[modifica] Collegamenti esterni